Documento dall'Università degli Studi di Milano su Graffi: La frase, l'analisi logica. Il Pdf esplora l'analisi grammaticale e logica, confrontando le teorie di Serianni, Tesnière, Fillmore e Chomsky, con diagrammi ad albero per la struttura della frase, utile per Lingue a livello universitario.
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Didattica della lingua italiana (Università degli Studi di Milano) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da giulia bar (giuliabar1698@gmail.com)GRAFFI
Un'autorevole grammatica italiana di impianto sostanzialmente tradizionale, ossia il Serianni (1989) distingue in questi termini l'analisi logica da quella grammaticale: "l'analisi logica è il procedimento con cui si individuano le categorie sintattiche che costituiscono una frase (soggetto, predicato e complementi), essa si affianca all'analisi grammaticale che ha il compito di individuare e descrivere le categorie grammaticali (o parti del discorso) cui appartengono le parole presenti nella frase". Noi chiameremo funzioni sintattiche quelle che Serianni chiama categorie grammaticali.
La distinzione tra i due tipi di analisi risale soltanto alla prima metà del Settecento, per opera soprattutto di alcuni grammatici francesi, in particolare Du Marais e Girard.
Ancora il Serianni riporta: "tutte le categorie grammaticali possono fungere da soggetto di una frase. Quelle di impiego più comune sono il nome e le forme che possono sostituirlo come il pronome, l'aggettivo nominalizzato e l'infinito sostantivato".
L'aggettivo "logico" si è imposto a indicare tale tipo di analisi per due motivi:
Questa possibilità, offerta dall'analisi logica, era stata rilevata da Du Marais che lavorò all'elaborazione di un tipo di analisi che permettesse di svincolarsi dalle particolarità del latino per individuare categorie più generali, comuni a diverse lingue, se non universali, allo scopo pratico di migliorare l'insegnamento del latino. Infatti se si continuava a chiamare il soggetto "nominativo" era molto difficile insegnare a riconoscerlo in una lingua come il francese o l'italiano, che non ha i casi grammaticali. Se invece si parla di una funzione sintattica di soggetto, si osserva che, quando in latino esso è realizzato tramite un sintagma al nominativo, in francese o in italiano esso è invece espresso dal primo sintagma nominale di una frase dichiarativa.
Questa consuetudine di usare l'analisi logica solo in funzione dell'insegnamento del latino produceva poi alcuni paradossi, come l'invenzione di categorie logiche che, lungi dall'essere una 1 This document is available free of charge on studocu Scaricato da giulia bar (giuliabar1698@gmail.com)manifestazione universale del pensiero, sono semplicemente giustificate dal fatto che in latino hanno una realizzazione particolare. Un caso tipico è la distinzione tra complemento d'agente e di causa efficiente, che in latino si differenziano per la presenza della preposizione a o ab davanti all'agente animato all'ablativo e la sua mancanza per quello inanimato, ma che in italiano non ha una particolare ragione d'esistere sul piano grammaticale.
Nella storia della grammatica sono state date almeno duecento definizioni di 'frase' suddivisibili in alcuni gruppi principali secondo quella che viene di volta in volta considerata la proprietà caratteristica di una frase:
Questa concezione di frase è probabilmente la più antica: risale infatti ai grammatici greci ed è stata trasmessa alla cultura occidentale dal grammatico latino Prisciano (V-VI secolo) che nel II libro delle sue Institutiones grammaticae definisce la frase come "una combinazione coerente di parole che esprime un senso compiuto". Questa definizione è quella che forse ha esercitato il maggior influsso sui grammatici successivi, fino ai giorni nostri. Nella grammatica di Seienni (1898) si legge che "la frase o proposizione è l'unità minima di comunicazione dotata di senso compiuto".
Su questa base la frase avrebbe due proprietà essenziali: l'essere la minima unità di comunicazione e l'esprimere un senso compiuto. Questa definizione non è tuttavia soddisfacente perchè: L'essere unità minima di comunicazione non caratterizza solo determinate combinazioni di parole che chiamiamo frasi (Gianni è arrivato), ma anche alcune parole singole, come un imperativo (corri!), un vocativo (Gianni!) o anche una semplice interiezione di dolore (ahi!), esistono delle combinazioni di parole che vengono ugualmente chiamate frasi, e che tuttavia non sono espressioni di un senso compiuto: le frasi dipendenti (Mario ha detto che Gianni è arrivato).
Qualche grammatica tradizionale ha provato a risolvere il problema restringendo il termine "frase" alle sole frasi indipendenti e chiamando tutti gli altri tipi di frase "proposizioni". Tale soluzione non si può però applicare, comunque, alla definizione della grammatica di Serianni che, come si è visto, tratta frase e proposizioni come sinonimi.
Questa seconda definizione, molto più recente, risale al XVII secolo e in particolare alla grammatica di Port-Royal. La definizione qui contenuta è la seguente: "il giudizio che noi facciamo delle cose, come quando dico 'la terra è rotonda' si chiama proposizione; sicché ogni proposizione 2 Scaricato da giulia bar (giuliabar1698@gmail.com)racchiude necessariamente due termini: uno detto soggetto, che è ciò di cui si afferma, cioè la terra, e l'altro detto attributo, è ciò che si afferma, come rotonda".
