Slide dall'Università sul documentario alle origini del cinema. Il Pdf esplora l'evoluzione del genere, dalle prime 'vedute' dei fratelli Lumière fino al cinema etnografico di Robert Flaherty, analizzando le 'attualità ricostruite' e l'impatto della Prima Guerra Mondiale come strumento di documentazione e propaganda.
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Corso di Laurea: Insegnamento: Lezione nº: Titolo: Attività nº: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO 2010 STORIA DEL CINEMA 8 Il documentario alle origini del cinema 1 T Facoltà di Lettere Il documentario alle origini del cinema
c 2007 - 2014 Università degli Studi eCampus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (Co) - C.F. 90027520130 - Tel: 031.7942500 - Fax: 031.792631 - Mail: info@uniecampus.itUNIVERSITÀ DEGLI STUDI eCAMPUS Corso di Laurea: Insegnamento: Lezione nº: Titolo: Attività nº: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO 2010 STORIA DEL CINEMA 8 Il documentario alle origini del cinema 1 T Facoltà di Lettere Il documentario alle origini del cinema
Il documentario viene spesso trattato come un genere cinematografico minore e ha tradizionalmente poco spazio nella programmazione commerciale, al di fuori cioè del circuito dei festival e di quello delle televisioni tematiche che, a partire dagli anni Novanta, hanno iniziato a dare sempre più spazio al cinema non-fiction. In questa lezione perciò vedremo, come la storia del documentario si sviluppi parallelamente, spesso intrecciandovisi, con l'evoluzione del cinema a carattere narrativo. In realtà, tuttavia, bisogna sottolineare che la nascita del cinema non-fiction precede addirittura quella del cinema di finzione, e anzi coincide con quella del mezzo cinematografico tout-court. Infatti, le vedute proiettate dai fratelli Lumière nella famosa serata al Salone Indiano del Grand Cafe di Parigi posseggono, inconsapevolmente, tutte quelle caratteristiche che saranno individuate come proprie del documentario: sono frammenti di realtà presi dal vivo (ovvero fenomeni che si sono svolti realmente davanti alla macchina da presa, come l'uscita degli operai dalla fabbrica o la demolizione di un muro) e mettono in scena i reali protagonisti delle azioni, che semplicemente «agiscono» davanti alla macchina da presa in luoghi reali e senza una sceneggiatura.
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Allo stesso modo, le prime pellicole realizzate per il Kinetoscopio di Edison consistevano nella registrazione di performance atletiche o artistiche. A partire dal 1896 i Lumière iniziano a spedire operatori in giro per il mondo per riprendere luoghi esotici da mostrare al pubblico parigino, trasportando anche nel cinema una sensibilità per gli spazi esotici propria della contemporanea letteratura di viaggio, e che in seguito sarebbe sfociata in un peculiare tipo di documentario, "film di viaggio" o travelogue. In altri casi, gli operatori dei Lumière riprendono manifestazioni ed eventi, come pubbliche cerimonie o inaugurazioni: il pubblico ha così modo di vedere con i propri occhi eventi dai quali è normalmente escluso, dei quali viene tutt'al più informato dai giornali o che può ammirare nelle illustrazioni dei periodici domenicali.
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Per quanto riguarda la quantità di film prodotti, durante il periodo delle origini il cinema non-fiction supera largamente quello di finzione, e annovera non soltanto riprese effettuate dal vero, ma anche una forma «ibrida» chiamata «attualità ricostruite». Esse consistevano nella messa in scena con attori o modellini di eventi realmente accaduti ma che gli operatori non erano stati in grado di filmare direttamente. Per esempio nel 1898 l'operatore americano Edward H. Amet aveva messo in scena nel giardino di casa, servendosi di modellini, la ricostruzione di una battaglia relativa alla guerra ispano-americana, mentre George Méliès nel 1902 aveva realizzato, con mezzi scenici simili a quelli da lui utilizzati per i propri spettacoli di magia, una spettacolare Eruzione vulcanica alla Martinica. Inoltre la ricostruzione dell'incoronazione del monarca inglese Edoardo VII, messa in scena sempre da Melies con attori nel proprio studio nel 1902, era stata proiettata addirittura con un mese di anticipo rispetto all'evento reale, che era stato rimandato a causa di un'indisposizione del monarca.
