Slide dall'Università su Cittadinanza e Classe Sociale. La Pdf, adatta per corsi universitari di Scienze, esplora i concetti di cittadinanza civile, politica e sociale, il rapporto tra status e uguaglianza, e i processi di fusione e separazione che hanno plasmato la cittadinanza moderna.
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T. H. MarshallI tre tipi della cittadinanza
Un tempo queste istituzioni erano indistinguibili le une dalle altre. Ovvero i diritti politici e giuridici sono legati gli uni agli altri e derivano dallo status di un essere umano. Ma questo status non è assimilabile allo status di un individuo moderno perché quest'ultimo è concepito, secondo Marshall, a partire da una condizione di eguaglianza tra gli individui, ignota nel mondo antico: "Nella società feudale lo status era il contrassegno di classe e la misura della diseguaglianza" (p. 14)
La cittadinanza moderna nasce attraverso un processo di fusione e separazione Per fusione Marshall si riferisce alla nazionalizzazione delle società "moderne" in ragione di una progressiva centralizzazione amministrativa che ebbe una natura:
Se l'assemblaggio di organi amministrativi a livello nazionale caratterizzò il processo di fusione, la differenziazione funzionale tra diverse sfere del diritto caratterizzò quello che Marshall chiama la "separazione". Per quanto queste tre funzioni si siano, come sostiene ancora l'autore, ritrovate proprio attraverso la vicenda storica del welfare. Questa separazione, inoltre, implico diverse "forme di accesso alle istituzioni", ovvero il controllo su diverse forme di titolarità dei diversi diritti venne reso possibile da diverse istituzioni delegate alla loro distribuzione.
Il processo di separazione appena descritto è secondo Marshall identificabile in tre momenti storici definiti:
La seconda stagione dei diritti moderni, il XIX secolo, corrisponde con l'emersione e soprattutto l'estensione in senso universalistico dei diritti politici (e, importante notarlo, l'estensione parallela del mercato). A metà del XIX secolo solo un quinto della popolazione inglese aveva diritto di voto. La trasformazione in senso universalistico dei diritti politici avvenne soltanto quando la legge del 1918 " spostò la base dei diritti politici dalla ricchezza economica allo status personale". (p. 23)
La terza stagione dei diritti è quella dei diritti sociali che Marshall identifica con il XX secolo Questi diritti, in precedenza amministrati su scala locale attraverso le appartenenze alle comunità locali e alle associazioni funzionali (corporazioni, gilde, associazioni di mestiere) vennero estese su scala nazionale attraverso le leggi sui poveri (poor laws) e il controllo pubblico dei salari.
Una prima essenziale considerazione della riflessione di Marshall sui diritti sociali riguarda la loro temporalità. Se infatti i diritti civili e i diritti politici si sono progressivamente estesi tra il XVIII e il XX secolo, i diritti sociali, prima garantiti su base localistica, "arretrarono fino quasi a scomparire nel secolo diciottesimo e nel secolo diciannovesimo" (approfondiremo questo aspetto in relazione alla processo descritto ne "La grande trasformazione di K. Polanyi). Non si tratta quindi di una temporalità progressiva - come nel caso degli altri diritti - e tantomeno regressiva in senso proprio perché il XX secolo va considerato come il secolo dei diritti sociali - ovvero di diritti che, in quella forma, erano stati ignoti nei secoli precedenti. Vi è quindi una sorta di diacronia nello sviluppo storico dei diritti sociali. Per spiegare questo fenomeno bisogna, comprendere meglio il rapporto tra il concetto di cittadinanza e quello di classe sociale.
Secondo Marshall la cittadinanza è uno status che viene conferito ai membri di una comunità ma "non c'è nessun principio universale che determini il contenuto di questi diritti e doveri". In altri termini la cittadinanza è un contenitore vuoto che viene riempito di diverse istanze lungo il proprio sviluppo e queste istanze, nel mondo moderno, possono essere identificate con una progressiva spinta verso l'eguaglianza sociale. Possiamo quindi dire che la cittadinanza per Marshall è un sistema volto all'eguaglianza, ovvero: "un arricchimento del materiale di cui è fatto uno status e un aumento del numero delle persone a cui è conferito questo status".
