Documento sull'Arte Greca. Il Pdf esplora l'arte greca, dalla sua origine alla fase classica, analizzando i periodi di formazione, arcaico e classico. Il Pdf è utile per lo studio dell'Arte nella Scuola superiore, fornendo un contesto storico e artistico dettagliato con tecniche di pittura vascolare e opere significative.
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L'importanza che riveste la Grecia classica per la cultura occidentale è un fatto inoppugnabile e facilmente dimostrabile, basti pensare a quanti aspetti della nostro vivere quotidiano sono stati tenuti a battesimo du- rante l'Età dell'oro. Anche limitandoci a dei brevi cenni, riconosciamo facilmente di cosa siamo debitori al mondo greco: si parte dal pensiero scientifico, (con Pitagora ed Euclide) e matematico (con Archimede), si passa per la nascita della filosofia (con Socrate, Platone e Ari- stotele), per arrivare a quella del teatro (Eschilo, Sofocle, Euri- pide), oltre alla poesia, con i poemi omerici "Iliade" e "Odis- sea", fucina di innumerevoli storie dal grande seguito presso gli artisti nei secoli a venire, per arrivare allo sport (la creazione delle olimpiadi) e alla forma di governo della democrazia, oggi ritenuta la più funzionale ed eticamente condivisibile. Ma di tutti i contributi della cultura greca, il più evidente resta forse quello dell'arte, la cui "invenzione" possiamo ascrivere ai greci non solo per il vasto raggio di influenza che le opere classiche ebbero nei secoli a venire, ma perché i greci furono effettiva- mente i primi a concepire delle opere prive di un'utilità pratica e destinate esclusivamente ad appagare i sensi dell'uomo. Molte opere d'arte furono infatti realizzate da altri popoli nei secoli presedenti, ma erano sempre state vincolate ad assol- vere a un compito, diventando spesso parte di riti funebri e reli- giosi o prestandosi a elogiare le gesta dei regnanti di turno, as- solvendo dunque a una funzione politica. Nella Grecia classica gli uomini impararono invece ad apprezzare la Bellezza, il cui scopo era unicamente quello di "nutrire" la loro anima stimo- landone i sensi. L'apporto che le opere classiche ebbero fu tale che condizionarono il linguaggio artistico per oltre due millenni, per essere accantonate solo nel XX secolo.
Nel XII secolo si assistette al crollo della civiltà micenea, scalzata dai suoi territori dalla discesa dal nord dei Dori, che costrinsero gli ioni e gli eoli a spostarsi nelle isole dell'Egeo e in Asia mi- nore, dando vita al fenomeno chiamato "prima colonizzazione". Una volta stabilitisi nelle regioni dell'Attica, della Tessaglia e del Peloponneso, i dori si organizzarono all'interno di città-stato (Poleis), e iniziarono a produrre manufatti artistici, consistenti perlopiù in vasi decorati e forme rudimentali di templi. Il pe- riodo che definisce la pittura vascolare dei primi quattro secoli dell'arte greca è chiamato "Periodo di formazione" (o "Me- dioevo ellenico"), ed è caratterizzato dallo Stile geometrico.
Una grave crisi agricola verificatasi verso la fine dell'VIII secolo spinse i greci verso nuovi lidi, dando vita alla "seconda colo- nizzazione", con la conquista dell'Italia meridionale (Sicilia, Calabria, Puglia, Basi- licata e Campania), detta poi "Magna Gre- cia", delle coste africane e di quelle dell'Asia minore (cioè le coste turche af- facciate sul mar Egeo). Tale periodo è detto "Età arcaica", e vede lo sviluppo dell'architettura templare dorica e ionica, la comparsa della scultura in stile "ar- caico" prima e "severo" poi, oltre a una sempre più complessa e raffinata produ- zione di vasellame, con il susseguirsi degli stili orientalizzante, a figure nere e a figure rosse. Questo periodo vide anche l'incur- sione dei persiani guidati da Dario I il Grande, che riportarono dapprima una sconfitta nella celebre battaglia di Mara- tona, per rifarsi con la distruzione di Atene poi (nella battaglia delle Termopili), e in- fine incassare la definitiva sconfitta nella battaglia di Salamina.
