Documento di Andrea Miconi su La Dimensione Macro e la Teoria della Network Society. Il Pdf esplora la teoria della Network Society di Manuel Castells, analizzando processi formativi, spazi, identità, economie del lavoro e del dono, e la natura neoliberista delle società in rete, utile per studenti universitari di Economia.
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Il sociologo MANUEL CASTELLS è considerato il padre della NETWORK SOCIETY (società delle reti) è un sistema delle società economicamente avanzate degli ultimi decenni: le sue strutture e attività chiave sociali, sono organizzate intorno a reti di informazione elaborate elettronicamente. L'elemento di novità è, dunque, la tecnologia, la quale ha trasformato strutture e organizzazioni. Infatti, queste società non sono caratterizzate solo dalla diffusione di Internet, ma anche da una serie di altri processi: la centralità dell'informazione, la diffusione dell'innovazione, la produzione flessibile, l'organizzazione reticolare e la convergenza di tecnologie specifiche.
Dunque, la società delle reti va oltre alla società delle informazioni in quanto non è solo la tecnologia a definire una società moderna ma anche altri fattori di tipo politico, culturale, economico, religioso.
La fondazione della network society, infatti, è caratterizzata da TRE PROCESSI DI CAMBIAMENTO che hanno portato all'attuale società in rete: rivoluzione della tecnologia dell'informazione, crisi del capitalismo e dello statalismo e il fiorire dei nuovi movimenti culturali e sociali.
Il prezzo più duro della network society è il cambiamento nella natura del lavoro e nella sua flessibilità. I tre punti elencati precedentemente sono accomunati dalla perdita di modelli di organizzazione verticale che vengono sostituiti da quelli orizzontali: si passa da mezzi di comunicazione centralizzati diffusi (tv) a sistemi bidirezionali (internet); si ha uno sgretolamento delle tradizioni e l'affermazione di relazioni instabili e più fluide tra individui; avviene un cambio da aziende di stampo vecchio ad un modello decentralizzato (tipico delle multinazionali).
I cambiamenti sopra descritti, secondo Castells, producono poi una ricaduta di tipo topologico, quindi vi è opposizione tra:
Castells, dalla distinzione tra flusso e luoghi, sviluppa il tema dell'identità intesa come rifugio del processo di crescita dell'individualismo. Egli riconosce tre tipi di identità:
IL FEMMINISMO è uno dei più grandi esempi nella storia in quanto si tratta di un gruppo di donne che, una volta appresa la propria condizione sociale, hanno deciso di uscire dalla propria comunità/ trincea per attuare resistenza per i propri diritti e contro il patriarcato. Naturalmente, le identità nate come resistenza possono comportare progetti e persino assumere, nel corso della storia, una posizione dominante nelle istituzioni della società, trasformandosi quindi in identità legittimanti per razionalizzare il proprio dominio.
Secondo Castells e il sociologo VAN DIJK, sono molti gli ambiti in cui si manifestano le conseguenze del nuovo paradigma:
Ma Van Dijk, a differenza di Castells, ritiene che questo processo non si manifesti in maniera coerente, ma ha una natura duale che da una parte offre nuovi e più stretti legami di connessione tra gli individui, dall'altra dilata il senso dell'esperienza sul territorio sconfinato della comunicazione globale creando una lacerazione che crea spinte contrarie in tutti gli ambiti.
Il capitalismo è un metodo di evoluzione economica che deve seguire l'allargamento continuo dei mercati e la rivoluzione dei propri sistemi di produzione. DAVID HARVEY organizza la macchina del capitale in 7 diversi ambiti: tecnologie e forme organizzative; rapporti sociali; ordinamenti istituzionali e amministrativi; produzione e lavoro; rapporti con la natura; vita quotidiana; concezioni del mondo. È impossibile analizzare e prevedere singolarmente ognuno di questi settori perché, essendo tuti comparti necessari al funzionamento del capitale, la crisi di uno comporta la ricerca di un nuovo equilibrio totale.
È possibile periodizzare il capitalismo in base agli stadi dell'innovazione tecnologica che offriva via d'uscita dalle più profonde crisi sistematiche come quella degli Stati Uniti del 1968, soggetti a scompensi finanziari, catastrofi militari (Vietnam) e crisi del capitalismo.
La società in rete ha un comportamento simile a quello del capitalismo che, attraverso l'espansione geografica, era in grado di assorbire le risorse in eccesso e risolvere le crisi. Questa similitudine è evidente in tre aspetti:
Dunque, la tecnologia dispone di un fascino ipnotico perché sembra fornire uno schema rappresentativo sintetico e privilegiato per comprendere una area di potere e controllo.
Nella sua analisi Castells da un lato coglie esplicitamente la scintilla del cambiamento in una crisi economica generale, comune ai paesi capitalisti e a quelli socialisti, mentre dall'altro lato individua come via di uscita della crisi stessa delle strategie di ristrutturazione, come il decentramento flessibile e l'occupazione di nuovi mercati.
Castells, inoltre, risolve il problema del nesso di continuità e discontinuità che separa la società in rete dai precedenti regimi, con la distinzione tra l'economia industriale dell'800/900, e quella informazione del XXI secolo: come ad ogni cambiamento della storia dell'economia, il comando passa ad un nuovo gruppo di capitalisti; con questo tipo di economia nasce una nuova classe di capitalisti (Silicon Valley).
Con Castells si può quindi parlare di INFORMAZIONALISMO come un'economia globale in tempo reale, in cui la competitività dipende sempre più dalla capacità di generare, elaborare e applicare con efficienza l'informazione basata sulla conoscenza. La principale novità del XXI secolo, secondo Castells, è che la produzione di ricchezza è sempre più vincolata al possesso della conoscenza e alla capacità di applicarla per produrre innovazione.