MacIntyre dopo la virtù: critica alla morale moderna e tradizione aristotelica

Documento dall'Università degli Studi Gabriele D'annunzio - Chieti e Pescara su MacIntyre dopo la virtù. Il Pdf esplora la filosofia morale di MacIntyre, analizzando la sua critica alla morale moderna e la riproposizione della tradizione aristotelico-tomistica, con un focus sui concetti di virtù e le implicazioni del pensiero di Nietzsche, utile per lo studio universitario di Filosofia.

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Maclntyre dopo la virtù
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"Dopo la Virtù, Saggio di teoria morale" di A. MacIntyre
INTRODUZIONE:
Tesi del libro è: "I principi morali erano originariamente inseriti in un contesto di credenze pratiche e di
modalità consolidate di pensare,sentire e agire che li rendevano comprensibili; tale contesto,ove i giudizi
morali trovano il loro senso in riferimento a criteri impersonali giustificati da una concezione condivisa del
bene umano,è andato perduto".
Secondo l'autore infatti alla fine del Medioevo bisognava individuare nuove strade per poter spiegare regole
e concetti morali attribuendo loro un nuovo statuto; E' quanto hanno cercato di fare i pensatori morali
Illuministi, tuttavia il loro lavoro si è rivelato una moltiplicazione di pensieri e teorie rivali.
Questa situazione non è cambiata, e da allora a oggi rimane immutata l'inconsistenza del discorso morale.
Quando l'autore ha scritto la prima versione di questo stesso libro (25 anni prima di quest'ultima edizione)
era già un pensatore Aristotelico ma non si era ancora avvicinato alle teorie Tomiste che secondo lui sono più
Aristoteliche di quelle di Aristotele stesso talvolta. Questo ha portato MacIntyre a cambiare idea in 3 casi:
1- Con S. Tommaso ha capito che il suo tentativo di spiegare il bene sociale ricorrendo solo a una teoria della
società non sarebbe stato adeguato senza una base metafisica.
2- Si è accorto che per parlare di virtù e vizi umani bisogna avere conoscenze e basi biologiche.
3-E' più opportuno quando si parla di virtù, parlare di "virtù della dipendenza riconosciuta", come esplicitato
nella teoria della misericordia di S.Tommaso.
La tradizione Aristotelico-Tomistica, la tradizione della virtù, è una tradizione di ricerca e pertanto si
distingue perché il nucleo delle sue tesi è vero e le argomentazioni che conducono a ciò sono corrette.
Quando gli appartenenti a una tradizione riescono a relazionarsi con una particolare tradizione rivale avendo
prima compiuto atti di immaginazione e interrogazione, potrebbero concludere che le difficoltà di quella
tradizione rivale possono essere adeguatamente comprese e superate solamente dal punto di vista della
propria tradizione (ci si completa con l'opposto). Questa è la via che consente a una tradizione di ricerca di
rivelarsi più adeguata di un'altra in relazione alle proprie pretese di verità e di giustificazione razionale.
PREFAZIONE:
L'idea che il filosofo morale possa studiare i concetti dell'etica semplicemente riflettendo su ciò che dicono e
fanno il soggetto e coloro che lo circondano, si rivela un'approccio infruttuoso.
La critica che l autore muove è rivolta sia alla morale Marxista (che è parziale e inadeguata) sia quella
Liberale (che si impegna a Negare e non garantire qualsiasi spazio per una concezione sostantiva del bene) .
1. UN'IPOTESI INQUIETANTE:
Secondo l'autore, persone illuminate cercano di riportare in vita una nuova scienza pur avendo in larga
misura dimenticato cosa essa fosse. Le scienze naturali subirono 3 stadi: dapprima prosperavano, poi
subirono una catastrofe, ed infine nel terzo stadio vennero ripristinate in forma corrotta e disordinata.
Queste persone illuminate in un mondo immaginario,non possiedono in realtà altro che frammenti, parti di
teorie senza legami; Ciononostante, tutti questi frammenti vengono nuovamente composti in un insieme di
pratiche che vanno sotto i nomi riesumati di fisica, chimica e biologia.
Nessuno, o quasi nessuno, si rende conto che ciò che stanno facendo non è affatto scienza: è un mondo in cui
il linguaggio della scienza naturale continua ad essere usato ma è in grave stato di disordine.
Il compito sarebbe quello di fornire una base epistemologica a questi falsi simulacri della scienza naturale.
L'ipotesi che sostiene l'autore è: nel mondo effettuale in cui viviamo il linguaggio della morale è nello stesso
grave disordine in cui si trova il linguaggio della scienza naturale. Ciò che possediamo, se questa tesi è vera,
sono i frammenti di uno schema concettuale: Abbiamo dei simulacri di morale ma abbiamo perduto in gran
parte la nostra comprensione, sia teoretica che pratica, della morale.
Per risolvere la questione sappiamo che l'analisi filosofica non ci sarà di aiuto perché le filosofie dominanti
sono altrettanto incapaci di di scoprire i disordini del pensiero e della prassi morale quanto erano impotenti di
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Anteprima