Al contrario la classe sociale è definibile come un "sistema di diseguaglianza", ovvero un sistema fondato su una ascrizione ineguale dello status di un individuo. Quello che Marshall nota, e che struttura la sua riflessione, consiste semplicemente nel rilevare che la cittadinanza ha iniziato a svilupparsi alla fine del XVII secolo e questo sviluppo ha corrisposto con quello del capitalismo che come afferma Marshall "è un sistema di diseguaglianza e non di eguaglianza". È quindi possibile notare come sia proprio in questo movimento storico inverso tra cittadinanza e classe sociale che possiamo trovare un modo essenziale attraverso cui comprendere lo sviluppo storico (che abbiamo chiamato diacronico) dei diritti sociali
Lo sviluppo storico di cui sopra è chiarito da Marshall mostrando come la classe sociale debba essere intesa come una ascrizione naturalizzata ovvero percepita come una istituzione a sé, indipendente dalle altre. La classe, è in altri termini uno status attribuito all'interno di un sistema gerarchico. Al contrario, la cittadinanza, è uno status tendenzialmente egualitario e: "L'effetto della cittadinanza su un sistema siffatto non poteva non essere profondamente eversivo e perfino distruttivo. I diritti che venivano attribuiti allo status generale della cittadinanza furono sottratti al sistema gerarchico di status della classe sociale, che restava così privo della sua sostanza vitale" (p. 32)
Il risultato della cittadinanza è stato dunque quello di sradicare la classe sociale dalla sua naturalizzazione gerarchica rendendo quest'ultima obsoleta. Questo non significa che le classi sociali non esistano più ma che, nel mondo moderno, la differenza tra classi non è "fondata e definita dalle leggi e dagli usi della società". Il passaggio da una società di status a una società contrattuale consiste in questo: ovvero nel fatto che il "contratto sociale" è un contratto tra individui liberi ovvero tra individui di cui si debba prendere in considerazione lo status di eguaglianza.
Il passaggio dallo status al contratto quindi evolve attraverso una serie di cambiamenti che non consistono soltanto nell'attribuzione di diritti ma, equalmente, esso trasforma dall'interno l'estensione e il dominio della titolarità dei diritti civili prima e politici poi. Quello che però nota Marshall all'interno del proprio schema evolutivo, è come la titolarità dei diritti sia divenuta a partire dalla fine del XIX secolo insufficiente per rendere conto della domanda di eguaglianza delle società moderne che si era parzialmente trasformata in una domanda di giustizia sociale.
Vi è poi un ulteriore appunto da fare, con il moderno concetto di cittadinanza è il concetto stesso di appartenenza ad essere mutato. Non si appartiene ad una "civitas" moderna in nome di una comune parentela o di una discendenza comune: "La cittadinanza richiede un legame di genere differente, una percezione diretta dell'appartenenza alla comunità, appartenenza fondata sulla fedeltà a una civiltà che è possesso comune. È una fedeltà di uomini liberi, forniti di diritti e protetti da un diritto comune" (p. 43) È in questo contesto che si determina un sentimento di solidarietà collettiva e nazionale ed è proprio questo concetto che, sebbene legato per secoli a un concetto individuale di titolarità dei diritti, comincia sul finire del XIX secolo a estendere il concetto di cittadinanza oltre una comune contrattazione civile e politica, reinvestendo il concetto di giustizia sociale, divenuto esso stesso oggetto di contrattazione.
Una parte consistente della riflessione di Marshall consiste quindi nel cercare di dare atto all'emersione dei diritti sociali e al loro impatto sul concetto di cittadinanza Sul finire del XIX secolo quindi avviene un cambiamento nella concezione stessa dell'eguaglianza - adesso ancorata alle condizioni materiali che ne garantissero la soddisfazione effettiva oltre che la sua affermazione di principio Marshall descrive a questo riguardo tre cambiamenti maggiori:
In questo modo, nelle parole di Marshall: "L'integrazione sociale si diffuse dalla sfera del sentimento e del patriottismo a quella del godimento materiale" (la questione nazionale, potremmo dire, divenne, una questione sociale)