L'attenzione: funzioni, modelli teorici e fenomeni correlati in Psicologia

Slide di Università sull'attenzione, esplorando funzioni e modelli teorici. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, analizza fenomeni come il neglect e il priming semantico, l'attenzione divisa e l'interferenza da risorse, fornendo una panoramica completa sull'argomento.

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L ATTENZIONE
L’attenzione è il processo che, in un dato momento, potenzia l’elaborazione di alcune informazioni, mentre
inibisce l’elaborazione di altre. E’ sempre presente nella nostra vita quotidiana, è qualcosa di pervasivo
nel quotidiano. E’ difficile darne una definizione precisa. In linea di massima con il termine attenzione si
indica la capacità di selezionare, per un’ulteriore elaborazione, parte delle stimolazioni in arrivo, ma è
anche stato usato come sinonimo di concentrazione (Moray, 1969)
Con lo stesso termine di attenzione si fa anche riferimento al processo di ricerca di un bersaglio
specifico. Inoltre, è anche stato suggerito che l’attenzione sia in relazione con la vigilanza e l’arousal
(l’attivazione)
Es. un soggetto soporoso ha una vigilanza ridotta e conseguentemente fa poca attenzione a ciò che lo
circonda.
Con cosa deve fare i conti l’attenzione:
- Ricchezza di informazioni proveniente dall’ambiente esterno, in continuo cambiamento
- Ci è richiesto di agire adeguatamente nello spazio e nel tempo
Serve a selezione solo alcuni aspetti della realtà, infatti solo l’informazione rilevante per il comportamento
deve essere selezionata.
L’attenzione assolve questo compito limitando (selezionando) la quantità di info che in un dato
momento viene elaborata a livello consapevole.
Funzioni attenzione:
- Selezione e facilitazione di elaborazione dell’informazione
- Distribuzione di risorse
- Controllo ed integrazione
Queste funzioni sono svolte da differenti componenti attentive:
1. Attenzione focale (o selettiva)
2. Attenzione divisa
1. Controllo volontario e pianificazioni della prestazione
Queste componenti dell’attenzione interagiscono fra loro, anche se sono sistemi parzialmente differenziati
e dissociabili, ecco perchè si dice che l’attenzione è un processo cognitivo multicomponenziale.
1. Capacità degli individui di dirigere l’attenzione su particolari posizioni, oggetti, informazioni,
dell’ambiente rilevanti per gli scopi che perseguiamo ignorando le altre.
Può riguardare differenti fenomeni ed anche differenti modalità sensoriali. Quando l’attenzione selettiva si
dirige su una posizione dello spazio si parla di attenzione spaziale.
L’attenzione focalizzata si studia, in laboratorio, presentando al soggetto due o più stimoli
contemporanei e chiedendogli di elaborare e rispondere ad uno solo di essi (si chiede di fare un processo
di selezione).
Lo studio dell’attenzione focalizzata ci può dire:
- cosa e quanto sia possibile selezionare efficacemente alcuni stimoli piuttosto che altri
- ci consente di studiare i meccanismi (e la natura) del processo di selezione, ed il destino degli
stimoli trascurati.
L’assunzione è che l’uomo, così come fa un computer, elabori a stadi diversi l’informazione
proveniente dall’ambiente esterno (informazione sensoriale).
Data la presenza di limiti nel nostro processo di elaborazione, una parte soltanto di questa informazione
viene selezionata dall’attenzione selettiva, permettendo a questa di accedere agli stadi successivi di
elaborazione.
La selezione avviene attraverso dei filtri = meccanismi di natura sensoriale e non, che facilitano il
passaggio e un’ulteriore elaborazione di alcuni stimoli bloccando o inibendo contemporaneamente
l’elaborazione di altri.
L’evidenza sperimentale mostra che possiamo prestare attenzione solo ad alcune delle informazioni
sensoriali che ci circondano: questo aspetto selettivo dell’attenzione è spesso conseguenza di
un’inadeguata capacità del canale o di una limitazione fondamentale nel flusso di informazioni.
(Quando si verifica la selezione?)
Teoria del filtro attentivo (Broadbent, 1958)
La teoria si basa sull’idea che un canale a una capacità limitata,
attraverso il quale solo una certa quantità di informazioni può
passare. Broadbent riteneva che i numerosi input sensoriali
potenzialmente in grado di accedere a fasi successive
dell’elaborazione dovessero essere filtrati, per lasciar passare
solo le informazioni più importanti. Secondo questa teoria
l’informazione che ci giunge dai nostri organi di senso viene
bloccata dal filtro attentivo che viene applicato a stadi precoci
dell’elaborazione dell’informazione, lasciando passare solo una
parte di questa informazione. Si tratta di un filtro estremamente efficace.
Il filtro verrebbe applicato subito dopo l’uscita della informazione dai registri sensoriali, subito prima
che abbia accesso alla memoria di lavoro ed essere ulteriormente elaborata.
Lelaborazione dell’informazione non rilevante viene bloccato presto:
attenzione = filtro che blocca gran parte dell’informazione, passano soltanto le info che hanno
caratteristiche rilevanti per l’individuo.
Solo gli stimoli selezionati e sotto diretto
controllo dell’attenzione ricevono ulteriori
analisi permettendo la selezione della
risposta. L’info non rilevante può essere
selezionato solo sulla base di determinate
caratteristiche fisiche. Le informazioni
accedono a un magazzino sensoriale di
durata molto breve in cui vengono analizzate
alcune caratteristiche fisiche dell’input: così solo una piccola quantità di informazioni, selezionate sulla
base delle caratteristiche fisiche, riescono a passare.
Prove a favore dell’ipotesi della selezione precoce: L’ascolto dicotico.
Cherry, con l’utilizzo del paradigma ascolto dicotico.
Ascolto dicotico: Due canali audio (destro e sinistro), un messaggio presentato a all’orecchio di dx e uno
presentato a all’orecchio di sx. Il soggetto deve prestare attenzione a uno solo dei due canali
(nell’esempio l’orecchio destro).
Contemporaneamente veniva chiesto al soggetto di eseguire un compito di “Shadowing” (letteralmente
essere l’ombra) = ripetere immediatamente parola per parola uno dei due discorsi (o messaggi), e
ignorare completamente l’altro.
Risultati: non si percepisce quasi nulla di ciò che viene presentato nel canale “ignorato”. I partecipanti non
avevano alcun ricordo di ciò che veniva trasmesso all’orecchio a cui non prestavano attenzione, non
notavano nemmeno se il messaggio veniva sostituito con un messaggio in un’altra lingua.
Quindi, attraverso il canale non selezionato può passare:
- un grande cambiamento di volume
- un cambiamento di voce uomo/donna
- non un cambiamento di lingua (es. italiano/inglese)

