Antropologia culturale Miller: migrazioni, turismo e patrimonio culturale

Documento dall'Università degli Studi di Roma la Sapienza su Antropologia culturale Miller. Il Pdf esplora l'antropologia culturale, le sue branche e le tradizioni di studio, con un focus sulle migrazioni e gli effetti del turismo e del colonialismo sul patrimonio culturale.

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Antropologia culturale Miller
Antropologia Culturale
Università degli Studi di Roma La Sapienza
62 pag.
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ANTROPOLOGIA CULTURALE (Miller)
CAP 1: L'antropologia e lo studio della cultura !
L'antropologia ( letteralmente ''discorso intorno al genere umano'', dal
greco antico anthropos e logos) è lo studio della specie umana, dalle sue
origini preistoriche e delle sue diverse espressioni contemporanee. Nella
tradizione statunitense l'antropologia è divisa in quattro campi di studio: -
antropologia fisica, o biologica: lo studio della specie umana dal punto
di vista biologico che analizza la sua evoluzione nel tempo e le sue
varianti contemporanee; !
-archeologia: lo studio delle culture umane del passato condotto
attraverso l'analisi dei loro resti materiali; !
-archeologia linguistica: lo studio della comunicazione umana che
analizza le sue origini, la sua storia e le sue varianti e trasformazioni
contemporanee; !
-archeologia culturale: lo studio delle popolazioni e delle culture
contemporanee che aronta anche i temi delle dierenze e del
cambiamento culturale. !
Nella tradizione inglese si è sviluppata maggiormente l'antropologia
sociale, che ha un approccio incentrato sulla dimensione sociale e sul
funzionamento dei sistemi e delle strutture sociali in prospettiva
comparata rivolta alle società semplici. !
Il termine etnologia, nell'Europa continentale, ha definito lo studio delle
culture extraeuropee, cosiddette tradizionali. Nell'ambito italiano, il
termine demologia, o storia delle tradizioni popolari, detta anche folklore,
ha indicato lo studio delle culture popolari europee come distinte dalla
cultura borghese o aristocratica. Nell'ordinamento didattico italiano è
entrata in uso l'espressione discipline demoetnoantropologiche che
riunisce nell'acronimo DEA, la Demologia, o storia delle tradizioni
popolari, l'Etnologia, come studio delle culture etnologiche extraeuropee,
la tradizione americana dell'Antropologia culturale, come indirizzo
incentrato sulla riflessione teorica e lo studio delle società complesse
nella contemporaneità. L'antropologia culturale è una disciplina
scientifica nata in Occidente che ha per oggetto lo studio delle
popolazioni contemporanee e delle loro culture, laddove per cultura si
intende in termini generali l'insieme dei comportamenti e delle credenze
appresi e condivisi dalle persone. L'antropologia culturale nasce allo
scopo di conoscere, interpretare, ma anche salvaguardare le dierenze
culturali espresse dalle altre culture, rispetto alle culture occidentali
industrializzate. Le origini dell'antropologia culturale risalgono a scrittori
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Antropologia Culturale Miller

Antropologia Culturale Università degli Studi di Roma La Sapienza 62 pag.

Document shared on www.docsity.com Downloaded by: letizia-paolucci-1 (paolucci.1968860@studenti.uniroma1.it)ANTROPOLOGIA CULTURALE (Miller)

L'antropologia e lo studio della cultura

L'antropologia ( letteralmente "discorso intorno al genere umano", dal greco antico anthropos e logos) è lo studio della specie umana, dalle sue origini preistoriche e delle sue diverse espressioni contemporanee. Nella tradizione statunitense l'antropologia è divisa in quattro campi di studio: - antropologia fisica, o biologica: lo studio della specie umana dal punto di vista biologico che analizza la sua evoluzione nel tempo e le sue varianti contemporanee;

  • archeologia: lo studio delle culture umane del passato condotto attraverso l'analisi dei loro resti materiali;
  • archeologia linguistica: lo studio della comunicazione umana che analizza le sue origini, la sua storia e le sue varianti e trasformazioni contemporanee;
  • archeologia culturale: lo studio delle popolazioni e delle culture contemporanee che affronta anche i temi delle differenze e del cambiamento culturale.

