Documento da Pegaso Università Telematica su L'incipit dell'Eneide nel commento di Servio. Il Pdf esamina l'incipit dell'Eneide di Virgilio, con esempi in latino e traduzioni in italiano, fornendo un'analisi approfondita per lo studio della letteratura a livello universitario.
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1. L'incipit dell'Eneide nel commento di Servio
Partendo dall'ovvia considerazione che il compito di un professore di 2000 anni fa [il
grammaticus Servio fu attivo nel IV sec. d.C., a distanza di quattrocento anni dall'epoca in cui
Publio Virgilio Marone compose l'Eneide], alle prese con una lezione sui primi versi dell'Eneide era
molto più produttivo a livello di socializzazione e di approfondimento di un tessuto culturale,
religioso, politico e antropologico rispetto a quello che attende un docente che deve spiegare un
testo di due millenni fa a studenti che parlano un'altra lingua, non si può comunque disconoscere
che quelle lezioni così 'datate' siano di grande utilità ai docenti di oggi, ancor prima che ai loro
discenti.
Questi grammatici, che ci hanno lasciato le loro lezioni (salvate da una fortunata vicenda
della tradizione manoscritta), sono da considerare professori di 'madre lingua' e pertanto portatori
sia di quelle competenze linguistiche e letterarie in vigore alla loro epoca, sia di notizie legate agli
usi e ai costumi dei loro tempi: si tratta di depositi, che loro erano giustamente capaci di dominare
a differenza di quello che succede a noi moderni, spesso costretti a forme di divinazione o di
inevitabili fraintendimenti.
Orbene, immaginiamo che Servio leggesse ad alta voce questi versi che costituiscono il
celeberrimo inizio del più importante poema della letteratura latina:
TESTO 1. Vergilius, Aeneis 1,1-7
Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris
Italiam fato profugus Laviniaque uenit
litora, multum ille et terris iactatus et alto
vi superum, saeuae memorem Iunonis ob iram,
multa quoque et bello passus, dum conderet urbem
inferretque deos Latio; genus unde Latinum
Albanique patres atque altae moenia Romae.
PEGASO
Fairrisilà Talimalina
3 di 16"L'uomo guerriero, il profugo io canto che per primo
Dalle spiagge di Troia giunse fatalmente in Italia
Sui lidi di Lavinio; molto e per terre e per mari
Quello fu sbalestrato da Numi celesti a causa dell'ira
Lunga di Giunone; e molto in guerra anche sofferse
Per fondare la nuova città e condurre i Penati
Nel Lazio; da cui la stirpe Latina e i padri
Albani provennero e dell'alta Roma e le mura".
TESTO 2. Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1-7
sciendum praeterea est quod, sicut nunc dicturi thema proponimus, ita veteres incipiebant
carmen a titulo carminis sui, ut puta Arma virumque cano, Lucanus bella per Emathios, Statius
Fraternas acies alternaque regna profanis.
"Bisognerebbe sapere inoltre che, come quando sul punto di incominciare a parlare noi
esponiamo in anticipo l'argomento, così gli antichi incominciavano il loro poema dal titolo del loro
componimento, come per esempio Arma virumque cano, Lucano bella per Emathios, Stazio
Fraternas acies alternaque regna profanis".
Servio, dopo che ha fatto una lunga introduzione sulla intentio che è alla base del poema
composto da Virgilio, passa ora a inquadrare la strategia giusta perché dal suo commento derivi ai
propri studenti una competenza nel campo lessicale, retorico e, più in generale, nel campo della
comunicazione. Va da sé che a Servio non sfugge mai quale possa essere l'investimento futuro
che i suoi allievi possano fare dei suoi insegnamenti: nei fatti, insomma, Servio sa bene che quei
giovani che ha davanti sono proiettati per la massima parte verso la professione di avvocato, alla
quale potrebbe seguire quella di oratore, di uomo politico, di scrittore (Cicerone anche per Servio
PEGASO
Fairrisilà Talimalina
4 di 16costituirà il modello esemplare di un avvocato capace di intraprendere una splendida carriera).
Alla base pertanto del suo commento iniziale non può mancare il riferimento a quel momento
importante e atteso dagli ascoltatori qual è l'exordium: anche l'avvocato nel corso di una causa
esporrà da subito il nucleo dell'arringa che si appresta a tenere, quel nucleo che qui è reso dal
sostantivo thema. Alla stessa stregua lo scrittore (in questo caso Virgilio) soddisfa le attese dei suoi
lettori e ascoltatori esponendo il thema carminis. A livello di istruzioni per l'uso e a livello di
conferma di una simile prassi, Servio accosta all'incipit virgiliano quello adottato da altri due poeti,
autori di poemi epici: Lucano e Stazio.
TESTO 3. Servius, ad Vergilii Aeneidem 1,1
ARMA multi varie disserunt cur ab armis Vergilius coeperit; omnes tamen inania sentire
manifestum est, cum eum constet aliunde sumpsisse principium sicut in praemissa narratione
monstratum est.
"Molti discutono con varietà di pareri sul perché Virgilio abbia cominciato partendo dalle
armi. Tuttavia è chiaro che tutti si fanno problemi inutili dal momento che si sa bene che egli ha
dedotto da altro luogo l'inizio, così come si è dimostrato nella premessa".
A provocare le riflessioni del grammaticus è certamente arma, il vocabolo iniziale che apre
il canale della comunicazione fra Virgilio e il suo pubblico. Si potrebbe parlare di una tecnica
d'approccio al testo che indaga sui segnali al lettore, un segnale che qui riassume nelle parole di
un titolo tutto il contenuto di un'opera o di un libro: siamo nello stesso campo indagato da
Genette, meglio che altrove, nel volume intitolato Soglie1, laddove si studiano proprio le modalità
nelle quali avviene il contatto con il lettore.
