Metodo narrativo, gamification e digital storytelling: metodologie didattiche innovative

Documento universitario sulle metodologie didattiche innovative: metodo narrativo, gamification, digital storytelling, webquest e coding. Il Pdf esplora i principi e le applicazioni di queste tecniche, evidenziando i benefici educativi per l'apprendimento e lo sviluppo personale.

Mostra di più

11 pagine

1
CFU 1 METODI, METODOLOGIE, STRATEGIE E TECNICHE
METODO NARRATIVO, METODO AUTOBIOGRAFICO,
GAMIFICATION, DIGITAL STORYTELLING, WEBQUEST, CODING
1. Metodo narrativo-autobiografico
La scrittura di pensieri, emozioni e trascorsi personali costituisce da sempre una
preziosa occasione per conoscersi meglio, per fissare sulla pagina e nella memoria
eventi importanti, per potersi rileggere scoprendosi simili o diversi a distanza di
tempo. Anche la narrazione del proprio mondo interno e dei propri vissuti rivolta
ad altri pu essere un modo per analizzarsi, ripensarsi, apprendere dalla propria
esperienza e proiettarsi nel futuro con nuovi propositi. In altre parole gli atti di
parlare e scrivere di s racchiudono un forte potenziale autoformativo, di cui il
recente approccio autobiografico ha fatto tesoro, sviluppando teorie e pratiche
educative improntate sulla narrazione e l’ascolto di se stessi e degli altri.
L’immagine della conchiglia si presta bene a riassumere vari significati dell’auto-
narrazione. Quando si porta all’orecchio una conchiglia per sentire il rumore del
mare ci si pone in un atteggiamento di ascolto, fondamentale per apprendere da s,
dagli altri e dal mondo che ci circonda. La crescita interiore - che parte dalla
rievocazione del proprio passato, esamina il presente e si proietta nel futuro - pu
essere paragonata ad un percorso a spirale intorno ad un asse immaginario, simile
a quello che crea un certo tipo di conchiglia. L’identit di ciascuno un po’ come
l’asse immaginario attorno a cui ruota la nostra vita, con le scelte che abbiamo o
non abbiamo compiuto, in linea con la nostra essenza. Ma l’identit anche come
la conchiglia, i cui particolari sono frutto del cammino percorso, di ci che si
incontrato: sassolini, alghe... ambienti, persone, idee... Ripercorrere la propria vita
o perlomeno i suoi passaggi salienti e gli incontri pi importanti significa attivare
un processo di autoconsapevolezza, che pu insegnarci molto su noi stessi e pu
orientare atteggiamenti mentali o relazionali, nonch future scelte di vita.
2
Se la narrazione di s si avvale della scrittura i risvolti formativi si moltiplicano.
L’autobiografia favorisce l’analisi di s, la concentrazione sulla propria interiorit
e l’autoapprendimento, grazie alla cosiddetta “bilocazione cognitiva”, cio a
quello sdoppiamento per cui possiamo guardarci dall’esterno, come se fossimo
un’altra persona. Questo si realizza proprio mentre qualcuno - qui e ora - scrive di
s, proiettandosi in uno spazio e in un tempo diversi - l e allora -. Entrano in gioco
due figure che si possono guardare allo specchio e riconoscersi simili o diverse
nello scarto temporale o nello stesso atto di osservarsi. Ri-conoscersi o meno
produce gi nuova conoscenza di s.
Abbandonarsi al piacere del ricordo, rivivere emozioni provate in passato,
rievocare sensazioni tattili, uditive, olfattive... sono tanti modi per prendersi cura
di s, riassaporando momenti piacevoli o leccandosi le ferite. Con un’altra
metafora marina potremmo dire: immergersi nel proprio vissuto, avventurarsi nei
propri relitti, scoprire tesori nascosti e poi riemergere respirando come se fosse la
prima volta. Come una “seconda nascita”, che pu portare nuova energia, voglia
di vivere pi intensamente e con maggiore consapevolezza.
Infine scrivere lasciare una traccia per s e per gli altri. I posteri potranno
raccogliere la nostra testimonianza, apprendere dalla nostra esistenza, ritrovarsi o
meno nelle nostre scelte di vita, nelle nostre riflessioni, nelle nostre emozioni. Ma
noi innanzi tutto potremo rileggerci, autointerpretarci e trarre preziosi
insegnamenti dal nostro passato.
Alla luce di quanto detto apparir pi chiara una sintesi delle finalit educative del
metodo autobiografico in educazione:
- finalit euristica: scoprire nuovi significati della propria vita, ricostruendola con
la memoria;
- finalit autoformativa: apprendere dalla propria esperienza e dare forma alla
propria identit, chiarendo i propri progetti di vita;
- finalit trasformativa: scoprire vite “non vissute” e riaprire possibilit di scelta;
- finalit motivazionale: recuperare il desiderio di imparare, cambiare, migliorare;

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Metodi, Metodologie, Strategie e Tecniche