Nella tradizione inglese si è sviluppata maggiormente l'antropologia sociale, che ha un approccio incentrato sulla dimensione sociale e sul funzionamento dei sistemi e delle strutture sociali in prospettiva comparata rivolta alle società semplici. Il termine etnologia, nell'Europa continentale, ha definito lo studio delle culture extraeuropee, cosiddette tradizionali. Nell'ambito italiano, il termine demologia, o storia delle tradizioni popolari, detta anche folklore, ha indicato lo studio delle culture popolari europee come distinte dalla cultura borghese o aristocratica. Nell'ordinamento didattico italiano è entrata in uso l'espressione discipline demoetnoantropologiche che riunisce nell'acronimo DEA, la Demologia, o storia delle tradizioni popolari, l'Etnologia, come studio delle culture etnologiche extraeuropee, la tradizione americana dell'Antropologia culturale, come indirizzo incentrato sulla riflessione teorica e lo studio delle società complesse nella contemporaneità. L'antropologia culturale è una disciplina scientifica nata in Occidente che ha per oggetto lo studio delle popolazioni contemporanee e delle loro culture, laddove per cultura si intende in termini generali l'insieme dei comportamenti e delle credenze appresi e condivisi dalle persone. L'antropologia culturale nasce allo scopo di conoscere, interpretare, ma anche salvaguardare le differenze culturali espresse dalle altre culture, rispetto alle culture occidentali industrializzate. Le origini dell'antropologia culturale risalgono a scrittori Document shared on www.docsity.com Downloaded by: letizia-paolucci-1 (paolucci.1968860@studenti.uniroma1.it)come Erodoto, Marco Polo, Ibn Khaldun: grandi viaggiatori che scrivevano resoconti sulle culture con le quali entravano in contatto. Le radici concettuali più recenti si fanno risalire a scrittori dell'Illuminismo, come ad esempio Montesquieu. La scoperta dei principi dell'evoluzione biologica da parte di Charles Darwin ha fornito le basi per la prima spiegazione scientifica delle origini della specie umana. I principali protagonisti della fondazione dell'antropologia culturale, nel tardo Settecento e all'inizio del XIX secolo, sono Sir Edward Tylor e Sir James Frazer, in Inghilterra, e Lewis Henry Morgan, negli Stati Uniti. Ispirati dalla teoria dell'evoluzione biologica, questi studiosi elaborarono un modello di evoluzione culturale secondo cui tutte le culture umane evolvono, nel tempo, da forme inferiori a forme superiori. Questa concezione collocava i popoli non occidentali in uno stadio primitivo e prevedeva, per loro, due possibili destini: il raggiungimento del livello evolutivo delle civiltà occidentali o l'estinzione. Malinowski, uno degli studiosi che maggiormente hanno determinato lo sviluppo dell'antropologia culturale moderna, ha introdotto la pratica della ricerca sul campo con l'osservazione partecipante. Definì l'approccio teorico del funzionalismo, il quale assimila le culture agli organismi biologici, le singole parti dei quali collaborano al funzionamento e alla conservazione dell'insieme. Il funzionalismo è connesso al concetto di olismo, ossia la convinzione circa la connessione esistente tra il tutto e le sue parti che conduce alla necessità di studiare ogni singolo aspetto della cultura che si voglia comprendere. Il funzionalismo contribuì a mettere definitivamente in crisi i paradigmi evoluzionistici etnocentrici. Franz Boas è considerato il fondatore dell'antropologia culturale nordamericana. Boas realizzò che tutte le culture hanno una distinta individualità e una propria validità, introducendo il concetto del relativismo culturale, ossia la convinzione della necessità di comprendere le singole culture a partire dai valori e e dalle idee che sono loro propri e dell'inopportunità di giudicarle in base a standard vigenti in contesti culturali diversi. Boas introdusse un approccio basato sul particolarismo storico, ovvero sullo studio particolare delle singole culture. Nel periodo compreso tra le due guerre, l'antropologia britannica con Alfred R. Radcliffe- Brown si orientò verso una prospettiva struttural-funzionalista, che diede vita all'antropologia sociale che privilegiava lo studio delle strutture sociali e la ricerca delle leggi di funzionamento delle società cosiddette primitive. I suoi allievi, Edward E. Evans Pritchard e Mayer Fortes, proseguirono sulla linea della sociologia. Entrambi misero in discussione l'idea che Document shared on www.docsity.com Downloaded by: letizia-paolucci-1 (paolucci.1968860@studenti.uniroma1.it)l'antropologia fosse una scienza naturale della società alla ricerca di leggi: Pritchard sviluppo una concezione dell'antropologia più vicina alle scienze storiche, Mayer introdusse la dimensione del mutamento e del conflitto, mettendo in crisi l'idea della società come organismo in equilibrio. Nello stesso periodo l'antropologo Claude Lévi-Strauss ha elaborato una prospettiva teorica fortemente influenzata da una visione filosofica, conosciuta con il nome di strutturalismo francese: riteneva che il miglior modo per comprendere una cultura fosse quello di raccogliere aspetti relativi ai sistemi di parentela, ai miti, alle narrazioni a essa associati e a ogni altro aspetto della vita sociale e culturale, e analizzare i loro temi soggiacenti. Lo strutturalismo francese ricerca gli elementi soggiacenti le relazioni sociali e le pratiche sociali, che si esprimono nella reciprocità e nello scambio. Esso ha ispirato lo sviluppo dell'antropologia simbolica, ossia lo studio della cultura intesa come sistema di significati. Il materialismo culturale è un approccio allo studio della cultura che pone l'accento sugli aspetti materiali dell'esistenza degli esseri umani, in particolare l'ambiente naturale in cui viviamo e i nostri mezzi di sussistenza. La prospettiva teorica dell'antropologia interpretativa, o interpretativismo, che ha avuto in Clifford Geertz il suo maggiore interprete, sostiene che per comprendere una cultura è necessario concentrarsi su ciò che le persone pensano, sulle loro idee e i simboli, e i significati che per loro sono importanti. La cultura, secondo Geertz, è una rete di significati che l'antropologo deve decodificare e interpretare. A partire dagli anni Novanta si sono sviluppate altre due prospettive teoriche influenzate dal postmodernismo. Lo strutturismo è una prospettiva secondo la quale potenti strutture plasmano le culture, influenzando il modo di pensare e di agire delle persone. La seconda prospettiva enfatizza il ruolo dell'agency umana e il potere che gli individui hanno di creare e trasformare la cultura opponendosi alle strutture esistenti.

