Il Barone Rampante: scheda libro e riassunto breve

Documento da Scuola superiore su "Il barone rampante" di Italo Calvino. Il Pdf offre una scheda libro e un riassunto dettagliato dell'opera, analizzando personaggi, ambientazione e trama. È utile per lo studio della Letteratura.

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19 pagine

Il barone rampante scheda libro e riassunto breve
ITALO CALVINO “Il barone rampante”
Secondo romanzo di una trilogia che comprende anche "Il visconte dimezzato" ed "Il cavaliere
inesistente", "Il barone rampante" di Calvino segue lo stesso filone storico e fantastico degli altri
due libri, ambientando in un passato appena evocato vicende surreali dal tono morale: in questo
caso particolare si tratta della vita di Cosimo Rondò, un nobilotto ligure che un giorno decide di
salire sugli alberi e di non scenderne più.!
Tale gesto ha il valore metaforico di un allontanamento e di un distacco dalla società degli uomini
e della possibilità di guardarli dall'alto, ovvero da una posizione oggettiva, ed il protagonista
assume quindi le caratteristiche necessarie al raggiungimento di questa elevata quanto ideale
condizione.!
Innanzitutto, egli ci appare, o meglio viene esplicitamente definito un "ribelle", qualità questa
che si delinea soprattutto nel conflitto coi genitori e che ha l'aspetto non di irriverente
sceneggiata, ma del consapevole rifiuto del loro mondo decadente; padre e madre, infatti sono
entrambi ignari dell'irreversibile fine cui l'Ancien Règime è stato condannato in quegli anni dalla
rivoluzione in Francia, ed esprimono una sorta di insofferenza ed indifferenza nei confronti del
loro presente, il primo ostentando una passione viscerale per l'albero genealogico della propria
famiglia e per i propri diritti feudali sui terreni che da secoli non sono più sotto il giogo della
nobiltà, la seconda interessandosi a guerre e battaglie, soprattutto se di vecchia data.!
Se il coraggio a non accettare tutte le imposizioni attuate da un'autorità o dalla società, che si
manifesta in Cosimo quando, durante il pranzo, rifiuta una portata a suo giudizio disgustosa,
portano il protagonista a salire sugli alberi con un vero e proprio atto di ribellione, sono
l'ingenuità e la caparbietà a indurlo al completo distacco da un mondo malizioso e volubile; egli
decide infatti di non scendere più dai rami in seguito all'incontro con la ragazza della tenuta
vicina, Violante d'Ondariva e d'Ombrosa (che incarna appunto malizia e voluttà), la quale gli
cede per gioco il "regno" arboricolo tenendo per sé quello meno puro e certo non incontaminato
della terra.!
Lo stile di vita spartano e precario sono la prima occasione per mettere in luce alcuni dei migliori
aspetti della personalità del protagonista, quali il coraggio (non più solo quello a ribellarsi) ed il
senso pratico: quest'ultimo in particolare si rivela molto utile, in quanto, oltre che ad aiutarlo nel
rendere più confortevole la propria esistenza, lo spinge ad occuparsi della comunità del villaggio
e a salvarla da pericoli quali un enorme e distruttivo incendio o lo sbarco dei pirati saraceni,
pericoli questi che gli uomini non potrebbero fronteggiare a dovere sotto il mero controllo
autoritario di un qualunque "terrestre".!
La parte centrale del libro è, inoltre, dedicata ad una serie d'incontri con personaggi, nuovi o già
presentati all'interno del romanzo, con cui mai il barone avrebbe avuto a che fare o di cui non
avrebbe scoperto i segreti rimanendo a terra. E', infatti, spiandone le mosse dall'alto che
comprende la vera natura del misterioso e riservato zio, fratellastro del barone, il quale fu
prigioniero dei mussulmani, dai quali imparò la tecnica idraulica e l'arte dell'apicoltura, ed il
quale, mascherandosi con la timidezza, cela un'indifferenza nei confronti degli occidentali che lo
spingerà a favorire i pirati saraceni. Le circostanze della sua morte, note solo a Cosimo, ed il
modo in cui queste possono essere interpretate dalla gente mostrano nuovamente la simbolica
condizione di oggettività raggiunta dal barone.!
Sempre dall'alto degli alberi, il protagonista fa la conoscenza di un altro personaggio, ovvero il
capo dei briganti Gian dei Brughi, il quale, oltre a non corrispondere alla propria fama di ladro
temerario, contro ogni aspettativa si appassiona di letture al punto da preferirle alla sua solita
occupazione; persino sul patibolo (al quale sarà condannato per esser stato maldestro proprio
per aver perso la dimestichezza nelle rapine) il suo primo pensiero sarà il finale di un romanzo,
a dimostrare come le persone celino in se stesse un carattere o una personalità ignota ai più.
Molti altri incontri di Cosimo avvengono con ragazzi poveri, contadini o boscaioli, il che dimostra,
nuovamente, la totale oggettività della sua situazione, che gli ha fatto dimenticare d'essere un
barone e gli ha permesso di andare oltre le regole tra le classi sociali. Questo si delinea anche,
seppur in senso inverso, dall'incontro con i nobili spagnoli i quali, con la loro alterigia e mancanza
di senso pratico, mostrano tutta la distanza che ormai v'è tra loro ed il protagonista.!
1) Riassunto esteso!
“Il barone rampante” narra le avventure del giovane Cosimo, figlio secondogenito del barone di
Rondò, che, stanco di dover obbedire alle pretese dei genitori e di dover sopportare le cattiverie
della sorella Battista, decide di fuggire dalla solita routine quotidiana per rifugiarsi sugli alberi.
Come spiega il fratello Biagio, all’inizio si credeva che presto Cosimo si sarebbe stancato di
questo genere di vita e sarebbe sceso, ma in realtà non fu così. Anzi, dopo aver trascorso un
periodo di scoperta e di esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, affinando le tecniche
di caccia e di sopravvivenza, il futuro baronetto diventa il protagonista di una serie di
ardimentose imprese che vengono pazientemente raccolte dal fratello minore. Ad esempio, si
racconta della sua strana amicizia con Viola D’Ondariva, la figlia dei suoi ricchissimi vicini di casa,
attraverso la quale aveva potuto fare anche la conoscenza con la famosa banda dei ladri di frutta,

