Filosofia: il pensiero di Seneca, Platone, Grozio e Hobbes

Documento dall'Università sulla giustizia, legge naturale e contratto sociale. Il Pdf esplora il pensiero di filosofi come Seneca, Platone, Socrate, Grozio e Hobbes, approfondendo l'Eutifrone di Platone e il giusnaturalismo razionalistico, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.

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63 pagine

Seneca epistula 95 a Lucilio: un tale assiste un malato, aspettandosi di ottenere qualcosa dal suo
testamento (aspetta come un avvoltoio). Il fine del comportamento serve a comprendere che la sua
qualificazione non è unidirezionale. Un dato comportamento può dunque dare in ultima istanza
conseguenze diverse e molteplici, a seconda del modo.
Socrate non ha redatto opere, di lui si sa grazie agli scritti di due suoi allievi: Platone e Senofonte. Figlio di
uno scultura, la madre levatrice, è stato un soldato (oplita, ciò dimostra che egli appartenesse al ceto
medio, verosimilmente non aveva grandi disposizioni economiche), lo si ricorda come una persona di
rigore, austera. È la consapevolezza di non sapere che ponte socrate sempre in ricerca condotta sempre in
relazione con altri, per questo è protagonista di numerosi dialoghi (dialogo inteso come strumento per
esporre e ricercare ragione per un ben ragionare ——> nasce la maieutica capacità di “tirar fuori i propri
pensieri” per raggiungere la verità, la capacità dunque di costruire un buon dialogo). Nel dialogo Socrate
mostra che chi crede di sapere spesso dimostra il contrario.
La democrazia ateniese nel tempo di Socrate mostra due oscillazioni: demagogica quando la folla prende il
sopravvento, e l’oligarchia/tirannide.
Nel simposio Alcibiade paragone socrate ad un sileno che si trova negli studi degli scultori, che sembrano
vuoti, ma se parti,”mostrano il volto degli dei”, questo a dimostrare come socrate vada conosciuto.
EUTIFRONE
Socrate ed Eutifrone si trovano nei pressi del portico dell’Arconte Re, entrambi vanno a discutere una
causa: Socrate accusato da Meleto di empietà, Eutifrone come accusatore.
Eutifrone invece vuole accusare il padre di omicidio, nonostante la sicurezza che mostra il ragazzo che la
fondatezza di tale causa si presentava come dubbia. Egli si pone come conscience di cosa è sacro e cosa
è empio, per questo Socrate chiede di poterlo ascoltare così da imparare, procederà in seguito a
configurare tutte le tesi di Eutifrone, in quanto esse si presentavano illogiche, contraddittorie e confuse.
Dike è un'azione intentata da un privato a tutela di interessi privati (causa di Eutifrone), la Graphè è
un'azione che sempre nasce da un privato a tutela di un interesse pubblico (causa di Socrate).
La causa di omicidio Dike Phonu è si privata ma obbligatorie per determinate categorie di soggetti: se un
famigliare o servo, nel caso in cui non si iniziasse ci si esporrebbe a Graphè (l’indifferenza renderebbe il
soggetto empio in quanto complice del delitto).
Le accuse fatte a socrate sono:
la corruzione di giovani (alcuni degli allievi di socrate furono figure discusse dell storia ateniese)
non crede agli dei delle città = socrate non è in sintonia con un insieme di credenze con cui “non
è bene discutere”
introduce nuove divinità = Socrate spesso si riferisce ad un Daimon, intendo lo come voce della
propria coscienza, anche se preso letteralmente sembra riconoscere divinità non ateniesi.
Socrate viene dunque accusato di attentare a ciò cu cui si fonda la vita della città, per questo l’azione è
mossa a tutela di un bene pubblico.
L’accusa rivolta a Socrate, era talmente ampia, che spesso vieniva usata come metodo giuridico per
