La storia dell'Io in tre momenti: la filosofia di Fichte

Slide sulla storia dell'Io in tre momenti, che esplora la filosofia di Fichte, la sua autocreazione e la relazione con il Non-Io. Il Pdf, utile per lo studio autonomo della filosofia idealista a livello universitario, analizza i "Discorsi alla nazione tedesca" e concetti chiave come dialettica e soggetto-spirito.

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14 pagine

LA STORIA DELL’IO IN TRE MOMENTI
Principio:
“L’Io pone se stesso”
COME CONDIZIONE INCONDIZIONATA DI SE STESSO E
DELLA REALTA.
L’Io non è posto da altri, ma si pone da sé, si autocrea.
L’Io è ciò che esso stesso si fa; l’Io cioè appare il frutto
della sua stessa azione.
(TATHANDLUNG: attività agente tat, e prodotto
dell’azione stessa handlung).
Principio:
“L’Io pone il Non-Io”
L’Io contrappone a se stesso, in se stesso, qualcos’altro da sé.
Qualcosa che gli è opposto, un NON-Io (oggetto, mondo,
Natura).
.
principio: l’Io oppone, nell’Io, all’io divisibile
(molteplice) un non-io divisibile (molteplice)
Con questo principio perveniamo alla situazione concreta del
mondo in cui abbiamo una molteplicità di io finiti che hanno
di fronte a una molteplicità di oggetti a loro volta finiti.

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Anteprima

La storia dell'Io in tre momenti

1º Principio: "L'lo pone se stesso"

COME CONDIZIONE INCONDIZIONATA DI SE STESSO E DELLA REALTA'. L'lo non è posto da altri, ma si pone da sé, si autocrea. L'lo è ciò che esso stesso si fa; l'lo cioè appare il frutto della sua stessa azione. (TATHANDLUNG: attività agente tat, e prodotto dell'azione stessa handlung).

2° Principio: "L'lo pone il Non-lo"

L'lo contrappone a se stesso, in se stesso, qualcos'altro da sé. Qualcosa che gli è opposto, un NON-Io (oggetto, mondo, Natura). .

3º principio: l'Io oppone, nell'Io, all'io divisibile (molteplice) un non-io divisibile (molteplice)

Con questo principio perveniamo alla situazione concreta del mondo in cui abbiamo una molteplicità di io finiti che hanno di fronte a sé una molteplicità di oggetti a loro volta finiti.

Perché l'Io crea il non-io?

La risposta risiede nel concetto di dialettica, nella convinzione cioè che non esista mai nella realtà il positivo senza il negativo. L'lo per essere tale ha bisogno di una sua antitesi vivente che è la natura. Un soggetto senza un oggetto, un io senza non-io, un'attività senza ostacolo sarebbero attività vuote e astratte, e quindi impossibili.

La posizione del non-io è la condizione indispensabile affinchè l'io si realizzi come attività morale. Ma, come già Kant aveva insegnato, non c'è attività morale laddove non ci sia sforzo (Streben) e non c'è sforzo laddove non ci sia un ostacolo da vincere. Tale ostacolo è la materia, l'impulso sensibile, il non-io.

Realizzarsi come attività morale significa trionfare sul limite costituito dal non-io, tramite un processo di autoliberazione grazie al quale l'io (empirico) mira a farsi infinito, cioè libero da impedimenti esterni. L'infinità dell'io non è mai una realtà conclusa ma un compito incessante.

ESPERIMENTO filosofico: La vita come percorso a ostacoli

Sotto la guida dell'insegnante, dividete la classe in coppie e, all'interno di ciascuna, leggete le considera- zioni seguenti, tenendo conto della concezione della vita pratica e della morale elaborata da Fichte:

L'esperienza del mondo esterno come qualcosa di indi- pendente da noi, che anzi ci si oppone e limita la no- stro attività, è molto comune. Proviamo questa sensa- zione tutti i giorni, quando per realizzare ciò che ci sta a cuore dobbiamo superare mille ostacoli, grandi o piccoli. Talvolta questi ostacoli sono esterni, cioè sono ostacoli fisici che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi (il maltempo, una malattia ecc.); altre volte possono però essere anche interni, consistenti nella parte istintuale ed emotiva di noi stessi, di cui non sempre riusciamo ad avere ragione. Quando però ci riusciamo, allora - secondo la prospettiva fichteana - facciamo esperienza della nostra indipendenza dalla natura, ovvero della nostra libertà.

  • Al termine della lettura, ciascuno di voi richiami alla mente un ostacolo che ha dovuto superare nella sua vita e provi a rispondere alle domande:
    • si è trattato di un ostacolo esterno oppure interno (cioè dipendente in qualche misura dalle vostre emo- zioni o inclinazioni interiori), oppure di entrambi?
    • in che modo avere preso consapevolezza di questo ostacolo?
    • l'avete superato? se si, come? parzialmente o intera- mente? momentaneamente o definitivamente? tete dire che, superando, avete fatto esperienza de la vostra natura di esseri liberi? avete "sentito" tale libertà? se sì, in che modo?

Confrontate la vostra esperienza con quella del vostro compagno di coppia; quindi, insieme, elaborate un bre- ve scritto in cui esponete per punti le ragioni che se- condo voi si possono addurre pro o contro la prospetti- va di Fichte.

