Documento su Gabriele D'Annunzio, esplorando la sua vita, le "maschere" pubbliche e i concetti chiave del suo pensiero, come l'Estetismo e il Superuomo. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Letteratura, esamina le opere principali dell'autore, sia poetiche che narrative, con un focus sui temi e lo stile, fornendo un quadro completo della sua evoluzione artistica.
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GABRIELE D'ANNUNZIO
LA VITA E LE MASCHERE
La sua vita privata divenne anche vita pubblica, era molto attento alla sua
immagine, per lui la vita coincideva con l'opera d'arte accanto alla quale egli
aggiungeva la propria immagine.
Ha costruito diverse immagini di se stesso, nei vari periodi in cui ha vissuto si è
creato un' immagine che è riuscito a promuovere con il mondo esterno. D'Annunzio
non era il suo vero cognome, si chiamava Rapagnetta, D'Annunzio era solo il nome
d'arte.
Studia prima a Pescara e poi a Prato al Collegio Cicognini. Si trasferirà poi a Roma
nel 1881 e si creerà la prima maschera: quella dell'esteta: colui che ricerca il
piacere. Invece di laurearsi si mette a scrivere sui giornali (nella Cronaca Bizantina)
questa fase finisce nel 1894. Conosce poi Eleonora Duse che diverrà sua amante;
incontra la filosofia di Nietzsche, uno dei maestri del sospetto, il quale afferma che
l'uomo debole si crea delle filosofie per superare questa debolezza, e per questo
elabora il concetto di << superuomo>> (in realtà oltreuomo: Ubermensch), fedele
alla terra e al sangue, legato all'istintività e non alla mente.
Prima parte dall'estetismo per poi arrivare, quindi, al Superuomo di Nietzsche.
Questa fase arriva fino al 1910 quando egli, inseguito dai creditori per aver
accumulato molti debiti, decide di scappare in Francia dal 1910 al 1915 e qui
l'immagine che dà di sé è quella dell'esule, colui che fugge. Nel 1915 vi è la
Prima guerra mondiale e lui diventa un interventista, in questa quarta fase il poeta
attira il popolo nelle radiose giornate di maggio, facendo prevalere un'altra
maschera, quella del comandante. Parte così volontario per andare in guerra e
compie due azioni spettacolari:
Nel Dopoguerra D'Annunzio occupa Fiume nel 1919 e proclama la reggenza del
CARNARO, governando la città per circa un anno. E' qui che egli inaugura la
tecnica dei discorsi dal balcone da cui prese spunto il fascista Mussolini. Nel 1920
Giolitti fa sgombrare D'Annunzio da Fiume.
Questa quarta fase finisce nel 1921. Dal 1921 fino alla morte nel 1938 D'Annunzio
si ritira in una sua casa museo, chiamata il Vittoriale degli Italiani, dove si rinchiude
con tutti i suoi cimeli, diventa una sorta di museo. Quest'ultima fase può chiamarsi
del fantasma.
I TEMI
Due risultano i concetti chiave dell'ideologia di D'Annunzio. Essi sono: l'Estetismo
ed il Superuomo.
ESTETISMO: si intende la ricerca del piacere, fine a se stesso; l'identificazione
della bellezza, del godimento estetico, dell'arte, della forma come assoluto; l'idea
centrale del fare della propria vita un'opera d'arte. Per questi motivi la vita
dell'esteta diviene essa stessa arte ed acquisisce un'importanza fondamentale. II
movimento dell'Estetismo ebbe, in Europa, tre grandi maestri:
J. K. Huysmans in Francia (Controcorrente- A rebours)
Oscar Wilde in Inghilterra (The picture of Dorian Gray)
G. D'Annunzio in Italia (Il piacere)
SUPERUOMO: si intende un uomo particolare, al di sopra della morale comune, in
grado di cogliere segreti e di provare sensazioni più forti rispetto agli uomini
semplici. Il mito del "superuomo" deriva a D'Annunzio dalla lettura di Nietzsche, che
viene tuttavia deformata, manipolata e interpretata ad uso e consumo del poeta.
