Diocleziano e l'età di Costantino: crisi del III secolo e riforme tetrarchiche

Slide da Isu Online su Diocleziano e l'età di Costantino. Il Pdf esplora il periodo storico di Diocleziano e Costantino, analizzando la crisi del III secolo e le riforme tetrarchiche, con un focus sulle persecuzioni cristiane e l'ascesa di Costantino, utile per lo studio universitario di Storia.

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14 pagine

STORIA
Diocleziano e l’età di Costantino
DOCENTE:
Claudio Straticò
Diocleziano e l’età di Costantino
Dopo aver superato la crisi del III sec. l'impero romano trovò cambiato il proprio governo, infatti
era diventato uno stato guidato da un sovrano assoluto con una burocrazia che opprimeva la
popolazione. Nel 284 le legioni che si trovavano a Oriente, acclamarono come proprio
imperatore Caio Valeriano Diocleziano, che subito sconfisse le invasioni in Gallia e Spagna, ma
per poter gestire meglio l'impero affidò la parte militare all'amico Massimiano.
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STORIA

Diocleziano e l'età di Costantino

SLIDE LEZIONI

DOCENTE: Claudio Straticò

ISU

ONLINE· Dopo aver superato la crisi del III sec. l'impero romano trovò cambiato il proprio governo, infatti era diventato uno stato guidato da un sovrano assoluto con una burocrazia che opprimeva la popolazione. Nel 284 le legioni che si trovavano a Oriente, acclamarono come proprio imperatore Caio Valeriano Diocleziano, che subito sconfisse le invasioni in Gallia e Spagna, ma per poter gestire meglio l'impero affidò la parte militare all'amico Massimiano.

Diocleziano

Organizzazione dello Stato

  • Diocleziano per rafforzare e amministrare l'impero introdusse la tetrarchia, ovvero un sistema gerarchico che prevedeva quattro cariche: 2 Augusti e 2 Cesari; inoltre suddivise il territorio da amministrare in questo modo:
  • le provincie furono ridotte e affidate a un préside (potere civico) e un duce (potere militare);
  • le curie avevano il compito di amministrare i nuclei cittadini e presidiavano le provincie;
  • le provincie erano poi raggruppate in diocesi, in cui i vicari riscuotevano le imposte e amministravano la giustizia;
  • infine, le diocesi erano raggruppate in 4 prefetture che corrispondevano ai 4 tetrarchi.
  • Sotto il punto di vista militare, Diocleziano costituì un esercito permanente, poiché rese obbligatorio che i figli dei soldati seguissero il mestiere del padre; in questo modo le legioni divennero più piccole, ma aumentò il numero e quindi la capacità di renderle più agili. Per avere un sistema di difesa in profondità, Diocleziano suddivise l'esercito in tre nuclei:
  • limitanei, coloro che stavano al confine e coltivavano i territori su cui si trovavano;
  • comitatus, erano le truppe di manovra che intervenivano con più rapidità;
  • palatini, cioè il resto dell'esercito che veniva stanziato nelle vicinanze e nel palazzo dell'imperatore.

· Per far fronte ad oltre un secolo di grave crisi finanziaria, che i precedenti imperatori avevano cercato di risolvere tramite una svalutazione della moneta, con la conseguente inflazione, Dicleziano per risolvere aumentò le imposte, principalmente attraverso: la iugatio e la capitatio. La riscossione di queste imposte spettava ai curiali, che se non riuscivano a raggruppare quanto previsto dovevano mettere la differenza di tasca propria, per questi molti rifiutarono l'incarico, ma per obbligarli la carica divenne ereditaria (come per i soldati). Per rimediare la continua crescita dei prezzi, Diocleziano costituì nel 301 il calmiere, cioè impose lui stesso il prezzo delle merci, ma in questo modo si costituì il "mercato nero". Tirando le conclusioni, Diocleziano riuscì a compattare lo stato romano dal punto di vista amministrativo, ma impoverì la società con le sue imposte.

· Con Settimio Severo, e poi con Diocleziano, l'antica aristocrazia senatoria perde progressivamente potere, per far spazio a una nuova classe dirigente formata dai generali dell'esercito e dai funzionari amministrativi. Infatti nel corso del III sec. il senato non influiva più con i suo poteri, ed inoltre non era più composto dalle antiche famiglie senatorie, ma da notabili principalmente provinciali o orientali; inoltre la divisione tra cavalieri e senatori scomparve dando vita a una nuova classe dirigente, che aveva pochissimi poteri, ma teneva in vita le antiche tradizioni. La grave crisi e i cambiamenti della società non ridussero le ricchezze degli aristocratici, ma bensì diventarono ancora più ricchi; impiegando però una parte delle loro ricchezze nell'evergetismo, ovvero donazioni che comprendevano:

  • opere pubbliche
  • distribuzione alimentare
  • organizzazione di spettacoli

In questo modo si evitavano le rivolte e il prestigio dell'aristocrazia cresceva; anche se la plebe urbana viveva in una società bloccata per l'obbligo di trasmettere in eredità ai figli, il proprio lavoro.

