Documento dall'Università degli Studi di Padova su Bernardini e De Mauro - Contare e Raccontare (riassunto libro). Il Pdf esplora il rapporto tra linguaggio scientifico e ordinario, la comunicazione e l'applicazione della matematica in linguistica, utile per lo studio universitario.
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studocu Bernardini e De Mauro - contare e raccontare (riassunto libro) Metodi Linguistici di Analisi di Testi (Università degli Studi di Padova) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Vittoria Rapisarda (vittoria.rapisarda@studenti.unipd.it)Bernardini e de Mauro - Contare e Raccontare: Prima parte > Carlo Bernardini - parla a Tullio De Mauro
CAPITOLO 2 Il pensiero scientifico è, uncommon, innaturale, e dipende fortemente da condizioni al contorno che attenuino la dominanza del pensiero irrazionale. Se il linguaggio acquista strumenti speciali di controllo, molti ricavano da questa «severità linguistica» un senso di frustrazione, di repressione della libertà. Dunque, c'è un doppio effetto dell'apprendimento dei linguaggi scientifici:
Esempio: Se riuscirò a realizzare un moto perpetuo sarò ricco perché disporrò di energia illimitata» è del primo tipo; ma «l'energia di un sistema isolato si conserva in ogni caso" è del secondo tipo.
CAPITOLO 3 Chi dispone di un linguaggio scientifico e cerca di spiegare a un interlocutore non specialista, ha l'onere della prova - nel linguaggio comune, ma la prova, tradotta diventa lacunosa è debole = linguaggio ordinario non è «probante», non contiene elementi sufficienti a inverarlo. Ma veniamo all'effetto generatore. Qui le cose cambiano radicalmente. Certo, non ci sono canti per una donna o celebrazioni di idilli, o elegie che ispirino sentimenti puri: non ci possono essere, in una formula. Ma che importa? Le parole facciano le ruffiane dello spirito, intanto che le formule fanno da microscopio o telescopio della mente. Possedere un linguaggio scientifico è un modo di viaggiare. Così, quando un astrofisico studia una pulsar non è per vedere se ci potrebbe costruire sopra una villetta, ma per capire, per esempio, come nascono i rapidi e regolari impulsi che l'oggetto invia nello spazio. Una pulsar è praticamente inconcepibile nel linguaggio ordinario: fiorisce su un foglio di carta, tra le formule o dalle formule, ma sarà trattata a tutti gli effetti come un oggetto «toccato con mano» e non semplicemente evocato mediante simboli. È un oggetto inusitato, stupendamente mostruoso, arrivato a noi attraverso strumenti che sono più nostri occhi, perché non appartengono soltanto al nostro corpo ma perché li abbiamo progettati con la nostra intelligenza, le nostre conoscenze. Come This document is available free of charge on studocu Scaricato da Vittoria Rapisarda (vittoria.rapisarda@studenti.unipd.it)«scoprirlo» in tutta la sua mostruosità, che è poi distanza dal senso comune, se non con un linguaggio che sappia prefigurare mostri? Il "potere evocativo" = Consiste nella capacità che ha un testo di aprire il sipario su una scena molto più ricca di ciò che lascerebbero immaginare le poche parole con cui è anticipata. La poesia riesce a fare questo miracolo, dosando suoni e significati. Ma riesci a immaginare quello che può fare una formula? Riesci a concepire che in una formula, in un insieme di simboli che, pure, dicono solo, lì per lì, che qualcosa è semplicemente uguale a qualcos'altro, si nasconde una rappresentazione di un intero universo? È vero che la rappresentazione per formule si adatta a universi assai particolari, lontani da Eros e Thanatos, ma qualcosa è, e a me non sembra poco. O è meglio crogiolarsi in eterno nel letto delle sole passioni dell'ego? Insomma, il problema è convivere senza prevaricazioni. Il concetto di «cultura dominante» è deprecabile, né più né meno di quanto non lo sia l'emarginazione culturale di particolari settori. Ma questo implica che ciascuno faccia il possibile per farsi capire. L'incomprensibilità deliberata è una perversione, una forma di ostilità gratuita verso i propri simili.
CAPITOLO 4 Probabilmente fisici e matematici sono affetti da delirio di onnipotenza, il fatto che si occupino di cose astratte li rende un po' arroganti, più di chimici, geologi e naturalisti che sono più modesti e la cui scienza è più a portata di mano. Quando gli scienziati fanno una scoperta che viene accettata dalla comunità, finisce nei trattati e viene pulita e svuotata, ridotta alla forma canonica che diventa leggibile solo dagli esperti. Da quel momento non hanno più storia - giusto il nome dell'autore ma senza citare: circostanze, idee rivali, controversie ... Il potere evocativo della storia corrente della fisica o della matematica è prossimo a zero. I giornalisti ci sguazzano, cercano di fabbricarci sopra illusioni e suggestioni, senza di che le idee non hanno alcun appeal; questo riesce benissimo con la biologia molecolare, che tocca sogni indistruttibili come la longevità, la potenza virile, il piacere fisico, la fine delle malattie: tutto più che comprensibile e lecito. non sto dicendo che si debbano vietare innocue curiosità, ma voglio che si riconosca che sono superflue, fuori posto.
