Documento dall'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale sulla dottrina sociale della Chiesa cattolica. Il Pdf, simile a un saggio accademico, esplora i complessi rapporti tra Stato italiano e Santa Sede, il modernismo teologico e figure chiave come Romolo Murri, utile per lo studio universitario di Storia.
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Dalla Rerum Novarum alla DC di De Gasperi. La Dottrina
sociale della Chiesa cattolica
Storia del Cristianesimo e delle Chiese (Università degli Studi di Cassino e del Lazio
Meridionale)
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Scaricato da Pina Smeragliuolo (giusi.sme@libero.it)UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CASSINO
E DEL LAZIO MERIDIONALE
Anno accademico 2021-2022
Cattedra di Storia del Cristianesimo e delle Chiese
Prof. Filippo Carcione
***
DALLA RERUM NOVARUM ALLA DEMOCRAZIA CRISTIANA DI DE GASPERI.
LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
approfondimento tematico
contributo di
VINCENZO ALONZO
Cultore di materia e Dottore di Ricerca
La complessa vicenda dei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, con Roma simbolo e sede
delle massime istituzioni di entrambi, che testimoniano e rappresentano un unicum rispetto a ogni altro
paese, attraversa la storia da Cavour e la celebre formula «libera chiesa in libero stato» a Giolitti, da
Mussolini a De Gasperi, fino ai giorni nostri. Dal 1870 a oggi non sempre il rapporto tra l'Italia e la Santa
Sede è stato un modello di armoniosa collaborazione. Spesso, prima e dopo il Concordato del 1929 (che
chiuse ufficialmente la disputa sessant'anni di silenzio dei papi dopo la ferita di Porta Pia e la fine del potere
temporale), si è trattato di una convivenza vissuta fra reciproche diffidenze e convenienze. Il non expedit
di Pio IX, il patto Gentiloni, la nascita del Partito popolare, la contesa del fascismo con l'Azione cattolica,
il referendum sul divorzio e poi sull'aborto: si sono susseguiti incontri e scontri, corteggiamenti e
compromessi che hanno caratterizzato il delicato confronto tra laicità e religione. Dal dibattito sulle radici
cristiane al referendum, il confine tra lo Stato e la Chiesa è stato attraversato di frequente e la delimitazione
dei rispettivi ambiti è stata non di rado turbata. E' ormai accertato storicamente che l'unità d'Italia fu ottenuta
contro la volontà della Chiesa di Roma, ma l'Italia non fu mai veramente laica1.
Con il non expedit si apre la crisi dell'identità dei cattolici, dell'elettorato e quindi del partito. E' emerso
che si è trattato di una tensione tra una società secolarizzata, positiva, riflesso del boom economico, e una
cultura politica che rimaneva legata alla tradizione. L'elettorato seguiva le trasformazioni economiche e
sociali, il suo consenso si spostava verso le Leghe (la rapida trasformazione del Nord-Est, un tempo zona
tradizionalmente bianca, è in questo senso eloquente) e anche la destra cominciava a dare segni di ripresa
dopo una lunga fase di silenzio. Il referendum sul divorzio del 1974 segna la prima grande sconfitta dei
cattolici; l'aborto e Tangentopoli condanneranno la Democrazia Cristiana allo scioglimento nel 1994. Si
assiste a un passaggio da una Chiesa più debole e un'Italia più laica negli anni Settanta, a un'Italia più
debole e una Chiesa più forte negli anni Novanta. Durante i periodi di trasformazioni e di crisi istituzionali
la Chiesa rimane, comunque, un riferimento stabile e autorevole.
Successivamente, grazie alle novità introdotte dal Concilio, il nuovo Concordato firmato sotto il governo
Craxi e grazie al papato di Giovanni Paolo II, la Chiesa si riorganizza. Il pontefice assume il controllo degli
1 Cfr. A. Melloni, Chiesa madre, chiesa matrigna. Un discorso storico sul cristianesimo che cambia, Einaudi, Torino 2004; S.
Colarizi, Storia politica della Repubblica. Partiti, movimenti e istituzioni 1943-2006, Laterza, Roma 2006; A. Sciortino, Azione
Cattolica, Ricostruire l'Italia, "Famiglia Cristiana", 23 Settembre 2012.
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studocu
Scaricato da Pina Smeragliuolo (giusi.sme@libero.it)affari internazionali e della pastorale; la Conferenza Episcopale Italiana si occupa degli affari interni; i laici
si organizzano in movimenti e nuove comunità. Interessante dato sociologico che mostra una disaffezione
sempre più crescente nei confronti della dimensione politica a favore di una dimensione sociale. Sono questi
gli anni del grande sviluppo del volontariato e del terzomondismo.
