Documento sull'antropologia culturale di Fabio Dei, che ne esplora gli ambiti e le origini storiche. Il Pdf, un Pdf di livello universitario, approfondisce le metodologie di ricerca sul campo, confrontando approcci e discutendo il ruolo del folklore e della diversità culturale, con un focus sull'evoluzione del folklore come scienza e politica.
Mostra di più27 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
M-DEA significa "discipline demoetnoantrpologiche". Questa denominazione combina tre insegnamenti di questo sapere scientifico in Italia che sono:
Si tratta di tre scienze umane e lo studio dell'uomo e delle culture umane nelle loro articolazioni etniche e nelle loro espressioni popolari. In antropologia per cultura si intende non solo i prodotti del lavoro intellettuale come arte, letteratura e scienza, ma il complesso dell'elementi non biologici attraverso i quali i gruppi umani si adattano all'ambiente e organizzano la loro vita sociale. (ad esempio, fanno parte della cultura le istituzioni, le tecniche di lavoro, le forme di parentela, il linguaggio, ecc).
La nascita dell'antropologia culturale si fa corrispondere al 1871, data della pubblicazione del libro "primitive culture" di Edward Tylor. Altri antropologi pensano che le origini risalgano a molto prima vedendo i pensieri delle altre epoche. Altri pensano, invece, che non si possa parlare di una vera e propria antropologia prima del Novecento, quando si svilupparono metodologie di ricerca sul campo che diventano un tratto importante per la disciplina. L'antropologia studia i primitivi, ovvero quei gruppi non toccati dalla modernità. L'antropologia si dedica allo studio delle società tradizionali, spesso definite "primitive", ossia gruppi umani che hanno mantenuto stili di vita non influenzati dalla modernità. Questo approccio intellettuale sfida il pregiudizio comune che vede tali gruppi come primitivi, privi di cultura o addirittura bestiali. Al contrario, l'antropologia dimostra che queste società possiedono culture complesse e articolate, evidenziando somiglianze con le società moderne più di quanto si possa immaginare. Fin dalle sue origini, l'antropologia ha sostenuto l'uguaglianza tra i popoli, opponendosi al razzismo biologico che attribuisce un'inferiorità innata a determinate etnie.
Nel contesto della globalizzazione è evidente che non esistono più i primitivi, poiché ogni cultura è ormai coinvolta in dinamiche globali. Tuttavia, l'interesse per la diversità culturale continua a presentare un elemento fondamentale dell'antropologia, che mantiene una vocazione critica non solo verso le culture studiate, ma anche nei confronti della propria. Il confronto con l'altro obbliga a mettere in discussione a rivedere continuamente le nostre categorie e ciò che nel nostro senso comune si dà per scontato. Questa relazione con la diversità, permette di osservare gli aspetti familiari della propria cultura da prospettive inedite, rendendoli quasi estranei e stimolando nuove riflessioni. Ernesto De Martino, uno deifondatori dell'antropologia italiana, definiva questa esperienza di confronto come scandalo etnografico: un impatto culturale che costringe a rivedere e a ampliare costantemente i propri schemi interpretativi e la consapevolezza storica. L'analisi di molte pratiche considerate bizzarre ha spinto l'antropologia a criticare alcuni fondamenti della nostra vita sociale. È importante chiarire che oggi non si può più concepire la cultura come un'entità compatta, stabile è strettamente legata a un singolo popolo o territorio. Però, questo non implica la scomparsa delle differenze culturali, al contrario, la globalizzazione ha contribuito a moltiplicare le diversità pur mischiando i contesti. In questo scenario complesso, l'antropologia continua a fondarsi sullo studio delle differenze culturali.