CAPITOLO 5 Figuriamoci se sarebbe mai possibile identificare valori estetici generalmente fruibili in qualche rappresentazione formalizzata del pensiero umano! Eppure, ci sono. Libri considerati specialistici - possono essere:
Trattati e riviste scientifiche che contengono il materiale originario così come è prodotto dall'ambiente che lo produce, le istituzioni di ricerca. Questo materiale è la delizia dello specialista di quel settore. Livello non accettabile ai non specialisti.
Trattati e riviste scientifiche a carattere pedagogico interno, ossia interdisciplinare. Scritti per specialisti di un altro settore: da un fisico per i biologi, da un geologo per i fisici, da un biologo per i chimici e così via. Anche qui, il grosso pubblico può tirarsi indietro, senza per questo apparire incolto. SEP;
Manuali scolastici disciplinari elementari. Se i manuali sono illeggibili per gli adolescenti «normali», pochi sanno che sono invece boccone prelibato per alcune figure umane che, vuoi per educazione vuoi per innata propensione, ritengono «rigorosi» in quanto tali, cioè in quanto linguaggi di area.
I libretti di istruzione: questi sono pubblicazioni tecniche che dicono come si fa qualcosa senza spiegare perché. Fanno il paio con i foglietti dentro le scatole delle medicine o le istruzioni con cui si installano i programmi nei computer. Nessuna persona di buon gusto può dire che, al di là della loro utilità sono in altro modo godibili.
I libri e altro materiale a carattere divulgativo. Dove viene fatto ampio uso di metafore, analogie ma questo pregiudica il fatto di acquisire strumenti metodologici per progredire con i propri mezzi. Il vero divulgatore è produttore di "esperimenti pensati" - il segreto della divulgazione risiede nel far capire dove sta il problema e perché sarebbe importante risolverlo, perché questo crea almeno l'interesse per COME quei problemi si risolvono. SEPI
I libri di filosofia della scienza (epistemologia) e di storia della scienza. L'analisi di significati e di riferimenti alla storia della cultura potrebbe essere la vera strada per portare fuori dall'emarginazione le scienze contemporanee. Ma bisogna imparare a farlo.
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CAPITOLO 6 Le intuizioni basate su qualche ragionamento, qualche congettura; quando sono spesso corrispondenti al vero, si dice che chi le ha avute è «perspicace». Ma questa perspicacia non basta per farne uno scienziato. Nel caso delle intuizioni scientificamente: esse corrispondono alla soluzione di un problema con un metodo (non canonico) che viene esplicitato solo dopo che il risultato è stato prefigurato. In altri termini, nell'intuizione scientifica è il «metodo nascosto» che conta, e non il risultato. This document is available free of charge on studocu Scaricato da Vittoria Rapisarda (vittoria.rapisarda@studenti.unipd.it)Molte stupidaggini che ci capita di pensare, molte illusioni, forse non sarebbero così potenti nel condizionarci se non le sentissimo «condivise»: tante convinzioni umane in campo religioso, etico, politico passano attraverso un conformismo delle opinioni che è uno dei peggiori veleni del pensiero scientifico. Bisognerebbe dedicare un po' più di attenzione al modo induttivo di pervenire a convinzioni perché questo è il modo che possiamo meglio controllare personalmente, beninteso se abbiamo voglia di farlo e se ci interessa l'autonomia del pensiero. Quando parliamo di astratto non parliamo di un sinonimo di non-reale, i linguaggi matematici e formali a cui attribuiamo un certo astrattismo in realtà affondano le loro radici nel realismo più profondo = quello che riguarda la realtà indipendentemente dai nostri limiti sensoriali.
CAPITOLO 7 L'italiano è una lingua poco adatta alle scienze «dure». Forse può adattarsi facilmente alla medicina, alla zoologia o alla botanica, ma alla fisica o alla matematica sembra che si presti assai meno. ci sono lingue adatte e lingue inadatte alle scienze; ma non banalmente per la consuetudine di comunicare in inglese. Dunque, quando un fisico vuole spiegare qualcosa delle sue in italiano, deve fare uno sforzo di traduzione. In parte è un problema cli «aderenza ai concetti», in parte è un problema di variazioni dei significati rispetto al linguaggio comune. Ma c'è anche un problema inspiegabile di suoni, di accenti. La nascita di una teoria scientifica: è la caratterizzazione sintetica di qualcosa che ha un insieme coerente di proprietà; ma è una caratterizzazione che ha soprattutto la funzione di soddisfare la mente umana eliminando sinteticamente le ambiguità e racchiudendo in sé l'intera classe cli «oggetti di indagine» con quelle proprietà. È un miracolo linguistico, è una struttura simbolica con regole d'uso, è una formula! 'idea è quella di spiare i sistemi fisici, pettegolare sulle loro possibili simmetrie, verificare se son vere e poi spremerle formalmente traducendole in formule predittive.
CAPITOLO 8 Se si usa un linguaggio scientifico evoluto, il nonsenso diventa trasparente: ma non per tutti! Solo per chi conosce che cosa è il senso. Dunque, la comprensione di quel linguaggio è discriminante: distingue chi sa da chi non sa. possiamo parlare di analfabetismo? Sembra di no: l'analfabetismo è una vergogna in quanto incapacità di leggere, scrivere e far di conto; ma non sembra che lo sia anche come incapacità di distinguere senso e nonsenso in un discorso apparentemente scientifico - come chiamare l'analfabetismo scientifico? sembra Scaricato da Vittoria Rapisarda (vittoria.rapisarda@studenti.unipd.it)