Sport, dittature e totalitarismi: propaganda e ideologia

Documento sullo sport nelle dittature e nei totalitarismi. Il Pdf analizza il ruolo dello sport come strumento di propaganda nel fascismo italiano e nel nazismo tedesco, includendo esempi di eventi come le Olimpiadi e i Mondiali di calcio. Questo Pdf di Storia per la Scuola superiore è stato prodotto nel 1936.

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11 pagine

Piero Ambretti
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Sport - dittature totalitarismi
Le dittature ed i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l‟attività fisica e lo sport sia ai fini della
preparazione paramilitare e militare sia a fini propagandistici ideologico - politico.
Negli anni del ventennio fascista il regime si appropria della ginnastica e dello sport facendone un
formidabile strumento di propaganda politica, veicolo per quel "consenso autoritario di massa"
sopra il quale fondare il suo potere.
Con la riforma del 1923 di Giovanni Gentile (filosofo di chiara fama e Ministro della Pubblica
Istruzione dal 1922 al 1924) la preparazione fisica dei giovani viene affidata prima all‟Opera
Nazionale Balilla e poi alla G.I.L. (Gioventù italiana del Littorio).
La ginnastica e lo sport godono in quegli anni di un‟importanza ed un prestigio mai avuti prima, e
gli italiani in molti sport (quali il calcio, la ginnastica, l‟atletica, la scherma, il canottaggio, gli sport
equestri) primeggiano a livello mondiale. L‟educazione fisica diviene una materia obbligatoria e
fondamentale nella Scuola; ovunque si costruiscono palestre ed impianti sportivi.
La scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si ispiri alle idealità del Fascismo, educhi
la gioventù italiana a comprendere il Fascismo, a nobilitarsi nel Fascismo e a vivere nel clima
storico creato dalla Rivoluzione Fascista”: questa era la direttiva di Mussolini cui si doveva
obbedire.
L'educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. I bambini
venivano iscritti a 4 anni ai "Figli della Lupa", da 8 a 14 anni ai "Balilla", da 14 a18 agli"
Avanguardisti", oltre i 18 anni alla "Gioventù Fascista". Parallelamente le formazioni femminili
erano le “Piccole italiane” e le “Giovani italiane”.
Piero Ambretti
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Le attività ginniche e sportive erano state quindi
militarizzate e, lungi dall‟essere formative,
trasmettevano "valori" imposti dal regime e cioè
spirito nazionalista, audacia, addestramento
paramilitare e "…. Elevazione morale, fiducia in
sé, alto senso della disciplina e del dovere"
(dalla Carta della Scuola del 1937).
Ovunque si preparavano e si organizzavano
manifestazioni, saggi ginnici e parate che
venivano chiamate "adunate", nelle quali si
esibivano i livelli di preparazione fisica raggiunti.

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Anteprima

Sport e Regimi Totalitari

Le dittature ed i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l'attività fisica e lo sport sia ai fini della preparazione paramilitare e militare sia a fini propagandistici ideologico - politico.

Negli anni del ventennio fascista il regime si appropria della ginnastica e dello sport facendone un formidabile strumento di propaganda politica, veicolo per quel "consenso autoritario di massa" sopra il quale fondare il suo potere.

Con la riforma del 1923 di Giovanni Gentile (filosofo di chiara fama e Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924) la preparazione fisica dei giovani viene affidata prima all'Opera Nazionale Balilla e poi alla G.I.L. (Gioventù italiana del Littorio).

La ginnastica e lo sport godono in quegli anni di un'importanza ed un prestigio mai avuti prima, e gli italiani in molti sport (quali il calcio, la ginnastica, l'atletica, la scherma, il canottaggio, gli sport equestri) primeggiano a livello mondiale. L'educazione fisica diviene una materia obbligatoria e fondamentale nella Scuola; ovunque si costruiscono palestre ed impianti sportivi.

"La scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si ispiri alle idealità del Fascismo, educhi la gioventù italiana a comprendere il Fascismo, a nobilitarsi nel Fascismo e a vivere nel clima storico creato dalla Rivoluzione Fascista": questa era la direttiva di Mussolini cui si doveva obbedire.

Pedagogia Fascista e Formazione Giovanile

L'educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. I bambini venivano iscritti a 4 anni ai "Figli della Lupa", da 8 a 14 anni ai "Balilla", da 14 a18 agli" Avanguardisti", oltre i 18 anni alla "Gioventù Fascista". Parallelamente le formazioni femminili erano le "Piccole italiane" e le "Giovani italiane".

Piero Ambretti 1ANNI

Organizzazione Giovanile Fascista

MASCHIFEMMINE
6-8Figli della LupaFiglie della Lupa
8-12BalillaPiccole Italiane
12-14Balilla MoschettieriPiccole Italiane
14-16AvanguardistiGiovani Italiane
16-18Avangard. Moschett.Giovani Italiane
18-21Giovani FascistiGiovani fasciste
o G.R.U.F.o .G.R.U.F.

(GR.U.F. Gruppi Universitari Fascisti)

Le attività ginniche e sportive erano state quindi militarizzate e, lungi dall'essere formative, trasmettevano "valori" imposti dal regime e cioè spirito nazionalista, audacia, addestramento paramilitare e " .... Elevazione morale, fiducia in sé, alto senso della disciplina e del dovere" (dalla Carta della Scuola del 1937).

Ovunque si preparavano e si organizzavano manifestazioni, saggi ginnici e parate che venivano chiamate "adunate", nelle quali si esibivano i livelli di preparazione fisica raggiunti.

Piero Ambretti 2Divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell' "italiano nuovo" voluto da Mussolini.

L'Opera Nazionale Balilla (O.N.B) aveva il compito di curare l'educazione fisica e morale della gioventù italiana, "formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani".

La stragrande maggioranza dei bambini italiani era iscritta volente o nolente all'ONB. Dal 1º ottobre 1938 l'ONB, già trasformata in Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), passò alle dirette dipendenze del Partito e con essa tutte le scuole.

MINISTERO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE XVIII ETIOPIA P.N.F. GIOVENTU' ITALIANA DEL LITTORIO

I giovani maschi italiani, in questo periodo, vengono preparati ad affrontare prove di coraggio, di resistenza alla fatica (per forgiare il carattere) e di lotta. Soprattutto viene inculcato loro il senso della disciplina e dell'obbedienza (secondo il motto fascista "credere, obbedire, combattere").

Anche i bambini imparano le manovre militari ed a marciare, e vengono addestrati ad imbracciare il fucile di legno.

Con la Legge del 31 dicembre 1934 si introducevano la pratica e la cultura militare nella scuola (obbligatorie per i ragazzi dagli 8 ai 21 anni) realizzando pienamente la formula fascista "Libro e moschetto fascista perfetto".

LILLA NOI !

"Voi siete l'aurora della vita, voi siete la speranza della Patria, voi siete soprattutto l'esercito di domani" LIBRO E MOSCHETTO ITALIA DUCE FASCISMO

Ruolo Femminile nel Fascismo

- Le giovani ragazze invece vengono preparate a diventare mogli e madri prolifiche. Il fine del matrimonio è la procreazione (dovevano far nascere il maggior numero di figli, possibilmente Piero Ambretti 3maschi, per incrementare numericamente le file dell'esercito italiano). Per questo per le ragazze vengono previste esercitazioni atte a migliorare l'armonia dei movimenti e la flessuosità. Dovevano insomma essere attraenti e desiderabili per potersi sposare presto e diventare così mogli sane, robuste e prolifiche.

ALSFATTORE SARTORIA

Saggio ginnico delle "Giovani Italiane" di Lenola

Negli ultimi anni del regime si diventava figli della lupa e cioè fascisti al momento stesso della nascita con l'iscrizione all'anagrafe. Ognuno aveva una divisa, partecipava alle adunate; il sabato pomeriggio sottratto al lavoro e chiamato perciò «sabato fascista» rappresentava lo spazio per le manifestazioni di partito. Lo sport con i saggi ginnici era uno dei campi di maggior impegno per tutta l'organizzazione di partito. Nei reparti maschili già i balilla disponevano di un moschetto, riproduzione in scala ridotta del famoso fucile modello '91 dei fanti italiani nella prima guerra mondiale, per l'addestramento militare.

Controllo della Stampa e Propaganda

La stampa fu sottoposta via via a un crescente controllo e subì un processo di progressiva fascistizzazione: "In un regime totalitario - dirà Mussolini in un discorso del 1928, - la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime ... Ecco perché tutta la stampa italiana è fascista e deve sentirsi fiera di militare compatta sotto le insegne del Littorio".

Nel maggio 1933 losef Goebbels, il mago della propaganda nazista responsabile del Ministero «per la propaganda e la spiegazione al popolo», viene in Italia e visita fra gli altri istituti fascisti, l'Ufficio Stampa.

Tuttavia per Galeazzo Ciano, Ministro per la Propaganda, il controllo della stampa non è sufficiente al regime in un paese come l'Italia in cui i giornali sono poco diffusi e non raggiungono le grandi masse popolari.