liberarsi di un personaggio politicamente scomodo.
l’accusa di Eutifrone:
Un servo a giornata assunto dal padre, uccide un terzo, il padre scopre cosa la giustizia richiede, per
questo lo getta in un pozzo nell’attesa di un responso. Il servo morirà nel pozzo, ma non per opera diretta
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del padre, muore per incuria. Non è dunque chiaro il nesso causale tra l’azione del padre e la morte del
servo. Tutti i famigliari sono contrari all’accusa, ma il ragazzo vuole procedere.
si hanno due tipologie di ragioni esposte da Eutifrone:
legalistico (se il comportamento è sbagliato va punito)
utilitarismo (evitare la contaminazione per non perdere il favore degli dei)
il sapere mostrato da Eutifrone è individualistico, dogmatico e intransigente, non accessibile a tutti, ed
estraente legato ai fini personali (non perdere il favore degli dei)
socrate: l’empio non è il contrario di tutto ciò che è santo?
chiede dunque un criterio distintivo universale che identifichi l’empio.
Parole greche per indicare il criterio di santo:
hieron: separato dalla massa
hagion: difeso da ogni contaminazione o violenza
hosion : ciò che concerne il rapporto tra gli uomini in quanto rispettosi delle leggi divine
l’idea è principio in quanto è l’universale che fa essere tutte le cose particolari e le rende intelligibili. È
principio di unità (di tutti i casi particolari) e di differenza (rispetto ai casi opposti).
Per questo quando socrate chiede l’idea di empio, chiede una linea di demarcazione netta tra santo ed
empio.
Eutifrone risponde con un esempio (santo è ciò che sto facendo ora…) non dando una definizione. Come
prova che il suo agire dunque è santo pone come esempio un mito, ma socrate non accetta il mito come
fenomeno conclusivo, ma come invito al pensiero, riferendosi al mito come autorità si argomenta con
razionalità.
da un punto di vista logico:
l’esempio non è una definizione, e il caso specifico non è l’universale.
a livello etico:
il mito come risposta parifica l’umano al divino, la legge divina dunque da limite all’arbitrio diviene
strumento di arbitrio
a livello epistemologico:
il sapere mitologico si basa su narrazioni e stereotipi, manca dunque la ricerca del singolo e la
problematizzazione di essi.
Seconda definizione (pg.63-67): santo è ciò che è caro agli dei; empio, invece, ciò che non è caro agli
dei. Socrate conferma l’idoneità logica della definizione, ma sottopone il contenuto ad un vaglio critico
presente una sorta di onere della prova, socrate chiede di dare conto di ciò che Eutrifone ha manifestato
come idea). Socrate continua spiegando come alcune cose possono risultare sante agli dei che empie agli
dei stessi, come una stessa cosa può risultare amata agli dei e odiata da altri dei. È perciò il principio di
non contraddizione a escludere la prima definzione data da Eutifrone. Se il discorso cade in
contraddizione, la tesi o è fallace e dunque da escludere.
Eutifrone fornisce un criterio relativistico: essere qualcosa è essere tale per qualcuno (si rimette ad altri la
determinazione di un qualcosa), essa dunque varia con il variare dei punti di vista.
Egli confonde ancora una volta il particolare con l’universale.
Manca inoltre un criterio distintivo universale, che genera giudizi opposti egualmente legittimi e produce
perciò delle contraddizioni.
Da un punto di vista etico: si ha un soggettivismo pratico, il criterio è dunque relativistico anche dal punto di
vista etico, riferendosi ad un qualcuno per identificare un qualcosa, mancando un criterio di prevalenza
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Anteprima

