Dalla Società del Rischio alla Società della Prestazione: analisi e implicazioni

Documento universitario di Economia sulla transizione dalla Società del Rischio alla Società della Prestazione. Il Pdf esplora le implicazioni sociali ed economiche di questi paradigmi, discutendo la modernizzazione riflessiva e il ruolo del lavoro nella società contemporanea, con riferimenti a opere cinematografiche e concetti filosofici.

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CAPITOLO PRIMO: DALLA SOCIETA' DEL RISCHIO ALLA SOCIETA' DELLA PRESTAZIONE

Città vuote / Città s-vuotate

Si fa riferimento a due famosi film: "The Wolf Of Street" di Martin Scorsese che ha come protagonista Jordan Belfort e "I, Daniel Black" di Ken Loach. Il protagonista del primo film incarna un uomo che, dopo una serie di fallimenti, riesce ad aprire una società. Il suo unico obiettivo è quello di far soldi attraverso le truffe. Ma non solo, vive una vita di eccessi tanto da far un uso smodato di droghe. Daniel Black, protagonista del secondo film, al contrario, è un sessantenne che dopo un arresto cardiaco è costretto a chiedere la previdenza sociale che non gli viene riconosciuta. Black ha anche un altro grande problema, non è una persona "digitalizzata". Con le unghie e con i denti prova a difendere i suoi diritti, e tra le varie difficoltà riesce a far riaprire il suo caso e aiuta una donna sola, madre di due bambini. Alla fine, però, l'uomo muore nel giorno in cui era riuscito ad avere un incontro per discutere della sua richiesta. Nel primo caso siamo difronte ad un soggetto performativo per eccellenza che vive in una società vuota la cui unica ambizione è far soldi; nel secondo caso, invece, siamo davanti ad un soggetto non digitalizzato che fa di tutto per resistere al nuovo sistema della società s-vuotata. Anche se i film non sono per nulla paragonabili alla realtà, essi cercano di rappresentarla in un modo quanto più fedele possibile. Il principio prestazionale, evidenziato da Marcuse, è l'esito del mutamento che è visto anche come sradicamento o degenerazione di alcune forme del vivere comune, ed ha come antecedente la società del rischio di Ulrick Beck.

Rischio, sicurezza e insicurezza

Il paradigma di prestazione è possibile trovarlo a sprazzi nella società del rischio. Nel 1986 Ulrick Beck affermava che: "nasce una nuova immediatezza nel rapporto tra individuo e società che si manifesta come crisi individuali. Allo stesso modo acquista importanza l'idea del rendimento del lavoro individuale, così si può affermare che la società della prestazione, con tutte le sue possibilità di legittimazione di disuguaglianze sociali, si svilupperà solo in futuro." Questo futuro è diventato presente con l'evoluzione della società del rischio, attraverso cui si è definita la seconda modernità. Nelle società del rischio le disuguaglianze sociali non venivano eliminate, bensì semplicemente ridefinite, attraverso una sequenza infinita di rischi sociali che generavano una sequenza infinita di rischi individualizzati. Con il paradigma società del rischio secondo Ulrich Beck, si intende l'esposizione della civiltà al rischio della seconda modernità, ed è possibile riassumerlo in cinque punti:

  1. I rischi legati all'ambiente nella tarda modernità, a differenza di quelli prodotti solo da un disequilibrio delle ricchezze economiche rappresentato dalle classi sociali, cominciano a caratterizzarsi per la loro irreversibilità;
  2. con la crescita dei rischi suddetti sono aumentate le situazioni sociali di esposizione ai medesimi, non più calcolabili solo sulla base della povertà e delle disuguaglianze sociali, maanche e soprattutto in termini di sopravvivenza, ovvero di esposizione maggiore alle malattie e alla morte;
  3. la diffusione e la gestione dei rischi hanno spinto lo sviluppo capitalistico su altri livelli, ma certamente non lo hanno contenuto;
  4. nelle società basate prima sui ceti e poi sulle classi, era l'essere a determinare la coscienza, nelle società del rischio è la coscienza che dovrebbe determinare l'essere, così come si andava registrando la nascita di un sapere e di forme di gestione dei rischi;
  5. La politicizzazione sui dibattiti sui rischi cambia alla radice l'idea stessa della politica e del management, andando a considerare gli effetti collaterali, economici, di immagine sociali e politici come centrali e decisivi per lo sviluppo stesso.

