Documento di Università su Istituzioni di Diritto Romano. Il Pdf esplora il contesto storico, le forme di governo e i concetti di capacità giuridica e status libertatis, utile per lo studio universitario di Diritto.
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Il diritto è un insieme di regole che disciplinano la convivenza tra individui. Il diritto ha però necessariamente bisogno di un contesto storico, infatti il diritto cambia a seconda del contesto storico. La storia, dunque, ci influenza inevitabilmente. L'esperienza giuridica romana viene considerata un punto di riferimento ed un vero e proprio modello per i codici odierni di tutto il mondo, in modo specifico il "CORPUS IURIS CIVILIS" di Giustiniano, il cui intento fu di riordinare il sistema fino ad allora confuso delle norme. E' diritto tutto ciò che comprende le regole di comportamento che un popolo si detta in un dato territorio e in un dato periodo storico. Diritto = ordinamento giuridico. In uno stato possono succedersi diversi ordinamenti giuridici, in base al periodo storico. Il diritto si esprime mediante le norme giuridiche le quali non sono leggi, ma costituiscono il contenuto vero e proprio della legge. A Roma lo stato non veniva inteso in termini moderni. Lo stato, per essere definito tale, è costituito da tre componenti fondamentali: il popolo, composto dai cittadini i quali possono ottenere la cittadinanza o la sudditanza. I sudditi sono sottomessi al potere. La seconda componente dello stato è poi il territorio, dove la popolazione in questione si colloca. Terza e ultima componente è il governo, qui inteso come un insieme di individui che emanano le leggi, applicano le sanzioni e controllano le controversie (attività di giurisdizione) e la funzione amministrativa (atti orientati al funzionamento dello stato). Un principio fondamentale è costituito poi dalla sovranità, nonché il potere di uno stato di applicare regole e sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole. Tra due o più soggetti cosiddetti giuridici si viene a creare un rapporto giuridico in relazione di un soggetto giuridico, e le norme servono a regolare questi rapporti. Le norme, a loro volta, possono poi essere direttive o sanzionatorie (comandi e sanzioni). Il rapporto giuridico può essere pubblico (ente statale - individuo), o privato (individuo - individuo, es. una compravendita). Con esempi di attività anche banali comprendiamo facilmente come il diritto sia sempre presente nelle nostre vite. Nei rapporti giuridici vi è sempre una parte attiva (es. chi presta un bene), ed una passiva (a chi viene prestato il bene); la parte passiva è assoggettata dal potere d'azione del soggetto attivo. Fondamentale nell'ambito della giurisprudenza è l'interpretazione; la cosiddetta interpretazione giurisprudenziale, che viene definita anche come dottrina, era considerata a Roma ciò che permetteva la produzione del diritto. L'interpretazione può però inevitabilmente condurre alla confusione ed è qui che interviene la cassazione, la quale solitamente "cambia idea" a seconda del contesto storico. L'interpretazione può ottenere un risultato dichiarativo (es. la sedia è sedia), restrittivo (ridurre il significato di sedia solo ad un dato tipo di sedia) e estensivo (estendere il significato di sedia a più tipi di sedia). L'atto di interpretazione è dunque fondamentale. Il periodo da sottoporre ad analisi comprende tredici secoli, dalla fondazione di Roma alla morte di Giustiniano:
A Roma si sono succedute quattro forme di governo:
Roma nacque dalla confluenza di varie popolazioni divise in grandi gruppi accomunati da usi e costumi. Tali gruppi vengono chiamati in italiano "genti", si collocavano sui sette colli romani, si organizzavano in tribù ed erano principalmente etruschi, latini e sabini. I capi delle genti venivano definiti "patres" (in italiano padri), i quali, aggregandosi, davano vita ad un'assemblea permanente, nonché il Senato, poiché era necessario un governo che gestisse il popolo e una costituzione. Il Senato si riuniva per prendere le decisioni più importanti e aveva a capo il re. Il modello costituzionale arcaico di Roma era di tipo gerarchico:
Rex Senato Comizi curiati