Un aspetto fondamentale dell'antropologia è la ricerca sul campo, o fieldwork, attraverso la quale gli antropologi affrontano le questioni teoriche che emergono nel loro lavoro. Questo approccio ha preso forma con le prime scuole antropologiche del XX secolo, in particolare quelle anglosassoni, grazie ai padri fondatori come FRANZ BOAS e BRONISLAW MALINOWSKI. Differenze tra BOAS e MALINOWSKI: entrambi sono stati tra i primi antropologi a condurre ricerche sul campo, ma con metodologie diverse. Boas, pur recandosi sul campo, manteneva una certa distanza: alloggiava in una casa fuori dal villaggio e invitava gli abitanti locali a visitarlo per accogliere informazioni sulla loro cultura. Malinowski, invece, viveva direttamente tra le popolazioni che studiava, partecipando attivamente alle loro tradizioni e la loro vita quotidiana. Gli antropologi vittoriani non erano ricercatori. Essi credevano che la raccolta di dati empirici e l'analisi teorica dovessero essere compiti separati, affidate a individui con ruolo e competenze diverse. Pertanto, non svolgevano il loro lavoro sul campo ma in biblioteca utilizzando come fonti i resoconti di viaggiatori, naturalisti e missionari ovvero persone che non avevano una preparazione scientifica ma erano state in contatto con culture lontane e ne avevano scritto l'esperienza. Questo approccio, noto come "antropologia da tavolino", si basava su dati incerti e privi di attendibilità. Nel '900 la figura del teorico è quella del ricercatore si fondono dando vita alla figura dell'antropologo. Un manifesto di questa nuova figura professionale è rappresentato dall'opera di Malinowski "Argonauti del Pacifico occidentale" (incentrata sul kula ring, un complesso sistema di scambio cerimoniale di oggetti preziosi). Nell'introduzione, Malinowski sottolinea all'importanza sia della preparazione teorica e metodologica, sia l'esperienza diretta della cultura studiata. Senza una solida preparazione, l'osservatore potrebbe non riconoscere gli elementi significativi di un contesto culturale e di conseguenza non saprebbe trasformare l'esperienza in dati utili. Invece, senza un'esperienza diretta, il teorico potrebbe non comprendere appieno un'altra cultura e ne entrare in empatia con essa. Malinowski con il termine di osservazione partecipante, un metodo di ricerca in cui l'antropologo vive all'interno di una comunità, condividendo la quotidianità e partecipando alle principali pratiche sociali. Questa osservazione partecipante richiede una permanenza prolungata sul campo, generalmente non inferiore a un anno, e implica un distacco significativo dalla propria cultura di origine. Tale immersione può portare a crisi esistenziali come il caso dello stesso Malinowski riportato nel suo "diario di un antropologo ". Fu pubblicato dopo la sua morte dalla moglie e al suo interno rivela le sue frustrazioni e il desiderio di tornare a casa durante la permanenza nelle isole Trobriand. Ciò provocò ungrande scalpore nell'ambiente antropologico in quanto viene fuori un uomo frustrato, infastidito dalla società stessa che stava studiando e che non vedeva l'ora di tornare a casa. La ricerca sul campo deve adottare un approccio olistico, ovvero deve studiare tutti gli aspetti di una cultura: la lingua, l'economia, la politica, le strutture di parentela, le pratiche religiose, ecc. Oltre all'osservazione partecipante, gli antropologi utilizzano altri strumenti metodologici come: schemi genealogici, interviste strutturate, schedatura dei manufatti, documentazione fotografica e la redazione delle note e del diario di campo. Il modello di fieldwork di Malinowski ha subito trasformazioni negli ultimi decenni, nonostante ciò, sebbene in forme diverse, la ricerca sul campo rimane il fulcro centrale delle discipline DEA.
L'antropologia si divide in diverse specializzazioni in quanto è aperta a una molteplicità di tematiche. Solitamente le specializzazioni vengono espresse in riferimento a grandi continenti o sub-continenti (tradizionalmente un antropologo si specializza in uno o due aree culturali come l'Africa, l'Europa o l'Oceania concentrandosi su regioni specifiche o comunità locali all'interno di queste macro-aree. Le fonti orali sono fondamentali nella ricerca antropologica, con settori dedicati alla loro raccolta e trascrizione. Le fonti scritte, se viene in passato sono state considerate meno, oggi sono essenziali per comprendere la dimensione storica delle culture studiate. Anche le fonti iconiche come fotografie, videoriprese sono strumenti preziosi per documentare aspetti culturali. Inoltre, le fonti materiali come manufatti artigianali sono al centro dell'antropologia museale. L'antropologia si ramificai n diverse discipline scientifiche:
Nel corso del Novecento, l'antropologia ha sviluppato un approccio globale, che considera la cultura come un insieme unico, dove tutte le sue parti sono collegate tra loro e non possono essere separate. Tuttavia, è comune che gli studiosi si concentrano su specifici aspetti della vita sociale e culturale. I principali ambiti di studio sono: