Documento di Letteratura dall'Università su Pirandello: vita, opere e temi centrali della sua poetica. Il Pdf esplora la crisi del verismo, la relatività della realtà e la pluralità dell'io, esaminando gli esordi e il romanzo "L'Esclusa".
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Nel periodo in cui operano Carducci, Verga ed anche D'Annunzio, peraltro apprezzato dallo stesso Verga, si inserisce la crisi del verismo/naturalismo negli anni Novanta con un generale cambiamento di orizzonti (indicativo è l'andamento della scrittura di Matilde Serao). Vi è una rinnovata tensione per i conflitti interiori e le dinamiche psicologiche, tant'è che anche la stessa Matilde Serao parla di un inedito clima spirituale in cui i nuovi scrittori sono questi nuovi "cavalieridello spirito", tra i quali vi è Antonio Fogazzaro. Essi riprendono quegli aspetti dell'interiorità che parevano trascurati dal verismo. Proprio sulla crisi del verismo/naturalismo si innesta l'inizio della carriera letteraria di Pirandello, basandosi sull'eredità di Verga, con il quale si ha un vera e propria apertura verso la modernità novecentesca, ed assieme a lui Italo Svevo, Federigo Tozzi, e via dicendo. Al contempo si hanno anche diverse suggestioni provenienti dall'ambiente culturale, basti pensare alla psicanalisi. Dunque, questi scrittori, si rifanno in primo luogo a Verga e non aD'Annunzio; lo stesso Svevo decide di recensire, nel 1889, Mastro don Gesualdo anziché Il Piacere. Verga è inteso come un vero e proprio compagno di viaggio e non come un autore da museo. Pirandello, in tale chiave, contrappone Verga e D'Annunzio, due approcci radicalmente differenti: lo stile del primo lo definisce "uno stile di cose"; e del secondo come "uno stile diparola" (come una mera bella pagina). Svevo, Pirandello e Tozzi sono accompagnati da una visione negativa della realtà del proprio tempo, continuando però a considerare l'arte come un mezzo di indagine (proprio come Verga), con cui indagare la crisi dell'uomo contemporaneo: i drammi della coscienza, e la crisi dell'identità. Pirandello si forma nella cultura positivista e materialista del secondo Ottocento senza però ricavandone alcun ottimismo, adottando una visione della realtàcome Leopardi: pertanto, prettamente negativo. La realtà non è qualcosa che si può indagare con glistrumenti scientifici. Si sente perso in una realtà misteriosa. La realtà appare come qualcosa di relativo, di difficile interpretazione: le certezze sono venute meno, i punti di riferimento sono assenti. Nella formazione di Pirandello vi sono poi opere estere, come quelle dello psicologo francese Alfred Binet con il scritto Les altérations de la personalité, del 1892, in cui egli sostiene lapluralità dell'Io. In tale chiave, così come la scienza, anche l'idea romantica dell'Io non è più in grado di interpretare adeguatamente la realtà per fornire modelli di riferimento. La conoscenza dellarealtà e noi stessi è tutt'altro che oggettiva, sono costruzioni illusorie.
Pirandello nasce nel 1867 presso Girgenti (dal 1926 Agrigento), in una località chiamata Caos, si iscrive all'università a Palermo a Lettere, poi a Roma nel 1887, laureandosi però a Bonn. In seguito torna a Roma, nel 1892, esordendo come poeta. Come narratore, invece, esordisce con la prima novella Capannetta del 1884. ciò che lo indirizza verso il romanzo è proprio l'amicizia con Capuana, noto come il teorico del verismo ed al contempo attento alle novità culturali. Pirandello, tuttavia, inizialmente non trova alcun editore per i proprio romanzi; difatti L'Esclusa, che scrive dal 1893, viene pubblicata soltanto molto tempo dopo. Pirandello a Roma lavora come insegnante all'Istituto Superiore di Magistero, una scuola femminile; al momento che diviene celebre nel 1922smette con l'insegnamento. Nel 1894 si sposa con Antonietta Portulano, con cui avrà tre figli; la moglie, tuttavia, si ammalerà, anche a livello psicologico, sfociando nel suo ricovero presso una casa di cura.
Gli esordi di Pirandello si configurano sotto la soglia del verismo e dietro la spinta di Capuana. Il romanzo L'Esclusa lo inizi a scrivere nel 1893, tuttavia vedrà la sua uscita nel 1902 per poi essere rivisto nuovamente nel 1927 con una serie di aggiunte. Molti studi sul romanzo riguardano proprio le modifiche che Pirandello elabora all'interno del romanzo sopracitato.
