Documento da Università su Matilde Serao: pioniera del giornalismo italiano al femminile. Il Pdf esplora il ruolo della donna nel giornalismo e nel cinema, il romanticismo e il patriottismo, con un focus su Rodolfo Valentino e il film "The Eagle". Materia Letteratura, grado universitario.
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Matilde Serao (1856-1927) è stata una figura fondamentale del giornalismo italiano, oltre che una prolifica scrittrice e intellettuale. Prima donna a fondare e dirigere un quotidiano in Italia, si distinse per la sua capacità di raccontare con passione e precisione la realtà del suo tempo, facendo del giornalismo uno strumento per informare e sensibilizzare il pubblico.
Nata a Patrasso, in Grecia, da padre italiano e madre greca, Matilde si trasferì in Italia in giovane età, crescendo a Napoli, una città che avrebbe influenzato profondamente la sua produzione letteraria e giornalistica. Dopo aver intrapreso una carriera iniziale come scrittrice di romanzi, approdo al giornalismo, collaborando con importanti testate come Capitan Fracassa e Il Mattino, quest'ultimo fondato insieme al marito Edoardo Scarfoglio.
Nel 1904, dopo essersi separata professionalmente e personalmente da Scarfoglio, Matilde fondò il quotidiano Il Giorno, che diresse fino alla morte. Questa iniziativa segnò un punto di svolta nella sua carriera: Il Giorno divenne una piattaforma attraverso cui Serao sviluppo una linea editoriale personale, attenta alle questioni sociali, alla politica e soprattutto alla condizione delle donne e delle classi meno abbienti. Il quotidiano si caratterizzava per un linguaggio accessibile ma incisivo e per un'attenzione al mondo popolare, che Matilde conosceva e raccontava con una sensibilità unica.
Matilde Serao è ricordata per il suo approccio innovativo e il suo stile vibrante, che mescolava la cronaca con osservazioni personali e riflessioni di grande profondità. Tra i suoi temi prediletti spiccavano le difficoltà della vita quotidiana, la condizione femminile e le disuguaglianze sociali. La sua rubrica "Api, vespe e calabroni", pubblicata sulle pagine de Il Mattino, era un esempio di giornalismo arguto e brillante, capace di affrontare argomenti seri con ironia e intelligenza.
Particolarmente significativo fu il suo impegno per dare voce alle donne in un'epoca in cui erano spesso escluse dal dibattito pubblico. Serao non si limitava a trattare temi legati alla sfera domestica: esplorava questioni di emancipazione, educazione e lavoro femminile, sottolineando il ruolo cruciale delle donne nella società. Nonostante la sua posizione progressista, rimase sempre legata a un'immagine tradizionale della donna, enfatizzando il valore della maternità e della famiglia.
Oltre che giornalista, Matilde Serao fu una prolifica autrice di romanzi e racconti, molti dei quali ispirati alla realtà napoletana e alle sue contraddizioni. Opere come Il ventre di Napoli (1884) rappresentano un potente affresco della povertà e delle problematiche sociali della città, dimostrando la sua capacità di fondere narrativa e denuncia sociale.
L'eredità di Matilde Serao risiede nella sua capacità di anticipare temi e problematiche che sarebbero diventati centrali nel Novecento, così come nel suo esempio di coraggio e determinazione in un settore, quello giornalistico, all'epoca dominato dagli uomini. Ancoraoggi, la sua figura rappresenta un modello di impegno culturale e intellettuale per le donne e per tutti coloro che vedono nel giornalismo un mezzo per comprendere e migliorare il mondo.
Matilde Serao, figura centrale del giornalismo e della letteratura italiana tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, mostrò un profondo interesse per il cinema, un medium allora nascente. La sua attività di cronista e osservatrice della società la portò a cogliere fin da subito l'importanza culturale e sociale di questa nuova forma di spettacolo, che stava rivoluzionando il modo di raccontare storie e intrattenere le masse.
