Documento da Università su La Religione Come Fenomeno Sociale. Il Pdf esplora il fenomeno religioso attraverso diverse lenti sociologiche e filosofiche, analizzando le prospettive di pensatori come Comte, Marx, Durkheim e Weber, e le manifestazioni contemporanee della religiosità in Filosofia.
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La religione i caratteri di una realtà universale: non esiste società che non ne abbia elaborato una forma. A questa universalità si aggiunge una verità: esistono, religioni monoteistiche o politeistiche, culti animalisti, concezioni panteiste ...
Gli antropologi, cercano di individuare, gli elementi comuni a tutte le religioni; gli psicologi analizzano le modalità affettive, cognitive ed emozionali legate all'esperienza religiosa, individuale e collettiva; i sociologi si propongono di individuare e studiare gli elementi che, sanciscono la presenza sociale del fenomeno religioso e il suo costruirsi come istituzione.
Ogni religione costituisce un sistema integrato di questi fattori, anche se in ciascuna di esse può essere diverso il peso assunto dall'uno e dall'altro.
L'esperienza religiosa è precocemente diventata oggetto di studio della sociologia, sia per la sua persuasività all'interno della vita sociale, sia perché i mutamenti storico-sociali che hanno stimolato la nascita della sociologia sono gli stessi che hanno modificato, quantomeno nella civiltà occidentale, anche il ruolo della religione nella vita collettiva. I processi di industrializzazione e urbanizzazione; così come lo spirito di critica di critica nei confronti della tradizione inaugurata dalla cultura illuminista o la celebrazione ottocentesca della razionalità scientifica hanno richiesto ai credenti nuove modalità di adesione all'oggetto della propria fede.
Per Augusto Comte la religione rappresenta lo stadio primitivo della conoscenza del reale, in cui l'umanità affida al volere di esseri superiori antropomorfi la spiegazione degli eventi naturali e sociali; secondo Comte, questo stadio è destinato a essere soppiantato prima da tendenze speculative-metafisiche e infine dalla conoscenza scientifico-positiva. Egli ritiene che la scienza non possa costituire il solo fondamento della convivenza civile e della coesione sociale: anche nello stadio positivo l'essere umano necessita di una forma religiosa. Lo studioso ipotizza una"religione dell'Umanità", in cui Dio è sostituito dall'"insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono liberamente a perfezionare l'ordine universale"
Per Karl Marx la religione è una forma di alienazione, cioè una creazione dell'uomo che trasferisce fuori di sé, in un'entità trascendente, le caratteristiche e i valori che sono propri degli esseri umani. Tale processo non nasce da bisogni intrinseci della natura umana, ma dalle condizioni storico-sociali in cui gli uomini vivono, caratterizzate dal dominio di classe e dalla presenza di ideologie in grado di giustificarlo. La religione è una di queste ideologie: essa distoglie le classi subalterne dalla percezione della propria reale situazione, offrendo loro una consolazione illusoria. È "l'oppio dei popoli", uno degli strumenti di cui la classe dominante si serve per mantenere il proletariato in condizione di soggezione. Il superamento della religione, non richiede una trasformazione intellettuale che traghetti l'umanità verso la conoscenza scientifica, ma un cambiamento profondo e radicale della struttura sociale, che rovesci ogni dominio di classe e vada perciò spontaneamente a verificare ogni sovrastruttura concettuale utilizzata per giustificarla.
Secondo Durkheim, sono due gli elementi che concorrono a definire la religione:
la natura sociale della religione non si esaurisce nel carattere condiviso delle credenze e delle pratiche in cui si articola. essa consiste soprattutto nel fatto che, nell'esperienza religiosa, la società esprime e afferma sé stessa. Nella rappresentazione del sacro e nei riti collettivi che le sono connessi, la società celebra infatti la sua trascendenza rispetto ai singoli, l'assolutezza delle proprie norme morali. A tal proposito, scrive Durkheim "la vita religiosa e la forma eminente e, per così dire, un'espressione condensata della vita collettiva nel suo complesso". L'impossibilità di vivere l'esperienza religiosa se non inseriti in una dimensione di aggregazione interpersonale fa della religione stessa un potente collante per la vita sociale e un potenziale deterrente nei confronti delle condotte devianti. Nel saggio di suicidio. Studio di sociologia, ad esempio, Durkheim coglie nella partecipazione alla vita religiosa un indicatore importante di integrazione sociale, prezioso antidoto contro il suicidio egoistico. D'altra parte esso è consapevole che l'azione deterrente della religione può realmente esercitarsi soltanto a patto che essa disponga di un effettivo potere di disciplina e di controllo sulla vita degli individui.
Marx Webber ipotizza un significativo collegamento tra gli aspetti idealtipici della mentalità capitalistica e l'etica del protestantesimo, o più precisamente del calvinismo.
Il calvinismo, è una dottrina sorta nell'ambito della riforma protestante, che dalla Svizzera si diffuse in particolare in Olanda, in Scozia e in alcuni Stati tedeschi. Il suo nucleo essenziale era la dottrina della doppia predestinazione, secondo cui la salvezza è riservata a pochi eletti, mentre agli altri esseri umani spetta la dannazione per i propri peccati. In quest'ottica, il credente non può ne modificare ne condizionare in alcun modo la scelta che Dio ha da sempre operato riguardo alla salvezza o alla dannazione della sua anima. Secondo Webber sono destinati ad alimentare una profonda inquietudine esistenziale, contro la quale l'unico rimedio per l'uomo di fede è costituito dal ricercare tracce dell'eventuale grazia divina nella vita quotidiana, e in modo specifico nell'ambito lavorativo, dove ogni successo può essere interpretato quale indizio del favore di Dio nei propri confronti.
Per Webber, l'interpretazione del lavoro in chiave etico-religiosa conduce all'adozione di un atteggiamento di "ascesi intramondana", che consiste nella rinuncia a godere della ricchezza prodotta, in quanto essa deve essere finalizzata non a soddisfacimento dei propri piaceri, ma il compimento di un obbligo morale. Questa mentalità ascetica incoraggia di fatto il risparmio come disciplina generale di vita, creando le premesse per l'accumulo di ricchezze, il cui godimento è indefinitamente differito: preliminare fondamentale per la nascita dei primi investimenti capitalistici. L'affermazione del capitalismo nella società occidentale comporta l'emancipazione dell'ascesi del suo originario fine religioso.
Studiando le tipologie dei gruppi religiosi, cioè le diverse forme di aggregazione a cui l'esperienza religiosa dà luogo lo storico e filosofo tedesco Troeltsch ha elaborato un'importante distinzione tra chiesa e setta, a partire da una classificazione già proposta da Webber. La chiesa (= gruppo religioso che accoglie come membri tutti coloro che nascono al suo interno), è caratterizzata da una vocazione all'universalità che la porta ad accogliere come membri tutti coloro che nascono al suo interno e ad accettare la collaborazione e il compromesso con il mondo esterno; la setta (= gruppo religioso formato da individui che si sono aggregati volontariamente, spesso in posizione di critica nei confronti di ogni altro credo religioso), invece è formata da persone che si sono aggregate volontariamente, vivono con fervore la loro partecipazione alla vita del gruppo e si pongono generalmente in posizione di critica nei confronti della realtà sociale e delle altre convinzioni religiose.
La distinzione dello studioso, nel tempo, non è apparsa sufficientemente esaustiva. Nel mondo protestante, ad esempio, non esiste un'istituzione analoga, con funzione di guida pastorale nei confronti dei credenti, ma molteplici gruppi religiosi, autonomi sul piano dottrinale, uniti dal comune riferimento all'esperienza religiosa della riforma luterana o, talora, a organismi di coordinamento a livello nazionale o internazionale. Si preferisce parlare di confessione (= gruppo religioso formato da persone che volontariamente fanno parte di uno stesso credo), o "denominazione". L'espressione setta istituzionalizzata (= setta che ha deposto gli atteggiamenti più spiccatamente antagonistici, integrandosi nel tessuto sociale), invece indica la trasformazione conosciuta da certe sette, che depongono gradualmente gli atteggiamenti più marcatamente antagonistici e finiscono lentamente per integrarsi nel tessuto sociale.