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Anteprima

Il barone rampante: analisi e riassunto

ITALO CALVINO "Il barone rampante"
Secondo romanzo di una trilogia che comprende anche "Il visconte dimezzato" ed "Il cavaliere
inesistente", "Il barone rampante" di Calvino segue lo stesso filone storico e fantastico degli altri
due libri, ambientando in un passato appena evocato vicende surreali dal tono morale: in questo
caso particolare si tratta della vita di Cosimo Rondò, un nobilotto ligure che un giorno decide di
salire sugli alberi e di non scenderne più.
Tale gesto ha il valore metaforico di un allontanamento e di un distacco dalla società degli uomini
e della possibilità di guardarli dall'alto, ovvero da una posizione oggettiva, ed il protagonista
assume quindi le caratteristiche necessarie al raggiungimento di questa elevata quanto ideale
condizione.

La ribellione di Cosimo

Innanzitutto, egli ci appare, o meglio viene esplicitamente definito un "ribelle", qualità questa
che si delinea soprattutto nel conflitto coi genitori e che ha l'aspetto non di irriverente
sceneggiata, ma del consapevole rifiuto del loro mondo decadente; padre e madre, infatti sono
entrambi ignari dell'irreversibile fine cui l'Ancien Regime è stato condannato in quegli anni dalla
rivoluzione in Francia, ed esprimono una sorta di insofferenza ed indifferenza nei confronti del
loro presente, il primo ostentando una passione viscerale per l'albero genealogico della propria
famiglia e per i propri diritti feudali sui terreni che da secoli non sono più sotto il giogo della
nobiltà, la seconda interessandosi a guerre e battaglie, soprattutto se di vecchia data.
Se il coraggio a non accettare tutte le imposizioni attuate da un'autorità o dalla società, che si
manifesta in Cosimo quando, durante il pranzo, rifiuta una portata a suo giudizio disgustosa,
portano il protagonista a salire sugli alberi con un vero e proprio atto di ribellione, sono
l'ingenuità e la caparbietà a indurlo al completo distacco da un mondo malizioso e volubile; egli
decide infatti di non scendere più dai rami in seguito all'incontro con la ragazza della tenuta
vicina, Violante d'Ondariva e d'Ombrosa (che incarna appunto malizia e voluttà), la quale gli
cede per gioco il "regno" arboricolo tenendo per se quello meno puro e certo non incontaminato
della terra.