Gli ultimi atti di Diocleziano

· Dopo aver respinto, insieme ai tetrarchi, i barbari; Diocleziano emanò dal 303 al 304 quattro editti contro i cristiani, poiché credeva che fossero l'ultimo ostacolo alla restaurazione della Roma antica. Per questo motivo i beni dei cristiani furono confiscati e distrutti templi e libri, inoltre chi si rifiutava di "cambiare" religione veniva condannato a morte; in Oriente questa persecuzione durò fino al 311. Nel 305 Diocleziano, si ritirò e fu seguito da Massimiano, così i precedenti Cesari divennero Augusti: Galerio in Oriente e Costanzo Cloro in Occidente. Ma alla morte di Costanzo Cloro nel 306, le legioni proclamarono Augusto il Figlio Costantino e la stessa cosa avvenne per Massenzio, figlio di Galerio; iniziò così una guerra civile che si concluse nel 324 con la vittoria di Costantino. Con questi avvenimenti si restaurò la successione ereditaria, ponendo fine al meccanismo inventato da Diocleziano della tetrarchia.

Costantino

Costantino I, Flavio Valerio (Naisso 285 circa, ; Nicomedia 337)

  • Imperatore romano dal 306 al 337. Figlio di Costanzo I Cloro, trascorse la gioventù a Nicomedia, alla corte di Diocleziano prima e di Galerio poi, in qualità di ostaggio a garanzia della buona condotta paterna. Nel 306 raggiunse Costanzo, ormai vecchio e malato, in Britannia dove, alla morte di questi, fu acclamato imperatore dalle truppe. Nel frattempo a Roma, dove Galerio aveva tentato di applicare l'imposta fondiaria, la popolazione insorse proclamando imperatore Massenzio, figlio di Massimiano, e Valerio Severo, sceso in Italia, venne catturato ed eliminato. Nel 308 si tentò di ricostruire il sistema tetrarchico, ma esso era ormai irrimediabilmente fallito. Massimiano fu catturato e ucciso a Marsiglia dalle forze di Costantino (310), Galerio morì di cancrena progressiva (311): restarono a fronteggiarsi Costantino e Massenzio in Occidente e Licinio e Massimino Daia in Oriente. Nel 312 Costantino scese in Italia, vinse le città del nord e marciò su Roma sconfiggendo Massenzio al Ponte Milvio; secondo la tradizione egli, grazie a una visione, avrebbe fatto apporre sullo scudo dei soldati il monogramma di Cristo, simbolo di vittoria: i cristiani lo considerarono un novello Mosè.

· L'anno successivo Costantino emanò insieme a Licinio, giunto in Italia per sposare sua sorella Costanza, l'editto di Milano che riconosceva la libertà di culto ed equiparava il cristianesimo a tutte le altre religioni; pochi mesi dopo i due cognati, grazie alla vittoria nei Balcani di Licinio su Massimino Daia, rimasero gli unici padroni dell'impero. Ben presto, però, si delinearono i primi disaccordi che precipitarono definitivamente nel 320, anno in cui Licinio riprese le persecuzioni contro i cristiani d'Oriente. Sconfitto il rivale ad Adrianopoli e a Crisopoli (324), Costantino rimase unico imperatore.

· Seguendo il cammino tracciato da Diocleziano egli completò l'evoluzione del principato in senso monarchico e accentratore, portò a compimento la separazione dei comandi civili da quelli militari, creò un poderoso esercito campale (comitatenses), meglio pagato delle truppe di frontiera (limitanei), riformò il sistema monetario. Nel 326 iniziarono i lavori per la fondazione di Costantinopoli, nuova Roma, sorta sull'area di grande importanza strategica dell'antica Bisanzio e capitale dell'impero. Emotivo e superstizioso, profondamente colpito dalla forza del cristianesimo nonostante le persecuzioni, Costantino appoggiò concretamente la chiesa, pur non arrivando mai a perseguitare i pagani.

· Avendo come obiettivo il mantenimento dell'unità ecclesiastica, indispensabile per l'unità dell'impero, convocò nel 325 a Nicea un concilio per condannare l'arianesimo, cui peraltro si avvicinò negli anni successivi. Esaltato dai cristiani e contemporaneamente divinizzato dai pagani, lasciò un'eredità difficile: un'incombente guerra contro i persiani e odi acerbissimi tra i suoi successori.

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