Carlo Salinari ne fa risalire la nascita al 1895, con la prima puntata del romanzo "Le
vergini delle rocce", uscite sul "Convito", la rivista diretta da Adolfo De Bosis. La
concezione del superuomo è profondamente aristocratica: è un uomo che odia
l'eguaglianza e la democrazia ed esalta la violenza e la prevalenza dei più forti sui
più deboli. Il superuomo dannunziano non è però fuori del tempo, perchè la sua
polemica si indirizza << contro la plebe, ma anche e soprattutto contro la nuova
borghesia dell'industria e del commercio e contro i principi di libertà e di
eguaglianza da essa promulgati con la Rivoluzione>>.
LA PRODUZIONE POETICA
D'Annunzio inizia come poeta scrivendo le raccolte Primo vere e Canto novo che
sembrano richiamarsi al classicismo di Carducci, anche se si notano tematiche
legate alla ferinità e alla istintività che superano l'esperienza classicista per
approdare ad altri aspetti. Le stesse tematiche sono presenti nelle Novelle della
Pescara (1902) che apparentemente sembrano, per l'ambientazione, veriste, ma
che ad una lettura più attenta ci mostrano che D'Annunzio descrive l'Abruzzo come
violento e selvaggio e quindi, per certi aspetti, lontano dal nesso causa / effetto del
Verismo.
Nel 1893 abbiamo il Poema paradisiaco. Il titolo, dal latino paradisius = giardino,
letteralmente corrisponde a Poema dei giardini. II Poema è costituito da una lirica
dedicata Alla Nutrice e da 5 sezioni; Prologo (5 poesie), Hortus conclusus (9),
Hortus larvarum (17), Hortus animae (17), Epilogo (5). In questa raccolta la natura,
privilegiata nella sua emblematica dimensione di hortus, e cioè di spazio chiuso del
giardino, perde il turgore, le espansioni paniche per manifestarsi come atmosfera
quieta, un po' sfatta, esausta, che si precisa nella scelta dell'autunno e dell'aprile
(Autunno, Aprile, O rus!). D'Annunzio appare qui decadente, anche se
caratterizzato da una certa rievocazione nostalgica, con aspirazioni al mito di una
purezza e di una spiritualizzazione delle passioni, che si traducono in un linguaggio
e in una versificazione, intonati su toni dimessi, come un colloquio e una
confessione. Per i poeti crepuscolari il Poema paradisiaco sarà un importantissimo
punto di riferimento.
L'opera in poesia più importante è costituita dalle Laudi del cielo del mare della
terra e degli eroi
Il progetto delle Laudi, realizzato parzialmente, prevedeva la produzione di sette
libri, uno per ogni stella delle Pleiadi. Le prime tre parti (Maia,Elettra, e Alcyone)
vennero pubblicate nel 1903, sebbene la loro stesura fosse iniziata già dal 1896. Il
quarto libro (Merope), uscirà solo nel 1912, come esaltazione della guerra di Libia
iniziata l'anno precedente; il libro di Asterope potrebbe essere considerato il quinto
libro di questa serie, comprendente i Canti della guerra latina, dedicati alla Prima
guerra mondiale.
Il primo libro, Maia (Canto della guerra), fu composto nel 1903 e pubblicato nello
stesso anno; il sottotitolo, Laus Vitae, ne chiarisce i motivi ispiratori: una vitalistica
celebrazione dell'energia vitale; un naturalismo pagano impreziosito dai riferimenti
classici e mitologici.
Il secondo libro, Elettra, composto tra il 1899 e il 1902 e pubblicato nel 1903,
celebra gli eroi della patria (Notte di Caprera) e dell'arte (Per la morte di Giuseppe
Verdi); nella terza parte vengono cantate 25 "Città del silenzio" (Ferrara, Ravenna,
Carrara ... ), località un tempo famose e in seguito decadute.
Il terzo libro, Alcyone, fu pubblicato assieme al secondo e contiene per assimilato
giudizio la migliore produzione lirica dannunziana. (La pioggia nel pineto, La sera
fiesolana, Stabat nuda Aestas).