Lo stile di vita spartano e il senso pratico

Lo stile di vita spartano e precario sono la prima occasione per mettere in luce alcuni dei migliori
aspetti della personalità del protagonista, quali il coraggio (non più solo quello a ribellarsi) ed il
senso pratico: quest'ultimo in particolare si rivela molto utile, in quanto, oltre che ad aiutarlo nel
rendere più confortevole la propria esistenza, lo spinge ad occuparsi della comunità del villaggioe a salvarla da pericoli quali un enorme e distruttivo incendio o lo sbarco dei pirati saraceni,
pericoli questi che gli uomini non potrebbero fronteggiare a dovere sotto il mero controllo
autoritario di un qualunque "terrestre".

Incontri significativi del barone

La parte centrale del libro è, inoltre, dedicata ad una serie d'incontri con personaggi, nuovi o già
presentati all'interno del romanzo, con cui mai il barone avrebbe avuto a che fare o di cui non
avrebbe scoperto i segreti rimanendo a terra. E', infatti, spiandone le mosse dall'alto che
comprende la vera natura del misterioso e riservato zio, fratellastro del barone, il quale fu
prigioniero dei mussulmani, dai quali imparò la tecnica idraulica e l'arte dell'apicoltura, ed il
quale, mascherandosi con la timidezza, cela un'indifferenza nei confronti degli occidentali che lo
spingerà a favorire i pirati saraceni. Le circostanze della sua morte, note solo a Cosimo, ed il
modo in cui queste possono essere interpretate dalla gente mostrano nuovamente la simbolica
condizione di oggettività raggiunta dal barone.
Sempre dall'alto degli alberi, il protagonista fa la conoscenza di un altro personaggio, ovvero il
capo dei briganti Gian dei Brughi, il quale, oltre a non corrispondere alla propria fama di ladro
temerario, contro ogni aspettativa si appassiona di letture al punto da preferirle alla sua solita
occupazione; persino sul patibolo (al quale sarà condannato per esser stato maldestro proprio
per aver perso la dimestichezza nelle rapine) il suo primo pensiero sarà il finale di un romanzo,
a dimostrare come le persone celino in se stesse un carattere o una personalità ignota ai più.
Molti altri incontri di Cosimo avvengono con ragazzi poveri, contadini o boscaioli, il che dimostra,
nuovamente, la totale oggettività della sua situazione, che gli ha fatto dimenticare d'essere un
barone e gli ha permesso di andare oltre le regole tra le classi sociali. Questo si delinea anche,
seppur in senso inverso, dall'incontro con i nobili spagnoli i quali, con la loro alterigia e mancanza
di senso pratico, mostrano tutta la distanza che ormai v'è tra loro ed il protagonista.