1
G. Genette, Soglie. I dintorni del testo, trad.it., Torino 1989.
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Emirrisili Talimalina
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2. Le competenze letterarie e retoriche del maestroNel caso specifico il contatto con il lettore viene da Servio sottoposto ad un 'distinguo' di
non poco conto: in altre parole il grammaticus avvisa i suoi studenti che accanto ad una
tradizione, secondo cui arma costituisce l'informazione preliminare rispetto al successivo
dispiegamento del testo, esisteva un'altra tradizione, secondo cui l'incipit del poema prevedeva -
ancor prima di arma e di quel che segue - un altro 'attacco' che comunque avrebbe attirato
l'attenzione del lettore:
TESTO 1. Virgilio e il pre-proemio
Ille ego, qui quondam gracili modulatus avena
carmen et egressus silvis vicina coegi,
ut quamvis avido parerent arva colono,
gratum opus agricolis, at nunc horrentia Martis
arma virumque cano.
"Quell'io che già tra selve e tra pastori
Di Titiro sonai l'umil sampogna,
E che, de' boschi uscendo, a mano a mano
Fei pingui e colti i campi, e pieni i voti
D'ogn'ingordo colono, opra che forse
Agli agricoli è grata; ora di Marte
L'armi canto e 'l valor del grand'eroe" (traduzione a cura di Annibal Caro)
Immediatamente dopo ci si sposta e ci si immerge nel campo delle figure retoriche: la
provocazione è offerta dalla presenza di arma all'inizio del poema.
PEGASO
Umirrisil Talimalina
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TESTO 2. Serv. ad Vergilii Aen. 1,1
intellegamus tamen per arma 'bellum' eum significasse."Sarebbe bene, però, che noi si intenda che quando Viriglio usa arma sta di fatto
alludendo alla guerra".
TESTO 3. Serv. ad Vergilii Aen. 1,1
Et est tropus metonymia. nam arma quibus in bello utimur pro 'bello' posuit, sicut toga qua
in pace utimur pro 'pace' ponitur, ut Cicero 'cedant arma togae', id est 'bellum paci'.
"Si tratta della figura retorica della metonimia. Infatti, anziché bellum, ha scritto arma, di cui
ci serviamo in guerra, come ha fatto Cicerone quando ha scritto 'cedant arma togae', cioè
'bellum paci'".
Par di capire che a Servio importa spostarsi sul livello della funzione poetica del linguaggio,
sicché arma corrisponderebbe alle prestazioni che con quegli strumenti si ottengono, i mezzi
insomma per le azioni che, grazie ad essi, si realizzano; preme inoltre a Servio far cogliere una sorta
d'abitudine ad operare un simile traslato allorché si sottopone al lettore solo uno dei semi compresi
tutto; l'occasione d'impiego di questo genere di slittamento ovviamente sarà
molto solenne e contemplerà, secondo una regola fondamentale della retorica, il suo rovescio: è
questo il motivo per cui Servio accosta al primo esempio anche il secondo tratto da Cicerone de
officiis 1,77 dove l'operazione, com'è evidente, è raddoppiata.
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3. L'onestà professionale di Servio
L'attenzione si sposta dunque sull'usus scribendi di Virgilio che anche altrove ha fatto ricorsoalla stessa 'iunctura' che metricamente e anche culturalmente costituiva un tassello perfetto. Da
questo punto di vista arma starebbe proprio per "armi", sarebbe insomma usato in senso proprio e
di fatti presupporrebbe anche un'altra prospettiva di lettura, tanto più che, a parte il ruolo centrale
che le armi avranno nel poema, Servio fa capire che da sempre all'idea del vir si associa
strettamente quella degli arma. È superfluo aggiungere che questa seconda interpretazione
sembra molto più sostenibile dal momento che si appoggia ad un'altra citazione virgiliana: alludo
a Verg. Aen. 9,777 (in questo contesto, sotto i colpi di Turno cade anche Creteo, l'aedo caro alle
Muse che semper equos atque arma virum pugnasque canebat).
Segue inaspettatamente, potremmo dire, un'inversione a U. Il grammatico sente il bisogno
di riportare anche il parere di altri commentatori:
TESTO 1. Serv. ad Vergilii, Aen. 1,1
Ali ideo 'arma' hoc loco proprie dicta accipiunt, primo quod fuerint victricia, secundo
quod divina, tertio quod prope semper armis virum subiungit, ut (11,747) "arma virumque ferens" e
(8,441) "arma acri facienda viro".
"Altri pertanto intendono arma come detto in senso proprio, innanzitutto perché sono state
armi vittoriose, per seconda cosa perché sono state armi fabbricate dagli dei, per terza cosa
perché quasi sempre alle armi si connette subito dopo l'eroe, come in Virgilio (11,747) 'arma
virumque ferens' e (8,441) 'arma acri facienda viro".
TESTO 2. Serv. ad Vergilii, Aen. 1,1
Arma virvmqve figura usitata est ut non eo ordine respondeamus quo proposuimus; nam
prius de erroribus Aeneae dicit, post de bello. hac autem figura etiam in prosa utimur. sic Cicero in
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Verrinis "nam sine ullo sumptu nostro coriis, tunicis frumentoque suppeditato maximos exercitus
nostros vestivit, aluit, armavit".
"Anche in arma virumque è stata impiegata una figura retorica, consistente nel fatto che