Dal 1910 inizia anche l'attività di drammaturgo, continuando a scrivere anche novelle e poesie. Pirandello continua tale serie di attività lavorative anche per necessità economiche, insegnando al tempo stesso all'Istituto Magistrale di Roma. Senza considerare i diversi saggi critici che egli pubblica, basti pensare all'opera del 1904 Il fu Mattia Pascal o l'opera sul cinema (la nuova arte) Quaderni di Serafino Gubbio operatore ed infine Uno, nessuno e centomila. In particolare sarà proprio il teatro che lo renderà famoso in Europa: attività che inizierà, soprattutto, nel 1917, grazie a Così è (se vi pare) inserendo lo spettatore nel relativismo vero e proprio, affermando che la realtà è tutt'altro che una cosa oggettiva ma dipende dalle lenti interpretative di chi vi vive e vi assiste (ricevendo, inoltre, il premio Nobel per la letteratura per il suo contributo in ambito teatrale, nel 1934). Si configura, in tal modo, in Pirandello il confronto tra vita e teatro, ovvero tra realtà e finzione. Diviene peraltro anche un comico assieme ad una sua compagnia da lui fondata.
Dal 1928 va a vivere all'estero per poi tornare in Italia ed affiancarsi, in un ambiguo rapporto, al movimento politico fascista (peraltro dopo il caso Matteotti). Pirandello arriva ad apprezzare il regime come una sorta di necessità storica, disprezzando tuttavia Mussolini.
Nel 1922 progetta di riunire le novelle, scritte durante la sua vita, nei volumi delle Novelle per un anno, che doveva essere di 24 volumi anche se ne usciranno unicamente 15 (l'ultimo peraltro postumo) a causa della morte dell'autore, con un totale di 211 racconti. Per tutti i testi di Pirandello si ha anche il problema che le sue opere cambiano, talora anche radicalmente, da edizione ad edizione in quanto necessita di adattare le proprio opere alle sue ricerche del momento. All'inizio delle opere egli spiega la suddivisione dell'opera e cosa intende fare con queste, definendo ogni novelle come un piccolo specchio che tenta di rappresentare una sola, piccola parte della realtà con una visione pessimistica di fondo e ricorrente anche nei romanzi e nel teatro.
Si nota in particolare la relatività del concetto di verità, a cui era giunto anche Verga; il problema dell'Io non più come identità unica ma come plurale e disgregato; ed al contempo altro tema chiave sono le convenzioni della vita sociale come costrizioni cui l'uomo deve subire al fine di essere accettato nella società ma che, al tempo stesso, reprimono la vita. Queste maschere vengono, spesso, in Pirandello nascoste tramite il ricorso del grottesco. Vi è anche il problema del non senso della vita, la ricorrenza frequente del tema del vuoto e della morte, della mancanza di senso in un ricorrente sentimento pessimistico su base prettamente materialistica, senza interpretazioni spirituali o religiose. Una visione simile a quella di Leopardi, in un generale sentimento di pietà verso l'essere umano. Sovente, la narrazione può sembrare di stampo naturalista; tuttavia, vi sono numerosi elementi che rappresentano un profondo valore simbolico, basti pensare all'oggetto dello specchio che riflette una precisa immagine di se' se cui, tuttavia, l'individuo potrebbe non riconoscersi.
Incoraggiato da Capuana, questo testo a lungo rimane inedito ed all'inizio non si chiamava L'Esclusa ma col nome della protagonista Marta Ajala, aspetto tipico del naturalismo (anche Capuana aveva intitolato il suo primo romanzo Giacinta) poiché avveniva uno studio, psicologico e fisiologico, preciso su quel dato personaggio. Tale titolo poi viene cambiato in L'Esclusa, adducendo al conflitto della protagonista con la società all'interno della quale ella vive. Compare in appendice a puntate su La tribuna, per poi essere pubblicato dall'editore Treves e nell'edizione del 1908 Pirandello introduce una lettera a Luigi Capuana. Il testo inizialmente diviso in tre parti, l'edizione seguente è divisa in due, in quanto Pirandello accorcia i segmenti dell'opera dedicati aipersonaggi di contorno, soffermandosi sempre di più su Marta, come un progressivo zoom su di essa. Ancora, nell'edizione successiva Pirandello toglie la lettera a Capuana.