Il quarto libro, Merope, raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia
composti ad Arcachon, pubblicati dapprima sul Corriere della Sera e poi in volume
nel 1912.
La tematica centrale delle Laudi e di Alcyone in particolare resta quella del
Superuomo, che, tuttavia, sembra essere meno evidente rispetto alla produzione
narrativa, specialmente quella seguente agli anni dopo il 1894. In realtà il tema del
<< superuomo>> non è affatto abbandonato, ma solo espresso secondo altre
modalità e comunque mai messo in seria discussione. Ad evidenziare la suprema
arte del poeta è ora il rapporto particolare Uomo / Natura, secondo il quale la
Natura può confondersi con aspetti umani, rendendosi umana e personificandosi,
ovvero può essere la figura umana a subire un processo di naturalizzazione
(diventando pianta, frutta, fiore ). il processo che è stato chiamato Panismo (da
Pan, dio greco dei boschi, che si identificava con tutta la Natura oppure anche dall'
etimologia greca pan, che significa "tutto" (neutro di πας πασα παν, leggi: pas pasa
pan), da cui probabilmente scaturisce la stessa terminologia del dio.) il rapporto con
il Superuomo è evidente: solo chi è dotato di elevate qualità e di forte sentire sarà
in grado di percepire i segreti della Natura, decifrandone i complessi simboli e
facendo da mediatore tra essa e l'uomo comune. Per tutti questi motivi si parla
nell'Alcyone di tregua, ma, come dice Luperini, di una tregua << del superuomo e
non dal superuomo>>.
I ROMANZI
La produzione novellistica dannunziana si interrompe presto e l'autore comincia a
scrivere romanzi, ne scrive 7, uno dei quali , più che altro, è un racconto lungo più
che un romanzo vero e proprio (Forse che si, forse che no).
D'Annunzio aveva concepito tre cicli di romanzi che dovevano rappresentare lo
sviluppo dell'io (il personaggio).
Tre cicli previsti da D'Annunzio:
Sono al di fuori dei tre cicli i romanzi:
Giovanni Episcopo, Forse che sì forse che no
Vi è una novella lunga: La Leda senza cigno.
Romanzi (spiegazione):
Il piacere (1889): il narratore prende il punto di vista del protagonista, l'autore va a
coincidere con il personaggio, diventando una specie di alter ego. Trama breve e
povera di fatti, vi sono molti più ricordi; molti i flash back.
Il romanzo racconta la vicenda umana di un giovane intellettuale, Andrea Sperelli.
Ricco, aristocratico, intenditore di cose d'arte ed egli stesso poeta ed incisore,
Andrea era giunto a Roma nell'ottobre 1884. La prima scena narra dell'incontro tra
Andrea ed Elena, un suo antico amore perduto. L'incontro non dà l'esito sperato da
Andrea e il protagonista inizia a ricordare il passato, attraverso la tecnica del flash
back, adoperata per molti capitoli del libro.
A Roma è sopraggiunto, attratto dal fascino della grande tradizione barocca della
città. Una sera di Novembre, a una cena, conosce la contessa Elena Muti, una
giovane vedova.
I due in breve si innamorano e vivono un'intensa relazione che dura fino al marzo
1885, quando Elena, all'improvviso, annuncia ad Andrea la sua intenzione di porre
fine alla relazione e, senza un motivo apparente, lo lascia e parte da Roma.
Il giovane reagisce al trauma, dandosi ad una vita dissoluta, passando di donna in
donna, alla ricerca di un particolare che possa ricordargli Elena in ognuna di loro.
Nel maggio dello stesso anno, cercando di sedurre Donna Ippolita Albonico, Andrea
entra in conflitto con Giannetto Rutolo, che lo sfida a duello e lo ferisce
gravemente.
Durante la convalescenza nella villa Schifanoia della cugina Francesca D'Ateleta,
Andrea conosce Maria Ferres, in vacanza con la figlioletta Delfina e, affascinato
dalla bellezza spirituale della donna, ben presto se ne innamora.
Anche Maria ricambia l'amore di Andrea, ma tutti i suoi tentativi di resistergli
risultano inutili.