Il rischio diventa così l'elemento potenziale del danno. La questione ambientale portava con sé un nuovo termine: la sicurezza. Nella società della prestazione subentrano il sistema valoriale della società insicura e la comunanza indotta dalla paura. Anche la solidarietà inizia a pensarsi in relazione alla paura. Anche Luhmann, qualche anno dopo Beck, ha parlato di come la variabile del rischio si sarebbe determinata nelle società post novecentesche. Fin da subito la questione dei rischi sociali ed economici scompariva a favore di altre declinazioni non molto conformi alle teorie di Beck e Luhmann, o meglio, non molto conformi alle loro aspettative rispetto all'assunzione del nuovo paradigma da parte del potere politico e dell'agire delle Istituzioni. Tra i rischi che la politica sembrava assumersi ritroviamo prevalentemente quelli legati alla criminalità e alla devianza. La comunicazione dei rischi assume assai spesso le sembianze della costruzione degli allarmi sociali su scala transazionale. Le forme di decisione sulla gestione dei rischi hanno spesso ceduto ai processi di de democratizzazione, decretando l'urgenza delle cosiddette emergenze sociali. Come le malattie infettive, i danni ambientali, eccetera, andando a restringere diritti di libertà acquisiti. Il rapporto tra sicurezza e insicurezza veniva e viene di frequente tradotto attraverso i dispositivi e le retoriche di una concezione dell'ordine pubblico di derivazione poliziesca, rimuovendo sistematicamente il grande tema della sicurezza sociale. L'idea della prevenzione diventa sempre più orientata alla costruzione di nuovi dispositivi dedicati al controllo sociale. I mercati del sistema economico, anziché misurarsi, diventano essi stessi i mercati del rischio, perché nascono nuovi business, come quello sui rifiuti tossici o quello sulla sicurezza privata o quello del mercato delle assicurazioni, che interviene laddove non sono più presenti diritti sociali e il welfare, ma anche e soprattutto perché si andava progressivamente acuendo la forbice delle disuguaglianze sociali su scala planetaria. Si pensava di intervenire attraverso la modernizzazione riflessiva o attraverso i principi della terza via.

Modernizzazione riflessiva e terza via: cronache di un fallimento

Il paradigma della società del rischio dal punto di vista sociologico ha continuato a riscuotere successo anche negli anni determinati dal dibattito scientifico attorno ai processi di globalizzazione economica. Secondo Beck, la prima modernità era stata superata da cinque nuovi processi: la globalizzazione economica, l'individualizzazione e la scomposizione sociale, la rivoluzione dei generi, la sottoccupazione e i rischi globali in forma di crisi ecologica, nonché la crisi dei mercati finanziari.Nella società globale del rischio i conflitti si sarebbero dovuti interconnettere nel senso che la distribuzione dei mali andava a compensata con una distribuzione dei beni. La calcolabilità dei rischi andava rivista sulla base della presenza di milioni di disoccupati e poveri che stavano fuori da quella stessa calcolabilità si prevedeva un mutamento radicale delle istituzioni e degli Stati nazionali, bisognava assumersi nuove responsabilità politiche alla luce dei grandi cambiamenti in corso. Inevitabilmente sarebbe riemerso il protezionismo nazionale e ragionale. Infine, si cominciavano a intravedere i primi rischi legati all'intensificarsi della finanziarizzazione dell'economia, così come si andava intravedendo che il modello neoliberista stava mutando già alla radice la cultura politica, giuridica e sociale, andando a cambiare e definire tutti i confini. Il rischio continuava ad essere un approccio moderno per prevedere e controllare le conseguenze future delle azioni umane, i veri effetti indesiderati della modernizzazione radicalizzata. Qualche anno prima questa fiducia nei confronti di una società del rischio che avrebbe trovato le sue misure e le sue forme regolative era stata la fonte di un manifesto politico teso a rifondare la social democrazia. Ci riferiamo alla famosa terza via lanciata da Anthony Giddens nel 1998, sulla scia della fiducia riposta nei confronti di Tony Blair e delle sue politiche. La politica della terza via dovrebbe assumere un atteggiamento positivo verso la globalizzazione. Uno usando un approccio che avrebbe dovuto gestire i rischi legati al nuovo assetto economico, ripartendo dall'uguaglianza le politiche di sostegno agli svantaggiati attraverso il rilancio di una ideali di libertà intesa come autonomia di una cultura dei diritti centrata sulla responsabilità individuale e sugli obblighi doveri dei cittadini di una forma nuova di democrazia in grado di contenere le spinte autoritarie del sostegno del pluralismo su scala globale, di un'idea di conservazione che avrebbe dovuto aggiornarsi al presente. Tuttavia, questa impostazione di modernizzazione si è rivelata un disastro. I processi di finanziarizzazione dei mercati e la crisi economica avviati a partire dal 2007 su scala planetaria, nonché il rilancio di un'economia prevalentemente basata sul principio di accumulazione delle élite, l'acuirsi del potere decisionale degli istituti di credito e delle borse, l'ideologia del management e del capitale umano avevano di fatto già trasformato la società del rischio in società della prestazione, cioè una società svuotata o vuota e al contempo di qualsivoglia forma di regolazione e misura. Il trionfo del neoliberismo senza limiti andava a produrre una moltitudine di individualità.

Io-centrismi e crisi economica

Tra i vari rovesci negativi della società del rischio è opportuno aggiungere la crisi economica e finanziaria e le trasformazioni dei modelli di sviluppo postindustriali fondati sul modello della piccola e media impresa e del lavoro autonomo. La scomposizione sociale è essa stessa il fondamento di un nuovo assetto prevalentemente basato sull'individualismo: dai ceti alle classi e delle classi all'io- centrismo. In Europa le società del rischio sono accompagnate da un progressivo sfaldamento delle forme, non della composizione del lavoro, che hanno avuto come esito da un lato una massiccia precarizzazione delle condizioni di esistenza e dall'altro una generalizzazione delle disuguaglianze sociali, ovvero ciò che si voleva superare attraverso nuovi modelli di sviluppo, meno centrati e definiti sul fordismo. Per Beck i processi di individualizzazione che accompagnano il mutamento sociale tra la fine del 900 e i primi del 2000 si andavano a strutturare a partire da un progressivo sganciamento da forme e vincoli sociali storicamente precostituiti dalla progressiva perdita delle sicurezze tradizionali andando a generare un nuovo tipo di legame sociale prevalentemente basato sul io-centrismo.

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