Seneca e il Testamento

Seneca epistula 95 a Lucilio: un tale assiste un malato, aspettandosi di ottenere qualcosa dal suo testamento (aspetta come un avvoltoio). Il fine del comportamento serve a comprendere che la sua qualificazione non è unidirezionale. Un dato comportamento può dunque dare in ultima istanza conseguenze diverse e molteplici, a seconda del modo.

Socrate: Vita e Pensiero

Socrate non ha redatto opere, di lui si sa grazie agli scritti di due suoi allievi: Platone e Senofonte. Figlio di uno scultura, la madre levatrice, è stato un soldato (oplita, ciò dimostra che egli appartenesse al ceto medio, verosimilmente non aveva grandi disposizioni economiche), lo si ricorda come una persona di rigore, austera. È la consapevolezza di non sapere che ponte socrate sempre in ricerca condotta sempre in relazione con altri, per questo è protagonista di numerosi dialoghi (dialogo inteso come strumento per esporre e ricercare ragione per un ben ragionare -> nasce la maieutica capacità di "tirar fuori i propri pensieri" per raggiungere la verità, la capacità dunque di costruire un buon dialogo). Nel dialogo Socrate mostra che chi crede di sapere spesso dimostra il contrario.

La democrazia ateniese nel tempo di Socrate mostra due oscillazioni: demagogica quando la folla prende il sopravvento, e l'oligarchia/tirannide.

Nel simposio Alcibiade paragone socrate ad un sileno che si trova negli studi degli scultori, che sembrano vuoti, ma se parti,"mostrano il volto degli dei", questo a dimostrare come socrate vada conosciuto.

Eutifrone: Il Dialogo con Socrate

Socrate ed Eutifrone si trovano nei pressi del portico dell'Arconte Re, entrambi vanno a discutere una causa: Socrate accusato da Meleto di empietà, Eutifrone come accusatore.

Eutifrone invece vuole accusare il padre di omicidio, nonostante la sicurezza che mostra il ragazzo che la fondatezza di tale causa si presentava come dubbia. Egli si pone come conscience di cosa è sacro e cosa è empio, per questo Socrate chiede di poterlo ascoltare così da imparare, procederà in seguito a configurare tutte le tesi di Eutifrone, in quanto esse si presentavano illogiche, contraddittorie e confuse.

Dike è un'azione intentata da un privato a tutela di interessi privati (causa di Eutifrone), la Graphè è un'azione che sempre nasce da un privato a tutela di un interesse pubblico (causa di Socrate).

La causa di omicidio Dike Phonu è si privata ma obbligatorie per determinate categorie di soggetti: se un famigliare o servo, nel caso in cui non si iniziasse ci si esporrebbe a Graphè (l'indifferenza renderebbe il soggetto empio in quanto complice del delitto).

Accuse a Socrate

Le accuse fatte a socrate sono:

  • la corruzione di giovani (alcuni degli allievi di socrate furono figure discusse dell storia ateniese)
  • non crede agli dei delle città = socrate non è in sintonia con un insieme di credenze con cui "non è bene discutere"
  • introduce nuove divinità = Socrate spesso si riferisce ad un Daimon, intendo lo come voce della propria coscienza, anche se preso letteralmente sembra riconoscere divinità non ateniesi.

Socrate viene dunque accusato di attentare a ciò cu cui si fonda la vita della città, per questo l'azione è mossa a tutela di un bene pubblico.

L'accusa rivolta a Socrate, era talmente ampia, che spesso vieniva usata come metodo giuridico per liberarsi di un personaggio politicamente scomodo.

Accusa di Eutifrone

l'accusa di Eutifrone:

Un servo a giornata assunto dal padre, uccide un terzo, il padre scopre cosa la giustizia richiede, per questo lo getta in un pozzo nell'attesa di un responso. Il servo morirà nel pozzo, ma non per opera diretta 1del padre, muore per incuria. Non è dunque chiaro il nesso causale tra l'azione del padre e la morte del servo. Tutti i famigliari sono contrari all'accusa, ma il ragazzo vuole procedere.

Ragioni di Eutifrone

si hanno due tipologie di ragioni esposte da Eutifrone:

  • legalistico (se il comportamento è sbagliato va punito)
  • utilitarismo (evitare la contaminazione per non perdere il favore degli dei)

il sapere mostrato da Eutifrone è individualistico, dogmatico e intransigente, non accessibile a tutti, ed estraente legato ai fini personali (non perdere il favore degli dei)

Socrate e il Criterio Distintivo

socrate: l'empio non è il contrario di tutto ciò che è santo?

chiede dunque un criterio distintivo universale che identifichi l'empio.

Parole greche per indicare il criterio di santo:

  • hieron: separato dalla massa
  • hagion: difeso da ogni contaminazione o violenza
  • hosion : ciò che concerne il rapporto tra gli uomini in quanto rispettosi delle leggi divine

l'idea è principio in quanto è l'universale che fa essere tutte le cose particolari e le rende intelligibili. È principio di unità (di tutti i casi particolari) e di differenza (rispetto ai casi opposti).

Per questo quando socrate chiede l'idea di empio, chiede una linea di demarcazione netta tra santo ed empio.

Eutifrone risponde con un esempio (santo è ciò che sto facendo ora ... ) non dando una definizione. Come prova che il suo agire dunque è santo pone come esempio un mito, ma socrate non accetta il mito come fenomeno conclusivo, ma come invito al pensiero, riferendosi al mito come autorità si argomenta con razionalità.