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Anteprima

L'attenzione: Processo e Definizione

L'attenzione è il processo che, in un dato momento, potenzia l'elaborazione di alcune informazioni, mentre inibisce l'elaborazione di altre. E' sempre presente nella nostra vita quotidiana, è qualcosa di pervasivo nel quotidiano. E' difficile darne una definizione precisa. In linea di massima con il termine attenzione si indica la capacità di selezionare, per un'ulteriore elaborazione, parte delle stimolazioni in arrivo, ma è anche stato usato come sinonimo di concentrazione (Moray, 1969) Con lo stesso termine di attenzione si fa anche riferimento al processo di ricerca di un bersaglio specifico. Inoltre, è anche stato suggerito che l'attenzione sia in relazione con la vigilanza e l'arousal (l'attivazione) Es. un soggetto soporoso ha una vigilanza ridotta e conseguentemente fa poca attenzione a ciò che lo circonda.

Fattori che influenzano l'attenzione

  • Ricchezza di informazioni proveniente dall'ambiente esterno, in continuo cambiamento
  • Ci è richiesto di agire adeguatamente nello spazio e nel tempo

Serve a selezione solo alcuni aspetti della realtà, infatti solo l'informazione rilevante per il comportamento deve essere selezionata. L'attenzione assolve questo compito limitando (selezionando) la quantità di info che in un dato momento viene elaborata a livello consapevole.

Funzioni dell'attenzione

  • Selezione e facilitazione di elaborazione dell'informazione
  • Distribuzione di risorse
  • Controllo ed integrazione

Queste funzioni sono svolte da differenti componenti attentive:

  1. Attenzione focale (o selettiva)
  2. Attenzione divisa
  3. Controllo volontario e pianificazioni della prestazione

Queste componenti dell'attenzione interagiscono fra loro, anche se sono sistemi parzialmente differenziati e dissociabili, ecco perchè si dice che l'attenzione è un processo cognitivo multicomponenziale.

