La psicologia dello sviluppo: concetti chiave e teorie principali

Documento da Università sulla psicologia dello sviluppo: concetti chiave e teorie principali. Il Pdf esplora la teoria ecologica di Bronfenbrenner e la zona di sviluppo prossimale di Vygotskij, con un focus sui processi di apprendimento e le metodologie di ricerca in Psicologia.

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19 pagine

Francesca Pitto
La psicologia dello sviluppo:!
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti sistematici che caratterizzano l'evoluzione
psicologica di ciascun individuo nel corso dell'intera esistenza (Aureli, 2020).!
Non si occupa dei bambini ma del processo dello sviluppo, inteso come sequenza di cambiamenti/
tappe che marcano la vita psicologica nel tempo. Si occupa, in altre parole, delle abilità umane (sul
piano cognitivo, socio-emotivo, esecutivo, morale) e di come si modificano nel tempo.!
L'interesse per lo studio delle fasi iniziale della vita umana risale agli anni ‘60-‘70, quando fu posta
maggiore attenzione allo studio dei meccanismi coinvolti nella percezione, nella comunicazione e nel
comportamento sociale. In più, in tale periodo storico, vengono introdotte tecniche osservative come
la videoregistrazione, che permette un attento studio dei comportamenti.!
I contributi disciplinari allo studio dello sviluppo umano:!
Neuroscienze cognitive dello sviluppo (tecniche come EEG, ERP, fMRI) per lo studio della
plasticità cerebrale fin dall'età neonatale;!
Psicologia comparata e etologia!
Teoria dei sistemi e approccio della persona nel contesto (Bronfenbrenner, 1979)!
!
Natura e cultura:!
La diatriba teorico-empirica più comune nello studio dello sviluppo umano è quella che contrappone
la dotazione innata (geni, biologia) all'influenza del contesto di riferimento (famiglia, legame di
attaccamento).!
Per molto tempo la domanda dominante è stata: quanto contano nel determinare gli esiti dello
sviluppo umano? Oggi la psicologia riconosce che ciò che conta è il come: lo sviluppo è dato dalla
compresenza di natura e cultura diversificata a seconda dell'età, dei domini, dei compiti specifici.!
Dall'interazione di questi fattori troviamo percorsi di sviluppo tipico (normotipico) o atipico.!
Karmiloff-Smith (2007) sostiene un approccio “modulare” alla mente (la mente è costituita da aree
specializzate in precise funzioni) secondo cui non possiamo parlare di traiettorie di sviluppo
interamente atipiche ma piuttosto di moduli integri e compromessi (es. Sindrome di Williams).!
!
Le differenze individuali:!
La concezione universalistica dello sviluppo è stata superata da una più relativistica: gli stessi
ambienti, ad esempio, possono “plasmare” diversamente le abilità e i comportamenti di diversi
individui. Si ricorre in questo caso ai concetti di:!
Temperamento!
Suscettibilità ambientale!
Gli esiti dello sviluppo sono probabilistici poiché derivati da una complessa interazione di variabili. Si
possono tuttavia identificare a livello empirico:!
Fattori di rischio: promuovono outcome sfavorevoli!
Fattori di protezione: contrastano outcome sfavorevoli!
!
La teoria ecologica: (Bronfenbrenner, 1979)!
Lo sviluppo del bambino è un processo complesso perché influenzato da diversi fattori!
collocati su diversi livelli o dimensioni che si influenzano reciprocamente.!
Individuo!1.
Microsistema: i sistemi di cui l'individuo ha esperienza diretta.!2.
Mesosistema: i sistemi di cui l'individuo ha esperienza diretta sono in relazione (es. i genitori 3.
hanno un buon rapporto con gli insegnanti? Questo favorisce il successo scolastico; i pari hanno
una cattiva opinione della scuola del ragazzo? Questo favorisce l'insuccesso scolastico)!
