Documento dall'Università degli Studi di Trieste su Morfologia della Fiaba Vladimir Ja. Propp. Il Pdf esplora la struttura e la classificazione delle favole di magia, le funzioni dei personaggi e i metodi di classificazione di Volkov e Aarne, utile per studenti universitari di Letteratura.
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Morfologia Della Fiaba Vladimir Ja. Propp
Educazione Letteraria (Università degli Studi di Trieste)
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Scaricato da Joele Cavallo (charliemarsjo@gmail.com)MORFOLOGIA DELLA FIABA - Vladimir Ja. Propp
Vladimir Propp è nato a Pietroburgo il 15 aprile 1895. Egli è uno dei maggiori esponenti della letteratura
russa: pubblicò nel 1928 il libro "La morfologia della fiaba" che costituisce l'opera più importante dedicata
alla struttura del racconto fiabesco. Il termine "morfologia" significa studio delle forme. In quest'opera
Propp esaminerà le forme e la struttura delle favole di magia (fiaba e favola vengono usati come sinonimi).
La letteratura scientifica sulla favola non è molto ricca a causa di mancanza di ricerche scientifiche inerenti
a questo tema. La problematica sta nel metodo di studio: manca un metodo di classificazione, la
terminologia, la metodologia, ecc. lo scopo dell'opera di Propp è quello di esaminare criticamente i tentativi
di soluzione di alcuni problemi fondamentali relativi allo studio della favola. Prima di chiedersi a dove abbia
origine la fiaba bisogna chiedersi in che cosa essa consista.
Il mondo della fiaba è estremamente vario perciò si ha la necessità di classificare il materiale (dalla
correttezza della classificazione dipende la correttezza dell'ulteriore classificazione). Invece, ha luogo
esattamente l'opposto: quasi tutti gli studiosi cominciano dalla classificazione, inserendovi il materiale
dall'esterno invece di dedurlo da esso in base alle sue caratteristiche. La favola usa attribuire con estrema
facilità le medesime azioni a persone, oggetti ed animali. Questa regola vale principalmente per le
cosiddette favole di magia, ma si riscontra in favole di ogni tipo. Le favole di magia hanno una struttura del
tuto particolare che viene subito percepita e ne determina la categoria anche se non ce ne rendiamo conto.
Oltre alla ripartizione delle favole in categorie, esse possono essere divise anche in base all'intreccio: ciò è
complesso perché ognuno ha la sua interpretazione di intreccio essendo esso un concetto avente le
caratteristiche di complessità ed indeterminatezza.
Le favole possiedono una caratteristica: le parti componenti dell'una possono essere trasferite nell'altra
senza modificazione alcuna (es. la figura di baba-Jaga è presente in favole diverse tra loro) -> Legge della
trasferibilità.
VOLKOV' -> nel 1924 propone una classificazione che prevede 15 intrecci nella favola di magia e individua
diverse categorie determinate dall'esordio, dal carattere dell'eroe, dal numero degli eroi, ecc. Per la
classificazione egli utilizza 250 simboli. Questa classificazione non è scientifica.
AARNE -> è uno dei fondatori della scuola finlandese, la quale rappresenta il meglio nel campo dello
studio della favola. I rappresentanti di questa scuola raccolgono e comparano le varianti dei singoli intrecci
secondo la loro diffusione mondiale (il materiale è suddiviso da un punto di vista geo-etnografico) e si
traggono delle conclusioni sulla struttura, la diffusione e l'origine degli intrecci. Questo metodo non tiene
però conto della trasferibilità degli elementi. I lavori di questa scuola si fondano sulla premessa non
dichiarata che ogni intreccio sia un che di organicamente intero e possa essere isolato da una serie di altri
intrecci per essere studiato indipendentemente da essi. Gli intrecci di una fiaba sono cosi strettamente
connessi e collegati che questo problema esige una specie di analisi preliminare come base per la loro
individuazione. Constatiamo in tal modo la mancanza di criteri veramente obiettivi per la distinzione di un
intreccio dall'altro. Tuttavia, i metodi di questa scuola esigevano un elenco degli intrecci e fu proprio Aarne
ad intraprenderne la compilazione. Gli intrecci vengono chiamati tipi ed ogni tipo è numerato.
Ma se ricercatori diversi cominceranno ad attribuire la stessa favola a tipi diversi, che cosa possiamo
attenderci? A volte ci si può trovare costretti ad assegnarla a più tipi simultaneamente.
