Documento universitario su "Raccontare", che analizza il concetto di storytelling, distinguendo tra storia e narrazione. Il Pdf esplora le tipologie di storytelling, i ruoli narrativi, la fabula e l'intreccio, e l'importanza del desiderio come motore narrativo, utile per lo studio della materia.
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Il termine storytelling ha subito una grande trasformazione negli anni: prima era una parola ricercata e poi concetto banalizzato e snaturato. Vediamo dunque un'evoluzione di senso. Il dizionario Treccani, nel 2008, registra "storytelling" tra i neologismi facendo risalire la sua prima attestazione italiana a "la Repubblica" del 4 settembre 1900; tuttavia, è nei primi anni del XXI secolo che la parola comincia a imporsi nel nostro paese. L'Oxford Dictionary definisce lo storytelling come "l'attività di raccontare o scrivere storie". Parlando di attività come il complesso di narrazioni minimale quotidiane alla scrittura di romanzo. E' sbagliato affermare che lo storytelling è solo un cosa da professionisti. Christian Salmon sa bene che il raccontare non è solo uno strumento per condizionare le menti, lo storytelling oscilla tra la persuasione occulta e la spudorata propaganda. Nel 1998, Salmon pubblica un saggio e cita Polòetta che afferma: Le narrazioni possono essere impiegate strategicamente per rafforzare un'identità, ma possono anche precedere e rendere possibile lo sviluppo di un gruppo, di una nazione, o di qualsiasi attore collettivo [ ... ]. Possono poi essere particolarmente importanti durante i periodi di trasformazione, sia essa in corso o potenziale. La narrazione mantengono la continuità nel cambiamento, preservano il sé o la collettività attraverso il cambiamento. Nella mente del lettore sono gli aspetti di disiformazione, propaganda, controllo dell'opinione e della mente.
Abbiamo detto che la deriva del senso del termine storytelling nasce dall'uso impreciso che ne è stato fatto negli ultimi anni, forse le colpe vanno date all'imprecisione stessa del concetto "story". Per il Cambridge Dictionary, "story" significa: A. una descrizione, vera o immaginata, di serie di eventi connesse tra loro. questa definizione contiene due elementi interessanti -> la relazione tra realtà e finzione e la concatenazione degli eventi. B. il resoconto, su un giornale o in un notiziario radiotelevisivo, di qualcosa che è accaduto. C. Una menzogna. Sia nella definizione a e b mancano i personaggi e la loro assenza determina quella di qualsiasi azione internazionale e di qualsiasi obiettivo (la montagna, la frana, gli alberi ... sono parti di qualcosa che accade ma non hanno parte attiva). A dare vita e movimento al mondo narrativo sono quelle particolari entità che lo popolano e che in esso agiscono, i personaggi. Senza i personaggi e senza le loro azioni noi non abbiamo raccontato, ma solo resoconto, e un resoconto può essere una storia, ma non è necessariamente una narrazione. L'Oxford Dictionary definisce "Story" come: "un racconto di persone immaginarie o reali e di eventi narrati per divertimento". Si potrebbe obiettare che non tutti i personaggi sono persone, lafantasia degli scrittori ha infatti ideato storie di animali, di extraterrestri, ... nel diventare personaggi inevitabilmente si umanizzano. Romanzo molto straniante è Flatland: A Romance of Many Dimensions di Edwin Abbott Abbott, i personaggi sono figure geometriche varie. La definizione dell'Oxford Dictionary è molto più restrittiva di quella del Cambridge, introduce i personaggi, esclude dalle storie i resoconti, ma concludendo con quel "for entratainmenti" esclude anche tutte le storie. Proviamo ad avvicinarci alla natura dello storytelling: lo storytelling è l'atto di trasmettere, indipendentemente dalle finalità, con parole (scritte o pronunciate), immagini, gestualità, musiche, suoni e altri possibili linguaggi, concatenazioni di eventi, veri o fittizi, che nascono dall'azione e dalla reazione di personaggi, anche questi veri o fittizi. Più semplicemente, lo storytelling è l'atto di trasmettere, per i fini più diversi e attraverso qualsiasi linguaggi, delle narrazioni tratte dalla realtà o frutto di invenzione. Perché vi sia narrazione ci deve essere almeno un personaggi che orienta la sua azione verso il superamento di almeno un ostacolo che lo separa dal suo obiettivo. Personaggio, Azione, Ostacolo, Obiettivo > ingredienti che non possono mancare nella narrazione. Dobbiamo anche citare lo "storytlling di prodotto" ad esempio a titolo di pubblicità su Instagram. Il video, della durata di un minuto, è composto da brevissime sequenze con scritte in sovraimpressione; la diegesi è affidata alle frasi sovraimpresse, mentre alle immagini è assegnata la mimesi. Le parole scritte hanno la funzione di una voce fuori campo che racconta una storia che le immagini da sole non possono raccontare. Si tratta di una tecnica utilizzata molto su Ig e in tutti quei casi dove la fruizione del video può avvenire in forma silenziosa. Da notare che ogni sotto-azione al superamento di un sotto-ostacolo e al raggiungimento di un sotto- obiettivo.
