Documento dall'Università degli Studi di Milano su Sociologia del giornalismo - Prof. Splendore. Il Pdf esplora la sociologia del giornalismo, analizzando la normatività, l'influenza della politica economica sui media e l'applicazione della teoria di Bourdieu, utile per studenti universitari.
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In un contesto di continua trasformazione, qual è quello del giornalismo, accadono ripetutamente eventi considerati decisivi, capaci di cambiare le regole del gioco, di innovare. Il giornalismo prova a raccontarsi, a segnare i limiti di quello che vuole e che dovrebbe fare.
L'obiettivo della sociologia del giornalismo è quello di restituire teorie e concetti che parlino di giornalismo in una chiave sociologica.
La sociologia del giornalismo è lo studio e l'analisi del lavoro giornalistico concentrati sulle routine di lavoro, le interazioni e le relazioni tra individui, organizzazioni, istituzioni, strutture, norme e valori professionali che partecipano a questo processo della produzione di notizie, ovvero della produzione di quello che per i lettori, i telespettatori, gli utenti della rete diventa di giorno in giorno, di attimo in attimo, importante sapere.
Se un campo sociale così articolato e importante attraversa un momento di crisi o di disruption sono necessarie indicazioni di carattere normativo sul percorso da intraprendere per passare dallo squilibrio all'adattamento.
Nel giornalismo il termine NORMATIVO acquista tre diverse connotazioni:
Come si è già accennato nell'introduzione, è possibile identificare la nascita del campo multidisciplinare degli studi sul giornalismo proprio in quelle valutazioni di carattere normativo articolate da alcuni pensatori di fine Ottocento. È in questa fase storica, insomma, che il giornalismo acquisisce una centralità tale non solo da renderlo oggetto degno di riflessione accademica, ma da farlo persino considerare un quarto potere.
Barbie Zelizer ha raccolto ed esaminato i testi fondanti della relazione tra giornalismo e democrazia. Zelizer sostiene tuttavia che democrazia e giornalismo siano rimasti legati a doppio filo fin troppo a lungo, e che si debba discutere di giornalismo al di là di valutazioni normative che lo riducano al suo rapporto con la democrazia. Inoltre, secondo Zelizer, se il giornalismo è fondamentale per la democrazia, non è però vero il contrario. Il nesso tra democrazia e giornalismo ha infatti un problema: si basa su un'idea di modernità occidentale delimitata da confini precisi e difficilmente applicabile altrove. Vi è poi una seconda complicazione di tipo pratico: molti aspetti di questa relazione non si riflettono nelle contingenze del reale.
Nella lettura dominante il giornalismo è un fenomeno culturale legato alle democrazie occidentali nonché un prodotto industriale. Con ciò si intende che il giornalismo non può essere realizzato individualmente, ma deve essere il risultato di uno sforzo collettivo e organizzato, tendenzialmente oneroso, in cui poche persone hanno il possesso dei mezzi di produzione ed esercitano il controllo sulla distribuzione, in contesti in cui vigono rapporti di lavoro contrattualizzati.
Cominciamo questa nostra rassegna da un articolo intitolato appunto "What Is Journalism?"(2005), in cui Deuze prova a dar conto dei modi in cui il giornalismo intercetta e risponde alle trasformazioni sociali, culturali, politiche e tecnologiche di inizio millennio. Una delle sue argomentazioni più importanti è che, all'interno del contesto preso in esame, il giornalismo si identifica professionalmente nella pretesa di avere un rapporto esclusivo con la società, un ruolo che difende strenuamente attraverso una precisa ideologia professionale. Secondo Deuze, il giornalismo è caratterizzato da un insieme di strategie e codici formali a cui i suoi membri possono fare riferimento per valutare il proprio lavoro. Ciò che trasforma la produzione di informazione in buon giornalismo è appunto il suo contributo autonomo, finalizzato al bene comune.
Il giornalismo è visto come un insieme di valori - quali la ricerca della verità, la fornitura di un servizio pubblico, la tempestività - dotati di senso in un contesto storico e geografico specifico.
