Documento dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm su "L'Opera Interminabile. Arte e XXI Secolo" di Vincenzo Trione. Il Pdf, utile per l'Università, riassume i concetti chiave del libro, esplorando il museo senza mura e analizzando le opere di Anselm Kiefer e Matthew Barney nel contesto dell'arte del XXI secolo.
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Culture visuali (Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Lucrezia Amoruso (luvic.amoruso@gmail.com)L'OPERA INTERMINABILE. ARTE E XXI SECOLO (Vincenzo Trione)
Si sta per entrare in un museo impossibile, labirintico con sale senza barriere, con opere del XXI secolo. Sono musei diversi da quelli che criticava Paul Valéry, ovvero i musei con ambienti silenziosi, bui, poco accoglienti, con quadri difficili da guardare e ricordare e con minime informazioni sul contesto in cui i quadri erano stati dipinti. Valéry: << non amo i musei. Le idee di classificazione e conservazione hanno poco a che fare con il piacere. Tutto finisce alle pareti e nelle bacheche. Ci troviamo sempre un po' persi in queste gallerie. Venere trasformata in un documento>>. A queste parole si è richiamato Adorno in un saggio del 1953. I musei spesso evocano l'immagine di oggetti con i quali non abbiamo un rapporto diretto e alludono a contesti statici. Nel museo gli uomini possono dedicarsi alla contemplazione di icone fatte in altre epoche e già osservate da altre generazioni. Tempio della tutela e della ricerca, dell'intrattenimento e di formazione. Dispositivo che tiene insieme materiali eterogenei. Originale medium pubblico, che costudisce oggetti e immagini resistenti all'oblio. Il museo ha 200 anni e continuerà a esistere anche se avrà magari un'identità diversa. Si sta per iniziare un viaggio antimuseale, un museo senza mura per riprendere Malraux, cioè un museo destinato ad accogliere costruzioni coraggiose e irripetibile. Ci saranno installazioni epiche, eterogenee, che vedono e accolgono il visitatore. Si incontreranno opere-mondo, progetti sviluppati nel corso di molti anni. In questo labirinto non c'è un percorso obbligato, ma un sentiero suggerito. Come diceva Benjamin << la via giusta per chi arriverà comunque in tempo alla meta>>. In ogni stanza ci saranno opere e installazioni diverse che condividono corrispondenze, necessità poetiche. Un passaggio necessario: il visitatore incontra un'opera profetica di Kiefer, una riscrittura dell'11 settembre 2001. Una sequenza di 7 torri monumentali e fragili. Un altare innalzato alla memoria, una riflessione su Mnemosyne, che permette di conoscere se stessi. Dà forma alla vita, proteggendola da nulla e dall'oblio. Per farsi atto di giustizia per le vittime del male e del dolore, spesso scomparse nel silenzio dell'oscuro, schiacciate dal potere di annientamento.
Elektra > Napoli, 2003, Teatro San Carlo. Una stratificazione di container, una geometria su 3 piani, un'architettura rigorosa e densa di presenze. Da lontano quella scenografia appariva unitaria ( << una struttura rigida che esplode come una galassia>>). In questa cornice si sono mosse Elektra, che si lamenta e sfida la morte; Klytamnestra che si agita per via di paure e ansie. Gli abiti sono ideati dallo stesso Kiefer e ha scelto il grigio del cemento perché è una materia neutra. è lo stesso colore-non colore che si trova nel ciclo del 1999 Die frauen der antike: divinità prive di testa, sontuosamente vestite, divenute rigide dopo essere state immerse nel gesso, assediate da rami secchi e grovigli di ferro. Barjac > il primo modello monumentale è stato realizzato a Barjac a sud della Francia, in un ex manifattura di seta di 35 ettari, dove Kiefer si era trasferito nel 1992. Il suo studio è un atelier, un laboratorio, un'officina. C'è l'anfiteatro di cemento, modello delle scene dell'Elektra. È un largo piazzale con cumuli di lastre di piombo e container posti gli uni sugli altri per 20 m e sormontati da libri di piombo: materiale che la tradizione umanistica associa alla melanconia, mentre quella alchemica al sole nero. Torri di Babele prima del crollo. Milano, Hangar Bicocca > vengono ospitati qui i Sette Palazzi Celesti nel 2004. Torri instabili in cemento armato.Il titolo si ispira ai palazzi descritti nel trattato ebraico Sefer Hekhalot dove si racconta il cammino d'iniziazione spirituale di colui che vuole spingersi fino a Dio.
