Documento sull'educazione e la comunicazione nella modernità. Il Pdf esplora le teorie del funzionalismo, della Scuola di Francoforte, del comportamentismo e del cognitivismo, con focus su blended learning e formazione a distanza, per il grado universitario di Psicologia.
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Capitolo 1 EDUCAZIONE E COMUNICAZIONE NELLA MODERNITà L'incremento dell'apparato produttivo dell'industria e il derivante benessere economico hanno avviato un forte sviluppo del settore terziario della società, dando avvio a nuove competenze e istanze socioculturali e comunicative.
L'evoluzione della comunicazione fino a poco tempo fa era considerata causa di debolezza della formazione, ora invece si intuisce una prima forma di adesione e avvicinamento dei due universi. Non è più possibile tralasciare la forte efficacia dei mezzi di comunicazione sui giovani e ci si concentra per impiegare questi mezzi a riaffermare l'educazione.
Prima di parlare di ciò è però importante affermare che "i soggetti plasmano la loro identità attraverso il confronto, l'interazione e la partecipazione con l'altro". Quindi i media nel contesto formativo raffigurano sia ambienti di socializzazione ma anche nuovi spazi di educazione e formazione.
Con la società di massa, anni '30 e '40 del XX sec., si avvia in USA la Mass Communication Reserarch, cioè le iniziale ed elementari considerazioni teoriche sui mezzi di comunicazione e il loro impatto sulla società.
Talcott Parsons, fondatore dello struttural funzionalismo, ritiene che gli individui sono parte integrante di un sistema in cui, con i loro ruoli e funzioni, agiscono per mantenere questo equilibrio. In questa visione anche la comunicazione e l'educazione svolgono ruoli ben definiti in questo sistema perché sono necessari per garantire aggregazione sociale contro le minacce di cambiamento della modernizzazione. Perciò Parsons introduce il concetto di ultrasocializzazione con cui vuole intendere la creazione di un individuo sociale, depurato dalle sue caratteristiche istintuali e capace di conformarsi alle regole del sistema sociale.
Niklas Luhmann invece incentra la propria attenzione sulla socializzazione come processo di adeguamento dell'individuo ad un sistema sociale sempre più depersonalizzato e complesso dove i mezzi di comunicazione forniscono gli strumenti sufficienti per costruire un patto di fiducia con le trasformazioni sociali.
L'educazione quindi nel pensiero funzionalista mantiene attività prevalentemente trasmissive dei saperi per difendere l'alta cultura contro i rischi di contaminazione determinati dai media. Il sistema educativo quindi è indotto ad avere un atteggiamento di resistenza verso i media poiché essi sono causa di uovi simboli, idee e saperi, fattori preoccupanti per un equilibrio socioculturale.
E' quindi compito dell'educazione introdurre l'antidoto per proteggere il soggetto dall'incursione culturale e concettuale non accertata dei messaggi dei media.
Questa interpretazione è schematizzata nell'approccio inoculatorio degli anni '30 di Mastermann, ovvero su una relazione media-individuo unidirezionale e trasmissiva. In queste prime teorie il pubblico non viene visto come partecipe e attivo quindi le ricerche si incentrano solo sugli effetti della comunicazione rispetto alla massa.
Tra gli anni '30 e '40 arriva invece una diversa osservazione dagli esponenti della Scuola di Francoforte che si mostrano fermi su una veduta di resistenza culturale rispetto ai media.
Nasce così il pensiero di "industria culturale" intesa come appiattimento culturale causato dai mezzi di comunicazione attraverso la distribuzione delle conoscenze di natura soprattutto industriale. I media sono considerati strumenti di alienazione e corruzione al servizio del potere, trasmettono una cultura dominante rivolta a soggetti privi di autonomia.
I francofortesi quindi intravedono una nuova epoca per la comunicazione e l'educazione ma non vanno oltre la denuncia, non suggeriscono visioni alternative o risolutive.