In questo lungo percorso di parte da un impostazione maggiormente naturalista, la rappresentazione della vita del paese e la condizione della donna in tale contesto, per andando accentuandositematiche del Pirandello più maturo dando spazio all'interiorità dei personaggi, in particolare di Marta. Di diminuisce le descrizioni degli ambienti e si da maggiore spazio agli aspetti umoristici (intesi come riflessioni, talora anche filosofiche, del narratore) ed all'evoluzione dei personaggi. Il tema della relatività del reale viene accentuato, così come il confronto tra la vita e la forma sociale che, nel racconto, schiaccia ed esclude Marta.
Il romanzo narra di uno sfortunato matrimonio e, rispetto ai testi precedenti, vi è un elemento nuovo: il peso del giudizio, il pensiero dell'opinione pubblica sul matrimonio della protagonista. Marta è una giovane donna, sposata a seguito di un matrimonio stabilito dai genitori a 16 anni, e viene accusata dal marito (Rocco) di tradirlo in quanto lei aveva iniziato una corrispondenza segretacon un altro uomo (anche se da tali lettere si comprende che Maria è innocente). Viene, così, cacciata di casa facendo scoppiare uno scandalo pubblico nel paese (di cui non viene indicato il nome, anche se è possibile asserire al fatto che sia Agrigento), un piccolo mondo dove il giudiziodel pubblico è particolarmente forte. Torna a casa sua ed il padre, per la vergogna del disonore, reagisce chiudendosi in camera per non farsi più vedere (camera in cui poi muore). Marta vive con la madre Agata e la sorella Maria. La morte del padre coincide con il parto di Marta (incinta del marito), tuttavia perde il figlio, e nel frattempo vi è anche una rovina economica della famiglia poiché il padre, chiudendosi in camera, la conceria dalla quale le entrate derivavano fallisce. Marta, tuttavia, invece di entrare nel ruolo di umiliata, lei riprende gli studi per diventare maestra, superando brillantemente gli esami e decide di lavorare per mantenere la famiglia. Anche la volontàstessa di lavorare è un tema che suscita l'ostilità del paese: ottenuta la cattedra le famiglie si oppongono. In virtù di ciò, Marta viene trasferita a Palermo (teatro della seconda parte del romanzo).
Proprio qui ottiene il ruolo da insegnante, e pare che possa riprendere la sua vita in mano. Ritrova qui l'uomo con cui si scambiava le lettere (Alvignani), e nasce una storia che tuttavia si rivela tutt'altro che entusiasmante. Per una serie di vicende anche il marito si trasferisce a Palermo per accudire la madre, anch'essa ripudiata dal marito. A seguito di ciò si riconcilia con la moglie, adesso che effettivamente, in chiave umoristica, era avvenuto il tradimento (paradossalmente, Marta viene riaccolta proprio quando è colpevole di tradimento).
Pirandello afferma che nei romanzi la vita dei romanzi è semplificata, tutto torna; nella vita reale, però, ciò non è possibile e, con tale opera, egli ha tentato di mettere su carta proprio la casualità dell'esistenza dell'essere umano. Il romanzo risente di questa continua rielaborazione, in quanto vi sono alcuni aspetti di natura tradizionale ed altri maggiormente innovativi. In tale racconto vi è, in particolare, il tema dell'onore in nome del quale si compiono azioni tutt'altro che morali ed etiche. Questo, infatti, guida il marito ed il padre di Marta: senso dell'onore che, tuttavia, nasconde qualcos'altro, ovvero un desiderio di possesso nei confronti della donna.
La modalità di descrizione dei personaggi è interessante: Marta è uno dei pochi personaggi che viene descritti in maniera positiva, anche fisicamente; mentre nei tratti dei personaggi maschili vi è una deformazione grottesca e pittoresca nella loro rappresentazione (quasi caricaturale, anche se nell'edizione del 1908 Pirandello evita che questi diventino delle mere marionette, approfondendo maggiormente i loro pensieri), che raffigura, al tempo stesso, la loro condizione interiore. Anche le descrizioni del paesaggio, ed anche degli ambienti di casa, che ricorrono nel corso dell'opera, ad esempio quella di Rocco nella prima parte del romanzo, rappresentano la condizione interna del personaggio. In tale romanzo, al tempo stesso, il pensiero del paese, dell'opinione pubblica, risulta un elemento fondamentale nell'opera e negli stessi ragionamenti dei personaggi.
Il fratello di Rocco, dopo che questo ha cacciato la moglie, propone un duello con chi gli ha "preso" la moglie. Egli accetta, anche se non è in grado di tenere una spada in mano, si reca dai vicini di casa (descritti anch'essi in senso espressionistico), rispettivamente Bill e Luca Blandino (il quale è l'unico che mantiene un atteggiamento ragionevole di fronte alla vicenda, non facendosi prendere