Deuze parla esplicitamente di ideologia, indicando così che quel sistema valoriale è talmente radicato da essere considerato un modello vincolante per chi lavora nel settore. Concetti, valori ed elementi di questa ideologia costituiscono un ideal-tipo costruito su cinque categorie:
Si tratta cioè di caratteristiche rilevanti all'interno di un quadro normativo in cui il giornalismo si percepisce, e pretende di essere percepito, come attività professionale.
Hallin e Mancini (2004), da cui prenderemo le mosse, chiariscono come non siano solo le forme di governo, ma le stesse culture politiche a influenzare i modi in cui operano le organizzazioni che producono informazione.
Per afferrare al meglio il lavoro di Hallin e Mancini (2004), bisogna partire dal concetto di sistema dei media. Un corollario di questa definizione è che i sistemi dei media sono a loro volta parte del sistema sociale e politico di riferimento e da questo sono influenzati. Sono tre le caratteristiche fondamentali di questi sistemi:
Hallin e Mancini identificano i sistemi dei media con i loro confini nazionali. Attraverso una dettagliata analisi empirica, si concentrano su un numero circoscritto di casi, riconoscendo la limitatezza del loro sguardo. Nello specifico, analizzano 18 democrazie liberali dell'Europa occidentale e dell'America del Nord, articolandone le differenze secondo quattro dimensioni principali:
Sono gli autori che in maniera più netta ed esplicita rescindono il legame tra obiettività e professionalità, dimostrando come l'obiettività non sia considerata una norma professionale predominante al di fuori del sistema dei media americano.
Date queste considerazioni, si identificano quindi tre differenti modelli, che chiamano nordatlantico o liberale, nordeuropeo o democratico-corporativo e mediterraneo o pluralista-polarizzato.
Nel loro lavoro, Thomas Hanitzsch e colleghi, non si focalizzano cioè su quali media siano utilizzati per raccogliere informazione, come si schierino, quale sia il livello di professionalizzazione, bensì sui modi in cui i giornalisti e le giornaliste concepiscono il lavoro che fanno.
L'analisi è effettuata attraverso le risposte ai questionari somministrati a giornalisti che lavorano in 67 paesi del mondo basandosi su:
Aggiungono però due dimensioni della cultura giornalistica, quelle che definiscono come estrinseca (le influenze che i giornalisti percepiscono rispetto al loro lavoro e l'autonomia che reputano di avere) e quella intrinseca (che comprende i ruoli giornalistici, l'etica e la fiducia che i giornalisti hanno nei confronti delle istituzioni).
In questo modo arrivano a definire quattro modelli di cultura giornalistica che definiscono come:
L'approccio della politica economica ai media studia il giornalismo dal punto di vista delle dinamiche sociali ed economiche che rendono possibile la sua produzione. Le sue radici affondano nello studio dell'economia, a partire da Adam Smith e David Ricardo, le cui teorie sociali interpretano la politica economica come studio delle materie prime e dei meccanismi attraverso cui risorse scarse vengono allocate per soddisfare determinati bisogni e non altri.
La politica economica dei media si interessa appunto delle relazioni sociali - in particolare le relazioni di potere e le diseguaglianze strutturali - che riguardano la produzione, la distribuzione e il consumo di prodotti che hanno a che fare con la comunicazione. Si concentra su sopravvivenza e controllo, cioè su come le società si organizzano per produrre ciò che è necessario per sopravvivere e come si mantiene quell'ORDINE per raggiungere gli obiettivi prefissati. Nel momento in cui si parla di politica economica dei media, i processi che hanno a che fare con la sopravvivenza degli stessi media sono da considerarsi come quelli più prettamente economici che presiedono le dinamiche di produzione; mentre il controllo si connota in senso politico quando coinvolge l'organizzazione sociale delle relazioni che si instaurano in un contesto in cui si produce informazione.
La politica economica dei media analizza il modo in cui le notizie sono prodotte, distribuite e consumate nei diversi o mercati.