L'Io infinito come ideale mai raggiungibile

L'lo infinito, un lo libero, privo di limiti (puro), definitivamente vittorioso sui propri ostacoli, è per l'uomo una situazione che rappresenta un semplice ideale. L'lo infinito costituisce la missione dell'io, l'uomo (io finito) è cioè uno sforzo infinito (lo streben dei Romantici) verso la libertà ovvero una lotta inesauribile contro il limite, e quindi contro la natura esterna (le cose) e interna (gli istinti irrazionali e gli egoismi).

Se l'Io riuscisse davvero a superare tutti gli ostacoli cesserebbe di esistere

Al posto del concetto statico di perfezione, tipico della filosofia classica, con Fichte subentra un concetto dinamico, che pone la perfezione nello sforzo indefinito di autoperfezionamento.

L'IMMAGINAZIONE PRODUTTIVA

? Perché il non-io, pur essendo un effetto dell'IO, appare alla coscienza comune come qualcosa di sussistente di per sé, anteriormente ed indipendentemente dall'IO stesso ?

? ? Come si spiega che l'IO sia la causa di una realtà di cui non ha esplicita coscienza ?

PERCHE' L'IO PONE E CREA IL NON-IO ?INCONSAPEVOLMENTE (immaginazione produttiva) (paragone con il sogno).

DAL KANTISMO ALL'IDEALISMO

BREVE RIPASSO DELLA GNOSEOLOGIA KANTIANA (Filosofia dualista)

  • Fenomeno (dal gr: phainomai "appaio"): ciò che è conoscibile, appreso attraverso il corredo mentale delle forme a priori.
  • Noumeno (dal gr: tò noumenon "ciò che è pensato"): pensabile ma non conoscibile.

CRITICA AL CONCETTO DI NOUMENO

Kant avrebbe dichiarato esistente e allo stesso tempo inconoscibile la "cosa in sé» Se la "cosa in se" fosse inconoscibile Kant avrebbe dovuto tacere riguardo ad essa, ma così non è stato, poiché egli ha fatto una sorta di identikit del noumeno. Ha detto innanzitutto che esso ESISTE, ha perciò applicato al noumeno la categoria dell'esistenza (la forma prima a priori della sostanza); ma le forme pure a priori (categorie) non si applicavano solo ai fenomeni ?

Soluzione al dibattito sul noumeno dal punto di vista idealista

ESISTE UN IO INFINITO CHE CREA SE STESSO (SI AUTOCREA PONE), CHE CREA LA NATURA E CHE CREA L'UOMO.

Quando io, soggetto individuale finito, mi rapporto all'oggetto individuale finito (libro, penna ecc.) ciò che mi appare (fenomeno) è anche la cosa stessa (noumeno), come essa è in se stessa.

Questa omogeneità tra ciò che mi appare e ciò che è, è garantita dal fatto che sia io, soggetto individuale finito, sia l'oggetto che mi sta di fronte, siamo entrambi nell'IO e parte dell'IO assoluto e infinito.

Non mi porrò più dunque la domanda: ma ciò che mi appare (fenomeno) equivale a ciò che è in se stesso (noumeno)?in quanto Fenomeno e noumeno coincidono

La " cosa in sé", un ghiribizzo, un sogno, un non pensiero"

Importante: LA COSA IN SE' E' UN CONCETTO FILOSOFICAMENTE INAMMISSIBILE.

Non esiste alcuna realtà esterna o estranea all' IO. L'IO è il principio unico di tutto. (abolizione dello spettro della "cosa in sé").

Lezioni sulla missione del dotto (1794)

<< il dotto è in modo specialissimo destinato alla società>>, e egli << deve condurre gli uomini alla coscienza dei loro veri bisogni e istruirli sui mezzi adatti per soddisfarli>>

Il dotto, l'intellettuale, deve uscire dalla torre d'avorio della propria scienza per assumere una funzione pubblica. Il dotto deve essere l'uomo moralmente migliore del suo tempo e deve assolvere alla sua responsabilità sociale: il perfezionamento morale dell'umanità.

Discorsi alla nazione tedesca (1807-1808)

Solo la Germania, sede della Riforma protestante di Lutero ("il tedesco per eccellenza") e patria di Leibniz e Kant, nonchè epicentro della nuova arte romantica e della nuova filosofia idealista, risulta la nazione spiritualmente eletta a realizzare una nuova umanità. Il popolo tedesco, il cui sangue non è commisto a quello di altre stirpi, rappresenta l'incarnazione dell'Urvolk, cioè di un "popolo primitivo" rimasto integro. I tedeschi sono gli unici ad aver mantenuto la propria lingua, e gli unici a costituire una totalità organica che si identifica con la realtà profonda della nazione.

Il primato che Fichte assegna al popolo tedesco non è di tipo politico-militare bensì spirituale, tuttavia quest'opera diventerà un testo chiave non solo del patriottismo ma anche dello sciovinismo (nazionalismo fanatico) tedesco. La supremazia spirituale diventerà una supremazia di razza fino al suo epilogo: il nazismo.

PAROLE CHIAVE dell'idealismo post kantiano

DIALETTICA: Esprime il tema dominante La visione dialettica del reale è una visione dinamica e progressiva che afferma il concetto del divenire. La realtà è una totalità processuale, formata da una serie ascendente di "gradi" o "momenti" che rappresentano, ognuno, il risultato di quelli precedenti ed il presupposto di quelli seguenti.

SOGGETTO-SPIRITO: dire che la realtà è Soggetto spirituale in divenire significa dire che essa non è qualcosa di immutabile e già dato, ma un processo di auto-produzione.

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