Riassunto esteso del romanzo

Le avventure del giovane Cosimo

1) Riassunto esteso
"Il barone rampante" narra le avventure del giovane Cosimo, figlio secondogenito del barone di
Rondò, che, stanco di dover obbedire alle pretese dei genitori e di dover sopportare le cattiverie
della sorella Battista, decide di fuggire dalla solita routine quotidiana per rifugiarsi sugli alberi.
Come spiega il fratello Biagio, all'inizio si credeva che presto Cosimo si sarebbe stancato di
questo genere di vita e sarebbe sceso, ma in realtà non fu così. Anzi, dopo aver trascorso un
periodo di scoperta e di esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, affinando le tecniche
di caccia e di sopravvivenza, il futuro baronetto diventa il protagonista di una serie di
ardimentose imprese che vengono pazientemente raccolte dal fratello minore. Ad esempio, si
racconta della sua strana amicizia con Viola D'Ondariva, la figlia dei suoi ricchissimi vicini di casa,
attraverso la quale aveva potuto fare anche la conoscenza con la famosa banda dei ladri di frutta,
composta da alcuni ragazzini che organizzavano scorribande per tutta la regione. All'epoca,
Cosimo aveva appena dodici anni, ma quello che maturò per Viola fu un vero sentimento
d'amore, che si spezzò per lui quando quest'ultima dovette trasferirsi da Ombrosa in un altro
paese con la sua famiglia. Purtroppo, durante il trasloco accadde che uno dei cani della bambina,
un bassotto, fu dimenticato alla villa, e Cosimo approfittò dell'occasione per adottare il cucciolo
e ribattezzarlo Ottimo Massimo. In questi tempi, la stima che la gente provava per questo nuovo
eroe cresceva sempre di più, anche perché Cosimo cercava di rendersi utile ai contadini, magari
con mansioni di 'coordinatore dall'alto', oppure barattava la sua cacciagione con frutta e verdura,
giusto per ampliare la sua dieta. Nonostante se ne stesse sempre sugli alberi, egli non mancava
mai di partecipare alle vicende familiari; appollaiandosi su qualche ramo che sporgeva verso la
casa poteva assistere ai ricevimenti, oppure, sedendosi sul grande olmo vicino alla chiesa poteva
addirittura ascoltare la messa.

L'incontro con Gian dei Brughi

Un altro episodio interessante della vita di Cosimo, riguarda anche il suo stranissimo incontro
col brigante Gian dei Brughi che, all'epoca, si diceva fosse il ladro più spietato di tutta la contea.
Il neo-barone di Rondò (suo padre aveva infatti deciso di cedergli comunque il titolo nobiliare,
nonostante le sue assurde abitudini) desiderava tanto conoscere questo personaggio, finché un
giorno gli capitò di avere la possibilità di aiutarlo a scappare da un inseguimento della polizia
locale. Così iniziò la sua amicizia con Gian dei Brughi, che si scoprì poi essere un brigante ormai
tramontato, che voleva solamente trascorrere la sua vecchiaia in pace. Cosimo gli insegnò a
leggere e ad apprezzare alcuni classici della letteratura, al punto che il criminale trascorreva le
giornate chiuso nel suo nascondiglio a scorrere pagine e a fantasticare. Un giorno, però, alcuni
suoi vecchi colleghi di furto convinsero Gian dei Brughi a compiere l'ultimo colpo della sua
carriera, che gli fu fatale per essere arrestato. Condannato all'impiccagione, durante i giorni
trascorsi in galera, l'ex-brigante pregava l'amico di portargli ugualmente dei libri da leggere con
cui ingannare il tempo, e quando fu il momento dell'esecuzione, Cosimo ne fu così addolorato
che vegliò sul cadavere per tutta la notte.

Lo zio Enea Silvio Carrega e i pirati

Un'altra avventura interessante de "Il barone rampante" fa sicuramente riferimento allo zio di
Cosimo, il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega, che tra l'altro era fratello illegittimo del padre
e sul cui passato non si sapeva molto. Una notte, Cosimo lo vide uscire dall'abitazione e,
incuriosito, lo seguì fino al porto. Qui, dopo una serie di segnali con le lanterne, sbarcò da una
nave ancorata al molo una frotta di pirati arabi, con i quali sicuramente il cavalier avvocato aveva
fatto un patto per fare in modo che questi potessero nascondere il bottino. Cosimo decise di
andare a chiamare i suoi amici carbonai che vivevano sulle colline, non solo perché potevano
aiutarlo a scacciare i Mori, ma anche perché, essendo i più bisognosi e indigenti di tutta Ombrosa,
avrebbero potuto trarre profitto dal ricco bottino di quei predoni. Sventato l'attacco dei pirati,
Cosimo prese ad inseguirli per mare abbarbicato sull'albero maestro di una barchetta. Intanto,
suo zio cercava a tutti i costi di raggiungere la nave araba, ma il capitano, considerandolo
evidentemente responsabile dell'imboscata, lo decapitò con un colpo di sciabola. Una volta
tornato a terra, Cosimo passava le sue giornate sui rami più bassi di un albero in piazza,
raccontando alla gente le avventure di quella notte, e per non tradire il segreto dello zio naturale,
imbasti una storia talmente bella e appassionante (nella quale Enea Silvio Carrega appariva
addirittura come un eroe) che tutti ci credettero nonostante i particolari discordanti.