Metodo Narrativo-Autobiografico

METODO NARRATIVO, METODO AUTOBIOGRAFICO, GAMIFICATION, DIGITAL STORYTELLING, WEBQUEST, CODING

La scrittura di pensieri, emozioni e trascorsi personali costituisce da sempre una preziosa occasione per conoscersi meglio, per fissare sulla pagina e nella memoria eventi importanti, per potersi rileggere scoprendosi simili o diversi a distanza di tempo. Anche la narrazione del proprio mondo interno e dei propri vissuti rivolta ad altri può essere un modo per analizzarsi, ripensarsi, apprendere dalla propria esperienza e proiettarsi nel futuro con nuovi propositi. In altre parole gli atti di parlare e scrivere di sé racchiudono un forte potenziale autoformativo, di cui il recente approccio autobiografico ha fatto tesoro, sviluppando teorie e pratiche educative improntate sulla narrazione e l'ascolto di se stessi e degli altri. L'immagine della conchiglia si presta bene a riassumere vari significati dell'auto- narrazione. Quando si porta all'orecchio una conchiglia per sentire il rumore del mare ci si pone in un atteggiamento di ascolto, fondamentale per apprendere da sé, dagli altri e dal mondo che ci circonda. La crescita interiore - che parte dalla rievocazione del proprio passato, esamina il presente e si proietta nel futuro - può essere paragonata ad un percorso a spirale intorno ad un asse immaginario, simile a quello che crea un certo tipo di conchiglia. L'identità di ciascuno è un po' come l'asse immaginario attorno a cui ruota la nostra vita, con le scelte che abbiamo o non abbiamo compiuto, in linea con la nostra essenza. Ma l'identità è anche come la conchiglia, i cui particolari sono frutto del cammino percorso, di ciò che si è incontrato: sassolini, alghe ... ambienti, persone, idee ... Ripercorrere la propria vita o perlomeno i suoi passaggi salienti e gli incontri più importanti significa attivare un processo di autoconsapevolezza, che può insegnarci molto su noi stessi e può orientare atteggiamenti mentali o relazionali, nonché future scelte di vita.

1Se la narrazione di sé si avvale della scrittura i risvolti formativi si moltiplicano. L'autobiografia favorisce l'analisi di sé, la concentrazione sulla propria interiorità e l'autoapprendimento, grazie alla cosiddetta "bilocazione cognitiva", cioè a quello sdoppiamento per cui possiamo guardarci dall'esterno, come se fossimo un'altra persona. Questo si realizza proprio mentre qualcuno - qui e ora - scrive di sé, proiettandosi in uno spazio e in un tempo diversi - là e allora -. Entrano in gioco due figure che si possono guardare allo specchio e riconoscersi simili o diverse nello scarto temporale o nello stesso atto di osservarsi. Ri-conoscersi o meno produce già nuova conoscenza di sé.

Abbandonarsi al piacere del ricordo, rivivere emozioni provate in passato, rievocare sensazioni tattili, uditive, olfattive ... sono tanti modi per prendersi cura di sé, riassaporando momenti piacevoli o leccandosi le ferite. Con un'altra metafora marina potremmo dire: immergersi nel proprio vissuto, avventurarsi nei propri relitti, scoprire tesori nascosti e poi riemergere respirando come se fosse la prima volta. Come una "seconda nascita", che può portare nuova energia, voglia di vivere più intensamente e con maggiore consapevolezza.

Infine scrivere è lasciare una traccia per sé e per gli altri. I posteri potranno raccogliere la nostra testimonianza, apprendere dalla nostra esistenza, ritrovarsi o meno nelle nostre scelte di vita, nelle nostre riflessioni, nelle nostre emozioni. Ma noi innanzi tutto potremo rileggerci, autointerpretarci e trarre preziosi insegnamenti dal nostro passato.

Alla luce di quanto detto apparirà più chiara una sintesi delle finalità educative del metodo autobiografico in educazione:

  • finalità euristica: scoprire nuovi significati della propria vita, ricostruendola con la memoria;
  • finalità autoformativa: apprendere dalla propria esperienza e dare forma alla propria identità, chiarendo i propri progetti di vita;
  • finalità trasformativa: scoprire vite "non vissute" e riaprire possibilità di scelta;
  • finalità motivazionale: recuperare il desiderio di imparare, cambiare, migliorare;

2- finalità metacognitiva: conoscere il proprio modo di pensare e di apprendere. Quest'ultima finalità, che può essere perseguita mediante stimoli narrativi ad hoc, è particolarmente importante in ambito scolastico. L'ignoranza dei propri stili cognitivi e apprenditivi, infatti, rappresenta spesso un ostacolo nell'acquisizione di nuove conoscenze. Viceversa la consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, accompagnata dall'incoraggiamento e dal sostegno di un insegnante "sufficientemente buono", alimenta la fiducia nelle proprie capacità, fa emergere le attitudini personali e permette di superare i propri limiti, talvolta riconducibili a blocchi emotivi.

Gli input narrativi possono avvalersi della scrittura, del disegno o del racconto orale e ciascuno di essi può coinvolgere i destinatari dell'azione educativa a livello individuale, di coppia, di piccolo o di grande gruppo. Una docta varietas dei linguaggi espressivi e degli strumenti del metodo autobiografico allarga il ventaglio delle possibilità offerte a ciascuno, diversifica le occasioni per raccontarsi e solitamente diverte i soggetti coinvolti.