Il rex (re) era il capo supremo militare e religioso, fungeva da giudice nei litigi e poteva emanare le norme, solitamente oralmente e veniva eletto dal Senato. Il re esprimeva infatti verso l'esterno le decisioni del Senato, comprendenti più che altro i pareri dei padri di famiglia. Nasce il concetto di legge (lex). Durante tale periodo la legge è dunque un'emanazione del re valevole per la società romana. Alla morte di un re, il Senato sceglieva tra i patres il suo successore. I comizi curiati consistevano invece in assemblee di cittadini organizzate in base alle curie di appartenenza. Rifacendo un passo indietro, è probabile il noto racconto dello scontro tra Romolo e Remo che, con l'uccisione di Remo da parte di Romolo, ha condotto alla fondazione di Roma, sia fittizio (il tema dello scontro tra fratelli e del rapporto nemico-amico ricorrono spesso nel corso della storia). In base agli studi archeologici dunque, si è appurato che molto probabilmente Roma nacque dall'unione dei villaggi stanziati sui colli romani, dovuta alla necessità di scambi e di difesa dalle bestie feroci. Questi erano poi semi-nomadi, vivevano in terreni non facilmente coltivabili più che altro paludose e si dedicavano principalmente all'allevamento del bestiame. Queste popolazioni appartenevano a tre etnie differenti cioè i ramnes, i tizies e i lùceres, che insieme vanno a costituire i quirites, vale a dire il nucleo fondamentale d'origine dei romani. Gli abitanti di Roma maschi considerati adulti (per i romani l'età che considerava un uomo adulto era fissata a quattordici anni), venivano ripartiti all'interno delle cosiddette curie, dieci per ognuna delle etnie per un totale di trenta. Si trattava du un'organizzazione amministrativa per gli abitanti, allora denominati quiriti (quelli che poi chiameremo cittadini). I quiriti non comprendevano però tutta la popolazione bensì soltanto gli abitanti maschi adulti, i quali erano gli unici a godere di determinati diritti. Riguardo l'organizzazione familiare, invece, il nucleo familiare non era autosufficiente ma occorreva aggregarsi. A questo punto si passa dal contesto familiare al contesto della cosiddetta gens. Alla morte del padre di famiglia, i figli acquisivano l'interesse di restare uniti per mantenere intatto il patrimonio anziché dissolverlo perseguendo il compito di diventare indipendentemente padri famiglia dei rispettivi nuclei familiari.
Nucleo familiare Nucelo familiare Aggregazione tra fratelli Aggregazione di più famiglie = GENS Nucleo familiare
Al di fuori di queste popolazioni, di pari passo con il progressivo sviluppo di Roma, viene dato spazio anche a quelle popolazioni che non appartenevano ai nuclei originari. E' con questo fenomeno che è probabilmente possibile giustificare la nascita della plebe e il concetto di clientela; i clientes erano soggetti liberi di altra cittadinanza che venivano accolti all'interno delle famiglie, lavoravano ma non prendevano decisioni, le quali spettavano esclusivamente al re, al Senato e all'assemblea curiata. Allo stesso modo venivano intesi i plebei, che a Roma erano molto utili per il lavoro. Poiché i comizi curiati contenevano gente appartenente ad una specifica curia che aveva dato origine a Roma, tutti questi individui che giungevano dall'esterno non potevano prendere parte ad essi e dunque non venivano convocati. Durante i comizi, il re esponeva al popolo le proprie indicazioni e il popolo era libero di esprimere il proprio parere. A questo punto, il re, a cui spettava il potere massimo, poteva anche prendere in considerazione una mancata approvazione del popolo e agire di conseguenza. L'assemblea curiata non aveva dunque la possibilità di prendere decisioni ma poteva comunque manifestare la sua opinione al re. L'esercito allora era basato sulla cavalleria, adibita principalmente alla gente più ricca che poteva dunque permettersi di attrezzarsi e di combattere. Il nucleo del diritto romano era costituito da IUS (il diritto) ma anche da FAS (ciò che è religiosamente lecito), ciò significa che grande importanza veniva data alla conservazione della pace con gli dei, che influenzava fortemente l'emanazione delle leggi. A proposito vengono adibiti i collegi sacerdotali (diversi ovviamente da quelli da noi oggi intesi); vi erano i feriali, una sorta di ambasciatori che gestivano al meglio i conflitti e gli àuri, che si occupavano invece di interpretare il volo degli uccelli, dietro al quale, secondo i romani, si celava un messaggio decisivo per le decisioni importanti. I romani erano politeisti, ogni divinità era dedicata ad una attività quotidiana diversa, e veniva adorato anche il culto dei morti. Un altro importante collegio era quello dei pontefici (anche questo diversamente inteso rispetto ad oggi. I pontefici, intesi come papi, non esistevano allora); dall'espressione latina "ponte facere", "costruire il ponte". Gli ingegneri dell'epoca venivano definiti pontefici, e avevano una conoscenza tale da poter costruire un ponte che potesse stabilmente attraversare il Tevere. Costruivano non solo ponti fisici ma anche ponti con gli dei poiché era allora fondamentale preservare la pace con gli dei (pax deorum). Essi però erano anche molto preparati nel campo filosofico e del diritto. Poiché questa Roma non era ancora uno stato modernamente inteso, serviva comunque un'organizzazione, degli accordi e delle regole di comportamento affinché non si giungesse al collasso della società; il primo nucleo giuridico romano nasce dai "mores maiorum", nonché gli usi e costumi tradizionali. Vi erano le legis regie, cioè le leggi del re, che venivano esternate oralmente oppure incise e il diritto quiritario (ius quiritium), il diritto dei quiriti, cioè i primi abitanti di Roma, tant'è che riguardava soltanto loro. Trascorso circa un secolo e mezzo dalla formazione di Roma, arrivarono gli etruschi, un popolo di combattenti e molto organizzato che riorganizzò Roma in centurie dove gli abitanti venivano suddivisi non in base all'etnia ma in base al censo, e dunque alla possibilità di mantenersi in quella categoria. Anche a livello territoriale vennero apportate innovazioni; i confini, sia della città che dei propri territori e per i romani sacri e protetti dagli dei, vennero dettagliatamente segnati inoltre la popolazione venne riorganizzata in quattro aree, dunque in diverse località, per una maggiore e più efficiente organizzazione. Erano delle vere e proprie circoscrizioni territoriali. Vi erano però anche delle tribù nei territori limitrofi rispetto alle mura cittadine di Roma definite tribù rustiche. Tali sistemi si riveleranno fondamentali anche per permettere ai cittadini di votare in maniera organizzata. A questo punto, la popolazione iniziava tra l'altro a distinguersi in patrizi e plebei. Cade la monarchia, nasce la repubblica. Secondo la tradizione, Tarquinio il Superbo non adottò comportamenti corretti causando la protesta dei patrizi (aveva probabilmente oltraggiato una donna patrizia) o ancora è probabile che il progressivo aumento dei senatori (dei patres), dovuto all'aumento demografico, abbia condotto allo spostamento degli equilibri politici e allo scontro delle fazioni. Comunque, vi sono opinioni divergenti riguardo la caduta della monarchia e la nascita della repubblica; alcuni attribuiscono a questo cambiamento una data ben precisa cioè il 509, mentre secondo altri si trattò di un processo graduale comunque, cadde la monarchia con Tarquinio il Superbo e nacque la repubblica, quasi sicuramente a causa di questo scontro tra fazioni politiche divergenti che seguirono l'aumento della popolazione e dei senatori. Nel 509 inizia convenzionalmente la repubblica. Alla caduta della monarchia vi era probabilmente un collegio di consoli a capo della città di Roma. La governavano e in una prima fase amministravano anche la giustizia. Successivamente, i consoli erano due. Abbiamo poi il prètore al quale veniva attribuita l'amministrazione della giustizia. Inizialmente il pretore era uno, veniva definito "urbano" e si occupava delle controversie. Il secondo pretore, definito "pellegrino", amministrava la giustizia tra cittadini romani o tra stranieri. Abbiamo poi gli "edìli curùli", i quali si occupavano dell'approvvigionamento di Roma e delle attività che si svolgevano nel foro romano ed erano patrizi. Vengono individuati comunque anche gli "edili plebei" (massimo dieci), e avevano il compito di assistere la plebe. Troviamo ancora i questori, con funzione di contabili. Tutti questi magistrati restavano in carica