MacIntyre: Dopo la virtù

Filosofia morale (Università degli Studi Gabriele d'Annunzio - Chieti e Pescara) Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Emanuela Sabbatino (emanuelasabbatino@live.it)"Dopo la Virtù, Saggio di teoria morale" di A. MacIntyre

Introduzione al libro

Tesi del libro è: "I principi morali erano originariamente inseriti in un contesto di credenze pratiche e di modalità consolidate di pensare,sentire e agire che li rendevano comprensibili; tale contesto,ove i giudizi morali trovano il loro senso in riferimento a criteri impersonali giustificati da una concezione condivisa del bene umano,è andato perduto". Secondo l'autore infatti alla fine del Medioevo bisognava individuare nuove strade per poter spiegare regole e concetti morali attribuendo loro un nuovo statuto; E' quanto hanno cercato di fare i pensatori morali Illuministi, tuttavia il loro lavoro si è rivelato una moltiplicazione di pensieri e teorie rivali. Questa situazione non è cambiata, e da allora a oggi rimane immutata l'inconsistenza del discorso morale. Quando l'autore ha scritto la prima versione di questo stesso libro (25 anni prima di quest'ultima edizione) era già un pensatore Aristotelico ma non si era ancora avvicinato alle teorie Tomiste che secondo lui sono più Aristoteliche di quelle di Aristotele stesso talvolta. Questo ha portato MacIntyre a cambiare idea in 3 casi:

  1. Con S. Tommaso ha capito che il suo tentativo di spiegare il bene sociale ricorrendo solo a una teoria della società non sarebbe stato adeguato senza una base metafisica.
  2. Si è accorto che per parlare di virtù e vizi umani bisogna avere conoscenze e basi biologiche.
  3. E' più opportuno quando si parla di virtù, parlare di "virtù della dipendenza riconosciuta", come esplicitato nella teoria della misericordia di S.Tommaso.

La tradizione Aristotelico-Tomistica, la tradizione della virtù, è una tradizione di ricerca e pertanto si distingue perché il nucleo delle sue tesi è vero e le argomentazioni che conducono a ciò sono corrette. Quando gli appartenenti a una tradizione riescono a relazionarsi con una particolare tradizione rivale avendo prima compiuto atti di immaginazione e interrogazione, potrebbero concludere che le difficoltà di quella tradizione rivale possono essere adeguatamente comprese e superate solamente dal punto di vista della propria tradizione (ci si completa con l'opposto). Questa è la via che consente a una tradizione di ricerca di rivelarsi più adeguata di un'altra in relazione alle proprie pretese di verità e di giustificazione razionale.

Prefazione: l'approccio infruttuoso

L'idea che il filosofo morale possa studiare i concetti dell'etica semplicemente riflettendo su ciò che dicono e fanno il soggetto e coloro che lo circondano, si rivela un'approccio infruttuoso. La critica che l autore muove è rivolta sia alla morale Marxista (che è parziale e inadeguata) sia quella Liberale (che si impegna a Negare e non garantire qualsiasi spazio per una concezione sostantiva del bene) .

Un'ipotesi inquietante

Secondo l'autore, persone illuminate cercano di riportare in vita una nuova scienza pur avendo in larga misura dimenticato cosa essa fosse. Le scienze naturali subirono 3 stadi: dapprima prosperavano, poi subirono una catastrofe, ed infine nel terzo stadio vennero ripristinate in forma corrotta e disordinata. Queste persone illuminate in un mondo immaginario,non possiedono in realtà altro che frammenti, parti di teorie senza legami; Ciononostante, tutti questi frammenti vengono nuovamente composti in un insieme di pratiche che vanno sotto i nomi riesumati di fisica, chimica e biologia. Nessuno, o quasi nessuno, si rende conto che ciò che stanno facendo non è affatto scienza: è un mondo in cui il linguaggio della scienza naturale continua ad essere usato ma è in grave stato di disordine. Il compito sarebbe quello di fornire una base epistemologica a questi falsi simulacri della scienza naturale. L'ipotesi che sostiene l'autore è: nel mondo effettuale in cui viviamo il linguaggio della morale è nello stesso grave disordine in cui si trova il linguaggio della scienza naturale. Ciò che possediamo, se questa tesi è vera, sono i frammenti di uno schema concettuale: Abbiamo dei simulacri di morale ma abbiamo perduto in gran parte la nostra comprensione, sia teoretica che pratica, della morale. Per risolvere la questione sappiamo che l'analisi filosofica non ci sarà di aiuto perché le filosofie dominanti sono altrettanto incapaci di di scoprire i disordini del pensiero e della prassi morale quanto erano impotenti di 1 This document is available free of charge on studocu Downloaded by Emanuela Sabbatino (emanuelasabbatinolive.it)fronte al disordine delle scienze naturali. Emergono però delle difficoltà e l'autore sembra abbattere la sua ipotesi dicendo: per il mondo immaginario e la questione delle scienze naturali nessuno si era reso conto della catastrofe, nel mondo reale se fosse accaduta una catastrofe tale da gettare il linguaggio e la pratica della morale in uno stato di grave disordine ne saremmo tutti a conoscenza. L'autore dice infine: Se la mia ipotesi apparisse plausibile fin dall'inizio sarebbe certamente falsa; Non si può negare che il linguaggio e le apparenze della morale persistono anche se essa è stata ridotta in frantumi.