Esosistema: i sistemi di cui l'individuo non ha esperienza diretta (es. il luogo di lavoro del 4.
genitore)!
Macrosistema: valori, ideologie, variabili socioculturali del gruppo di appartenenza (es. riforma 5.
della scuola: sono ridotte le ore di sostegno per i bambini con disabilità)!
Cronosistema: dimensione temporale intesa come a) dimensione storica: essere bambini agli inizi 6.
del ‘900 è diverso dall'esserlo ai giorni nostri; b) dimensione dell'età cronologica: con la crescita i
bisogni dell'individuo e le sue aspettative nei microsistemi cambiano (e questo influenza, di
conseguenza, gli altri sistemi).!
Attenzione: la teoria ecologica non tiene in considerazione le differenze individuali: a parità di fattori
ambientali, individui con suscettibilità all'ambiente e resilienza diversi, avranno traiettorie di crescita
diverse.!
!
Lo sviluppo dell'individuo nel contesto:!
La psicologia dello sviluppo è fortemente influenzata dal dibattito teorico tra natura (eredità biologica)
e cultura (il/ contesto/i).!
Il bambino apprende attraverso schemi mentali innati. Ma il contesto è importante affinché assimili
nuove esperienze e accomodi (riveda) i suoi schemi mentali. (Piaget)!
Il bambino impara attraverso attività congiunte, in particolare nelle interazioni con l'adulto. (Vygotskij)!
!
La zona di sviluppo prossimale:!
Lev Vygotskij teorizzò che la trasmissione di conoscenza dall'adulto al bambino può essere intesa,
metaforicamente, come un “traghettamento” dalla zona di sviluppo attuale del bambino (cosa sa
fare) alla zona di sviluppo prossimale (cosa riesce a fare insieme all'adulto), che si alimenta di
traguardi inscritti nella zona di sviluppo potenziale (che cosa potrebbe imparare il bambino).!
L'azione che l'adulto compie è detta “scaffolding”, ovvero impalcatura: dare un livello di supporto
adeguato all'apprendimento. Tale supporto non deve né saturare svolgere il compito al posto del
bambino), ne lasciare solo il bambino di fronte alla frustrazione di un compito che non sa ancora
svolgere da solo. E' importante che lo scaffolding sia attuato per compiti con l'adeguato livello di
difficoltà: un compito eccessivamente semplice per l'età del bambino non crea apprendimento, un
compito eccessivamente difficile può scoraggiare il bambino rispetto alle sue capacità.!
!
I processi di apprendimento nei contesti:!
Genitori e insegnanti trasmettono al bambino, attraverso un processo chiamato socializzazione, le
capacità sociali, cognitive, emotive, per potersi comportare conformemente ai codici socioculturali
della società di riferimento, per diventarne un membro competente.!
Possono essere importanti per il processo di socializzazione anche gruppi sportivi, scout, gruppi di
volontariato, catechismo, ecc…!
Come avviene il processo di socializzazione da parte della figura educante?!
Insegnamento esplicito: diretto e intenzionale!1.
Insegnamento tramite role-modeling: indiretto e non-intenzionale!2.
Insegnamento esperienziale!3.
Secondo Schaffer (1996) bisogna distinguere socializzazione emotiva e cognitiva.!
La prima si può realizzare: !
osservando come gli altri esprimono le loro emozioni,!1.
come gli altri parlano delle loro emozioni.!2.
Dunn(1993) ha dimostrato che i bambini di 2-3 anni i cui genitori parlano delle emozioni con loro,
sono più propensi, a 6 anni, a comprendere le emozioni altrui.!
La seconda si può realizzare tramite comportamenti volti a facilitare e ampliare il funzionamento
cognitivo del bambino: ad esempio, leggere un libro insieme a un bambino prima che impari a
leggere.!
!
La famiglia:!
“Più che di famiglia bisogna parlare di famiglie” (Barone, 2016)!
Le caratteristiche della famiglia di oggi:!