Attenzione Selettiva e Spaziale

  1. Capacità degli individui di dirigere l'attenzione su particolari posizioni, oggetti, informazioni, dell'ambiente rilevanti per gli scopi che perseguiamo ignorando le altre.

Può riguardare differenti fenomeni ed anche differenti modalità sensoriali. Quando l'attenzione selettiva si dirige su una posizione dello spazio si parla di attenzione spaziale. L'attenzione focalizzata si studia, in laboratorio, presentando al soggetto due o più stimoli contemporanei e chiedendogli di elaborare e rispondere ad uno solo di essi (si chiede di fare un processo di selezione).

Studio dell'attenzione focalizzata

  • cosa e quanto sia possibile selezionare efficacemente alcuni stimoli piuttosto che altri
  • ci consente di studiare i meccanismi (e la natura) del processo di selezione, ed il destino degli stimoli trascurati.

L'assunzione è che l'uomo, così come fa un computer, elabori a stadi diversi l'informazione proveniente dall'ambiente esterno (informazione sensoriale). Data la presenza di limiti nel nostro processo di elaborazione, una parte soltanto di questa informazione viene selezionata dall'attenzione selettiva, permettendo a questa di accedere agli stadi successivi di elaborazione. La selezione avviene attraverso dei filtri = meccanismi di natura sensoriale e non, che facilitano il passaggio e un'ulteriore elaborazione di alcuni stimoli bloccando o inibendo contemporaneamente l'elaborazione di altri. L'evidenza sperimentale mostra che possiamo prestare attenzione solo ad alcune delle informazioni sensoriali che ci circondano: questo aspetto selettivo dell'attenzione è spesso conseguenza di un'inadeguata capacità del canale o di una limitazione fondamentale nel flusso di informazioni.(Quando si verifica la selezione?)

Teoria del filtro attentivo di Broadbent (1958)

La teoria si basa sull'idea che un canale a una capacità limitata, attraverso il quale solo una certa quantità di informazioni può Registri Sensoriali Memoria di lavoro MLT 0 Magazzino Tattile permanente passare. Broadbent riteneva che i numerosi input sensoriali Visivo Le informazioni non ripetute vanno perdute rapidamente Uditivo potenzialmente in grado di accedere a fasi successive dell'elaborazione dovessero essere filtrati, per lasciar passare Input ambientali solo le informazioni più importanti. Secondo questa teoria Output o Risposta l'informazione che ci giunge dai nostri organi di senso viene bloccata dal filtro attentivo che viene applicato a stadi precoci dell'elaborazione dell'informazione, lasciando passare solo una parte di questa informazione. Si tratta di un filtro estremamente efficace. Il filtro verrebbe applicato subito dopo l'uscita della informazione dai registri sensoriali, subito prima che abbia accesso alla memoria di lavoro ed essere ulteriormente elaborata. L'elaborazione dell'informazione non rilevante viene bloccato presto: attenzione = filtro che blocca gran parte dell'informazione, passano soltanto le info che hanno caratteristiche rilevanti per l'individuo. Solo gli stimoli selezionati e sotto diretto controllo dell'attenzione ricevono ulteriori Filtro attentivo che interrompe l'analisi dello stimolo irrilevante analisi permettendo la selezione della risposta. L'info non rilevante può essere selezionato solo sulla base di determinate Informazione persa caratteristiche fisiche. Le informazioni accedono a un magazzino sensoriale di durata molto breve in cui vengono analizzate alcune caratteristiche fisiche dell'input: così solo una piccola quantità di informazioni, selezionate sulla base delle caratteristiche fisiche, riescono a passare.