Gli storici vedono il germogliare dell'età dell'oro (ossia il periodo "Classico") pro- prio in questo momento particolarmente favorevole per i greci, quando, guidati da Pericle, realizzarono le loro opere più compiute e rappresentative, con la costru- zione dell'acropoli di Atene e il raggiungimento del perfetto equilibrio fra "reale e ideale" nelle sculture di Policleto e Fidia.
Il periodo Classico fu di breve durata, circa settant'anni (450-380 a.C.), poiché ben presto gli artisti iniziarono a proporre delle varianti al linguaggio classico appena codificato, dando vita a una fase "Tardoclassica". La produzione scultorea, che vide un avvici- namento degli dei agli uomini, venne in- nescata dal nuovo pericolo rappresentato dalla guerra del Peloponneso fra Atene e Sparta, (432-404 a.C.), che si concluse con la capitolazione ateniese. Ma non è an- cora finita: il dominio spartano qualche decennio dopo fu rovesciato dai tebani, che a loro volta furono soggiogati dall'in- vasione dei Macedoni di Filippo II, prove- nienti dal nord della Grecia, e soprattutto dal dominio del successore Alessandro Magno, che fondò un impero immenso, con la conquista della Siria, la Fenicia,l'Egitto, Babilonia e persino parte dell'India. Il regno di Alessandro, di cultura greca, durò ben poco, conclu- dendosi con la sua morte, appena trentatreenne, nel 323 a.C., chiudendo dunque la fase tardoclassica.
La fase conclusiva della parabola greca è detta "Ellenistica" perché è riferita alla produzione artistica delle province del regno, che furono appunto "ellenizzate" (come a dire "grecizzate"), fino a creare una cultura unitaria (nacque la lingua comune, detta "Koinè"). Sul piano stilistico, l'ellenismo vide le opere d'arte farsi sempre più spettacolari ed espressive, lontane ormai dai modelli classici. Storicamente il periodo ellenistico va inteso come il passaggio fra l'età alessandrina e la conquista da parte dei romani, che, dopo varie vittorie riportate sui cartaginesi e macedoni, si rivolsero verso i territori greci, conquistandoli definitivamente con la Battaglia di Azio nel 31 a.C. per mano di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano.
Il discorso sull'architettura greca non può che prendere le mosse dalla nascita della "polis", il nuovo modello urbano e organiz- zativo nato fra l'IX e il XI secolo a.C, desti- nato ad avere una notevole fortuna nei secoli successivi anche al di fuori della Gre- cia. Nella fase di formazione la città perse il carattere di città-fortezza che si era conso- lidato nella civiltà micenea, e cambiò signi- ficativamente di aspetto: le poleis furono organizzate su tre livelli aventi ognuno una diversa funzione. In alto, in posizione do- minante si trovava l'Acropoli, ossia una piana ricavata sulla sommità di una collina che ospitava la zona religiosa, con vari templi e santuari, un ingresso trionfale con tanto di rampa/gradinata e colonnato (i Propilei), e cintata da spesse mura. Al cuore simbolico e religioso della polis succedeva la città vera e pro- pria, detta Asty, con le abitazioni, gli edifici pubblici e le botteghe. Similmente a quanto vediamo ancora oggi nelle nostre città, le strade erano organizzate attraverso un reticolato regolare di parallele e ortogonali, che lasciavano spazio, al centro, alla piazza principale, l'Agorà, che ospitava dapprima il mercato e successi- vamente anche le riunioni pubbliche. Tutt'attorno, infine, si distendeva la Chora, ossia la campagna, popo- lata da contadini e pastori, con funzione economica e produttiva.
Le abitazioni, contrariamente al tessuto urbano, erano decisa- mente involute rispetto ai palazzi cretesi e micenei: fatte di mattoni crudi, paglia e fango, le case si componevano di un semplice ambiente rettangolare coperto da un tetto con due spioventi, preceduto da uno spazio scoperto e da una sorta di cortile sul davanti.
