Economia e gestione delle imprese: definizione e gestione finanziaria

Documento dall'Università degli Studi di Salerno su Economia e gestione delle imprese Vesci unisa. Il Pdf tratta l'impresa, la gestione finanziaria, la programmazione della produzione e la flessibilità degli impianti, utile per studenti universitari di Economia.

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Economia e gestione delle
imprese Vesci unisa
Economia e Gestione Delle Imprese
Università degli Studi di Salerno
64 pag.
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Anteprima

Economia e Gestione delle Imprese

L'impresa

L'impresa ad esempio può essere definita come l'organizzazione economica, che mediante l'impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e di produzione di beni o servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire un reddito ( divario positivo tra ricavi ottenuti dai beni ceduti e il costo delle risorse impiegate nella produzione ). La definizione di impresa si è andata modificando il passare dei secoli. Nei primi anni l'impresa era autoreferenziale non esisteva la problematica del mercato e dei consumatori, con il passare del tempo sorge l'attenzione al prodotto, al mercato e alle finanze dell'impresa. Successivamente con il mutare della società si pone l'attenzione sul mercato globale, da ciò notevole importanza assume l'aspetto dimensionale, il controllo del prodotto e della qualità dello stesso. Infine l'impresa si è orientata verso l'etica. Da ciò l'impresa è un sistema sociale di tipo aperto, dove il successo o la crisi dipendono dalle capacità di creare giusti rapporti con gli stakeholder. L'impresa come detto è un sistema economico- sociale guidata in funzione di equilibrare, finalità sociali ed economiche. La responsabilità sociale CSR ( corporate social responsabilità) si basa sul contratto sociale che ogni impresa stipula con l'ambiente esterno. Il concetto di impresa assimilato alla società umana, si è diffuso da prima per le grandi multinazionali. Le PMI avendo mancanza di tempo, di motivazione, carenza di risorse e capacità, ed inoltre considerando l'incapacità di vedere opportunità d impegno ed eccessiva distanza dal core business, non sono molto propense all'aspetto della R.S. . Tuttavia alcuni elementi di quest'ultima sono già presenti nelle PMI, ed inoltre essendo maggiormente elastiche sui costi sono più propense a scambiarsi buone prassi. Grande distinzione è tra impresa manageriale o capitalistica. L'imprenditore deve essere capace di formulare valutazioni, prendere decisioni rischiose finalizzate all'innovazione dei comportamenti aziendali. Il manager ha la capacità di sviluppare queste decisioni e di attuarle in modo razionale. In alcune imprese tali soggetti coincidono. Il successo di un impresa è dato dalla combinazione di efficacia, bontà nelle decisioni (intuizioni, confrontare l'obbiettivo atteso con quello conseguito), propria dell'imprenditore ed efficienza, ottenere il massimo possibile dalle decisioni prese, propria del manager. Nelle realtà aziendali più grandi si può effettuare una divisione degli organi:

  • Deliberativi = esercitano prevalentemente decisioni, tramite un autorità formale ( ruolo gerarchico) ed un autorità sostanziale ( capacità professionale). ( Azionisti, organi amministrazioni, organi direzione)
  • Organi che esercitano funzione di controllo
  • Organi che esercitano funzione di esecuzione delle decisioni

Come detto in precedenza elemento centrale negli ultimi decenni è l'etica. Gli stakeholder in una visione più ristretta erano coloro con interessi diretti nella vita dell'impresa, ovvero i lavoratori, fornitori, clienti e qual'ora ci fosse una distinzione tra funzione imprenditoriale e manageriale anche il proprietario si configura quale principale stakeholder. Tale definizione originaria ci serve per definire quelli che sono gli stakeholder primari. Ad oggi tuttavia si devono considerare anche coloro che in qualche modo influenzano o sono influenzati indirettamente dalle decisioni aziendali. Quali società civile, media, imprese, concorrenti cioè gli stackeholder secondari. Inoltre possono essere divisi secondo altre quattro categorie logiche:

  • Amichevoli adottando una strategia di coinvolgimento
  • Non orientati con una strategia di collaborazione
  • Avversari con una strategia di difesa
  • Marginali con una strategia di controllo

Queste ultime due categorie sono assimilate agli stackeholder secondari.

