Documento da Università sulla psicologia dello sviluppo: concetti chiave e teorie principali. Il Pdf esplora la teoria ecologica di Bronfenbrenner e la zona di sviluppo prossimale di Vygotskij, con un focus sui processi di apprendimento e le metodologie di ricerca in Psicologia.
Mostra di più19 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti sistematici che caratterizzano l'evoluzione psicologica di ciascun individuo nel corso dell'intera esistenza (Aureli, 2020). Non si occupa dei bambini ma del processo dello sviluppo, inteso come sequenza di cambiamenti/ tappe che marcano la vita psicologica nel tempo. Si occupa, in altre parole, delle abilità umane (sul piano cognitivo, socio-emotivo, esecutivo, morale) e di come si modificano nel tempo. L'interesse per lo studio delle fasi iniziale della vita umana risale agli anni '60-'70, quando fu posta maggiore attenzione allo studio dei meccanismi coinvolti nella percezione, nella comunicazione e nel comportamento sociale. In più, in tale periodo storico, vengono introdotte tecniche osservative come la videoregistrazione, che permette un attento studio dei comportamenti.
La diatriba teorico-empirica più comune nello studio dello sviluppo umano è quella che contrappone la dotazione innata (geni, biologia) all'influenza del contesto di riferimento (famiglia, legame di attaccamento). Per molto tempo la domanda dominante è stata: quanto contano nel determinare gli esiti dello sviluppo umano? Oggi la psicologia riconosce che ciò che conta è il come: lo sviluppo è dato dalla compresenza di natura e cultura diversificata a seconda dell'età, dei domini, dei compiti specifici. Dall'interazione di questi fattori troviamo percorsi di sviluppo tipico (normotipico) o atipico. Karmiloff-Smith (2007) sostiene un approccio "modulare" alla mente (la mente è costituita da aree specializzate in precise funzioni) secondo cui non possiamo parlare di traiettorie di sviluppo interamente atipiche ma piuttosto di moduli integri e compromessi (es. Sindrome di Williams).
La concezione universalistica dello sviluppo è stata superata da una più relativistica: gli stessi ambienti, ad esempio, possono "plasmare" diversamente le abilità e i comportamenti di diversi individui. Si ricorre in questo caso ai concetti di:
Gli esiti dello sviluppo sono probabilistici poiché derivati da una complessa interazione di variabili. Si possono tuttavia identificare a livello empirico:
Lo sviluppo del bambino è un processo complesso perché influenzato da diversi fattori collocati su diversi livelli o dimensioni che si influenzano reciprocamente.
Attenzione: la teoria ecologica non tiene in considerazione le differenze individuali: a parità di fattori ambientali, individui con suscettibilità all'ambiente e resilienza diversi, avranno traiettorie di crescita diverse.
La psicologia dello sviluppo è fortemente influenzata dal dibattito teorico tra natura (eredità biologica) e cultura (il/ contesto/i). Il bambino apprende attraverso schemi mentali innati. Ma il contesto è importante affinché assimili nuove esperienze e accomodi (riveda) i suoi schemi mentali. (Piaget) Il bambino impara attraverso attività congiunte, in particolare nelle interazioni con l'adulto. (Vygotskij)
Lev Vygotskij teorizzò che la trasmissione di conoscenza dall'adulto al bambino può essere intesa, metaforicamente, come un "traghettamento" dalla zona di sviluppo attuale del bambino (cosa sa fare) alla zona di sviluppo prossimale (cosa riesce a fare insieme all'adulto), che si alimenta di traguardi inscritti nella zona di sviluppo potenziale (che cosa potrebbe imparare il bambino). L'azione che l'adulto compie è detta "scaffolding", ovvero impalcatura: dare un livello di supporto adeguato all'apprendimento. Tale supporto non deve né saturare svolgere il compito al posto del bambino), ne lasciare solo il bambino di fronte alla frustrazione di un compito che non sa ancora svolgere da solo. E' importante che lo scaffolding sia attuato per compiti con l'adeguato livello di difficoltà: un compito eccessivamente semplice per l'età del bambino non crea apprendimento, un compito eccessivamente difficile può scoraggiare il bambino rispetto alle sue capacità.
Genitori e insegnanti trasmettono al bambino, attraverso un processo chiamato socializzazione, le capacità sociali, cognitive, emotive, per potersi comportare conformemente ai codici socioculturali della società di riferimento, per diventarne un membro competente. Possono essere importanti per il processo di socializzazione anche gruppi sportivi, scout, gruppi di volontariato, catechismo, ecc ...
Secondo Schaffer (1996) bisogna distinguere socializzazione emotiva e cognitiva. La prima si può realizzare:
Dunn(1993) ha dimostrato che i bambini di 2-3 anni i cui genitori parlano delle emozioni con loro, sono più propensi, a 6 anni, a comprendere le emozioni altrui. La seconda si può realizzare tramite comportamenti volti a facilitare e ampliare il funzionamento cognitivo del bambino: ad esempio, leggere un libro insieme a un bambino prima che impari a leggere.
"Più che di famiglia bisogna parlare di famiglie" (Barone, 2016)
La genitorialità racchiude: . Capacità intuitive innate: ad esempio il baby-talk
Secondo Dunn (2014) ci sono 3 parametri per descrivere le relazioni tra fratelli:
Lo stesso individuo può avere relazioni diverse con fratelli diversi. Se la relazione fraterna è connotata positivamente può favorire lo sviluppo di competenze sociali, la costruzione della personalità e dell'identità, la regolazione delle emozioni. Se la relazione fraterna è conflittuale o competitiva possono insorgere, in adolescenza, comportamenti problematici e conflittuali.
In Italia la scuola fa parte della quotidianità dell'individuo dai 6 fino ai 18 anni (anche prima con l'ingresso all'asilo nido). Esiste una correlazione positiva tra il livello di istruzione e lo stipendio ottenuto in età adulta. Le persone con più alto livello di scolarizzazione vivono più a lungo e hanno matrimoni più duraturi. Nel contesto scolastico l'individuo non è accettato aprioristicamente come nella famiglia, ma deve confrontarsi con:
Approccio all'insegnamento centrato sull'insegnante: il presupposto è che la conoscenza debba essere trasferita al bambino, un recipiente passivo, all'interno di un rapporto verticale. Approccio all'insegnamento centrato sul bambino: il presupposto per favorire l'apprendimento è che il bambino partecipi, negozi e discuta attività obiettivi.