Lo sviluppo del bambino da 0 a 3 anni nella letteratura scientifica

Documento sullo sviluppo del bambino da 0 a 3 anni nella letteratura scientifica in relazione a diversi autori. Il Pdf esplora l'evoluzione della psicologia dello sviluppo e l'importanza delle relazioni interpersonali, approfondendo i modelli operativi interni e il contributo di Daniel Stern, utile per studenti universitari di Psicologia.

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20 pagine

Lo sviluppo del bambino da 0
a 3 anni nella letteratura
scientifica in relazione a
diversi autori
Prima della nascita della Psicologia dello sviluppo l’infanzia non era
pensata come una fase autonoma dell’età evolutiva e i bambini
venivano considerati degli adulti in miniatura. Negli anni, grazie
all’evoluzione di diversi filoni di studio sul bambino e sulla crescita,
vi è stata un’importante inversione di tendenza: la personalità, le
capacità di un adulto sono oggi considerate come il frutto di
esperienze che hanno le loro radici nell’infanzia di ogni persona.!
Alcune considerazioni generali:
Oggi, da parte di molti studiosi e ricercatori, si tende ad avere una
visione scientifica integrata dello sviluppo, soprattutto nei primi
anni di vita. Si cerca cioè di superare contrapposizioni e contrasti
fra le ricerche di matrice diversa tentando di analizzare e integrare
conoscenze multidisciplinari per fornire una sintesi che possa
contribuire alla fondazione di un approccio neurobiologico allo
studio delle relazioni interpersonali.!
Tutte le scoperte recenti nel campo della genetica e delle
neuroscienze vengono sicuramente ad interrogare non solo gli
approcci biologici, neurologici, cognitivi dello sviluppo ma anche
l’approccio più psicologico.!
Diventa importante rivisitare alcuni degli autori e dei concetti che
hanno aperto tutto il mondo della prima infanzia mettendo
l’accento sulla relazione madre-bambino ed in modo più
complesso sulla relazione ambiente-bambino.!
A permettere di ampliare le conoscenze su abilità insospettate del
bambino (come la competenza precoce alla comunicazione e la
predisposizione alla relazione con il suo ambiente) è stata la
profonda trasformazione nei metodi di ricerca e studio
caratterizzati da metodologie osservative nuove.!
Negli anni settanta si aerma lo studio dei processi nei bambini
nelle loro età reali, con attenzione privilegiata all’interazione
momento per momento tra madre e bambino. È grazie a questi
studi basati sull’osservazione diretta dei neonati e delle loro
interazioni con l’ambiente che si sono radicalmente cambiate le
vecchie rappresentazioni del bambino che si pensava coinvolto
soprattutto in reazioni globali ed indierenziate di risonanza.!
Viene così a delinearsi un modello evolutivo dello sviluppo infantile
precoce che considera sia le caratteristiche individuali del bambino
sia quelle del contesto ambientale in cui egli è immerso sin dai
primi momenti di vita, in modo che lo stato di uno influenza il
successivo stato dell’altro, attraverso un processo dinamico
continuo!(Samero, 2000). Emerge che il bambino e la madre si
modellano reciprocamente.!
Un ruolo centrale nel determinare lo sviluppo delle strutture
psichiche nelle prime fasi della vita sarebbe dunque svolto dalle
relazioni interpersonali che continuano ad esercitare importanti
influenze sulle attività della mente durante tutta la nostra esistenza.
Il bambino appare predisposto fin dalla nascita ad interagire
attivamente con il mondo, mostrando una preferenza per alcuni
stimoli, come la configurazione del volto umano, il suono e le
modificazioni del tono della voce e distinguendo secondo questi
parametri la madre da un estraneo sin dalla seconda settimana di
vita. Contemporaneamente sin dall’inizio il bambino appare
ricercare lo specifico livello di stimolazione che si adatta al proprio
stato interno. La madre a sua volta, spesso senza esserne
consapevole, si pone in relazione con il proprio piccolo con
modalità in sintonia con le sue capacità ricettive. Si costituisce così
una danza interattiva fatta di ritmi e caratteristiche formali che
appartengono solo a quella specifica diade (Stern, 1998), dando
vita ad un sistema di regolazione aettiva di tipo preverbale, che si
ipotizza possa fungere da matrice delle successive competenze

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Anteprima

Lo sviluppo del bambino da 0 a 3 anni nella letteratura scientifica

Prima della nascita della Psicologia dello sviluppo l'infanzia non era pensata come una fase autonoma dell'età evolutiva e i bambini venivano considerati degli adulti in miniatura. Negli anni, grazie all'evoluzione di diversi filoni di studio sul bambino e sulla crescita, vi è stata un'importante inversione di tendenza: la personalità, le capacità di un adulto sono oggi considerate come il frutto di esperienze che hanno le loro radici nell'infanzia di ogni persona.