VASELOVSKIJ -> intende per intreccio un complesso di motivi. Ogni motivo può essere inserito in intrecci
diversi. Il motivo è quindi primario, mentre l'intreccio è secondario ed è un prodotto di creazione e
combinazione. Il motivo è considerato come la più semplice unità narrativa e come unità indivisibile della
narrazione (concetto oggi non accettabile).
BEDIER -> si è reso conto per primo che nella favola sussiste una qualche relazione tra grandezze costanti
e grandezze variabili, e tenta di darne il modello schematico. Egli chiama elementi le grandezze costanti e,
per le altre grandezze variabili, usa lettere latine. Questa idea è resa sterile dall'impossibilità di cogliere il
senso preciso del simbolo che rappresenta le grandezze costanti. Rimane da chiarire tutt'ora che cosa siano
oggettivamente gli elementi e come possano essere determinati.
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Scaricato da Joele Cavallo (charliemarsjo@gmail.com)
Il lavoro è dedicato alle favole di magia. Come necessaria ipotesi di lavoro, si ammette l'esistenza di favole
di magia come categoria particolare. Per "favole di magia" ora si intende quelle contrassegnate da Aarne
con i numeri da 300 a 749.
MORFOLOGIA DELLA FIABA = descrizione secondo le parti componenti e le loro relazioni reciproche e con il
tutto.con quali metodi possiamo ottenere una descrizione esatta della favola? Se prendiamo in
considerazione diverse favole, vediamo che cambiano i nomi e gli attributi dei personaggi, ma non le loro
azioni e funzioni -> questo ci da la possibilità di studiare la favola secondo le funzioni dei personaggi.
Analizzando le fiabe si scopre che i personaggi, per quanto diversi possano essere, compiono sempre la
stessa azione: per l'analisi della favola è dunque importante che cosa fanno i personaggi e non chi e come
fa! In una favola, le funzioni sono poche (uniformità e ripetibilità della fiaba) mentre il numero dei
personaggi è estremamente numeroso (varietà ed eterogeneità della fiaba).
Le funzioni dei personaggi rappresentano le parti fondamentali della favola e sono esse che dobbiamo
innanzitutto rintracciare. Per individuare le funzioni dobbiamo prima di tutto definirle e tale definizione
dovrà partire da due punti di vista:
Attenzione: atti identici possono avere diverso significato e viceversa. Esempio: l'atto di dare del denaro, in
una situazione, viene dato come ricompensa al cavaliere; in un altro caso il denaro viene dato dal cavaliere
affinchè lui possa pagarsi un viaggio per riconquistare l'oggetto magico.
Funzione -> è l'operato di un personaggio, determinato dal punto di vista del suo significato, per lo
svolgimento della vicenda. L'azione dotata di significato che il personaggio compie all'interno della storia
della narrazione.
In sintesi:
Una volta individuate le funzioni, si ritiene sia possibile accertare quali favole constino di funzioni
identiche. Tali favole potranno essere considerate monotipiche con dei precisi tratti distintivi
strutturali. Se indichiamo con la lettera A la funzione che occupa dappertutto il primo posto, e con
la lettera B la funzione che (quando compare) la segue sempre immediatamente, tutte le funzioni
della favola di magia si disporranno in un solo racconto, senza che nessuna di esse sia scartata dalla
serie, ne escluda un'altra o sia con essa in contraddizione.
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Lo schema monotipico di Propp:
Situazione iniziale: introduzione dell'accadimento e descrizione dell'equilibrio di partenza;
Rottura dell'equilibrio: accade qualcosa per cui la situazione iniziale viene stravolta per un qualsiasi
motivo;
Peripezie: vede azioni migliorative/peggiorative a favore e/o sfavore di un possibile altro equilibrio;
Raggiungimento di un nuovo equilibrio;
1
Situazione finale.
Questo schema si realizza attraverso le 31 funzioni. Ogni funzione rappresenta un'azione del personaggio e
viene indicata con una lettera o un simbolo. In base al ruolo che ogni personaggio possiede all'interno della
favola, gli vengono attribuite una o più funzioni.
Per ogni funzione daremo:
A) Una descrizione concisa del contenuto
B) Una definizione abbreviata in una sola parola
C) Un segno convenzionale (che ci permetta di confrontare schematicamente la struttura delle favole).
Tutte le funzioni si dispongono in successione logica in un unico racconto. La serie di funzioni qui delineata
rappresenta la base morfologica di tutte le fiabe di magia.