Dissenso morale e emotivismo

La natura dell'odierno dissenso morale e le tesi dell'emotivismo

La morale contemporanea è in gran parte utilizzata per manifestare dissensi. Tre esempi di discorsi morali relativi a quanto detto sono:

  1. una guerra giustificata è quella in cui il bene da perseguire sia maggiore del male che comporta l' intraprendere la guerra; ma dato che un calcolo di una guerra non può essere affidabile, nessuna guerra può essere giustificata.
  2. se vuoi la pace prepara la guerra, nel senso che è necessario calcolare in una qualsiasi linea politica,anche pacifista, l'eventualità di una guerra.
  3. le guerre fra grandi potenze sono puramente distruttive ma le guerre intraprese per i gruppi oppressi sono mezzi legittimi per distruggere il potere che si interpone fra l'essere umano e la felicità.

Questi argomenti hanno 3 caratteristiche:

a)- sono logicamente validi, e proprio perché nella nostra società non vi è nessun modo per istituzionalizzarli, l argomentazione morale sembra essere necessariamente interminabile. b)- pretendono di essere argomenti razionali impersonali, l'uso di criteri e di modelli di giustizia, di generosità o di dovere per creare un buon motivo. (es: "perché dovrei far questo e non quell'altro?" non "perché io lo desidero" ma "perché farebbe piacere ad un gran numero di persone" oppure "perché è mio dovere farlo") c)- pluralismo morale perché vasta ed eterogenea è la varietà di fonti morali di cui noi siamo eredi e tutte queste concezioni nel tempo e nello spazio sono cambiate (e questo è uno dei sintomi dell'ipotesi citata prima sul recente "disordine" morale). Caratteristica fondamentale e contingente della nostra cultura è che nessun dissenso può essere risolto e la teoria che tenta di affrontare questa obiezione è l'emotivismo. L'emotivismo è la dottrina secondo cui tutti i giudizi di valore, e più specificatamente, tutti i giudizi morali, non sono altro che espressione di una preferenza, di un atteggiamento, di un sentimento. I giudizi empirici possono essere veri o falsi ma i giudizi morali essendo espressione di sentimenti o atteggiamenti non possono essere né veri né falsi. L'emotivismo, fra cui i suoi più alti esponenti c'è Stevenson, è quindi una teoria che pretende di render conto di tutti i giudizi di valore e in quanto teoria del significato può essere facilmente criticata e respinta per diverse ragioni: l'emotivismo in quanto teoria del significato si impegna fin da subito in un compito impossibile cioè quello di identificare e caratterizzare gli atteggiamenti in questione ma gli esponenti riguardo ciò mantengono perlopiù il silenzio, inoltre viene accusato di essere una teoria limitata all'Inghilterra del 1903 in reazione all'intuizionismo e al libro di Moore "principia ethica". Moore infatti, filosofo intuizionista e utilitarista credette di aver scoperto 3 cose.

  1. che il termine buono designa una proprietà semplice e indefinibile diversa da espressioni come "piacevole"o da qualsiasi proprietà naturale. Il bene è una proprietà non naturale che lui identifica con le intuizioni.
  2. giusta è un'azione che fra le possibili azioni alternative è quella che di fatto produce il bene maggiore. (per questo è un utilitarista Moore: perché ogni azione deve essere valutata esclusivamente in base alle sue conseguenze).
  3. i massimi beni che possiamo immaginare sono di gran lunga gli affetti personali e i godimenti estetici, e questa è la verità definitiva e fondamentale della filosofia morale.