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Anteprima

Francesca Pitto

La psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti sistematici che caratterizzano l'evoluzione psicologica di ciascun individuo nel corso dell'intera esistenza (Aureli, 2020). Non si occupa dei bambini ma del processo dello sviluppo, inteso come sequenza di cambiamenti/ tappe che marcano la vita psicologica nel tempo. Si occupa, in altre parole, delle abilità umane (sul piano cognitivo, socio-emotivo, esecutivo, morale) e di come si modificano nel tempo. L'interesse per lo studio delle fasi iniziale della vita umana risale agli anni '60-'70, quando fu posta maggiore attenzione allo studio dei meccanismi coinvolti nella percezione, nella comunicazione e nel comportamento sociale. In più, in tale periodo storico, vengono introdotte tecniche osservative come la videoregistrazione, che permette un attento studio dei comportamenti.

I contributi disciplinari allo studio dello sviluppo umano

  • Neuroscienze cognitive dello sviluppo (tecniche come EEG, ERP, fMRI) per lo studio della plasticità cerebrale fin dall'età neonatale;
  • Psicologia comparata e etologia
  • Teoria dei sistemi e approccio della persona nel contesto (Bronfenbrenner, 1979)

Natura e cultura

La diatriba teorico-empirica più comune nello studio dello sviluppo umano è quella che contrappone la dotazione innata (geni, biologia) all'influenza del contesto di riferimento (famiglia, legame di attaccamento). Per molto tempo la domanda dominante è stata: quanto contano nel determinare gli esiti dello sviluppo umano? Oggi la psicologia riconosce che ciò che conta è il come: lo sviluppo è dato dalla compresenza di natura e cultura diversificata a seconda dell'età, dei domini, dei compiti specifici. Dall'interazione di questi fattori troviamo percorsi di sviluppo tipico (normotipico) o atipico. Karmiloff-Smith (2007) sostiene un approccio "modulare" alla mente (la mente è costituita da aree specializzate in precise funzioni) secondo cui non possiamo parlare di traiettorie di sviluppo interamente atipiche ma piuttosto di moduli integri e compromessi (es. Sindrome di Williams).

Le differenze individuali

La concezione universalistica dello sviluppo è stata superata da una più relativistica: gli stessi ambienti, ad esempio, possono "plasmare" diversamente le abilità e i comportamenti di diversi individui. Si ricorre in questo caso ai concetti di:

  • Temperamento
  • Suscettibilità ambientale

Gli esiti dello sviluppo sono probabilistici poiché derivati da una complessa interazione di variabili. Si possono tuttavia identificare a livello empirico:

  • Fattori di rischio: promuovono outcome sfavorevoli
  • Fattori di protezione: contrastano outcome sfavorevoli

La teoria ecologica di Bronfenbrenner (1979)

Lo sviluppo del bambino è un processo complesso perché influenzato da diversi fattori collocati su diversi livelli o dimensioni che si influenzano reciprocamente.

  1. Individuo
  2. Microsistema: i sistemi di cui l'individuo ha esperienza diretta.
  3. Mesosistema: i sistemi di cui l'individuo ha esperienza diretta sono in relazione (es. i genitori hanno un buon rapporto con gli insegnanti? Questo favorisce il successo scolastico; i pari hanno una cattiva opinione della scuola del ragazzo? Questo favorisce l'insuccesso scolastico)
  4. Esosistema: i sistemi di cui l'individuo non ha esperienza diretta (es. il luogo di lavoro del genitore)
  5. Macrosistema: valori, ideologie, variabili socioculturali del gruppo di appartenenza (es. riforma della scuola: sono ridotte le ore di sostegno per i bambini con disabilità)
  6. Cronosistema: dimensione temporale intesa come a) dimensione storica: essere bambini agli inizi del '900 è diverso dall'esserlo ai giorni nostri; b) dimensione dell'età cronologica: con la crescita i bisogni dell'individuo e le sue aspettative nei microsistemi cambiano (e questo influenza, di conseguenza, gli altri sistemi).

Attenzione: la teoria ecologica non tiene in considerazione le differenze individuali: a parità di fattori ambientali, individui con suscettibilità all'ambiente e resilienza diversi, avranno traiettorie di crescita diverse.

Lo sviluppo dell'individuo nel contesto

La psicologia dello sviluppo è fortemente influenzata dal dibattito teorico tra natura (eredità biologica) e cultura (il/ contesto/i). Il bambino apprende attraverso schemi mentali innati. Ma il contesto è importante affinché assimili nuove esperienze e accomodi (riveda) i suoi schemi mentali. (Piaget) Il bambino impara attraverso attività congiunte, in particolare nelle interazioni con l'adulto. (Vygotskij)

La zona di sviluppo prossimale

Lev Vygotskij teorizzò che la trasmissione di conoscenza dall'adulto al bambino può essere intesa, metaforicamente, come un "traghettamento" dalla zona di sviluppo attuale del bambino (cosa sa fare) alla zona di sviluppo prossimale (cosa riesce a fare insieme all'adulto), che si alimenta di traguardi inscritti nella zona di sviluppo potenziale (che cosa potrebbe imparare il bambino). L'azione che l'adulto compie è detta "scaffolding", ovvero impalcatura: dare un livello di supporto adeguato all'apprendimento. Tale supporto non deve né saturare svolgere il compito al posto del bambino), ne lasciare solo il bambino di fronte alla frustrazione di un compito che non sa ancora svolgere da solo. E' importante che lo scaffolding sia attuato per compiti con l'adeguato livello di difficoltà: un compito eccessivamente semplice per l'età del bambino non crea apprendimento, un compito eccessivamente difficile può scoraggiare il bambino rispetto alle sue capacità.