Molto si è dibattuto, e si dibatte, sul partito dei cattolici, se la sua funzione sia stata limitata al contesto
storico degli anni Cinquanta o se abbia delle possibilità di rinascita. Oggi un unico partito dei cattolici non
è più presente; si assiste, invece, ad una frammentazione dei politici cattolici in diversi partiti che
mantengono legami con la Chiesa e ne condividono i principi. Questo nuovo ordine sembra gradito dalla
Chiesa che riesce così a mantenere un'influenza in molti orientamenti politici, e contemporaneamente a
conservare un potere temporale compatto all'interno della Santa Sede. E' bene ricordare che, tuttavia,
l'esistenza stessa di un Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato italiano, laico secondo Costituzione, pone
la Chiesa di Roma in una posizione privilegiata nei rapporti con lo Stato2.
Il Cattolicesimo nazionale
L'enciclica Rerum Novarum del 1891 di papa Leone XIII inaugura per la Chiesa Cattolica una nuova
stagione di tentativi di conciliazione con il Regno d'Italia. Scrive F. Carcione: " La Rerum Novarum fu
promulgata, dunque, in un clima di forte sensibilità per le esigenze delle forze lavoratrici. Del resto, nello
stesso anno (1891), per la prima volta, i lavoratori italiani, dopo l'iniziale ostilità del governo Crispi,
avevano potuto celebrare la Festa del Primo Maggio, che era stata ideata a Chicago nel 1884 dal congresso
sindacale delle Trade Unions"3.
L'enciclica papale era contro il capitalismo selvaggio, auspicando nuove regole di mercato per contrastare
ogni forma di liberismo, nella ferma condanna della mercificazione del lavoro, attraverso la tutela dei diritti
dei lavoratori, lottando anche contro il collettivismo di Stato, mutuato dalle idee socialiste dell'epoca.
Il prologo di quanto avvenne negli anni successivi è segnato dal Non expedit (non conviene), una
disposizione della Santa Sede con la quale il pontefice Pio IX, per la prima volta nel 1868, dichiarò
inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche del Regno d'Italia e, quindi per
estensione, alla vita politica nazionale italiana, sebbene tale divieto non fosse esteso alle elezioni
amministrative. La disposizione fu revocata ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919. Nel 1861
intanto si tennero le prime elezioni politiche del Regno d'Italia.
L'autorità ecclesiastica non impose né sconsigliò ufficialmente l'astensionismo, tuttavia don Giacomo
Margotti, direttore del quotidiano d'ispirazione cattolica "L'Armonia", si pronunciò apertamente per
l'astensione dell'elettorato cattolico firmando l'editoriale "Né eletti né elettori", pubblicato il 7 gennaio
1861. Negli anni successivi si succedettero diversi pronunciamenti ufficiali di vari organismi vaticani a
favore dell'astensionismo. In giugno e settembre del 1864 e nel febbraio e marzo del 1865 la Sacra
Penitenzieria, il primo dei tribunali della Curia Romana, aveva risposto negativamente ad alcune istanze
che chiedevano delucidazioni circa il comportamento dei cattolici nelle elezioni. Faceva eccezione
l'intervento del 1º dicembre 1866, con il quale il dicastero romano affermava che un deputato cattolico
poteva accettare l'incarico parlamentare "a condizione di dichiarare pubblicamente la sua intenzione di
non approvare mai leggi contrarie alla Chiesa". Questa dichiarazione fu interpretata in modi diversi e
suscitò ulteriori divergenze, provocando il primo intervento ufficiale nel gennaio 1868, ma il Non expedit
che, praticamente, entrò in vigore dal 1874. Il divieto di partecipare alla vita politica italiana fu un segno di
protesta per la mancata indipendenza della Santa Sede. La sovranità temporale del Pontefice era stata persa
grazie all'unificazione del Paese sotto il Regno d'Italia. Un'altra data che resta e resterà indelebile nella
storia d'Italia e della Santa Sede è quella del 20 settembre 1870, allorquando i bersaglieri del Regio Esercito,
al comando del generale Cadorna, aprirono la famosa 'breccia' a Roma, Porta Pia, avendo la meglio sulle
truppe pontificie e, di fatto, posero la fine al potere temporale della Chiesa.
2 A. Giovagnoli, 'La stagione democristiana', in A. Giovagnoli, La nazione cattolica. Chiesa e società in Italia dal
1958 a oggi, Guerini e associati, Milano 2008.
3 F. Carcione, La Chiesa cattolica contemporanea. Dalle basi tridentine alle prospettive di Giovanni Paolo II,
ArteStampa Editrice, Roccasecca, 2009, cap. IV.2.5, p. 82.