Intorno agli anni '50 si avviano nuovi studi che porteranno ad una diversa visione del funzionalismo. Il gruppo sembra diventare la dimensione privilegiata entro cui leggittimarel'esperienza quotidiana. Negli anni '60 gli attori sociali e i loro comportamenti acquistano un ruolo decisivo.
Gli studiosi della Scuola di Chicago ( e Palo Alto) teorizzano l'interazionismo simbolico vedendo il soggetto come costruttore di un universo simbolico e il raffoorzamento della sua identità. Non può esistere un solo punto di vista per interpretare la realtà, tutto viene influenzato dalla cornice socio- culturale entro cui è generata. Non si tratta di norme fissate una volta per tutte, è qualcosa che tutti noi siamo costantemente impegnati a rigenerare. Si supera da questo momento in poi la logica trasmissiva dei saperi.
Il cambiamento importante si ha tra gli anni '50 e '60con due diverse correnti interpretative: ecologica e semiotica.
La veduta ecologica si ha nei Cultural studies che considerano la cultura come un processo incessante di produzione edistribuzione culturale. L'individuo costruisce giorno dopo giorno con le proprie esperienze, universi simbolici di significato che restituiscono dignità a se stesso. Il popolo però non è in grado da solo di avviare questo processo di maturità, è essenziale una guida che utilizza i media come principali strumenti di mediazione.
Il media cardinale che favorisce l'attenzione degli studiosi di comunicazione è il cinema.
Rimane però il problema di educare il soggetto ad osservare ed interpretare la realtà che lo circonda e tutelarlo dai rischi della modernizzazione.
I primi segni di questo cambiamento interpretativo della realtà si vedono nell'etnometodologia che raggruppa i propri interessi sulla dimensione introspettiva del soggetto, cioè sul processo ermeneutico di assegnazione di significato alla realtà.
CAPITOLO 2 EREDITà PEDAGOGICHE:FRAMMENTI DI UN PERCORSO STORICO
Questa corrente prende avvio dagli studi di Pavlov e dal suo noto esperimento del cane. Egli osservò che se al suono del campanello al cane veniva dato un pezzo di carne, la volta successiva al suono del campanello il cane salivava anche se non gli veniva dato il pezzo di carne. Egli comprese che l'animale era stato condizionato, e quindi anche l'essere umano rispondesse a uno stimolo secondo lo stesso schema. Watson rafforzò tale idea affermando che tutti i comportamenti umani fossero assicurati attraverso il condizionamento quindi stimolo-risposta. Proprio Watson propose il termine comportamentismo, sostenendo che il soggetto poteva essere studiato in maniera oggettiva perché l'acquisizione delle conoscenze non era collegata con la mente.
Skinner riprese gli studi di Watson e confermò che i processi di apprendimento si potevano osservare guardando i cambiamenti del comportamento senza necessità di interferenze interne. Secondo Skinner l'apprendimento umano inteso come induzione di comportamenti desiderati, può essere favorito con il rinforzo positivo. Da questa affermazione si avviano gli studi sull'apprendimento umano dove si ritiene che l'acquisizione di concetti è un processo passivo controllato dall'esterno (induzione), l'andamento che prevale in tale rapporto è quello dei "tentativi ed errori" denominato da Thorndike come legge dell'effetto.
Quindi tutti i comportamentisti in generale hanno fatto ritenere che è essenziale che l'apprendimento sia un'esperienza positiva, visto che qualsiasi associazione emotiva spiacevole può interferire con il processo. La mente dei soggetti viene vista come scatola nera dentro la quale è impossibile vedere i processi che avvengono. Il comportamentismo è quindi visto come una sorta di addestramento più che di apprendimento. Un'applicazione del comportamentismo si può vedere nell'istruzione programmata, metodo di progettazione che si basa sulla graduale scomponibilitàdei contenuti di apprendimento in particelle minime così da semplificare il tutto e affrontarlo con ragionevole successo.