Teoria dell'agenzia

Secondo il mandato fiduciario, il delegato agisce tramite un delegante. Il delegante può aver firmato un contratto su azioni = ad esempio gli operai, hanno un compito predefinito e percepiscono un fisso al mese Contratto su risultati = ad esempio i rappresentanti delle vendite, il loro compenso dipende dalla loro bravura. Tuttavia essendoci asimmetrie informative tra delegato e delegante, da ciò può scaturire un azzardo morale.

Finalità imprenditoriali

  1. Teoria classica. Secondo la concezione classica la finalità della funzione imprenditoriale è il max profitto, quale compenso spettante all'imprenditore per l'organizzazione dei fattori produttivi. Tuttavia il profitto viene visto secondo 4 visione separate racchiuse poi in un'unica visione che da completezza al significato. Il profitto è un entità composita, in cui rientrano il compenso per il lavoro imprenditoriale, il premio per il rischio, la contropartita all'innovazione e la rendita concessa con la posizione monopolistica. Per fa si che si possa manifestare il massimo profitto, l'imprenditore deve adottare in ogni caso, l'alternativa che può produrre maggior reddito. Tuttavia si pone la problematica del fattore tempo e fattore rischiosità. Ottimizzare nel lungo periodo è sicuramente l'obbiettivo da perseguire, ma considerando l'incertezza e il non perfetto funzionamento dei mercati ciò appare difficoltoso, tenendo conto anche che non sarebbe compatibile con l'etica che frena l'opportunismo dell'imprenditore. Inoltre è stato osservato che il gruppo proprietario punterebbe alla massimizzazione del cash-flow ovvero : utili d'esercizio + quote ammortamento + accantonamenti.
  2. Teoria Sopravvivenza aziendale. La dove c'è una separazione tra proprietario e governo d'impresa, la teoria della sopravvivenza d'impresa è la più adatta. Ciò si basa sul fatto che, si debba si ottenere il profitto finalizzato pero all'autofinanziamento permettendo all'impresa di perdurare nel tempo. Eliminando attività gestionali che possono porre in pericolo la vita dell'organizzazione.
  3. Teoria della creazione e diffusione del valore. Questo risponde agli obbiettivi non solo di manager e proprietari ma di tutti i partecipanti all'impresa. Soprattutto per le pubblic company tale teoria appare adatta, dalla visione di ottenere risultati sempre migliori fa si che il valore creato venga trasferito sul mercato, espresso dalle quote azionarie. Da ciò gli azionisti non percepiscono solo il dividendo, ma sono interessati a che la loro azione aumenti di valore.
  4. Teoria sviluppo dimensionale. La crescita del fatturato si pone come obbiettivo primario per ottenere stabilità, prestigio e miglioramento economico. Ciò consiste nel trovare q e p per massimizzare il volume d'affari. Nel lungo perido max-fatturato = max - profitto. Avere un alto volume d'affari significa essere sicuramente più appetibile sul mercato ed inoltre è condizione sufficiente per ottenere finanziamenti a titolo di capitale di prestito. Tuttavia essa presenta gli stessi limiti della teoria della massimizzazione del profitto.
  5. Teoria comportamentistica. Per sviluppare questa teoria si devono fare delle assunzioni. L'imprenditore non può innovare, in quanto innovando risolverebbe il contrasto con consumatori e concorrenti. Diretta conseguenza della non innovazione è il monoprodotto ed inoltre l'imprenditore non distribuisce dividendi. L'impresa spesso si trova in situazioni di conflitto d'interessi esterno ( clienti, fornitori) ed interno ( personale). Mentre nel primo caso la problematica può essere risolta agevolmente nel secondo caso ciò non può accadere. Da ciò appaiono evidenti i limiti della massimizzazione. Se l'imprenditore vuole aumentare i profitti deve tener conto di prezzo e quantità. Un aumento del prezzo può generare una diminuzione della quantità domandata e da ciò si può avere una contrazione dei ricavi. Inoltre abbassando il prezzo si genererebbe la reazione della concorrenza. Non potendo agire sui ricavi è bene agire sui costi. Tuttavia anche in questo caso la strada risulta problematica. I costi sostenuti dall'impresa consistono in:
    • costi di approvvigionamento a cui fa parte la categoria sociale dei fornitori che naturalmente punta anche'essa al massimo profitto.
    • Costo del lavoro a cui fa parte la categoria dei lavoratori che puntano al massimo reddito possibile
    • Costi finanziari a cui fanno parte la categoria di banche e altri finanziatori che puntano ad applicare il più alto tasso d'interesse possibile.
    • Costi di distribuzione a cui fanno parte la categoria delle imprese che si occupano di distribuzione e puntano al massimo reddito possibile.
    • Oneri fiscali della pubblica amministrazione che altrimenti consisterebbe in un illecito
    • Costo del capitale di rischio

    Tra questi costi tuttavia sono presenti anche quelli di organizzazione, ricerca e sviluppo e pubblicità. Da ciò il massimo profitto diviene il massimo profitto condizionato.

