Disabilità, handicap e sordità: strategie comunicative per l'inclusione

Documento da Università su Disabilità, Handicap e Sordità: Strategie Comunicative. Il Pdf esplora le definizioni di disabilità e handicap, la legislazione italiana e le strategie comunicative per l'inclusione di persone con sordità, con un focus sul rispetto della sfera emotivo-affettiva e l'importanza dell'intentio comunicativa, per la materia Psicologia.

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22 pagine

INTRODUZIONE
L’aggettivo “speciale” fin dai primi anni ‘90 ha specificato il tema della disabilità. Al tempo era
presenti delle classi speciali che accoglievano SOLO persone con disabilità. Parleremo del
bambino con disabilità, ma anche dell’approccio inclusivo in senso più ampio, non
necessariamente di un bambino con disabilità ma rispetto a temi che possono essere quelli
dell’accessibilità degli spazi, dell’accessibilità alle risorse.
Introdurre sempre lo scenario plurimo e utilizzare un linguaggio che rappresenta entrambi.
Nel passato questa riflessione non veniva fatta, e quando arrivava nel nido un bambino con
disabilità si ricorreva ad adattare il sistema, creare degli strumenti solo per lui/lei oggi invece
partiamo da una riflessione metodologica che immagini già strumenti, metodologie e contesti
accessibili per tutti.
NON SI DICE “QUESTO BAMBINO E’ AFFETTO DA...” perché così si marca l’affetto
patologico.
DISABILITA’ IERI E OGGI
Definizione di handicap dell’oms icidh (1981)
Organismo di riferimento che ci ha dato il lessico a livello internazionale: l’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) che nel 1981 ha stabilito queste definizioni come
una escalation, con il preciso intento di fare in modo che tutti gli operatori (di qualsiasi area
disciplinare) che si occupano di questo tema, utilizzassero le parole con gli stessi significati:
Menomazione= “Qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una
funzione psicologica, fisiologica o anatomica”
Le persone sono uguali per diritti ma non sono uguali nelle loro funzioni. Vi è
un possibile carattere transitorio, se quando guarisco per esempio da una
gamba rotta e mi è stata lasciata una traccia da questo accaduto allora a quel
punto si ha una disabilità (danno oggettivo).
Disabilità= “la riduzione o la perdita di capacità funzionali conseguente alla
menomazione”. La disabilità riguarda sia una condizione con cui si nasce o che si
assume nel corso della vita.
Chi può certificare una disabilità in una persona? Un medico. È certificabile a
livello sanitario che si differenzia dalla certificazione di Handicap.
Handicap= “Lo svantaggio vissuto a causa della menomazione e della disabilità”
È un elemento del tutto soggettivo in quanto riguarda il contesto sociale in cui
è inserito e come la persona vive il suo handicap.
Si possono avere svantaggi o possono non avere svantaggi a seconda di molte variabili, da
quelle personali a quelle dell’ambiente. Es. gamba rotta = sono guarito ma cammino male
Posso avere uno svantaggio perché devo salire 7 piani di un edificio senza
ascensore e al 5 piano ho dolore e non riesco più a salire = SVANTAGGIO DEL
CONTESTO SOCIALE
Io mi vergogno di camminare male e decido di non uscire più di casa =
SVANTAGGIO PERSONALE
Se sono una persona che non si fa nessun problema a camminare male e non ho
dolore = NON VIVO NESSUNO SVANTAGGIO
Può esistere anche il caso di avere la disabilità ma non avere l’handicap, da cosa dipende?
Dai fattori contestuali, ambientali e dalle variabili interne all’individuo.
Disabilità e Handicap sono due cose diverse, ma si influenzano a vicenda: possono
esistere bambini con una grande disabilità ma con un handicap lieve e viceversa. Il nostro
lavoro è quello di ridurre l’handicap.
Noi lavoriamo sull’Handicap: lavoriamo con bambini che hanno delle disabilità affinché la
loro differenza non si trasformi in uno svantaggio. Tutti gli ambienti sono strutturati secondo
un funzionamento nella norma (esempio dello sgabello che ha diverse altezze per dare la
possibilità a tutti i bambini di essere uguali e avere gli stessi diritti dei bambini normodotati),
l’obiettivo nel nostro lavoro è quello di portare a pari livello persone e bambini con disabilità.
Es. la dislessia è un disturbo lieve ma che può comportare la persona ad avere uno
svantaggio nel suo vissuto a livello emotivo.
Definizione in Italia
Legge-quadro 104/1992 “per l'assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate”
“È persona handicappata colui che presenta una minoranza fisica, psichica o sensoriale,
stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di
integrazione lavorativa e tale da terminare un processo di svantaggio sociale o di
emarginazione” (art.3)
Viene detto che dobbiamo saperlo a priori che una persona con disabilità va incontro
a tutto questo, perché le nostre società non sono pensate per le persone con
disabilità.
Legge 104: legge più avanzata per la tutela e diritti a persone che hanno una disabilità.
Viene definita legge quadro perché prima dell’anno in cui è stata emanata (1992) per le
persone con disabilità ci sono sempre state solo leggi parziali che si occupavano o di aspetti
specifici (scuola, sanità, famiglia, lavoro) o leggi per tipologie di disabilità specifiche (diritto al
lavoro dei ciechi, dei sordi, ecc.) , questa legge invece ha voluto mettere tutto questo
assieme. Ad oggi è una legge estremamente matura definita anche antesignana, cioè ha
precorso una concettualizzazione su questi temi che ha visto l’Italia essere la prima,
soprattutto per quanto riguarda il sistema scolastico dei bambini con disabilità, rispetto allo
scenario europeo e internazionale.
Ciò che dobbiamo abbandonare della legge 104 è il lessico, è errato dire “persona
handicappata” è invece corretto dire “persona con disabilità”, perché così viene citata nella
convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.
Perché non fanno distinzioni tra tipi di disturbi? Perché è presente l'elemento soggettivo
legato alla persona ma anche legato alla soggettività dell contesto. Non solo le disabilità che
vanno a toccare corde particolari rientrano in questa definizione.

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Anteprima

Introduzione alla Disabilità e all'Approccio Inclusivo

L'aggettivo "speciale" fin dai primi anni '90 ha specificato il tema della disabilità. Al tempo era presenti delle classi speciali che accoglievano SOLO persone con disabilità. Parleremo del bambino con disabilità, ma anche dell'approccio inclusivo in senso più ampio, non necessariamente di un bambino con disabilità ma rispetto a temi che possono essere quelli dell'accessibilità degli spazi, dell'accessibilità alle risorse. Introdurre sempre lo scenario plurimo e utilizzare un linguaggio che rappresenta entrambi. Nel passato questa riflessione non veniva fatta, e quando arrivava nel nido un bambino con disabilità si ricorreva ad adattare il sistema, creare degli strumenti solo per lui/lei oggi invece partiamo da una riflessione metodologica che immagini già strumenti, metodologie e contesti accessibili per tutti. NON SI DICE "QUESTO BAMBINO E' AFFETTO DA ... " perche così si marca l'affetto patologico.

Disabilità Ieri e Oggi

Definizione di Handicap dell'OMS ICIDH (1981)

Organismo di riferimento che ci ha dato il lessico a livello internazionale: l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che nel 1981 ha stabilito queste definizioni come una escalation, con il preciso intento di fare in modo che tutti gli operatori (di qualsiasi area disciplinare) che si occupano di questo tema, utilizzassero le parole con gli stessi significati:

  • Menomazione= "Qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica" Le persone sono uguali per diritti ma non sono uguali nelle loro funzioni. Vi è un possibile carattere transitorio, se quando guarisco per esempio da una gamba rotta e mi è stata lasciata una traccia da questo accaduto allora a quel punto si ha una disabilità (danno oggettivo).
  • Disabilità= "la riduzione_o la perdita di capacità funzionali conseguente alla menomazione". La disabilità riguarda sia una condizione con cui si nasce o che si assume nel corso della vita. Chi può certificare una disabilità in una persona? Un medico. È certificabile a livello sanitario che si differenzia dalla certificazione di Handicap.
  • Handicap= "Lo svantaggio vissuto a causa della menomazione e della disabilità"
    • È un elemento del tutto soggettivo in quanto riguarda il contesto sociale in cui è inserito e come la persona vive il suo handicap.