Considerazioni generali sullo sviluppo

Oggi, da parte di molti studiosi e ricercatori, si tende ad avere una visione scientifica integrata dello sviluppo, soprattutto nei primi anni di vita. Si cerca cioè di superare contrapposizioni e contrasti fra le ricerche di matrice diversa tentando di analizzare e integrare conoscenze multidisciplinari per fornire una sintesi che possa contribuire alla fondazione di un approccio neurobiologico allo studio delle relazioni interpersonali.

Tutte le scoperte recenti nel campo della genetica e delle neuroscienze vengono sicuramente ad interrogare non solo gli approcci biologici, neurologici, cognitivi dello sviluppo ma anche l'approccio più psicologico.

Diventa importante rivisitare alcuni degli autori e dei concetti che hanno aperto tutto il mondo della prima infanzia mettendo l'accento sulla relazione madre-bambino ed in modo più complesso sulla relazione ambiente-bambino.A permettere di ampliare le conoscenze su abilità insospettate del bambino (come la competenza precoce alla comunicazione e la predisposizione alla relazione con il suo ambiente) è stata la profonda trasformazione nei metodi di ricerca e studio caratterizzati da metodologie osservative nuove.

Negli anni settanta si afferma lo studio dei processi nei bambini nelle loro età reali, con attenzione privilegiata all'interazione momento per momento tra madre e bambino. E grazie a questi studi basati sull'osservazione diretta dei neonati e delle loro interazioni con l'ambiente che si sono radicalmente cambiate le vecchie rappresentazioni del bambino che si pensava coinvolto soprattutto in reazioni globali ed indifferenziate di risonanza.

Viene così a delinearsi un modello evolutivo dello sviluppo infantile precoce che considera sia le caratteristiche individuali del bambino sia quelle del contesto ambientale in cui egli è immerso sin dai primi momenti di vita, in modo che lo stato di uno influenza il successivo stato dell'altro, attraverso un processo dinamico continuo (Sameroff, 2000). Emerge che il bambino e la madre si modellano reciprocamente.

Un ruolo centrale nel determinare lo sviluppo delle strutture psichiche nelle prime fasi della vita sarebbe dunque svolto dalle relazioni interpersonali che continuano ad esercitare importanti influenze sulle attività della mente durante tutta la nostra esistenza.

Il bambino appare predisposto fin dalla nascita ad interagire attivamente con il mondo, mostrando una preferenza per alcuni stimoli, come la configurazione del volto umano, il suono e le modificazioni del tono della voce e distinguendo secondo questi parametri la madre da un estraneo sin dalla seconda settimana di vita. Contemporaneamente sin dall'inizio il bambino appare ricercare lo specifico livello di stimolazione che si adatta al proprio stato interno. La madre a sua volta, spesso senza esserne consapevole, si pone in relazione con il proprio piccolo con modalità in sintonia con le sue capacità ricettive. Si costituisce così una danza interattiva fatta di ritmi e caratteristiche formali che appartengono solo a quella specifica diade (Stern, 1998), dando vita ad un sistema di regolazione affettiva di tipo preverbale, che si ipotizza possa fungere da matrice delle successive competenze relazionali del bambino, nonché nei primi nuclei della sua personalità (Beebe, Lachmann, & Jaffe, 1997).

Lo sviluppo psicomotorio del bambino tratto da P. Vayer e J. Le Boulch

Lo sviluppo psicomotorio segue determinate fasi evolutive, ma non evolvono tutte necessariamente allo stesso ritmo.

Leggi dello sviluppo psico-motorio

  • Legge cefalo - caudale, la maturazione neuro-motoria inizia dalla testa e coinvolge progressivamente le estremità.
  • Legge prossimo - distale, lo sviluppo procede, a partire dall'asse centrale del corpo, dalle parti più vicine all'asse a quelle più lontane.

Fasi di sviluppo dello schema corporeo

  • Corpo vissuto (fase materna), 0-3 anni
  • Corpo percepito (fase preoperatoria - globale), 3-5 anni
  • Fase di transizione (dissociazione e analisi motoria), 5-7 anni
  • Corpo rappresentato, 7-11/12 anni

Alcune tappe importanti

0 mesi Posizione fetale 1 mese Prono solleva il mento 2 mesi Prono solleva il torace 3 mesi Supino cerca di afferrare, ma non ci riesce 4 mesi Siede con appoggio 5 mesi Siede sulle ginocchia di qualcuno e afferra gli oggetti 6 mesi Siede sul seggiolone e afferra un oggetto che si muove 7 mesi Siede senza appoggio 8 mesi Sta in piedi se aiutato 9 mesi Si tiene in piedi appoggiato ad un mobile 10 mesi A terra si sposta trascinandosi 11 mesi Cammina se aiutato 12 mesi Si alza per mettersi in piedi appoggiandosi 13 mesi Sale i gradini in quadrupedia 14 mesi Sta in piedi 15 mesi Cammina senza aiuto

Due anni e mezzo, tutte le abilità locomotorie progrediscono rapidamente

  • Sale le scale con fiducia
  • Corre in avanti e comincia ad arrampicarsi
  • Spinge e tira grandi giocattoli
  • Va in triciclo ma spingendosi con i piedi
  • Può saltare a piedi uniti da uno scalino basso

Tre anni

  • Sale le scale alternando i piedi e scende appoggiando entrambi i piedi sul gradino
  • È più agile nell'arrampicarsi
  • Può aggirare gli ostacoli mentre corre
  • Valuta i suoi movimenti e le dimensioni del suo corpo in rapporto agli oggetti.
  • Va in triciclo usando i pedali
  • Può stare sulla punta dei piedi e camminarci.
  • Può stare per un momento su un piede solo se glielo si mostra.
  • Siede con le gambe incrociate
  • Lancia la palla in avanti a mani unite e afferra un pallone con le braccia tese, calcia la palla con forza.