Anche questa definizione ha esercitato un influsso considerevole sulle grammatiche successive:
L'elemento comune a queste due definizioni è il fatto che la frase è concepita come contente un soggetto e un predicato.
Nonostante abbia il grande merito di individuare i costituenti essenziali della frase, cioè il soggetto e il predicato, la definizione appena indicata presenta alcune difficoltà già rilevate a proposito della concezione della frase come espressione di senso compiuto. Infatti, soltanto la frase principale può essere considerata espressione di un giudizio. Inoltre si può osservare che l'identificazione della frase con il giudizio può applicarsi solo alle frasi dichiarative, come "La terra è rotonda". Proprietà tipica di un giudizio è infatti quella di essere vero o falso. Non possiamo per tanto dire che frasi interrogative o imperative siano effettivamente giudizi.
Tale definizione, a differenza delle precedenti, può applicarsi tanto alle frasi principali che a quelle dipendenti: in Mario ha detto che Gianni è arrivato possono essere entrambe definite frasi, in quanto entrambe contengono un verbo finito. La definizione si basa quindi su considerazioni essenzialmente grammaticali: e probabilmente è per questo che appare più soddisfacente.
Tuttavia anch'essa presenta delle difficoltà: si può osservare infatti che in diverse lingue (tra cui il latino, il greco omerico e il russo) esistono combinazioni di parole che sono certamente frasi, e che tuttavia non contengono un verbo finito: si tratta delle frasi nominali.
Dobbiamo dunque concludere che tutti e tre i tipi di definizione della frase presentati sono, per un verso o per l'altro, insoddisfacenti. Il problema rimane quello di dare una spiegazione adeguata alla definizione di Prisciano, ossia individuare la proprietà che rende la frase una combinazione di parole diversa dalle altre.
Se consideriamo le tre definizioni appena trattate possiamo notare come nessuna delle tre sia completamente erronea, ma piuttosto come tutte siano, per un verso o per l'altro, parziali. Tutte queste definizioni hanno un limite comune: quello di considerare la frase come un concetto unitario, un'entità di un solo tipo, comunicativo, logico o grammaticale che sia. Una via di soluzione potrebbe essere quella di considerarlo come un concetto pluridimensionale, distinto in almeno tre dimensioni: una comunicativa, una logica, una grammaticale. Questo quadro concettuale deriva dalla linguistica moderna del filosofo del linguaggio americano Charles W. Morris che ha introdotto 3 This document is available free of charge on studocu Scaricato da giulia bar (giuliabar1698@gmail.com)negli anni trenta una distinzione tra diverse discipline che si occupano del linguaggio, anzi dei sistemi di segni in genere: quella tra sintassi, semantica e pragmatica.
Secondo Morris:
Se ora associamo queste tra diverse discipline alle concezione della frase sopra discusse si possono notare alcune corrispondenze interessanti: la convenzione della frase come espressione di giudizio alla semantica, quella di frase come unità comunicativa alla pragmatica, quella come struttura grammaticale caratterizzata da un verbo finito può essere correlata alla sintassi.
Non sussiste tuttavia tra queste dimensioni una corrispondenza precisa: una determinata combinazione di parole che ha le caratteristiche per poter essere definita una frase a livello sintattico può non essere un'unità comunicativa, e viceversa.
Per alcuni studiosi una delle due prospettive tra pragmatico-comunicativa e sintattica, prevale sull'altra: per i pragmatisti le strutture della sintassi sono inevitabilmente condizionate dal funzionamento della comunicazione, mentre i sintatticisti sostengono l'assoluta autonomia delle strutture sintattiche. La nostra posizione è intermedia: pensiamo infatti che le strutture sintattiche siano, almeno in parte, indipendenti dalle condizioni della pragmatica e della comunicazione.
La differenza tra le tre prospettive di analisi si riflette nella terminologia della linguistica moderna: si tende oggi a distinguere tra frase, proposizione ed enunciato, riservando il primo termine alla sintassi, il secondo alla semantica e il terzo alla pragmatica.
Vediamo nel concreto cosa si intende con l'uso di questi tre termini. Parliamo di enunciato quando una combinazione di parole del tipo Gianni è arrivato è considerata un'entità concreta, composta di suoni o di lettere, scritta o pronunciata di volta in volta in maniera diversa. La stessa combinazione può anche essere considerata come un'entità astratta, costituita sulla base delle regole della grammatica italiana; parliamo allora di frase.
Definiamo invece la proposizione come lo stato di cose descritto nell'enunciato. Nel nostro esempio la proposizione Gianni è arrivato descrive lo stato di cose in cui, se Gianni è effettivamente arrivato, è vera, mentre, se Gianni non è arrivato, è falsa.
Una proposizione è, a differenza della frase e dell'enunciato, indipendente dalla lingua in cui è espressa: Gianni è arrivato, Josh has arrived, Jean est arrivè, esprimono la stessa preposizione. 4 Scaricato da giulia bar (giuliabar1698@gmail.com)