Prove a favore della selezione precoce: L'ascolto dicotico

Cherry, con l'utilizzo del paradigma ascolto dicotico. Es. Cherry (1953) Cane, Vaso, ... Gatto, Tela. Stimoli da ignorare Stimoli da ripetere (e quindi da 'attendere') Gatto, Tela ... Ascolto dicotico: Due canali audio (destro e sinistro), un messaggio presentato a all'orecchio di dx e uno presentato a all'orecchio di sx. Il soggetto deve prestare attenzione a uno solo dei due canali (nell'esempio l'orecchio destro). Contemporaneamente veniva chiesto al soggetto di eseguire un compito di "Shadowing" (letteralmente essere l'ombra) = ripetere immediatamente parola per parola uno dei due discorsi (o messaggi), e ignorare completamente l'altro. Risultati: non si percepisce quasi nulla di ciò che viene presentato nel canale "ignorato". I partecipanti non avevano alcun ricordo di ciò che veniva trasmesso all'orecchio a cui non prestavano attenzione, non notavano nemmeno se il messaggio veniva sostituito con un messaggio in un'altra lingua.

Informazioni che possono passare attraverso il canale non selezionato

  • un grande cambiamento di volume
  • un cambiamento di voce uomo/donna
  • non un cambiamento di lingua (es. italiano/inglese)-
  • non il significato né le singole parole

Passano solo informazioni relative alle caratteristiche fisiche del messaggio. I risultati ottenuti da Cherry sono in accordo con la teoria di Broadbent.

Selezione precoce: problemi irrisolti

  • I soggetti sono in grado di riconoscere il proprio nome anche se presentato all'orecchio a cui non si presta attenzione (Moray, 1959). Egli riscontrò che pur presentando 35 volte la stessa lista di parole all'orecchio a cui i partecipanti non prestavano attenzione, i partecipanti non la notavano mai. L'insuccesso nel notare liste di parole ripetute implica che i segnali a cui non si prestava attenzione non sono elaborati in profondità.
  • Questo indicava che il significato di una parola presentata all'orecchio, a cui non si presta attenzione, influenza la comprensione della frase presentata all'orecchio a cui si presta attenzione (Mackay, 1973).

In conclusione, il significato viene elaborato da processi inconsapevoli. Che fine fa allora l'informazione che non ci interessa? Così viene modifica della teoria del filtro di Broadbent, la modifica porta alla proposizione di una nuova teoria, chiamata Teoria del filtro "attenuato" (Treisman, 1960)

Fenomeno del Cocktail Party

Immaginiamo di essere ad una festa e di voler parlare con un amico. L'ambiente in cui ci troviamo può essere molto affollato e rumoroso ma udiamo e comprendiamo la voce del ns amico che ci sta parlando ignorando allo stesso tempo le voci e i rumori intorno. Questo fenomeno è noto come il fenomeno del cocktail party = è la capacità di udire e comprendere la voce di una persona, ignorando allo stesso tempo le voci intorno. Si verifica proprio perché la nostra attenzione filtra via le voci e i discorsi provenienti dagli altri ospiti nella stanza incluso il rumore o la musica di sottofondo, permettendo solo alla voce del nostro amico di essere elaborata. Per focalizzarsi su una conversazione alla volta si sfruttano le differenze fisiche del messaggio uditivo per mantenere l'attenzione sul messaggio scelto. Un'altro modo per fare questo è tenere presente la posizione spaziale della sorgente del suono. Aspetti per la prima volta descritti da Cherry nel 1953, che a livello sperimentale ha studiato il fenomeno. Il fenomeno non poteva essere spiegato dalla teoria della selezione precoce, per la quale non dovrebbe essere realmente possibile.

Ipotesi della selezione tardiva di Deutch e Deutch (1963)

Input ambientali Registri Sensoriali Memoria di lavoro MLT Visivo Uditivo Le O Magazzino permanente Tattile informazioni non ripetute vanno perdute rapidamente Output o Risposta - Analisi semantica Identificazione Informazione non accessibile Secondo questa ipotesi il filtro attentivo viene applicato sempre all'inizio del processo di elaborazione, la teoria della selezione tardiva è una alternativa alla precedente. La teoria sostiene che prima di poter selezionare gli stimoli sia necessario riconoscerli ed identificarli, sia cioè necessaria un'analisi semantica di tutta l'informazione. Il filtro agisce solo in una fase tardiva del processo di elaborazione, e sarà a livello dell'output, quindi tutta l'informazione avrà superato tutti gli stadi di elaborazione. L'elaborazione percettiva è identica per tutte le caratteristiche degli stimoli. Tutte le informazioni che entrano nel nostro sistema sono elaborate completamente, anche le info disattese, e ne viene valutata la salienza, solo dopo avviene la

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