Lo sviluppo cognitivo secondo J. Piaget

Jean Piaget è stato uno psicologo e pedagogista svizzero. È considerato il fondatore dell'epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo.

Piaget dimostrò innanzitutto l'esistenza di una differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell'adulto e, successivamente, che il concetto di capacità cognitiva, e quindi di intelligenza, è strettamente legato alla capacità di adattamento all'ambiente sociale e fisico. Ciò che spinge la persona a formare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo è il fattore d'equilibrio, «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale». Lo sviluppo ha quindi una origine individuale, e fattori esterni come l'ambiente e le interazioni sociali possono favorire o no lo sviluppo, ma non ne sono la causa.

Assimilazione e accomodamento

Secondo Piaget, i due processi che caratterizzano l'adattamento sono l'assimilazione e l'accomodamento, che si avvicendano durante l'intero sviluppo. L'assimilazione e l'accomodamento accompagnano tutto il percorso cognitivo della persona, flessibile e plastico in gioventù, più rigido con l'avanzare dell'età (tesi amatiana).

  • Assimilazione, consiste nell'incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito. In pratica il bambino utilizza un oggetto per effettuare un'attività che fa già parte del suo repertorio motorio o decodifica un evento in base a elementi che gli sono già noti (per esempio il riflesso di prensione palmare porta il neonato a stringere nella mano oggetti nuovi).
  • Accomodamento, consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti (nel caso del bambino precedente, se l'oggetto è difficile da afferrare dovrà per esempio modificare la modalità di presa).

Gli stadi dello sviluppo cognitivo secondo J. Piaget

Nei suoi studi sull'età evolutiva Piaget notò che vi erano momenti dello sviluppo nei quali prevaleva l'assimilazione, momenti nei quali prevaleva l'accomodamento e momenti di relativo equilibrio. Sviluppò così una distinzione degli stadi dello sviluppo cognitivo individuando quattro periodi fondamentali dello stesso, comuni a tutti gli individui e che si susseguono sempre nello stesso ordine.

Stadio senso-motorio. Dalla nascita ai 2 anni circa. Come suggerisce il nome, il bambino utilizza i sensi e le abilità motorie per esplorare e relazionarsi con ciò che lo circonda. L'evoluzione procede secondo i seguenti momenti:

  • Reazioni riflesse (primo mese);
  • Reazioni circolari primarie (secondo - quarto mese);
  • Reazioni circolari secondarie (quarto - ottavo mese);
  • Reazioni circolari differite (otto - dodici mesi);
  • Reazioni circolari terziarie (o dodici - diciotto mesi);
  • Stadio della rappresentazione cognitiva (diciotto - ventiquattro mesi).

Stadio pre-operatorio. Dai 2 ai 6-7 anni. In questo stadio il bambino è in grado di usare i simboli.

Stadio delle operazioni concrete. Dai 6/7 agli 11 anni. Il termine operazioni si riferisce a operazioni logiche o principi utilizzati nella soluzione di problemi.

Stadio delle operazioni formali. Dai 12 anni in poi. A partire dai 12 anni il bambino riesce a formulare pensieri astratti: si tratta del cosiddetto pensiero ipotetico dove il bambino non ha bisogno di tenere l'oggetto dinanzi a se ma può ragionare in termini ipotetici.

Un autore fondamentale: Donald W. Winnicott

Winnicott, psicanalista inglese di formazione pediatrica, ha sempre occupato un ruolo originale nel campo della psicanalisi infantile. Poco interessato a porre dei punti di riferimento cronologico allo sviluppo, ha avanzato delle proposte che, pure esse, si lasciano difficilmente concettualizzare in modo dogmatico.

I contributi più importanti di Winnicott si ritrovano nella sua descrizione delle origini evolutive del Sé all'interno della relazione madre-bambino.

Molte sono state le ricerche sull'lo e sul Sé nella psicanalisi e nonostante le considerazioni divergenti quasi tutti gli autori concordano nel parlare di un Sé inteso come nucleo di soggettività che caratterizza ogni esperienza di vita, ogni attività o comportamento; un senso di Sé integrato e coerente dotato di continuità lungo lo sviluppo.

Winnicott segue una ricerca originale che lo porta a delineare la genesi infantile del Sé attraverso la scoperta di un'attività psichica e mentale di tipo primitivo. Gli studi sui processi di sviluppo della psiche infantile lo portano a riconoscere che prima che ci sia un IO ha luogo uno sviluppo del SÉ.

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