Che cosa è la cultura?

La prima definizione è stata proposta dall'antropologo Sir Edward Tylor nel 1871: "La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società". Mentre in precedenza prevaleva una concezione colta ed etnocentrica di cultura, intesa cioè come quel patrimonio di conoscenze che l'individuo accumula nel corso della sua vita, con la cultura in senso antropologico ogni società umana diventa produttrice e portatrice di cultura. Il materialista culturale Malvin Harris afferma: "Una cultura è il modo, o stile di vita nel suo insieme, che un gruppo di persone ha acquisito Document shared on www.docsity.com Downloaded by: letizia-paolucci-1 (paolucci.1968860@studenti.uniroma1.it)socialmente. Consiste nei modi schematici e ridondanti di pensare, sentire e agire caratteristici dei membri di una data società o di uno specifico gruppo sociale". Cliffor Geertz, per gli interpretativi, ritiene che la cultura consista in un insieme di simboli, una rete di significati, motivazioni, stati d'animo e pensieri e non vi include i comportamenti. Tutti gli esseri umani hanno una cultura, intendendo questa come una facoltà della specie umana. Declinato al plurale il termine indica le micro- culture, o culture locali, cioè quell'insieme di specifici schemi di comportamento e di pensiero appresi e condivisi che si riscontrano presso una determinata area e un particolare gruppo umano. La valenza progressista del concetto antropologico di cultura è stata quella di opporsi ai paradigmi razzisti ed etnocentrici che dominavano il pensiero scientifico e filosofico del passato. Riconoscere pari facoltà intellettuali a tutti gli esseri umani in quanto membri di una società ha consentito di sfatare il mito della presunta superiorità della civiltà occidentale e di denunciare le pratiche denigratorie e razziste nei confronti dei popoli cosiddetti primitivi, considerati razzialmente e intellettualente inferiori. Tuttavia, a partire dagli anni '90 del Novecento, questo concetto ha iniziato a mostrare segni di conservatorismo e di un nuovo razzismo in quanto classificando il mondo in culture separate e distinte, esso ha iniziato a promuovere, da un lato, l'idea che queste fossero universi chiusi, nei quali gli individui dovevano vivere senza alternative, dall'altro, l'idea della legittimità della difesa della propria cultura e l'esclusione di altri gruppi umani dalla partecipazione alla vita pubblica e alla cittadinanza. In questo contesto il concetto di cultura può anche rafforzare la teoria razziale della diversità.

Cultura e natura

Per comprendere come le culture si distinguano dalla natura e contribuiscano a modellarla è utile prendere in esame il modo in cui le esigenze primarie e naturali della vita si delineano nei diversi contesti culturali. La cultura condiziona le nostre scelte alimentari, i tempi e modi del nostro nutrimento e attribuisce significati al cibo e all'alimentazione La culturale stabilisce anche quali cibi siano accettabili e quali no. Inoltre, la percezione del gusto varia in modo significativo. Ogni cultura stabilisce che cosa sia corretto bere, quando bere e con chi e attribuisce significati alle bevande e alle occasioni in cui bere. Il sonno è tanto culturalmente condizionato quanto è determinato biologicamente. Le influenze della cultura sul sonno si rendono evidenti quando si esamina chi dorme con chi, il tempo dedicato al riposo e i motivi per cui alcuni soffrono di insonnia o di disturbi del sonno. Le nostre vite sono organizzate e basate sui simboli. Il simbolo è un oggetto, una parola, un'azione dal significato culturalmente codificato che rappresenta qualcosa con il quale non ha Document shared on www.docsity.com Downloaded by: letizia-paolucci-1 (paolucci.1968860@studenti.uniroma1.it)

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