Analisi Logica, Etica ed Epistemologica

da un punto di vista logico:

l'esempio non è una definizione, e il caso specifico non è l'universale.

a livello etico:

il mito come risposta parifica l'umano al divino, la legge divina dunque da limite all'arbitrio diviene strumento di arbitrio

a livello epistemologico:

il sapere mitologico si basa su narrazioni e stereotipi, manca dunque la ricerca del singolo e la problematizzazione di essi.

Seconda Definizione di Eutifrone

Seconda definizione (pg.63-67): santo è ciò che è caro agli dei; empio, invece, ciò che non è caro agli dei. Socrate conferma l'idoneità logica della definizione, ma sottopone il contenuto ad un vaglio critico (è presente una sorta di onere della prova, socrate chiede di dare conto di ciò che Eutrifone ha manifestato come idea). Socrate continua spiegando come alcune cose possono risultare sante agli dei che empie agli dei stessi, come una stessa cosa può risultare amata agli dei e odiata da altri dei. È perciò il principio di non contraddizione a escludere la prima definzione data da Eutifrone. Se il discorso cade in contraddizione, la tesi o è fallace e dunque da escludere.

Eutifrone fornisce un criterio relativistico: essere qualcosa è essere tale per qualcuno (si rimette ad altri la determinazione di un qualcosa), essa dunque varia con il variare dei punti di vista.

Egli confonde ancora una volta il particolare con l'universale.

Manca inoltre un criterio distintivo universale, che genera giudizi opposti egualmente legittimi e produce perciò delle contraddizioni.

Prospettiva Etica ed Epistemologica

Da un punto di vista etico: si ha un soggettivismo pratico, il criterio è dunque relativistico anche dal punto di vista etico, riferendosi ad un qualcuno per identificare un qualcosa, mancando un criterio di prevalenza 2qualitativa, rimane indifferente l'opinione che prevale sul piano contenutistico, viene esteso a tutti ciò che vale solo per uno che ha la capacita di imporlo su altri. Risulta prevalente perciò la definizione imposta da chi detiene il potere di imporre tale definizione.

Da un punto di vista epistemologico: Eutifrone fa leva su un sapere discrezionale, ma rimanda ad un oggetto che dal punto di vista è indifferente, privo di tratti distintivi propri che assume le sue qualificazioni in relazione al contesto.

Terza Definizione di Eutifrone

Terza definizione (pg.73-75-77): santo è ciò che tutti gli dei amano, è empio ciò che tutti gli dei odiano.

da un punto di vista logico: si esce dal particolarismo semplicemente generalizzando, non garantendo nessun oggettività universale. Rimane perciò una definizione puramente relativistica, anche se generalizzata.

Proposta di Socrate e Confutazione

Proposta di socrate (pg.85): santo è parte del giusto. Ma se santo è parte del giusto, bisogna identificare quale parte del giusto è santo. Eutrifone dunque per spiegare quale parte del giusto sia santa, spiega che è santa quellla parte del giusto che riguarda la cura degli dei.

Cura intese cime quella messa in atto dagli schiavi con i padroni (configurando un rapporto di inferiorità, gli schiavi non beneficiano del beneficio reso ai padroni). Dunque un arte del servire gli dei.

Questo servire gli dei, si ferisce a fare ciò che è gradito agli dei. E dunque a quanto pare è santo ciò che è caro agli dei. Riportando il discorso ad una definzione già confutata. Non giungendo perciò ad una vera e propria definizione di santo ed empio.

Il Pensiero Dialettico e la Filosofia

Il pensiero dialettico prende un'affermazione, verifica la sua connessione e la sottopone ad esame critico, procede con un eventuale confutazione e ha come esito quello di determinare dove il principio non va cercato. Molto del ragionamento giuridico opera per confutazioni, oltre ogni ragionevole dubbio.

Socrate mostra un aspetto fondamentale della filosofia: cerca un sapere critico, non da per scontate le ipotesi e le opinioni ma le sottopone ad un vaglio razionale, alla ricerca di un sapere critico, portando al chiarimento di ciò che è formulato in modo ambiguo e alla confutazione di ciò che appaia logicamente insostenibile, e dunque contraddittorio.

pg.56-59 manuale filosofia

Dialogo di Menandro e Nagassena nel Milindapanha

Il Concetto di Limite

Limite come muro = concezione limitante del limite stesso Limite come frontiera = non ha solo funzione di delimitazione, ma opera anche una distinzione che da anche un informazione

Contesto Storico e Culturale

La fonte ha due versioni una derivante dalla lingua Pali e una Cinese, riguarda il buddismo, il re Milindra coincide con il re Menandro, di origine greca, che ha governato l'India.

