Slide sull'Emotional Design di Donald A. Norman. La Pdf esplora il rapporto tra sociologia e design, analizzando le innovazioni radicali e i mutamenti di sistema tecnologico, con riferimenti alla teoria di Schumpeter. Questo materiale universitario è adatto per lo studio autonomo.
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docente Giovanni Marazia
Nel 2004 Donald A. Norman, noto studioso statunitense di scienze cogniti- ve, ha pubblicato un saggio di grande successo dal titolo Emotional design, la conclusione di una lunga ricerca sulla relazione tra l'uomo e gli oggetti. Norman pone l'accento sull'aspetto emozionale che condiziona il nostro modo di vivere e le scelte che effettuiamo ogni giorno. Riconosce alla sfera emotiva una centralità nella relazione con gli oggetti. L'emozionalità è quindi riconoscibile in molti oggetti del design contempo- raneo e si estende agli aspetti comunicativi.
Designer. È stato docente universitario e manager. Fra le altre, ha rivestito la carica di Vice President of Advan- ced Technology alla Apple. Oggi la sua società, il Nielsen Norman Group, aiuta le aziende a creare prodotti e servizi che seguano il precetto (da lui affinato) dello human centered design, un design modulato sulle esigenze e le capacità dell'uomo. Ha insegnato ad Harvard, all'Università della Ca- lifornia di San Diego, alla Northwestern University e al KAIST, in Corea del Sud. Ha scritto diversi libri, molti dei quali tradotti in italiano. Tra i titoli più conosciuti citeremo La caffettiera del masochista, Il computer invisibile, Emotional design, Il design del futuro e il recente Vivere con la complessità.
La pubblicità manipola l'emozione e la manifesta attraverso i mezzi audio visivi. La fotografia per prima produce immagini con figure evocative ac- costate ai prodotti o usa testimonial per conferire un carattere al prodotto. L'uso della luce tra sovraesposizione e buio drammatico e l'uso di altre tec- niche come le prospettive di ripresa e la post-produzione fotografica contri- buiscono a creare la sensualità del prodotto o suscitare sorpresa o ironia. La dimensione visiva non è solo legata alla pubblicità ma la troviamo anche in altre manifestazioni dei processi di comunicazione per creare un'espe- rienza emozionale nello spettatore.
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Una conseguenza dell'approccio emozionale è l'iper-seduzione, un ecces- so di plagio che rischia di risultare controproducente nel momento in cui svilisce l'intelligenza dello spettatore. Il rischio della comunicazione iper-se- duttiva è infatti l'abuso della manipolazione che finisce per non parlare più di prodotti o di storie ma si trasforma in adulazione nei confronti del pubbli- co per indurlo all'acquisto. Nel panorama della produzione industriale che satura il mercato di propo- ste non sempre diversificate, prende forma il concetto di New luxury desi- gn. Se in passato l'acquisto di prodotti progettati da grandi firme del design e prodotti dalle note aziende italiane era rivolto all'élite, la globalizzazione dei marcati ha promosso nuove aziende e nuovi lifestyle che spostano i principi di scelta del consumatore dal brand al prodotto. L'acquisto è veico- lato da una scelta di tendenza più che dalla firma del designer.
In passato era la cultura e la classe sociale a determinare la conoscenza di prodotti di design ma la comunicazione mediatica unita alla mobilità più economica e veloce ha portato il pubblico ad acquisire nuove informazioni in modo immediato e ha accresciuto il senso critico nei confronti degli artefatti. La conseguenza è che il prodotto in serie seppur firmato, non ha lo stesso appeal di un prodotto introvabile. Le edizioni limitate e i pezzi uni- ci sono l'ambizione di chi vuole distinguersi dal mercato di massa e rientra- re in gruppi sociali riconosciuti per l'esclusività delle scelte. Già in passato si erano avuti casi di questo tipo con l'avvento dei gruppi creativi e rivolu- zionari nel corso degli anni Ottanta. Nell'approccio ad un oggetto si inizia con l'elaborazione viscerale che con- templa la bellezza in quanto è immediatamente percepibile. Simultanea- mente si attiva il sistema riflessivo (coscienza) che ci induce all'interpreta- zione e comprensione, creando conflitto tra i due sistemi.
In ognuno di noi esiste la contrapposizione tra l'aspetto viscerale e l'aspet- to riflessivo. Questo conflitto emerge in maniera preponderante nel design. Il livello viscerale è pre-coscienza, si valuta l'aspetto esteriore e prendono forma le prime impressioni sul prodotto. Il livello comportamentale invece ha a che fare con l'utilizzo di un prodotto che è legato alla funzione (cosa fa un prodotto), alla prestazione (quanto fa bene la sua funzione), usabilità (quanto è semplice da usare e comprendere). È soltanto al livello riflessivo che si sperimenta l'impatto complessivo del pensiero e delle emozioni. Dei 3 livelli, quello riflessivo è il più vulnerabile e dipende dalla formazione culturale, dall'esperienza, dall'educazione e dalle differenze individuali.