In definitiva, oltre al rinnovamento dell'aspetto delle città, i greci diedero alle poleis un nuovo ruolo, che passarono da esclusiva proprietà del "capo supremo" a luoghi di condivi- sione, dove ciascuno era tenuto ad accrescere la grandezza del "bene comune".
I primi templi fecero la loro comparsa già nella fase arcaica, ma essendo costruiti in legno, sono andati di- strutti dalle intemperie, mentre le prime versioni in pietra risalgono al periodo classico, e sono giunte fino anoi in buone condizioni, fatta eccezione dei tetti, che per i loro materiali troppo fragili, non hanno resistito allo scorrere del tempo.
Di forma sostanzialmente simile a quella delle abitazioni, il tempio era per i greci la dimora terrena degli dèi, ed era destinato ai soli sacerdoti, mentre i riti rivolti ai fedeli si svolge- vano in altri spazi esterni. Prima di descrivere le forme del tempio, va chiarito il particolare rapporto che i greci avevano con le divinità, molto diverso da ciò a cui siamo abituati oggi: se infatti noi solitamente pen- siamo a Dio come un'unica entità astratta e inavvicinabile, per i greci gli dèi erano numerosi e soprattutto simili agli uomini sia nell'aspetto che nei comportamenti, e come gli uomini erano soggetti a subire il destino (il Fato). Ne consegue che l'uomo e il dio si ritrovavano nell'arte spesso accomunati, a cominciare, appunto dalle abitazioni, che possono essere considerate le "matrici" dei templi, poiché presentano una struttura di base simile.
Premesso che nelle varie tipologie di templi si ritrovano numerose varianti, è possibile individuare delle ca- ratteristiche comuni e degli elementi imprescindibili, qui descritte.
Il tempio generalmente era di forma rettangolare, sollevato dal terreno mediante tre gradini (crepidoma), sopra l'ultimo dei quali (lo stilobate), poggiavano le strutture verticali. Queste erano costituite, nella parte centrale, da una sorta di cella rettangolare, chiamata naos, chiusa da mura e con un'apertura sul lato corto. All'interno del naos, normalmente immersa nell'oscurità o rischiarata da bra- cieri, era collocata la statua crisoelefantina (cioè rivestita in oro e avorio) del dio a cui era dedicato il tempio. Il naos era prece- duto da uno spazio delimitato nei fianchi da segmenti murari e sul davanti da alcune colonne. Tale spazio, chiamato pronaos, aveva la funzione simbolica di separare lo spazio sacro dedicato al dio da quello degli uomini. L'altra struttura verticale consiste in un colonnato che gira tutt'attorno al perimetro dello stilo- bate, è sormontato da una muratura continua (trabeazione), che con il suo peso "blocca" a terra le colonne a sua volta regge le falde del tetto "a capanna". La trabeazione si compone di due fasce sovrapposte: quella sopra le colonne è detta architrave, mentre quella superiore è il fregio, desti- nato ad ospitare rilievi scultorei variamente organizzati.
Il lato breve del tempio funge da prospetto e presenta, sopra la trabeazione, il frontone, una grande strut- tura triangolare che segue il profilo delle pendenze del tetto, con tanto di cornice aggettante che ingloba una superficie scolpita, chiamata timpano. In cima al timpano e negli angoli del tetto svettavano delle scul- ture in terracotta, gli acroteri, mentre le tegole che rivestono la struttura a capriate del tetto erano bloccate da altri elementi decorativi, chiamati antefisse.
Al di là di questa struttura-tipo, la pianta del tempio subì nel tempo diverse variazioni a seconda di luoghi e periodi diversi, offrendo un vasto campionario di soluzioni. Fra le più ricorrenti, descritte fra i primi dall'ar- chitetto romano Vitruvio (I sec a.C) nel suo "De architectura", si ricordano le seguenti tipologie: