Pedagogia socio-culturale: cultura, diritti umani e resilienza

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su pedagogia socio-culturale. Il Pdf esplora la cultura come rete sociale, i diritti umani e la resilienza, con modelli operativi e il ruolo delle comunità di accoglienza per minori.

Mostra di più

25 pagine

Pedagogia socio-culturale
Pedagogia sociale e interculturale (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Pedagogia socio-culturale
Pedagogia sociale e interculturale (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Scansiona per aprire su Studocu
Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo.
Scaricato da Laura Franzoni (laura.franzoni92@gmail.com)
lOMoARcPSD|18030607
PEDAGOGIA SOCIO-CULTURALE
CAPITOLO 1
PEDAGOGIA, SOCIETË, CULTURE
¥ La cultura come rete sociale
Non esiste lÕeducazione se non dentro una cultura, creata e prodotta dallÕuomo allÕinterno di una societˆ.
Attraverso la cultura lÕuomo si sviluppa come essere umano, accede a una prospettiva pi• universale, diviene capace di
leggere il suo tempo, abitare il mondo e scegliere i valori che orientano la sua esistenza.
Ogni cultura presenta una struttura simbolica attraverso cui i membri trovano i loro punti di riferimento; allo stesso tempo
essa sviluppa varie forme di trasmissione dei suoi elementi signiÞcativi attraverso lÕeducazione.
Il termine Ò
culturaÓ racchiude in sŽ due aspetti fondamentali:
¥ Il primo signiÞcato, di tipo classico-umanistico, indica il perfezionamento dellÕuomo, • afÞne al termine greco paideia, che
indica il cammino compiuto dallÕuomo in tutta la sua vita per giungere a coltivarsi e realizzarsi pienamente.
¥ Il secondo, di tipo antropologico, include una dimensione descrittiva, indicando la totalitˆ dei fatti materiali, sociali,
spirituali, che caratterizzano un gruppo, lÕinsieme delle forme del vivere umano. Cultura lÕinsieme dei modi con cui le
persone danno senso al mondo in cui vivono.
Una notevole svolta si avuta con lÕapproccio
dellÕantropologia interpretativa, che tende a vedere la cultura come lÕinsieme dei
signiÞcati condivisi dai membri di un gruppo.
Solitamente si tende a considerare la cultura nel suo aspetto oggettivo, sono le opere comuni che danno identitˆ ad un gruppo.
Altrettanto importante invece lÕaspetto soggettivo cio• il senso che la persona attribuisce a comportamenti, fatti, tradizioni, valori.
La cultura infatti si gioca dentro e fuori delle menti allo stesso tempo.
Nel campo delle scienze umani attuali e del pensiero contemporaneo si riscontrano diverse posizioni.
¥ Da un lato, le concezioni basate sul costruttivismo si fondano sullÕidea che i soggetti costruiscano la cultura cui
partecipano, in particolare attraverso le pratiche sociali e comunicative.
¥ Si oppongono le prospettive basate sul realismo critico, che riÞutano di vaniÞcare la soliditˆ della realtˆ.
La ricerca scientiÞca contemporanea nel campo della biologia e delle neuroscienze ha inoltre assai mutato la nostra idea di cultura.
Abbiamo pensato a lungo il cervello come biologicamente ÒvuotoÓ e riempito nel tempo dalla cultura, cio• dagli apprendimenti. Al
contrario, il
funzionamento celebrale svolge un ruolo opposto, cio• quello di svuotare e ridurre successivamente un eccesso di
connessioni neuronali.
La nostra mente, strutturalmente incompiuta, presenta inÞnite e disordinate possibilitˆ che la cultura deve scegliere e
organizzare, dando forma alle possibilitˆ originarie.
La cultura una totalitˆ complessa, soggettiva ed evoluiva, permeabile alle inßuenze esterne, tendente a mutare nel tempo a causa
dello sviluppo, delle esperienze, delle scoperte, trasformandosi attraverso scambi e reciprocitˆ tra le persone.
Tra individui e gruppi avviene un incontro disordinato, creativo e vitale che deÞniamo ÒinterculturaÓ. Di generazione in generazione
la cultura, viene trasmessa come una rete connettiva. PoichŽ essa non innata o trasmessa solo biologicamente, bens“ frutto
dellÕinterazione tra la componente organica e quella derivante allÕesperienza del mondo esterno Þn dalla nascita,
sociale per
deÞnizione,
cio• condivisa e trasmessa attraverso il gruppo, mediante lÕinterculturazione e lÕeducazione.
I modelli culturali che orientano i modi di vivere, lavorare, amare, esprimersi di un gruppo costituiscono unÕereditˆ sociale
che si comunica in modo esplicito o implicito. La cultura • una rete di signiÞcati che lÕuomo ha tessuto per poter vivere.
I dati culturali non si presentano soltanto dispersi in modo disorganico, ma nel corso del tempo sono stati strutturati e sistematizzati
allÕinterno delle diverse societˆ. Ogni societˆ fatta di relazione da cui scaturisce lÕordinamento delle abitudini, delle tradizioni, dei
signiÞcati che chiamiamo cultura.
LÕuomo nella storia ha sviluppato un sistema sociale condiviso con altre persone, al cui interno la realtˆ stata rappresentata
simbolicamente. I bambini nascono eredi di questo patrimonio culturale, senza di esso dovrebbero ricominciare ad imparare da capo
ad ogni generazione. LÕeducazione conserva lÕereditˆ culturale ma permette allo stesso tempo ad ogni nuova creatura di rinnovarla.
Qui si trova uno dei punti centrali dellÕelaborazione pedagogica:
¥
Il rapporto tra lÕesigenza di ricevere e assumere il giˆ dato e il giˆ pensato dalle generazioni precedenti e la necessita di
ogni persona venuta al mondo di ricreare e rielaborare i dati culturali che ha ricevuto, facendoli propri, adattandoli e
trasformandoli in modo libero e originale.
¥ Lo sviluppo della mente tra geni ed esperienza
Se la mente umana ha prodotto e produce cultura, modiÞcando lÕambiente circostante, • anche vero che la cultura modella nel tempo
la mente. Dalla nascita, infatti, il bambino si sviluppa e cresce in una continua interazione con la madre che lo nutre e lo cura, con le
persone intorno che parlano o giocano con lui. In questo senso, la mente esiste solo nella cultura, cio• nellÕambiente in cui si
Scaricato da Laura Franzoni (laura.franzoni92@gmail.com)
lOMoARcPSD|18030607