Un elemento che gioca un ruolo fondamentale tra i livelli è il tempo: se il livello viscerale e quello comportamentale sono legati al presente, il rifles- sivo attinge dalla memoria e riflette sul futuro necessitando di un tempo maggiore. Ecco perché il design riflessivo è quello che soddisfa di più il pubblico. Schematizzando i tre livelli sopra citati potremmo avere un prospetto di questo tipo:
Nel corso del tempo abbiamo acquisito la capacità di interpretare i segnali emotivi di prodotti e spazi e questo succede a livello viscerale. Gli esseri umani osservando dimensioni, colori, aspetto, caratteristiche di prodotti e ambienti possono considerare più o meno attraente un artefatto. Giudicare un oggetto "bello" o "brutto" è una considerazione a livello visce- rale. Siamo abituati a fare nuove esperienze, ad esempio i sapori amari, anche se non piacciono a livello viscerale, imparamo con il tempo ad ap- prezzarli. Questo si chiama "gusto acquisito" proprio perché supera la na- turale inclinazione al rifiuto. Il design viscerale si basa completamente sull'impatto emozionale. Infatti molti prodotti vengono acquistati solo per un fattore estetico e altri vengono rifiutati perché non riconosciuti all'interno di canoni estetici. I principi base del design viscerale sono predeterminati, coerenti tra varie popolazioni e culture.
Il design comportamentale è tutto basato sull'utilizzo, non sull'apparenza. L'attenzione è quindi rivolta alla prestazione. Le componenti del design comportamentale sono: funzione, comprensibili- tà, usabilità. La funzione viene prima di tutto, in quanto la prima vera prova comporta- mentale che un prodotto deve superare è quella di assolvere gli scopi per cui è stato creato. Occorre prestare attenzione a quelle che sono le esigenze reali, infatti il compito principale di un designer è quello di capire il modo in cui il pubblico userà un prodotto.
Dopo la funzione viene la comprensione. Per facilitare la comprensione bisogna realizzare uno schema mentale ap- propriato, esistono tre diverse immagini mentali per qualsiasi oggetto :
I designer possono comunicare con l'utente soltanto tramite l'immagine del sistema di un prodotto. L'usabilità è la chiarezza delle funzioni d'uso (manuali, video, ecc.).
Il design riflessivo è legato al messaggio, alla cultura e al sistema di signifi- cati di un prodotto o ambiente e il relativo impiego; da un lato riguarda il si- gnificato degli oggetti, dall'altro invece riguarda l'immagine che abbiamo di noi stessi e il messaggio che un prodotto trasmette agli altri. L'essenza del design riflessivo è nella mente dell'osservatore. L'attrazione è un fenomeno di livello viscerale mentre la reazione è legata all'aspetto superficiale di un oggetto. La bellezza viene dal livello riflessivo, questa infatti deriva dalla riflessione e dall'esperienza. La pubblicità può funzionare a livello riflessivo o viscerale: i prodotti grade- voli operano nel livello viscerale mentre il prestigio e la presunta rarità ope- rano nel livello riflessivo. L'impatto complessivo di un prodotto arriva attraverso la riflessione.
La valutazione dell'importanza economica delle nuove tecnologie rende necessaria una tassonomia dell'innovazione capace di distinguere fra innovazione incrementale, innovazione radicale e nuovo sistema tecnolo- gico. Inoltre negli anni ottanta e novanta, accanto a una grande varietà di singole innovazioni incrementali, radicali o sistemiche in quasi tutte le indu- strie, si è manifestato un generale cambiamento di paradigma: dalla tecnologia degli anni cinquanta e sessanta, caratterizzata da una produzione di massa e a flusso continuo, poco flessibile e a uso intensivo di capitale e di energia, si è passati a una tecnologia più flessibile, a uso intensivo di informazione e computerizzata. Questo cambiamento tecnologico generalizzato, che investe quasi tutte le branche dell'econo- mia, merita sicuramente - insieme ad altre combinazioni di innovazioni tec- niche e organizzative - un'attenzione non minore di quella dedicata alle sin- gole innovazioni.
Innovazioni incrementali si verificano quasi continuamente in tutte le attività industriali e terziarie, anche se in misura diversa nei vari settori, a seconda del modo in cui si combinano le pressioni da parte della domanda, le capacità inventive e le possibilità tecnologiche. Esse sono particolarmente utili nel periodo di sviluppo che fa seguito a un'innovazione rivoluzionaria (vedi oltre), e spesso sono associate alla progressiva espansione degli impianti e delle attrezzature, nonché ai miglioramenti qualitativi di prodotti e servizi destinati a varie applicazioni specifiche.