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Scaricato da Pina Smeragliuolo (giusi.sme@libero.it)Anche Pio X nell'enciclica Fermo Proposito del 1905 attenuò notevolmente il rigore del non expedit,
incoraggiando i cattolici a «partecipare direttamente alla vita politica del paese rappresentando il popolo
nelle aule legislative». Le preoccupazioni di papa Pio X erano rivolte essenzialmente all'avanzata
incontrastata dei movimenti socialisti, anarchici e rivoluzionari. Nonostante tale minaccia, la porta per i
cattolici che intendevano partecipare alla politica italiana, si era prudentemente socchiusa. Eppure,
all'origine della prudenza non vi era soltanto la questione romana, quanto l'esistenza di un nemico
insidioso, subdolo, cresciuto all'interno della Chiesa, che stava contaminando il clero e l'intellighenzia
cattolica: il modernismo, e il suo implicito convincimento che il messaggio cristiano fosse soggetto a una
continua evoluzione. Scrive F. Carcione: "Il modernismo fu nel suo complesso una tendence, che
invocava un maggiori incontro tra cattolici e modernità: nonostante che all'epoca il Papato l'abbia
deprecato come un modello uniforme e qualcuno, come il barone cosmopolita Friedrich von Hugel,
abbia sognato effettivamente un progetto aggregante, il fenomeno non si tradusse mai in movimento
unitario né per dottrina né per organizzazione, bensì restò sempre una mera inclinazione
intellettuale, con carattere assai frastagliato e atteggiamenti compositi dalla pura speculazione
all'impegno civile. Di sicuro, un orizzonte comune è rintracciabile in questa inclinazione, che, in
qualche modo ereditava tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo lo spirito dei precedenti Cattolici
liberali, insistendo sui seguenti punti: a) proposta della fede in un adeguato linguaggio moderno; b)
libertà di ricerca senza il controllo asfissiante del Magistero; c) possibilità di usare le scienze umane
per l'esegesi biblica; d) rifiuto di una visione storica apologetica; e) laicità della politica"4.
In sintesi, il modernismo teologico, propugnato da Romolo Murri fu un'ampia e variegata corrente
del Cattolicesimo, sviluppatasi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, rivolta a ri-pensare
il messaggio cristiano alla luce delle istanze della società contemporanea. Fra i temi del modernismo
cattolico vi furono: 1) la comprensione e l'esposizione dei contenuti della fede; 2) l'esegesi biblica (=
studio e indagine dei testi biblici, origine, fonti e messaggio conseguenti ); 3) la filosofia cristiana, gli
studi di storia del Cristianesimo e della Chiesa, l'esperienza religiosa. Il modernismo proponeva una
lettura razionalista della Bibbia e della religione cattolica, per cui la Chiesa di Roma reagì fortemente
condannando questa 'corrente' come eresia.
Comunque, i pontificati di Pio X (papa Sarto 1903-1914), di Benedetto XV (Giacomo Paolo Giovanni
Battista della Chiesa - 1914-1922) e di Pio XI ( Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) furono
segnati da una fase di distensione e di graduale riavvicinamento alle istituzioni del Regno d'Italia. Infatti,
in risposta alle affermazioni elettorali dei socialisti, i cattolici si allearono con i liberali moderati, guidati
da Giovanni Giolitti, in molte elezioni amministrative. Segno di questi mutamenti fu l'enciclica di Pio X Il
fermo proposito (1904). In vista delle elezioni politiche del novembre di quell'anno il pontefice autorizzò
per la prima volta i cattolici a prendervi parte. Il papa, benché conservasse il non expedit, consentì tuttavia
larghe eccezioni alla sua applicazione, che poi si moltiplicarono: vari cattolici entrarono così in Parlamento,
anche se a titolo personale. Nel 1913 si ebbe, grazie al patto Gentiloni, la vittoria del clerico-moderatismo,
passato dal piano amministrativo a quello politico. I cattolici fecero confluire i loro voti sui candidati liberali
che avevano aderito ad alcuni punti programmatici (libertà della scuola, opposizione al divorzio, ecc.); a
loro volta i liberali si impegnarono ad appoggiare qualche candidato cattolico. Nel 1919 papa Benedetto
XV abrogò in maniera definitiva e ufficiale il non expedit, già inapplicato da tempo. Ciò permise la nascita
del Partito Popolare Italiano, vagheggiato già nel 1905 da don Luigi Sturzo, come partito d'ispirazione
cattolica, ma indipendente dalla gerarchia nelle sue scelte politiche.
Don Romolo Murri- breve cenno bio-bibliografico
4 F. Carcione, La Chiesa cattolica contemporanea. Dalle basi tridentine alle prospettive di Giovanni Paolo II, op.cit.,
cap. IV.3.2, p. 85.
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