Alessandro magno fonda l'ultima Alessandria, liberando ex schiavi di orgine greca, riconoscendoli come cittadini. Essi fondano più politeiama, ovvero non una solo comunità, ma più comunità di ordigni enticniche, culturali e religiose differenti. Nasce dunque un vero e proprio cosmopolitismo ellenistico. Essi costituiranno il primo vero e proprio contratto con il mondo cinese.

la compattezza sociale intorno a questo tipo di comunità era estremamente forte.

3nasce con Meandro I un vero e proprio impero, che mostra un elevatissimo ibridismo culturale, si ha dunque un importante sincretismo culturale. Non ha caso nessun popolo viene definito barbaro. Un grande collante lo esercita il buddismo, vengono sviluppate nuove città, con un inclusione sempre maggiore nei confronti della classe media, seguendo un principio di ugualità.

Nella moneta si dimostra un bilinguismo istituzionalizzato, l'utilizzo dunque di una doppia lingua, con alfabeti differenti.

Menandro e la Ricerca della Conoscenza

Menandro aveva una vastissima cultura, anche s e viene descritto come un uomo molto inquieto, procede ponendo domande, a cui non riesce a trovare risposte soddisfacenti.

Egli fa del confronto del Intellettuale una provocazione per mettere in dubbio il suo stesso ruolo di potere, azioni e comportamenti.

Menandro si reca egli stesso dal saggio Negassena, si pone dunque nello stesso piano del saggio, rinunciando alla propria zona di confort.

Menanadro non si impone sul saggio ma gli chiede di conversare, si ha dunque un dialogo visto come un atto consensuale.

Negassena specifica che ha intenzione di conversare con il re solo nella maniera dei saggi e non alla maniera dei re (i re approvano un argomento e puniscono chi non lo approva). Sembra dunque dettare una condizione, con lo scopo di verificare che il dialogo sia inteso nella stessa maniera. I saggi conversano svolgendo i concetti e spiegandoli completamente, mettendo in discussione gli schemi interpretativi, effettuando varie verifiche, dicendo le cose in modo conveniente (rimandando attenti all'impatto che la comunicazione stessa potrebbe avere), evitando lo scontro, riformulando e ripensando.

Nel dialogo si porta una responsabilità: l'agire, il parlare e il tacere ha un impatto sull'altro, ed un significato proprio e differente.

Con il dialogo non cero la conferma di ciò che è già stato pensato ma cerco di elaborare un pensiero diverso, frutto del dialogo stesso e dunque del confronto.

Eutifrone: Riflessioni Posteriori

la richiesta di socrate era un criterio universale in grado di vagliare le azioni stesse, nella loro particolarità, e di vedere se esse siano compatibili con tale criterio. Nel dialogo ci viene mostrato dove il principio stesso non va cercato, ma al contempo mostra un metodo per la ricerca di tale principio (esame critico delle definizioni proposte, confutazione di esse).

L'azione deve passare la vaglio di un criterio di giustizia, non riducibile alla semplice e mera volontà.

Socrate slega il giusto dal volere e dal potere e lo lega al conoscere e vagliare contenuti.

Esiste una vera sapienza che la filosofia sembra perseguire?

Contra Academicos di Aurelio Agostino

Di etnia berbera, ma di cultura ellenistico-romana, è una delle figure più rilevanti della tarda antichità, che si pone a confluenza fra l'eredità classica (romano-greca), di cui è conoscitore e interprete, e lo sviluppo di un pensiero filosofico cristiano destinato a riversarsi nella cultura europea altomedievale.

Uomo passionale, dalla gioventù movimentata (Le Confessioni), è stato una persona inquieta e in costante ricerca.

Maestro di retorica, esperto conoscitore della filosofia greca e romana, in dialogo con la tradizione filosofica neo-platonica e con varie forme di spiritualità.

Si converte al Cristianesimo, sotto l'influsso in particolare di S. Ambrogio e diventa una figura di primo piano della filosofia cristiana (Patristica).

Vescovo di Ippona (in Nordafrica, fino alla morte, avvenuta mentre i Vandali stavano mettendo a ferro e fuoco la sua città - e con essa l'impero romano d'Occidente) (momento di «passaggio» fra epoche).

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