Gli spagnoli di Olivabassa e l'amore per Ursula

Dopo questo episodio, Cosimo si dedicò ancora anima e corpo all'esplorazione dei territori
circostanti ad Ombrosa, finché un giorno giunse nei pressi di Olivabassa, dove si diceva che
un'intera colonia di Spagnoli vivesse sugli alberi. Costoro erano dei nobilotti spagnoli ribellatisi
al re Carlos III per motivi di privilegi feudali, che erano stati esiliati; per protesta essi non
andarono via da Olivabassa, ma si stabilirono semplicemente sugli alberi, fino ad aspettare il
momento in cui il sovrano li avrebbe richiamati giù. Qui Cosimo conobbe alcuni personaggi
importanti, come Don Sulpicio o Don Frederico, con la cui figlia, Ursula, sperimentò le prime
gioie amorose. Accadde però che arrivò il tanto anelato decreto reale con il quale queste famiglie
potevano ritornare ai propri possedimenti: nonostante Ursula avesse chiesto a Cosimo di
sposarla, questi rifiuto perché altrimenti sarebbe stato costretto a mancare alla promessa fatta
ormai tanti anni prima di non scendere mai dagli alberi.

Il ritorno di Viola e la delusione amorosa

Da questo momento, il nuovo barone di Rondò poteva vantare di avere come amanti tutte le più
belle donne di Ombrosa che, attratte dal fascino di stare sugli alberi, cedevano immediatamente
alle profferte amorose di Cosimo.
Alcuni anni più tardi, mori il padre di Cosimo e Biagio, seguito a breve distanza dalla moglie,
soprannominata la Generalessa. Così Cosimo divenne ufficialmente barone di Rondò, e grazie
all'aiuto del fratello nella gestione economica e familiare, nessun abitante di Ombrosa si lamentò
mai del suo operato. La sua felicità fu ancora più completa quando scoprì che anche Viola era
tornata nella casa paterna, dal momento che l'uomo che aveva sposato da poco, un nobile
ottantenne, era morto. Viola fu anch'ella contentissima di rivedere l'amore della sua infanzia, e
si mostrò disponibilissima a salire con lui sugli alberi per occupare i numerosi giacigli che Cosimo
aveva costruito per le sue precedenti amanti. Tuttavia, la devozione che egli provava per Viola
non era del tutto ricambiata, poiché lei ad ogni occasione si ingraziava sempre nuovi spasimanti,
e faceva la civetta con chiunque la degnasse di qualche attenzione. Stanca delle scenate di
gelosia di Cosimo, la marchesa Viola decise di ripartire, lasciando nella più completa disperazione
e in uno stato di pazzia acuta lo sventurato barone.

La guerra e il ruolo di Cosimo

Un altro evento importante al quale Cosimo partecipò fu la guerra in corso fra gli Austro-Sardi e
i Francesi in seguito alla Rivoluzione. Ad Ombrosa, infatti, erano penetrate sia le truppe francesi
per proclamare l'annessione alla `Grande Nazione Universale' tanto sostenuta dai Giacobini, sia
le truppe austriache, convocate per assicurare la neutralità della Repubblica di Genova.
Cosimo, dall'alto dei suoi alberi, poteva scrutare tutti questi movimenti, e come raccontò agli
Ombrosoli, in più occasioni boicottò i battaglioni austriaci per aiutare invece nei modi più

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