Nei suoi articoli, Serao si soffermò spesso sul fenomeno del cinema come intrattenimento popolare, sottolineandone l'impatto sulla quotidianità, in particolare nei ceti meno abbienti. Per lei, il cinema rappresentava un mezzo potente per educare, divertire e persino unificare un pubblico eterogeneo. La giornalista osservava con attenzione le reazioni degli spettatori nelle sale, notando come il cinema riuscisse a trasmettere emozioni in modo immediato, grazie alla forza delle immagini in movimento.
Pur affascinata da questa forma d'arte, Serao mostrava un atteggiamento ambivalente: da un lato riconosceva il potenziale educativo e comunicativo del cinema, dall'altro esprimeva preoccupazione per il rischio di superficialità e standardizzazione culturale che poteva derivare dall'uso indiscriminato del mezzo.
Matilde Serao dedicò particolare attenzione al rapporto tra il cinema e Napoli, la città che più di ogni altra ispirò la sua attività giornalistica e letteraria. Napoli era, nei primi decenni del Novecento, uno dei centri principali della nascente industria cinematografica italiana, grazie a case di produzione come Cines e Vesuvio Films. La giornalista ne scrisse con entusiasmo, apprezzando il fatto che il cinema mettesse in luce il carattere vibrante e autentico della città, pur criticando talvolta la tendenza a enfatizzarne gli aspetti pittoreschi e folkloristici.
Nei suoi articoli, Serao si soffermò anche sul ruolo del cinema nella narrazione delle storie popolari e delle tradizioni napoletane, sottolineando come i film potessero contribuire a preservare e diffondere una memoria collettiva. Tuttavia, lamentava la mancanza di profondità in alcune produzioni, auspicando un cinema più impegnato e consapevole delle sue potenzialità artistiche.
Un altro tema che emerse nei suoi scritti sul cinema fu il ruolo della donna, sia come spettatrice sia come protagonista. Matilde Serao notò come il cinema offrisse una nuova rappresentazione della femminilità, in grado di raggiungere un vasto pubblico e influenzare l'immaginario collettivo. Al tempo stesso, sottolineò la necessità di evitare stereotipi e di proporre modelli femminili complessi e realistici, capaci di ispirare le donne dell'epoca in un percorso di emancipazione.La giornalista, sempre attenta alla condizione femminile, si interrogò anche sulle opportunità professionali offerte dal cinema alle donne, sia dietro le quinte sia sullo schermo. Sebbene consapevole dei limiti imposti dalla società patriarcale, intravedeva nel cinema uno spazio potenziale per l'espressione creativa e l'affermazione delle donne.
Matilde Serao non visse abbastanza a lungo per assistere alla piena maturazione del cinema come grande arte del Novecento, ma i suoi scritti rivelano una visione lungimirante. Con il suo sguardo critico e appassionato, riconobbe nel cinema un mezzo rivoluzionario, capace di riflettere e modellare la società. La sua analisi del fenomeno cinematografico rimane un esempio straordinario di come il giornalismo possa accompagnare e interpretare i grandi cambiamenti culturali, contribuendo a formarne una consapevolezza collettiva.
Rodolfo Valentino, nato Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi il 6 maggio 1895 a Castellaneta, in Puglia, è stato uno degli attori più iconici del cinema muto e una delle prime vere star internazionali della storia del cinema. Conosciuto come il "Latin Lover", Valentino incarnò un ideale di sensualità e romanticismo che lo rese un idolo delle folle, soprattutto tra le donne, negli anni Venti del Novecento.
Valentino emigrò negli Stati Uniti nel 1913, all'età di 18 anni, alla ricerca di migliori opportunità economiche. Dopo un periodo iniziale di difficoltà in cui svolse lavori umili e si esibì come ballerino nei club di New York, Rodolfo si trasferì a Hollywood, dove iniziò a lavorare come comparsa e attore in piccoli ruoli.
Il suo aspetto esotico e la sua presenza scenica lo fecero notare, distinguendolo dagli standard maschili dell'epoca, caratterizzati da attori dai tratti anglosassoni e dai fisici più massicci.