le tesi di Moore non si rivelano completamente vere; l'emotivismo così considerato si rivela come un 2 Downloaded by Emanuela Sabbatino (emanuelasabbatinolive.it)abbozzo di una tesi empirica, da completare con visioni sociologiche, psicologiche e storiche. La teoria così intesa si rivela così come una teoria corretta dell'uso anziché come una teoria errata del significato e questo errore di interpretazione è uno degli stadi del declino morale. Gli stadi di decadenza morale sono tre:

  1. il primo in cui la teoria e la prassi assiologiche e morali contengono autentici modelli oggettivi e impersonali che forniscono una giustificazione razionale a azioni e giudizi particolari.
  2. un secondo dove si compiono vani tentativi di mantenere l'oggettività e l'impersonalità dei giudizi morali e falliscono i vari modelli che tentano di fornire giustificazioni.
  3. infine un terzo stadio in cui teorie di tipo emotivistico si assicurano una vasta adesione implicita a causa di un generale riconoscimento che le pretese di oggettività e impersonalità non sono più sostenibili.

L'emotivismo la considera la situazione universale: infatti la teoria afferma che non vi è né vi può essere nessuna giustificazione razionale per qualsiasi pretesa che esistano modelli morali oggettivi e impersonali, e che quindi non esiste alcun modello del genere. Tesi dell'emotivismo è che ogni tentativo di fornire una giustificazione morale oggettiva è di fatto fallito. il processo di giustificazione approda sempre a una scelta non ulteriormente giustificabile, e guidata da nessun criterio. La tesi di Mc Intyre è che la morale non è più quella che era una volta e la gente agisce come se l'emotivismo fosse vero perché esso è diventato parte della nostra cultura.

Emotivismo, contenuto e contesto sociale

L'emotivismo, contenuto sociale e contesto sociale

L'emotivismo implica la cancellazione di qualsiasi distinzione fra reazioni sociali manipolative e non manipolative. La differenza fra una relazione umana non ispirata alla morale e una ispirata ad essa coincide esattamente con la differenza fra una relazione in cui ciascuno tratta gli altri in primo luogo come mezzi per i propri fini e una in cui invece ciascuno tratta gli altri come fini per se stessi. In questo ultimo caso vuol dire lasciare l'atro libero di valutare tali ragioni, vuol dire non essere disposti a influenzare l'altro se non mediante ragioni che egli dichiari valide appellandosi a criteri impersonali. Trattare invece l'altro come mezzo significa usarlo sotto la mia influenza utilizzando la psicologia della persuasione e non i modelli di una razionalità normativa. L'aspetto del mondo sociale visto nell'ottica dell'emotivismo può essere esemplificato dall'esempio di 3 modelli forniti da tre diversi autori:

  1. Il primo è il RICCO ed è un modello fornito da Henry James in "ritratto di signora" che esamina la vita di un particolare gruppo di ricchi europei, un indagine su ciò che significa essere un consumatore di persone e ciò che significa essere una persona consumata. Il contesto sociale è privato.
  2. Il secondo modello è invece fornito da Weber ed è rappresentato dal MANAGER, il cui contesto è pubblico e organizzativo in strutture governative caratterizzate da una forte competitività per assicurarsi le scarse risorse disponibile per metterle a servizio dei propri fini predeterminarti è Weber presenta l'origine della figura del manager nell'età guglielmina. Risponde ai criteri di efficienza e efficacia. L'autorità manageriale viene giustificata nelle burocrazie perché la funzione del manager è il controllo del comportamento e la soppressione del conflitto giustificata dall'autorità burocratica. I personaggi non vanno confusi con i ruoli sociali in generale, i primi infatti costituiscono un tipo molto speciale di ruoli sociali che esercita una costrizione morale assente nel caso di molti altri ruoli sociali. "Personaggio" invece racchiude in sé associazioni sia teatrali che morali. Una delle differenze fondamentali fra le diverse culture è a misura in cui i ruoli sono personaggi. In molti casi c'è distanza fra ruolo e individuo: ad esempio nel caso di un prete che ha perso la fede in Dio o in un sindacalista che pensa che i sindacati siano solo servizi per manipolare la massa.
  3. Il terzo è il TERAPEUTA, e se il manager rappresenta la cancellazione della distinzione fra rapporti sociali manipolativi e non manipolativi, il terapeuta rappresenta la stessa cancellazione nella sfera della vita privata e fra loro vi sono molte somiglianze. Infatti la loro preoccupazione è la tecnica, l'efficienza nel trasformare materiali grezzi in prodotti finiti , investimenti in profitti e mano d'opera non qualificata in manodopera qualificata. Infatti anche il terapeuta si preoccupa della tecnica , l'efficienza nel trasformare 3 This document is available free of charge on studocu Downloaded by Emanuela Sabbatino (emanuelasabbatinolive.it)

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