  6. Teoria del successo sociale 3P. L'imprenditore tenderebbe al successo all'interno della comunità. Nel breve periodo tenderebbe al profitto, nel medio periodo vorrebbe acquisire il potere e nel lungo periodo il prestigio. Quest'ultimo rappresenta un vero punto di arrivo dell'attività imprenditoriale. L'impresa assume un suo ruolo nella società. Ciò si ottiene combinando valori economici e valori etici. Nel caso in cui ci dovesse essere una divisione tra manager e proprietario il successo sociale aziendale è un mezzo per ottenere un riconoscimento esterno.

L'ambiente

L'impresa essendo la cellula fondamentale del sistema economico e produttivo, vive all'interno di un ambiente più vasto con il quale scambia risorse e crea ricchezza. L'ambiente può essere suddiviso in un micro - ambiante, ovvero i mercati con cui l'impresa scambia risorse, macro-ambiente, da cui derivano i vincoli e le condizioni di come l'impresa possa svolgere le proprie funzioni. L'impresa con le sue scelte, influenza il micro-ambiente ed in condizioni particolare, anche il macro. Tuttavia non può scegliersi il macro ambiente ma può scegliere l'ambiente transazionale e competitivo. Da considerare però che per le imprese di grandi dimensioni, il macro ambiente può rappresentare una variabile e non un vincolo.

Macro - Ambiente

L'ambiente come concetto generale e visto sotto il profilo economico- sociale, è il contesto all'interno del quale l'impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni. Sul piano teorico può essere scisso in quattro sub-sistemi generali:

  • Ambiente politico- istituzionale = Esso pone dei vincoli direttamente tramite l'azione legislativa in materia di attività economica. Ed indirettamente il sistema economico è legato al modello di organizzazione politica. Forme diverse di governo incidono anche su rapporti internazionali. Da ciò si delinea la cornice entro cui potranno prendere corpo le strategie aziendali.
  • Ambiente culturale tecnologico = la cultura partecipa direttamente ad ogni manifestazione della vita, dunque, sia coloro che operano all'interno dell'impresa , sia i gruppi esterni. Da ciò l'ambiente culturale - tecnologico individua i modelli di riferimento nel mercato in cui l'impresa opera.
  • Ambiente demografico - sociale = L'aspetto demografico è divenuto importante in un'epoca nella quale si vanno affermando delle tendenze di profondo mutamento nella struttura della popolazione. Il minor tasso di natalità e l'allungamento della vita media hanno difatti portato al progressivo invecchiamento della popolazione, al cui interno tendono sempre più a prevalere le classi degli anziani nei confronti di quelle dei giovani. Tutto ciò causa ripercussioni sui modelli di consumo, essendo che le classi sociali più giovani sono quelle che abitualmente esprimono maggiore dinamismo e differenziazione nei beni richiesti e consumati.
  • Ambiente economico = E' il sistema generale dell'economia, che regola la vita della collettività. L'ambiente economica si differenzia sotto il profilo del meccanismo di regolazione della vita economica e quello della proprietà dei mezzi di produzione. La differenziazione sotto il primo profilo porta alla differenza tra economia di mercato, ovvero un sistema a decisioni decentrate, regolato cioè da leggi di mercato dove prevale la libera iniziativa e della proprietà privata dei mezzi di produzione << economie liberiste>>, ed economie di piano, ovvero un sistema in cui le decisioni sono prese solo al centro mediante l'elaborazione di piani governativi nazionali, tutto è regolato dal piano e i mezzi di produzioni sono di proprietà della collettività << economia collettivista>>. Tuttavia questa distinzione non appare netta nella realtà, in quanto la presenza del pubblico e quella del privato si intrecciano in varie forme.

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