Nel maggio 1937 il ministero della Propaganda assunse la nuova denominazione di Ministero per la Cultura Popolare (detto il Minculpop): con il termine "popolare" si vuole sottolineare appunto una attenzione e un impegno non riservato agli intellettuali ma rivolto alle masse per una vera rivoluzione culturale.

Radio, cinema e arte diventano gli strumenti di questa rivoluzione. Le Piero Ambretti 4opere del regime sono esaltate e propagandate con ossessiva insistenza dai notiziari dell'Istituto Luce: nuove strade, interventi urbanistici, bonifica di terre malsane, ecc.

VI A. F., XII, 5

Per mezzo del GIORNALE RADIO dell'E.I.A.R. potrete seguire le fasi più recenti della guerra su tutti i fronti.

Radiowal

Preparativi per partenza di soitri amti da caccia.

LA CINEMATOGRAFIA E Ľ ARMA PIU FORTE

Ainda

Sgancio da un no- stro bombardiere nel corso di un at- tacco ad una com-

E. I. A. R. ENTE ITALIANO AUDIZIONI RADIOFONICHE

Mussolini attirò a sé specifici settori della cultura e dell'intrattenimento quali strumenti per costruire il volto nuovo della nazione e dell'identità del Paese

Il Calcio come Strumento di Consenso

IL FASCISMO IPNOTIZZO L'ITALIA USANDO UNA SFERA DI CUOIO

Italiani popolo di tifosi, il calcio sport nazionale per antonomasia. Il rapporto privilegiato del Bel Paese con il pallone si consolida nel corso del Ventennio fascista. E' noto che a partire da quel periodo, e via via in modo più sistematico, il fascismo attirò a sé specifici settori della cultura e dell'intrattenimento quali strumenti per costruire il volto nuovo della nazione e dell'identità italiane. Anche il calcio non si sottrasse a questa strategia e, come la scienza, la letteratura, la musica, l'architettura, opportunamente manipolato, entrò a far parte di quel meccanismo attraverso cui il regime tentò di assicurarsi il consenso delle masse.

Nel saggio Calcio e Fascismo (Milano, Oscar Mondadori, 2006) Simon Martin indaga le strategie attraverso cui gradualmente il calcio si trasforma da semplice passatempo quale era in uno strumento privilegiato per la costruzione di un'identità nazionale fiera e orgogliosa. La sua natura, secondo il Duce, lo rendeva capace di esaltare il popolo, di coinvolgere ampi e diversificati gruppi sociali, di muovere passioni e sentimenti.

La volontà di inquadrare il popolo, educarlo ai dettami fascisti, e' un aspetto affascinante e in certo senso nuovo nel panorama politico nazionale, se e' vero che Mussolini per primo e più di tutti mise in pratica il pensiero del sociologo francese Gustave Le Bon che, indagando la psicologia delle masse, si era reso ben conto che laddove esiste un potere forte esiste la sottomissione e la manipolazione delle menti. Le masse, insomma, necessitano di una guida che fornisca loro sicurezze.

Nei primi capitoli del saggio l'autore fa una ricognizione del fenomeno più ampio noto come "nazionalizzazione": la necessità di ottenere il consenso del popolo intervenendo in tutti quei settori che permettessero un controllo dell'individuo, anche quelli più "volgari", come appunto il calcio. Non e' dunque un caso che negli anni '30 il calcio da gioco prevalentemente "fascista" si trasforma, cresce, attira a sé migliaia di individui, dilaga da Nord a Sud della penisola, trionfando sullo scenario internazionale, assumendo le caratteristiche che conserva ancora oggi: gioco di squadra con precise logiche e tattiche.

Francobollo commemorativo dei Mondiali di calcio del 1934

CAMPIONATI MONDIALI DI CALOO COPPA DEL MONDO . COUPE DU MONDE . WORLD'S CUP . WELTMEISTERSCHAFT . COPA DEL MUNDO CAMPIONATO ITALIA MONDIALE A. X1 CEN STALIA POJTA 75 AEREA F.I.F. A. DI CALCIO 27 MAGGIO 10 GIUGNO

Il calcio, oltre che essere un'attività ricreativa e sana, rappresentava per il fascismo un'occasione per mobilitare milioni di persone, per veicolare e convogliare le passioni di generazioni, organizzandole ed educandole ai valori predicati dalla gerarchia. Così i calciatori erano scelti e selezionati proprio perché rappresentavano nel migliore dei modi l'ideale di "uomo nuovo" che il Piero Ambretti 5

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