Abbiamo visto che tutte le definizioni di "Story" contemplano sia la possibilità che gli eventi narrati siano tratti dalla realtà, sia la possibilità che quegli stessi eventi siano frutto di invenzione; si può prevedere anche una commistione tra reale e immaginario. Macro-categorizzazione:
Nel fiction storytelling ricade una vasta gamma di prodotti narrativi che noi conosciamo da molto tempo: fiabe, miti, tragedie, drammi, commedie, ballate, novelle, romanzi, poemi epici, opere liriche, film per il cinema e per la televisione, .... Letteratura, cinema e teatro ci hanno abituato a varie mescolanze tre reale e fantastico. Il para-fiction storytelling: il film Fargo, dei fratelli Coen, e la serie televisiva si propongono con non-fiction, ma Fargo è prevalentemente un prodotto d'invenzione. Senza "Questa è una storia vera" la narrazione sarebbe semplicemente ricaduta nella categoria della fiction storytelling, ma se io dichiaro che ciò che sto per raccontare è realmente accaduto e invece non è così, il mio raccontare assume le caratteristiche di una bugia o, per rimanere nella categorizzazione, di unpara-fiction storytelling. Il problema del vero non è pertinente nella letteratura o nella critica letteraria. Lo è invece nella sociologia della narrazione, sia essa letteraria o meno. Non possiamo scrivere finzione sulla carne viva della società e poi non attender i che essa venga passata al vaglio della verità. Nella società dell'informazione l'opera verrà letta alla luce dell'attualità, alla luce del flusso mediatico. Studioso austro-afghano, Emran Feroz, denuncia il pericolo della contaminazione tra vero e verosimile nei libri di Hoisseini. Il ruolo di Hosseini come portavoce della società afghana dà ai lettori un falso senso di fiducia nel fatto che stanno imparando a conoscere il "vero Afghanistan" ma non descrive una realtà oggettiva. Ci troviamo davanti a una "narrative" non davanti a un racconto. In italiano "narrative" possiamo tradurlo con "narrativa" ma ricorriamo alla definizione dell'OXD > una rappresentazione di una particolare situazione o di un processo effettuata in modo da riflettere o conformarsi a un insieme di obiettivi o di valori. Un racconto "tendenzioso", un racconto "di parte", una "mistificazione narrativa" della realtà. Il para-fiction storytelling è dunque l'insieme, assai vasto, delle narrazioni che usano elementi del reale per far passare per veri elementi di invenzione o di realtà distorta o per dare una parvenza di inoppugnabilità a ciò che invece è soggettivo e opinabile. È evidente che le storie di para-fiction coprono un'ampia gamma come le leggende metropolitane. È molto interessante l'uso degli elementi realistici per abbattere le differenze verso un evento tanto inverosimile, più una storia contiene particolare verificabili, più il ricevente ha tendenze a glissare sulle parti non verificabili e questo rende la para-fiction pericolosa anche nell'immediato. I particolari reali sono lo strumento attraverso il quale la storia ci diviene familiare, attraverso il quale i personaggi interagiscono empaticamente con noi. Un esempio che possiamo fare sono le fake news perché nel contrabbandare l'invenzione come realtà le storie sono davvero insuperabili, sono il lubrificante che fa scorrere senza intoppi il meccanismo di un inganno che si concretizza non solo attraverso l'informazione falsa, ma anche attraverso quella parziale. Le storie iniziano e finiscono e noi rimaniamo catturati da ciò che sta tra l'inizio e la fine; la storia è costruita in modo che le nostre curiosità si concentrino su ciò che sta dentro di essa, non su ciò che sta fuori e non ci viene rivelato. Il para-fiction storytelling è il "lato oscuro" dello storytelling. Non-fiction storytelling > ritroviamo molti prodotti e molte tecniche narrative che permettono di coniugare etica della comunicazione, interesse economico e interesse sociale. Raccontare la realtà fa bene alla salute, alla comprensione della società, alla progettazione degli spazi, alla relazione interpersonale, alla comprensione della scienza, alla vendita dei prodotti, alla convivenza e forse, a determinate condizione, anche alla democrazia.