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Pedagogia socio-culturale

Pedagogia sociale e interculturale (Università Cattolica del Sacro Cuore) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Laura Franzoni (laura.franzoni92@gmail.com)PEDAGOGIA SOCIO-CULTURALE

Pedagogia, società, culture

  • La cultura come rete sociale Non esiste l'educazione se non dentro una cultura, creata e prodotta dall'uomo all'interno di una società. Attraverso la cultura l'uomo si sviluppa come essere umano, accede a una prospettiva più universale, diviene capace di leggere il suo tempo, abitare il mondo e scegliere i valori che orientano la sua esistenza. Ogni cultura presenta una struttura simbolica attraverso cui i membri trovano i loro punti di riferimento; allo stesso tempo essa sviluppa varie forme di trasmissione dei suoi elementi significativi attraverso l'educazione. Il termine "cultura" racchiude in sé due aspetti fondamentali:
  • Il primo significato, di tipo classico-umanistico, indica il perfezionamento dell'uomo, è affine al termine greco paideia, che indica il cammino compiuto dall'uomo in tutta la sua vita per giungere a coltivarsi e realizzarsi pienamente.
  • Il secondo, di tipo antropologico, include una dimensione descrittiva, indicando la totalità dei fatti materiali, sociali, spirituali, che caratterizzano un gruppo, l'insieme delle forme del vivere umano. Cultura è l'insieme dei modi con cui le persone danno senso al mondo in cui vivono. Una notevole svolta si è avuta con l'approccio dell'antropologia interpretativa, che tende a vedere la cultura come l'insieme dei significati condivisi dai membri di un gruppo. Solitamente si tende a considerare la cultura nel suo aspetto oggettivo, sono le opere comuni che danno identità ad un gruppo. Altretanto importante è invece l'aspetto soggettivo cioè il senso che la persona attribuisce a comportamenti, fatti, tradizioni, valori. La cultura infatti si gioca dentro e fuori delle menti allo stesso tempo. Nel campo delle scienze umani attuali e del pensiero contemporaneo si riscontrano diverse posizioni.
  • Da un lato, le concezioni basate sul costruttivismo si fondano sull'idea che i soggetti costruiscano la cultura cui partecipano, in particolare attraverso le pratiche sociali e comunicative.
  • Si oppongono le prospettive basate sul realismo critico, che rifiutano di vanificare la solidità della realtà. La ricerca scientifica contemporanea nel campo della biologia e delle neuroscienze ha inoltre assai mutato la nostra idea di cultura. Abbiamo pensato a lungo il cervello come biologicamente "vuoto" e riempito nel tempo dalla cultura, cioè dagli apprendimenti. Al contrario, il funzionamento celebrale svolge un ruolo opposto, cioè quello di svuotare e ridurre successivamente un eccesso di connessioni neuronali. La nostra mente, strutturalmente incompiuta, presenta infinite e disordinate possibilità che la cultura deve scegliere e organizzare, dando forma alle possibilità originarie. La cultura è una totalità complessa, soggettiva ed evoluiva, permeabile alle influenze esterne, tendente a mutare nel tempo a causa dello sviluppo, delle esperienze, delle scoperte, trasformandosi attraverso scambi e reciprocità tra le persone. Tra individui e gruppi avviene un incontro disordinato, creativo e vitale che definiamo "intercultura". Di generazione in generazione la cultura, viene trasmessa come una rete connettiva. Poiché essa non è innata o trasmessa solo biologicamente, bensì è frutto dell'interazione tra la componente organica e quella derivante all'esperienza del mondo esterno fin dalla nascita, è sociale per definizione, cioè condivisa e trasmessa attraverso il gruppo, mediante l'interculturazione e l'educazione. I modelli culturali che orientano i modi di