Si possono avere svantaggi o possono non avere svantaggi a seconda di molte variabili, da quelle personali a quelle dell'ambiente. Es. gamba rotta = sono guarito ma cammino male

  • Posso avere uno svantaggio perché devo salire 7 piani di un edificio senza ascensore e al 5 piano ho dolore e non riesco più a salire = SVANTAGGIO DEL CONTESTO SOCIALE
  • lo mi vergogno di camminare male e decido di non uscire più di casa = SVANTAGGIO PERSONALE
  • Se sono una persona che non si fa nessun problema a camminare male e non ho dolore = NON VIVO NESSUNO SVANTAGGIOPuò esistere anche il caso di avere la disabilità ma non avere l'handicap, da cosa dipende? Dai fattori contestuali, ambientali e dalle variabili interne all'individuo. Disabilità e Handicap sono due cose diverse, ma si influenzano a vicenda: possono esistere bambini con una grande disabilità ma con un handicap lieve e viceversa. Il nostro lavoro è quello di ridurre l'handicap. Noi lavoriamo sull'Handicap: lavoriamo con bambini che hanno delle disabilità affinché la loro differenza non si trasformi in uno svantaggio. Tutti gli ambienti sono strutturati secondo un funzionamento nella norma (esempio dello sgabello che ha diverse altezze per dare la possibilità a tutti i bambini di essere uguali e avere gli stessi diritti dei bambini normodotati), l'obiettivo nel nostro lavoro è quello di portare a pari livello persone e bambini con disabilità. Es. la dislessia è un disturbo lieve ma che può comportare la persona ad avere uno svantaggio nel suo vissuto a livello emotivo.

Definizione in Italia

Legge-quadro 104/1992 "per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate" "È persona handicappata colui che presenta una minoranza fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da terminare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione" (art.3)

  • Viene detto che dobbiamo saperlo a priori che una persona con disabilità va incontro a tutto questo, perché le nostre società non sono pensate per le persone con disabilità.

Legge 104: legge più avanzata per la tutela e diritti a persone che hanno una disabilità. Viene definita legge quadro perché prima dell'anno in cui è stata emanata (1992) per le persone con disabilità ci sono sempre state solo leggi parziali che si occupavano o di aspetti specifici (scuola, sanità, famiglia, lavoro) o leggi per tipologie di disabilità specifiche (diritto al lavoro dei ciechi, dei sordi, ecc.) , questa legge invece ha voluto mettere tutto questo assieme. Ad oggi è una legge estremamente matura definita anche antesignana, cioè ha precorso una concettualizzazione su questi temi che ha visto l'Italia essere la prima, soprattutto per quanto riguarda il sistema scolastico dei bambini con disabilità, rispetto allo scenario europeo e internazionale. Ciò che dobbiamo abbandonare della legge 104 è il lessico, è errato dire "persona handicappata" è invece corretto dire "persona con disabilità", perché così viene citata nella convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità. Perché non fanno distinzioni tra tipi di disturbi? Perché è presente l'elemento soggettivo legato alla persona ma anche legato alla soggettività dell contesto. Non solo le disabilità che vanno a toccare corde particolari rientrano in questa definizione.

La Disabilità nell'Antichità

La disabilità nel passato NON esisteva, perché la società imponeva la perfezione. ANTICHITÀ CLASSICA= (la Grecia del V secolo a.C.) escludeva a priori la categoria dell'handicap e riconosceva valori quali la forza fisica e la bellezza delle linee del corpo. I nati con malformazioni venivano o uccisi alla nascita (infanticidio) oppure abbandonati (esposti). I bambini sono stati abbandonati nella storia perché disabili, per un motivo economico, per motivi illegittimi, e di genere (causa meno significativa). Luoghi deputati a questi scopi (chiese, conventi)-> nascono le ruote, in cui si poteva abbandonare in anonimato il bambino, poi accudito in convento (L'ospedale degli Innocenti a Firenze). Norme che denunciano una temperie culturale immatura sul tema. In Europa nasce un motivo di valore nel 1500 (età rinascimentale), Philippe Ariès è stato un medievista francese, importante storico della famiglia e dei costumi sociali. Quello che pesa è la diversità che è sempre una diversità visibile con gli occhi infatti il bambino veniva abbandonato perché aveva disabilità visibili. I primi bambini che non sono andati incontro a infanticidio e abbandono pur avendo una disabilità, avevano una disabilità che non si vede alla nascita (disabilità sensoriali: vista e udito), quindi rimanevano nelle famiglie e una volta rimasti nelle famiglie subentrava un sentimento, una pietas prima precristiana e poi cristiana che faceva in modo che poi non venissero abbandonati.