Come reazione al comportamentismo negli anni '60 nasce il cognitivismo con il suo promotoreJean Piaget. Egli sosteneva che lr conoscenze non derivano né dalla sola esperienza degli oggetti né per una questione innata ma bensì da costruzioni successive con costante elaborazione di strutture nuove. Piaget indirizzo i suoi studi su due filoni principali: uno era l'osservazione dell'automatismo nell'adattamento biologico, e l'altro era un approfondimento sul pensiero logico. L'adattamento è il mutamento che avviene nell'organismo in risposta all'ambiente, una relazione non più unidirezionale ma un vero e proprio dialogo individuo-ambiente. L'adattamento è composto da due processi: assimilazione e accomodamento. L'assimilazione consiste nell'acquisire nuove informazioni e adattarle agli schemi mentali preesistenti, l'accomodamento è la modifica degli schemi preesistenti per l'adattamento nella nuova informazione. Per lo scrittore lo schema è la più piccola unità di azione che noi costruiamo per dare senso alle nostre interazioni con il mondo, qui immagazziniamo le informazioni. L'interazione del soggetto con il mondo modifica gli schemi e dà vita al pensiero. Questo percorso comprende tappe precise che vengono esposte nella sua nota teoria degli stadi di sviluppo, essa delinea le fasi attraverso le quali il soggetto progredisce e si sviluppa.
Lo stadio senso motorio che va dalla nascita fino all'età di 2 anni circa, è quello in cui il bambino giunge alle prime modalità di interazione con l'ambiente. Quindi la mente del bambino opera attraverso rappresentazioni interne che non richiedono corrispondenza immediata con oggetti e persone.
Stadio pre-operatorio (da 2 a 7 anni) permette al bambino di passare dalla prima alla seconda infanzia, qui il bambino ha la capacità di distinguere le azioni (irreversibili) dalle operazioni (reversibili).
Stadio operatorio concreto (da 7 a 11 anni) dove il bambino si impadronisce delle nozioni causali e quantitative. In questa fase si ha la capacità di compiere operazioni mentali sugli oggetti utilizzando i concetti di peso, volume e numero.
Stadio logico formale (da 11 anni in poi) nel quale si completa lo sviluppo mentale del bambino, egli sarà quindi in grado di compiere operazioni mentali senza dover fare riferimento a cose o persone concrete, utilizzando concetti e simboli.
L'attenzione del cognitivismo al funzionamento dei processi conoscitivi s'intreccia con le tecnologie poiché dal funzionamento dei sistemi informatici si cercano modelli umani di elaborazione delle informazioni, da qui l'attenzione per l'HIP (Human Information Processing). Da queste osservazioni si sviluppano anche gli studi sull'Intelligenza Artificiale che cerca di far emulare alle macchine informatiche i comportamenti umani anche complessi. Ma si intuisce ben presto che c'è troppa distinzione tra la capacità di calcolo degli elaboratori e la multiforme fenomenologia dei sistemi cognitivi umani.
Con questa corrente ci si avvia ad una visione costruttivista delle conoscenze dove le idee, la conoscenza e le informazioni (che la tradizione ha sempre ritenuto trasmissibili col linguaggio) si rivelano anche loro costruzioni che ogni individuo deve costruire dalla propria esperienza. Il costruttivismo sottolinea l'importanza del "contesto" e del "soggettivo" nella percezione della realtà non problematizzando su questioni filosofiche di fondo.
CAPITOLO 3 CODICI CULTURALI E RELAZIONI NELLA STRUTTURAZIONE DEI SAPERI
Nell'uomo fin dalla prima infanzia l'uso degli strumenti è una condizione necessaria pee la soluzione dei problemi. Lo strumento è rappresentato da una gamma di accessori che permettono il dispiegamento dei processi cognitivi umani, quindi si parla della penna, della pietra, della pergamena ecc. , lo strumento dei nostri giorni è ovviamente il personal computer. Da qui il concetto di mente tecnologica dove la mente umana si distingue dalle altre specie animali attraverso il ricorso a strumenti e tecniche che si evolvono nel tempo e si differenziano nelle varie culture.
Vygotskij afferma che si chiamano segni questi stimoli-mezzi artificiali che l'uomo utilizza per svolgere una funzione di autostimolazione e quindi instaura mediante questi segni nuovi nessi nel cervello