vivere, lavorare, amare, esprimersi di un gruppo costituiscono un'eredità sociale che si comunica in modo esplicito o implicito. La cultura è una rete di significati che l'uomo ha tessuto per poter vivere. I dati culturali non si presentano soltanto dispersi in modo disorganico, ma nel corso del tempo sono stati strutturati e sistematizzati all'interno delle diverse società. Ogni società è fatta di relazione da cui scaturisce l'ordinamento delle abitudini, delle tradizioni, dei significati che chiamiamo cultura. L'uomo nella storia ha sviluppato un sistema sociale condiviso con altre persone, al cui interno la realtà è stata rappresentata simbolicamente. I bambini nascono eredi di questo patrimonio culturale, senza di esso dovrebbero ricominciare ad imparare da capo ad ogni generazione. L'educazione conserva l'eredità culturale ma permette allo stesso tempo ad ogni nuova creatura di rinnovarla. Qui si trova uno dei punti centrali dell'elaborazione pedagogica:
  • Il rapporto tra l'esigenza di ricevere e assumere il già dato e il già pensato dalle generazioni precedenti e la necessita di ogni persona venuta al mondo di ricreare e rielaborare i dati culturali che ha ricevuto, facendoli propri, adattandoli e trasformandoli in modo libero e originale.
  • Lo sviluppo della mente tra geni ed esperienza Se la mente umana ha prodotto e produce cultura, modificando l'ambiente circostante, è anche vero che la cultura modella nel tempo la mente. Dalla nascita, infatti, il bambino si sviluppa e cresce in una continua interazione con la madre che lo nutre e lo cura, con le persone intorno che parlano o giocano con lui. In questo senso, la mente esiste solo nella cultura, cioè nell'ambiente in cui si This document is available free of charge on studocu Scaricato da Laura Franzoni (laura.franzoni92@gmail.com)sviluppa, nelle relazioni con gli altri. La psicologia cognitiva, a partire da Lev Vygotskij, ha studiato le mediazioni storico-culturali dell'azione umana mostrando come lo sviluppo individuale sia indissociabile dagli strumenti della cultura, come il linguaggio; a differenza invece del modello di tipo universale ed evolutivo di Jean Piaget in cui sono piuttosto evidenziati gli stadi necessari che il pensiero infantile attraverso evolutivamente dalla nascita alla maturità. Sarà poi in particolare Jerome Bruner a cercare un equilibrio tra due estremi. Egli ha sviluppato l'idea di un bambino che crea una teoria della cultura cioè l'attribuzione di significati al mondo in cui è immerso. Cultura e pensiero sono indistinguibili e inseparabili: le strutture mentali possono essere comprese solo all'interno di un contesto culturale, i significati culturali di un gruppo influenzano le strutture mentali delle persone. Le ricerche attuali in campo biologico e neuro-scientifico permettono ora di indagare più a fondo il ruolo del cervello e i processi di conoscenza e adattamento al mondo che vengono messi in atto da parte degli individui. Un posto importante spetta ai nuovi modelli di comprensione del funzionamento dei geni: essi sono ereditari e determinano le somiglianze fisiche e comportamentali con i genitori. Non sono però immutabili, ma tendono a variare nel tempo le loro sequenze. Si fanno strada anche visioni per cui altrettanto importanti sono i fatti epigenetici, che comportano l'influenza delle esperienze sul potenziale genetico e permettono il libero adattamento culturale del bambino all'ambiente. Fattori genetici e fattori legati all'esperienza si fondono tra loro.
  • Le neuroscienze introducono nuove prospettive su quella che sembra l'apparente distinzione tra il naturale da un lato e il culturale dall'altro. Secondo molti ricercatori anche le rappresentazioni culturali sono prodotte in forma di rappresentazioni mentali, cioè hanno un originale neurale.
  • Non si dovrebbero separare i due elementi ma parlare di bio-culturale o neuro-culturale. In campo educativo e sociale è stata invece a lungo adottata una visione che imputa le caratteristiche fisiche e psicologiche esclusivamente alle sequenze genetiche. A sua volta l'approccio culturalista ha enfatizzato e sottolineato il ruolo appunto della cultura, cioè del comportamento dei genitori e di chi accudisce il bambino nel suo sviluppo, le esperienze precoci, l'ambiente in cui cresce, i traumi infantili e così via. L'importanza data ai fattori culturali ha comunque permesso di contrastare il fatalismo che etichetta alcuni bambini o adulti con il pretesto della differenza biologica o della ereditarietà. Uno studioso americano, Jerome Kagan, dopo vent'anni di ricerche, ha approfondito i complessi rapporti tra le predisposizioni biologiche e le esperienze di vita, definendo in sintesi la personalità come un arazzo grigio, ottenuto intrecciando sottilissimi fili neri e bianchi:
  • I primi rappresentano i temperamenti;
  • Gli altri le esperienze esistenziali. I fili bianchi e neri sono sottili, numerosissimi e soprattuto intrecciati. È impossibile discernere quanto sia determinato dalla biologia e quanto dalle complesse interrelazioni che dal concepimento influenzano le persone. Se si esamina il primo tipo di fili, si vedrà che nei neonati i processi neuro-chimici indotti dalle caratteristiche genetiche e dalle infinite combinazioni che ne derivavano possono determinare diversi profili di personalità. Questo tipo di elementi, definiti innati, si presentano quindi indipendentemente dalle scelte educative delle madri o delle figure di accudimento. Sul secondo versante, quello della cultura, la variabilità è ancora maggiore, dato che i fattori di influenza dell'ambiente esterno sullo sviluppo del bambino sono potenzialmente infiniti. Il fattore tempo è altrettanto importante. È quindi indispensabile combinare la biologia con l'esperienza per poter spiegare gli stati d'animo tipici di una persona, le sue reazione alle sfide, le sue abitudini quotidiane. Siamo insomma davanti a una co-costruzione: lo sviluppo avviene nel rapporto tra caratteristiche individuali e influenza del mondo esterno, tra geni e cultura. In ambito psicologico il rapporto tra natura e cultura non è più inteso in modo dicotomico come contrapposizione o come predominio di una parte sull'altra, ma è concepito come interdipendenza tra le parti. Non è possibile definire separatamente il bambino e il suo mondo socioculturale. Scopo di uno sviluppo aperto e di un'educazione che lo consenta è quello di prevenire a un alto grado di integrazione del Sé, indotta da interazioni tra i processi neurofisiologici interni e relazioni interpersonali.
  • Educare nella società delle culture Non è possibile far coincidere interamente una serie di caratteristiche e di specificità delle persone e dei popoli con un solo modello sociale.
  • Le società sono multiculturali, nel senso che ospitano al loro interno modi diversi di dare valori e significato alla vita. Secoli fa esisteva una maggiore omogeneità, a mano a mano con gli scambi, i commerci, le fusioni culturali, l'immigrazione, i trasporti, le guerre, le società sono diventate sempre più miste e pluralistiche. La molteplicità delle culture, tutte irriducibili e originali, è il prodotto dell'esplorazione delle illimitate possibilità evolutive di carattere simbolico. In questo senso le diversità culturali costituiscono un potenziale creativo se il sapere e le esperienze a livello globale sono messi in rete.
  • Le culture del mondo sono dunque molteplici, miste e continuamente fuse in nuove sintesi. Scaricato da Laura Franzoni (laura.franzoni92@gmail.com)

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.