Mancanza di Scientificità

L'uomo non era in grado di spiegare la difformità fisica o mentale in termini RAZIONALI perciò ricorreva al PREGIUDIZIO e considerava la disabilità o una COLPA individuale o il retaggio di colpe a vite. La soluzione della MORTE e dell'ABBANDONO erano una sorta di riconsegna alle sorti del destino = spiegazione del problema in termini FILOSOFICI. La colpa è un sentimento normale ma ciò che dobbiamo cambiare è il "poverino", non dobbiamo accompagnare il nostro lavoro con il bambino con disabilità con uno sguardo pietistico ossia che ci fa pietà, oppure con uno sguardo buonistico ovvero che noi abbiamo progettato correttamente, però poi valutiamo il bambino con uno sguardo più morbido. Relazionarsi a persone con disabilità per mezzo di altri o intromettersi nel parlato di persone con disabilità è un qualcosa a cui facciamo fatica a eliminare perché proviene dal passato. Per un' analisi categoriale-concettuale della disabilità Per parlare di lessico e disabilità non è possibile prescindere da un'analisi diacronica di chi era il disabile del passato, chi è oggi. Come veniva denominata la persona con disabilità è frutto dell'immaginario su tale tema. rilevabile nel mito, nella letteratura antica, nell'iconografia medievale, solo in epoca contemporanea nella scienza. E' stata una elaborazione concettuale non lineare, che ha proceduto con sbalzi e stratificazioni perché ha riguardato la storia della disabilità visiva che ha delle caratteristiche, la storia della disabilità uditiva che ha altre caratteristiche, ecc ... , ciò più storie legate spesso alle singole tipologie di disturbo.

Ostensione della Disabilità

OSTENSIONE DEL DISABILE= messa in mostra della disabilità, della diversità, della visibilità, della mostruosità (fenomeni da baraccone) per muovere pietà e per ottenere fondi per sostenersi.

Per un'Analisi Categoriale-Concettuale della Disabilità

  • Nel passato il principio di disabile non veniva nominato perché non costituiva nemmeno una categoria marginale, perché veniva abbandonato o ucciso e quindi non era presente una parola per definire questo evento;
  • Prevale un'immagine negata, svalutata, occultata del disabile perché il suo corpo imperfetto non si conforma al modello areteico;
  • Infanticidio ed esposizione sono pratiche comuni, le motivazioni affondano nell' irrazionale e nelle credenze erronee;
  • un esempio è: SOFOCLE, Filottete (v.6-9), Filottete viene crudelmente abbandonato sull'isola di Lemno da Ulisse, perché ha una grave ferita ad una gamba;
  • Fino all'età medievale il disabile, perché malato, debole, imperfetto, deforme è stigmatizzato e posto ex limine rispetto allo spazio ideologico-culturale della città.

Dal Lessico Apofatico (Stigmatizzato) a Quello Scientifico (Non Stigmatizzato)

LESSICO APOFATICO LESSICO SCIENTIFICO Deminutus (capite): diminuito nella testa, dalla mente ridotta, con disabilità intellettiva Cretino: affetto da cretinismo (malattia della crescita, non lineare che andava a deprivare anche piano piano la capacità intellettiva) Imbecillus: senza bastone, privo di forze, malato, debole Idiota: coniato dal greco da Séguin con l'accezione di "singolare-proprio". Significa "privato cittadino" con disabilità intellettiva gravissima, talmente grave che non lascia neanche la capacità della parola. Testimoniano una maniera inefficace, impropria, parziale di definire la persona con disabilità Mongoloide: era attribuito alla sindrome di down, in quanto i lineamenti venivano associati agli abitanti dell'oriente -> 1959 scoperta la sindrome viene percepito che non dipendono da popolazioni orientali ma fino al 1980 vengono definiti mongoli. L'approccio scientifico avanza, anche se i termini rimangono statici nella loro accezione secondaria.

  • Apofatico: si trova in ambito filosofico; significa nominare qualcosa o qualcuno per ciò che non è. Es. quando qualcuno dice che quella persona è "non vedente" anziché dire "cieco" si sta usando un lessico apofatico. NON E' CORRETTO UTILIZZARE QUESTO LESSICO, perché in questo modo si rimarca lo scarto dalla norma, sto rimarcando il danno e non la totalità della persona. (Cieco non è stigmatizzante perché indica la caratteristica della persona e che oggi non è più stigmatizzata.)

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