I processi di apprendimento nei contesti

Genitori e insegnanti trasmettono al bambino, attraverso un processo chiamato socializzazione, le capacità sociali, cognitive, emotive, per potersi comportare conformemente ai codici socioculturali della società di riferimento, per diventarne un membro competente. Possono essere importanti per il processo di socializzazione anche gruppi sportivi, scout, gruppi di volontariato, catechismo, ecc ...

Come avviene il processo di socializzazione da parte della figura educante?

  1. Insegnamento esplicito: diretto e intenzionale
  2. Insegnamento tramite role-modeling: indiretto e non-intenzionale
  3. Insegnamento esperienziale

Secondo Schaffer (1996) bisogna distinguere socializzazione emotiva e cognitiva. La prima si può realizzare:

  1. osservando come gli altri esprimono le loro emozioni,
  2. come gli altri parlano delle loro emozioni.

Dunn(1993) ha dimostrato che i bambini di 2-3 anni i cui genitori parlano delle emozioni con loro, sono più propensi, a 6 anni, a comprendere le emozioni altrui. La seconda si può realizzare tramite comportamenti volti a facilitare e ampliare il funzionamento cognitivo del bambino: ad esempio, leggere un libro insieme a un bambino prima che impari a leggere.

La famiglia

"Più che di famiglia bisogna parlare di famiglie" (Barone, 2016)

Le caratteristiche della famiglia di oggi

  • Status della coppia: sposata, convivente, separata, risposata
  • Struttura della famiglia: mononucleare o plurinucleare (ricostituita)
  • Orientamento sessuale della coppia: eterosessuale o omosessuale
  • Copresenza dei genitori nel nucleo abitativo
  • Genitorialità biologica, tecnologicamente assistita, adottiva, affidataria
  • Reddito: monoreddito o doppio reddito
  • Etnia e cultura
  • Età dei figli, numerosità, distanza cronologica tra i fratelli
  • Ciclo di vita della famiglia (es. nascita figlio diverso da figlio adolescente o che va via per studio/ lavoro)
  • Supporto sociale della famiglia: la famiglia può contare sulla comunità di cui fa parte? In che misura?

I genitori

La genitorialità racchiude: . Capacità intuitive innate: ad esempio il baby-talk

  • Capacità intenzionali e consce che possono essere allenate (ad esempio la sensibilità genitoriale come intesa da Mary Ainsworth)

Quattro stili genitoriali

  1. Stile autorevole: sollecita il dialogo, è attento ai bisogni del figlio, definisce norme, non usa maniere punitive;
  2. Stile permissivo: non è severo e non è esigente, lascia esprimere i figli, consulta i figli;
  3. Stile autoritario: inflessibilità, severità, le regole non si discutono, punizioni e intimidazioni;
  4. Stile trascurante: è indifferente, non supporta, non presta attenzione, non stabilisce norme.

I fratelli

Secondo Dunn (2014) ci sono 3 parametri per descrivere le relazioni tra fratelli:

  • Qualità emotiva positiva o negativa (anche ambivalente)
  • Intimità intesa come vicinanza fisica e psicologica (supporto reciproco e condivisione)
  • Variabilità: alcune coppie di fratelli hanno legami stretti e affettuosi, altre distaccati, altri alta conflittualità

Lo stesso individuo può avere relazioni diverse con fratelli diversi. Se la relazione fraterna è connotata positivamente può favorire lo sviluppo di competenze sociali, la costruzione della personalità e dell'identità, la regolazione delle emozioni. Se la relazione fraterna è conflittuale o competitiva possono insorgere, in adolescenza, comportamenti problematici e conflittuali.

La scuola

In Italia la scuola fa parte della quotidianità dell'individuo dai 6 fino ai 18 anni (anche prima con l'ingresso all'asilo nido). Esiste una correlazione positiva tra il livello di istruzione e lo stipendio ottenuto in età adulta. Le persone con più alto livello di scolarizzazione vivono più a lungo e hanno matrimoni più duraturi. Nel contesto scolastico l'individuo non è accettato aprioristicamente come nella famiglia, ma deve confrontarsi con:

  • Il rapporto asimmetrico con un altro adulto di riferimento (relazione verticale, sancita dal contratto didattico)
  • Il rapporto con il gruppo dei pari (relazione orizzontale)
  • Il confronto con il gruppo dei pari in termini di prestazione (voto)

Approccio all'insegnamento centrato sull'insegnante: il presupposto è che la conoscenza debba essere trasferita al bambino, un recipiente passivo, all'interno di un rapporto verticale. Approccio all'insegnamento centrato sul bambino: il presupposto per favorire l'apprendimento è che il bambino partecipi, negozi e discuta attività obiettivi.

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