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Nel 2015 sono state aggiunte poi 5 grandi tele. Kiefer afferma che il lavoro non comincia e non termina. Le sue opere subiscono modifiche anche attraverso i processi chimici. Queste tele sono con toni grigi e bruni e sono poste nelle "navate" e sembrano difendere le 7 torri. Si percepisce una struggente melanconia.
Celan, premio Buchner, 1960 -> tra i poeti che hanno influenzato Kiefer: Celan. Quando vinse il premio buchner parlò della sua idea di poesia, che per lui era un "colloquio disperato", tensione verso l'altro e Meridiano: linea reale e terrestre e anche immateriale e trascendente, che attraversa territori biografici diversi. Kiefer pensa che le sue opere siano spazi di dialogo con l'altrove. Progetta i suoi lavori come meridiani posti tra mondi non contigui, sono in grado di mettere in contatto elementi diversi. Meridiano I: tra politica e mito > le opere di Kiefer nascono sempre da illuminazioni inattese. Lui ha bisogno di uno choc che può arrivare da una poesia, un brano musicale, da un'architettura o un'esperienza privata, ma anche dalla cronaca. È questo è il caso di Sette palazzi celesti: in filigrana l'11 settembre 2001. In quell'attimo si determina la fusione tra realtà e finzione, rimanda a un sentimento assoluto in cui si mescolano piacere, terrore e seduzione. dopo il grande crollo rimangono solo resti e rovine metalliche. Quello choc ha agito sull'immaginazione di Kiefer. In segreto è animato da una sensibilità politica e per lui l'esperienza artistica deve nascere da un'urgenza testimoniale. Kundera scrive: << la Storia è una forza ostile e disumana che invade le nostre vite le distrugge. Essa con le sue guerre e rivoluzioni non interessa in quanto oggetto da descrivere, affascina perché è un riflettore che ruota intorno all'esistenza umana>>. Kiefer ritiene che un'artista debba essere innanzitutto responsabile e concepire l'arte come pratica militante, essere capace di evocare vicende drammatiche e farsi coscienza critica del presente. Siamo dinanzi a un artista nato nel 1945, colto, sofisticato, esperto di cabala, alchimia e che si confronta con figure ed episodi controversi del passato e del presente. Li ha assunti e resi irriconoscibili, sottoponendoli a interventi violenti, in opere di immediato impatto emotivo (si pensi ai quadri degli anni 70 che raffigurano dittatori e despoti). Lui si trova a disagio nel vivere nel mondo con il quale non si sente in sintonia e si aggrappa all'arte come se fosse una boa. lui sostiene che l'artista non deve mai essere integrato con il suo tempo e non deve inventare universi possibili, ma può provare a intuire contesti differenti, ponendo in contatto dimensioni lontane. Lui per porsi in maniera problematica di fronte al presente si affida al filtro della memoria. Mnemosyne è la musa che tramanda gli eventi da una generazione all'altra accostando episodi diversi, le sue figlie le Muse si dedicano a esercizi di raccoglimento del pensiero intorno a quel che è lontano. Per lui L'arte è capace di sospendere il tempo in un'altra dimensione, rappresenta un modo per riabitare la memoria, Accrescere la coscienza di ciò che è andato perduto e per reagire a certi riti propri della cultura di massa, dominata da tecnologie di condivisione di documenti e informazioni che rendono precaria la nostra capacità di conservare tracce. Nascono così opere che sembrano edifici costellati di immagini inattese, in filigrana un trattato di Yates L'arte della memoria: racconto che supera le barriere tra scienze naturali e umane, tra filosofia e religione, conducendo dal teatro di memorie costruito nella Venezia rinascimentale al teatro di Shakespeare. Grazie alla memoria lui riesce ad 2 Scaricato da Lucrezia Amoruso (luvic.amoruso@gmail.com)