La svolta nella carriera di Valentino arrivò con il film / Quattro Cavalieri dell'Apocalisse (1921), diretto da Rex Ingram. La scena in cui Valentino balla il tango è passata alla storia come uno dei momenti più sensuali del cinema muto. Questo film non solo lo trasformò in una star, ma consolidò anche il suo status di simbolo sessuale internazionale.
Nel 1921 interpretò Lo sceicco, un melodramma esotico che rafforzò ulteriormente la sua immagine di amante passionale e misterioso. Il personaggio dello sceicco divenne indissolubilmente legato alla sua figura, facendo di Valentino un'icona culturale.
Tra gli altri film di rilievo si annoverano Sangue e arena (1922), dove interpretò un torero spagnolo, e il sequel Il figlio dello sceicco (1926), il suo ultimo film. Questi ruoli consolidarono la sua fama internazionale, offrendo interpretazioni che combinavano intensità drammatica e fascino magnetico.
Rodolfo Valentino fu un attore di straordinaria fisicità, capace di trasmettere emozioni profonde attraverso la mimica e i gesti, qualità fondamentali nel cinema muto. Il suo stile recitativo, spesso descritto come melodrammatico, era in realtà in linea con i canoni dell'epoca e veniva esaltato dalla sua presenza scenica carismatica.
Valentino era noto per il suo sguardo penetrante e il modo in cui sapeva muoversi con grazia e sicurezza, qualità che lo resero un perfetto interprete di ruoli romantici e drammatici. Inoltre, la sua capacità di incarnare personaggi esotici e appassionati gli permise di distinguersi da altri attori del periodo, attrarre un pubblico internazionale e affermarsi come una figura unica nel panorama cinematografico dell'epoca.
La tragica morte di Valentino, avvenuta il 23 agosto 1926 a soli 31 anni a causa di un'ulcera perforata complicata da una peritonite, contribuì a cementare il suo status di leggenda. I suoi funerali, che si svolsero a New York, videro la partecipazione di decine di migliaia di fan, molti dei quali colti da crisi di isteria.
La morte prematura di Valentino contribuì a mitizzarne la figura, trasformandolo in un simbolo di giovinezza e bellezza eterna. Il suo stile e la sua immagine continuarono a influenzare il cinema e la cultura popolare per decenni.
Rodolfo Valentino non fu solo un attore, ma un fenomeno culturale che ridefinì gli ideali di mascolinità e sensualità nel cinema. La sua immagine di "Latin Lover" divenne un archetipo ripreso da molti altri attori e registi negli anni a venire. Nonostante la brevità della sua carriera, il suo impatto sul cinema e sull'immaginario collettivo è ancora oggi ricordato, rendendolo una delle più grandi leggende della storia del cinema
"The Eagle", diretto da Clarence Brown e uscito nel 1925, è uno dei film più celebri di Rodolfo Valentino, nonché una delle sue interpretazioni più apprezzate. Il film, basato sul racconto Dubrovskij di Aleksandr Puskin, rappresenta una svolta nella carriera dell'attore, che qui abbandona i personaggi esotici e orientaleggianti che avevano caratterizzato pellicole come Lo sceicco per cimentarsi in un ruolo eroico, raffinato e pieno di sfumature.
Ambientato nella Russia del XVIII secolo, il film racconta la storia di Vladimir Dubrovskij (Valentino), un giovane ufficiale dell'esercito zarista che attira l'attenzione dell'imperatrice Caterina la Grande. Quando Dubrovskij rifiuta le avances della sovrana, viene dichiarato nemico dello Stato e costretto alla fuga. Rifugiatosi sotto l'identità del misterioso bandito "The Black Eagle", Vladimir si dedica a combattere le ingiustizie, in particolare contro il malvagio feudatario Kyrilla, responsabile della rovina della sua famiglia.
Nel corso della sua vendetta, Vladimir si innamora della figlia di Kyrilla, Mascha (interpretata da Vilma Bánky), mettendo a dura prova il suo desiderio di giustizia e il suo senso dell'onore.