Mettendo a fuoco l'ambito scolastico, in cui entrano in gioco bambini, adolescenti e adulti, si possono individuare molti significati formativi nell'adozione di un approccio autobiografico.

Per quanto riguarda gli allievi, le dimensioni coinvolte sono riconducibili alle seguenti:

  • dimensione cognitiva: la memoria, il linguaggio e la capacità narrativa vengono sviluppati a partire dal vissuto personale e quindi con un maggiore coinvolgimento emotivo, che rafforza l'apprendimento;
  • dimensione emotiva: l'autostima, il senso di sé per i più piccoli e l'acquisizione di un'identità per i più grandi sono stimolati mediante la narrazione di frammenti della propria vita e la riflessione su di sé;
  • dimensione relazionale: l'ascolto e il rispetto dell'altro fanno parte delle regole del gioco autobiografico, acquisite in un clima ludico e piacevole, quindi più facilmente interiorizzabili.

3Per quanto riguarda gli insegnanti, la sperimentazione del metodo autobiografico su di sé e insieme ai colleghi racchiude potenzialità di sviluppo personale e professionale non indifferenti:

  • l'autoconsapevolezza, la capacità di analisi profonda e di scavo interiore, favorite dal lavoro su di sé, possono riflettersi sull'attività didattica quotidiana, apportandovi beneficio;
  • la ricerca di senso e di motivazioni nella rivisitazione del proprio passato, l'apertura ad altri modi di vedere e la disponibilità a mettersi in gioco, necessarie nel lavoro autobiografico, possono tradursi in cambiamenti animati da vitalità ed entusiasmi nuovi o ritrovati;
  • la condivisione dei propri vissuti personali e il confronto "a cuore aperto" con i colleghi può attivare un modo di porsi più collaborativo, complice ed empatico nel team dei docenti.

L'approccio autobiografico per certi aspetti eredita e per altri alimenta correnti pedagogiche antiche (l'educazione maieutica), recenti (l'educazione soggettivistica, orientativa, pluralistica) e attuali (l'educazione circolare, affettiva, metacognitiva). L'alunno, con la sua soggettività da scoprire e "tirar fuori" anche mediante il dialogo, richiede un approccio individualizzato, che favorisca la conoscenza e la progettazione di sé per il futuro. Il punto di vista e il vissuto di ciascuno è degno di attenzione e rispetto in una prospettiva di valorizzazione della pluralità e delle differenze. L'apprendimento reciproco tra coetanei e tra generazioni distinte passa anche attraverso un rapporto alla pari, di mutuo scambio di esperienze. Le emozioni acquisiscono un ruolo di primo piano nel processo di crescita e l'apprendimento viene incrementato dalla consapevolezza sulle sue dinamiche, simili e diverse in prospettiva sincronica, tra soggetti, o diacronica, nel medesimo soggetto.

Gamification: Definizione e Applicazioni

Il termine "gamification" è stato coniato nel 2002 da Nick Pelling, uno sviluppatore americano, e successivamente definito da Bret Terrill, direttore della

4divisione sviluppo di Zynga, come un metodo per migliorare l'engagement applicando le meccaniche dei giochi ad altre situazioni.

Da quando, nel 2010, i videogiochi hanno fatto il loro ingresso nelle aule scolastiche, la didattica ha subito una svolta epocale. La gamification a scuola, una metodologia innovativa e potenzialmente rivoluzionaria, ha conquistato l'attenzione di educatori, pedagogisti e psicologi per la sua capacità di stimolare l'apprendimento attraverso elementi tipici del game design.

Uno dei principi fondamentali di questa metodologia è la suddivisione degli argomenti in unità più piccole, facilitando così il raggiungimento degli obiettivi e aumentando la motivazione degli studenti. Assegnando ricompense e feedback, si stimola la competizione sana e l'efficacia dell'apprendimento attraverso il meccanismo del punteggio e delle classifiche.

La gamification applica le meccaniche dei videogiochi a contesti non ludici, come la formazione scolastica, aziendale, il marketing e altri settori.

Questo approccio traduce gli obiettivi educativi in sfide coinvolgenti, utilizzando grafici delle prestazioni e badge di avanzamento per premiare il progresso degli studenti. Infatti, le ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo metodo soddisfa il bisogno di competenza e progressione delle persone, aumentando la percezione di apprendimento e il desiderio di migliorarsi.

In ambito scolastico, la gamification a scuola non significa rendere la lezione un gioco, ma piuttosto utilizzare elementi dei videogiochi per stimolare l'apprendimento.

L'introduzione della gamification a scuola ha portato ad una trasformazione nella percezione dell'apprendimento, rendendo le lezioni più coinvolgenti e divertenti per gli studenti.

L'uso di elementi come punteggi, livelli e obiettivi ha incentivato la partecipazione attiva degli studenti e ha favorito lo sviluppo di competenze trasversali, come la risoluzione dei problemi e il lavoro di squadra. I videogiochi hanno il potere di mettere in luce il meglio di ognuno di noi.

5

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.