Raccontare il vero significato informare, così come raccontare il falso ammanto di vero (para- fiction storytelling) significa disinformare. Tuttavia, così come esistono narrazioni che non informano, possono esserci informazioni che non sono affatto narrative o, se vogliamo, il tasso di narrativa di un'informazione può andare da un minimo a un massimo. L'informazione è basata su un dato numerico e, proprio per il fatto di essere scarsamente narrativa, gode del privilegio di essere considerata più obiettiva di un'informazione in forma di racconto, ha la capacità dicoinvolgere maggiormente le funzioni razionali rispetto a quelle emotive. Al contrario, quando assume caratteristiche narrative l'informazione è in grado di creare emozioni, perché le emozioni rivelano problemi sociali molto più di quanto non facciano i numeri e le statistiche. Possiamo vedere come due forme di rappresentazione/comunicazione assolvono compiti diversi: il sito, con la precisone delle sue descrizioni, mira ad informare razionalmente, mentre il filmato, attraverso l'immedesimazione col protagonista tipica del racconto, mira a informare emotivamente. Le persone noi possiamo stabilire un rapporto di empatia, con gli oggetti, con i numeri, con i marmi e con i bilanci no. Qua sta la grande forza del racconto.
Il racconto deve la sua forza alla sua capacità di coinvolgere il destinatario, di rendere concreto ciò che è astratto, di farsi ricordare nel tempo. Una narrazione è un testo che ti prende per mani e che ti accompagna fino alla fine. Il racconto richiede competenze meta-testuali, ma si tratta di competenze che, in quanto esseri sociali, abbiamo già acquisito nella nostre beve o lunga esperienza di vita. Raccontare significa dunque scegliere un codice, quello narrativo, che tutti conoscono e che tutti comprendono. Il racconto ci fa dunque entrare in empatia con il personaggio: vediamo la sua storia stando al suo fianco e capiamo meglio le sue scelte, le sue motivazioni e il ruolo che ha avuto nel gruppo sociale. La narrazione suscita curiosità, mantiene viva la nostra attenzione, ci fa "preoccupare" per i personaggi coinvolti. Stando accanto ai personaggi, ci accorgiamo poi di quali siano i valori che ne motivano le azioni e ne definiscono gli obiettivi. Questi valori parlano della semiotica greimasiana, possono essere di ordine materiale o di tipo astratto. La narrazione genera oggetti di valore e nel farlo reifica i valori prodotti dai gruppi sociali. Il testo narrativo dà concretezza all'astrazione del valore trasformandolo in un oggetto o in un processo descrivibile in termini concreti. Questa capacità di dare concretezza rende le narrazioni particolarmente comprensibili anche a chi possiede capacità interpretative meno raffinate. La narrazione trasforma un qualcosa di vago come un valore in un obiettivo definito e circoscritto. La narrazione deve esprimere questi concetti attraverso figure, attraverso un processo che spesso è metaforico. Il racconto non solo rende più chiari e accessibili i valori in gioco, ma facilità anche la memorizzazione di passaggi che per le persone possono essere cruciali.
La nostra mente di occidentali alfabetizzati associa le storie alle parole, i linguaggi standard dello storytelling sono almeno due:
I due codici possono anche allearsi, convergere, dare vita a testi multicodali: manoscritti, libri illustrati, fumetti, ... le prime forme di multimedialità arrivano quando in una stessa istanza narrativa vengono coinvolte sfere sensoriali diverse, un esempio è la collaborazione tra linguaggio verbale e linguaggio musicale, sul piano espressivo la musica gode di una totale autonomia, sul piano narrativo essa deve appoggiarsi ad altri linguaggi per dare vita a un racconto. Grazie a una tecnologia di produzione e di trasmissione sempre più accessibile, miliardi di persone hanno reso