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Ci si è spesso chiesti se il pubblico fosse in grado di distinguere le attualità ricostruite dalle riprese di eventi reali, o se ingenuamente pensasse che queste messe in scena realizzate con attori ed effetti speciali costituissero dei documenti reali. In realtà, la storiografia ha dimostrato che le attualità ricostruite venivano in genere pubblicizzate come tali, e venivano consumate, così come le illustrazioni della stampa popolare, come delle rappresentazioni vivide e verisimili di eventi reali, senza per questo essere confuse con autentici documenti. Non tutti gli avvenimenti, ovviamente, vengono ricostruiti: fin dalla fine del XIX secolo alcuni operatori si recano in zone di guerra per riprendere dei conflitti. È il caso di W.K.L. Dickson, l'ex collaboratore di Edison e fondatore della Biograph, che nel 1899 si era recato nel Transvaal (l'attuale Sudafrica) per riprendere la guerra anglo-boera. Quando negli anni Dieci la produzione non-fiction comincia a essere marginalizzata dal cinema di finzione, che comincia a sorpassare la prima per importanza e per la quantità di film prodotti, è la prima guerra mondiale a fornire una nuova linfa al genere documentario.
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Per la prima volta, infatti, i governi delle nazioni belligeranti si dotano di unità fotografiche che devono riprendere le fasi del conflitto a scopo di documentazione e propaganda. Tuttavia, la produzione documentaria relativa alla prima guerra mondiale si dimostra essere di scarso interesse, e per due ragioni: in primo luogo, da parte di tutte le nazioni interessate interviene una forte censura, dal momento che si ritiene che scene troppo cruente possano fiaccare il morale della popolazione; in secondo luogo, il cinema dell'epoca non ha ancora elaborato delle strategie discorsive utili a veicolare la propaganda, un processo che arriverà a compimento tra la prima e la seconda guerra mondiale.
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Durante la prima guerra mondiale avviene anche un altro processo: così come il cinema di finzione passa dal modo di rappresentazione primitivo a quello istituzionale, passando da una modalità «mostrativa» (nella quale gli eventi narrati vengono semplicemente mostrati) a una «discorsiva» (nella quale il film di finzione elabora un discorso tramite il linguaggio filmico), anche il cinema non- fiction attraversa un cambiamento di paradigma. Secondo lo storico Tom Gunning, nella seconda metà degli anni Dieci si passa dalla logica della «veduta», concepita come uno sguardo sul mondo, a quella del «documentario», concepito come un'articolazione di un discorso sul mondo, che viene veicolato dal linguaggio cinematografico e dalle didascalie, e viene supportato dalle immagini. Da questo momento in poi, insomma, il documentario non si limita a «fare vedere», ma esprime un punto di vista, rispetto alle cui argomentazioni le immagini costituiscono una prova documentaria.
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Parallelamente, a partire dagli anni Venti anche il documentario arriva alla dimensione del lungometraggio. La prima e più importante figura a emergere in questo genere è Robert Flaherty (1884-1951), il quale non solo è considerato il padre del documentario etnografico, ma è anche colui che ha reso questo tipo di cinema fruibile a un grande pubblico. Nato nel Michigan da genitori di origine irlandese, a partire dal 1910 Flaherty ha iniziato a dedicarsi all'esplorazione delle terre artiche del Nord America, documentando i propri viaggi su pellicola cinematografica. Grazie alla sponsorizzazione di una ditta francese di pellicce, nel 1922 ha realizzato un documentario in lungometraggio intitolato Nanook l'eschimese (Nanook of the North). A differenza dei documentari di viaggio, i travelogues, questo film non si concentra sul viaggio dello stesso Flaherty, ma racconta invece la vita quotidiana di un eschimese e della sua famiglia nelle desolate terre artiche, concentrandosi su di una serie di episodi emblematici (la caccia al tricheco; la costruzione di un igloo, ecc.) lungo un arco temporale che va dall'estate all'inverno.
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