La filosofia come scienza rigorosa di Husserl, Università degli Studi di Milano

Documento dall'Università degli Studi di Milano su "La filosofia come scienza rigorosa" di Edmund Husserl. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Filosofia, esplora la fenomenologia, il rapporto tra scienza e filosofia, e la critica al naturalismo e storicismo, come delineato nell'opera del 1911.

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Riassunto - La filosofia come
scienza rigorosa (Edmund
Husserl)
Filosofia
Università degli Studi di Milano
19 pag.
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LA FILOSOFIA COME SCIENZA RIGOROSA
di Edmund Husserl
PREFAZIONE di GIUSEPPE SEMERARI
Sin dagli esordi Husserl identifica la fenomenologia con il progetto di una ridefinizione dell’essenza e
del compito della filosofia in rapporto alla costituzione delle nuove realtà scientifico-positive tanto nel
campo naturale quanto in quello morale e storico. Le nuove scienze hanno gradualmente usucapito
per questioni un tempo appartenute al dominio della filosofia al punto che diventa inevitabile la
domanda circa ciò che, in tale situazione, rimane la filosofia.
La funzione della filosofia viene da Husserl recuperata col riconoscimento del fatto che, ferme restando
le prerogative dello scienziato specialista, spetta alla filosofia realizzare la comprensione del senso e
dell’essenza delle operazioni compiute dallo scienziato. Secondo Husserl è la cooperazione armonica
di scienza e filosofia a garantire la pienezza di quella che egli chiama la comprensione teoretica.
Idea della fenomenologia
: sono cinque lezioni tenute da Husserl nel 1907, in cui viene
affrontato il tema del posto della filosofia nel mondo del sapere sempre più occupato dalle
scienze, riconducendolo alla distinzione tra
o Atteggiamento naturale: è comune allo scienziato e al non scienziato: avviene tutte le
volte che ci collochiamo innanzi alle cose e le assumiamo, sia a fini conoscitivi che a fini
pratici, come ovvietà dalle quali prendere le mosse senza, però, metterne in discussione
l’essenza e il senso.
o Atteggiamento filosofico: consiste nel rendere problematico ciò che, nell’atteggiamento
naturale, resta congelato nella ovvietà. Il compito proprio della filosofia è di trasformare
la conoscenza da mera operazione in oggetto di una ricerca che si interroghi su ciò che
nell’atteggiamento naturale è dato semplicemente per scontato e che si interroghi
perciò, sulla natura del conoscere e sui rapporti intercorrenti tra la conoscenza, il suo
senso e il suo oggetto e, infine, sulla validità degli atti conoscitivi.
L’intendere la filosofia quale critica della conoscenza in relazione alle scienze della natura e alle scienze
dello spirito riporta le tesi husserliane alla
Tradizione trascendentalistica kantiana e neokantiana della critica della ragione.
Husserl, nel 1906, si confessa così: «
In primo luogo nomino il compito generale che devo
risolvere per me, se voglio chiamarmi filosofo. Intendo una critica della ragione. Una critica
della ragione logica e pratica, di ciò che in generale ha valore
».
La interpretazione husserliana della critica della ragione, tuttavia, travalica i confini storici del criticismo
kantiano e neokantiano, perché si spinge al limite di ciò che il filosofo, nelle
Meditazioni cartesiane
,
denota come la fondazione ultima basata su vedute assolute «
al di della quale non è possibile
andare
». Il luogo di tale fondazione è, per Husserl, la COSCIENZA.
Nei propositi del filosofo, nella misura in cui è fenomenologia, la filosofia può svolgere fino in fondo la
funzione di critica della conoscenza indagando sistematicamente il presupposto assoluto di ogni forma
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Riassunto - La filosofia come scienza rigorosa (Edmund Husserl)

Filosofia
Università degli Studi di Milano
19 pag.
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Downloaded by: NoemiCiampi (noeciampi@icloud.com)LA FILOSOFIA COME SCIENZA RIGOROSA
di Edmund Husserl

PREFAZIONE di GIUSEPPE SEMERARI

Sin dagli esordi Husserl identifica la fenomenologia con il progetto di una ridefinizione dell'essenza e
del compito della filosofia in rapporto alla costituzione delle nuove realtà scientifico-positive tanto nel
campo naturale quanto in quello morale e storico. Le nuove scienze hanno gradualmente usucapito
per sé questioni un tempo appartenute al dominio della filosofia al punto che diventa inevitabile la
domanda circa ciò che, in tale situazione, rimane la filosofia.
La funzione della filosofia viene da Husserl recuperata col riconoscimento del fatto che, ferme restando
le prerogative dello scienziato specialista, spetta alla filosofia realizzare la comprensione del senso e
dell'essenza delle operazioni compiute dallo scienziato. Secondo Husserl è la cooperazione armonica
di scienza e filosofia a garantire la pienezza di quella che egli chiama la comprensione teoretica.

Idea della fenomenologia

  • Idea della fenomenologia. sono cinque lezioni tenute da Husserl nel 1907, in cui viene
    affrontato il tema del posto della filosofia nel mondo del sapere sempre più occupato dalle
    scienze, riconducendolo alla distinzione tra

o
Atteggiamento naturale: è comune allo scienziato e al non scienziato: avviene tutte le
volte che ci collochiamo innanzi alle cose e le assumiamo, sia a fini conoscitivi che a fini
pratici, come ovvietà dalle quali prendere le mosse senza, però, metterne in discussione
l'essenza e il senso.
o Atteggiamento filosofico: consiste nel rendere problematico ciò che, nell'atteggiamento
naturale, resta congelato nella ovvietà. Il compito proprio della filosofia è di trasformare
la conoscenza da mera operazione in oggetto di una ricerca che si interroghi su ciò che
nell'atteggiamento naturale è dato semplicemente per scontato e che si interroghi
perciò, sulla natura del conoscere e sui rapporti intercorrenti tra la conoscenza, il suo
senso e il suo oggetto e, infine, sulla validità degli atti conoscitivi.
L'intendere la filosofia quale critica della conoscenza in relazione alle scienze della natura e alle scienze
dello spirito riporta le tesi husserliane alla
V Tradizione trascendentalistica kantiana e neokantiana della critica della ragione.
Husserl, nel 1906, si confessa così: «In primo luogo nomino il compito generale che devo
risolvere per me, se voglio chiamarmi filosofo. Intendo una critica della ragione. Una critica
della ragione logica e pratica, di ciò che in generale ha valore».
La interpretazione husserliana della critica della ragione, tuttavia, travalica i confini storici del criticismo
kantiano e neokantiano, perché si spinge al limite di ciò che il filosofo, nelle Meditazioni cartesiane,
denota come la fondazione ultima basata su vedute assolute «al di là della quale non è possibile
andare». Il luogo di tale fondazione è, per Husserl, la COSCIENZA.
Nei propositi del filosofo, nella misura in cui è fenomenologia, la filosofia può svolgere fino in fondo la
funzione di critica della conoscenza indagando sistematicamente il presupposto assoluto di ogni forma
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Downloaded by: NoemiCiampi (noeciampi@icloud.com)di sapere. Husserl definisce "scienza rigorosa" la filosofia fenomenologicamente concepita e così
pubblica il seguente saggio.

La filosofia come scienza rigorosa (1911)

  • La filosofia come scienza rigorosa (1911): Husserl pubblica il saggio su invito del neokantiano
    Heinrich Rickert nella rivista allora appena nata «Logos». Questo saggio ha un taglio fortemente
    polemico: la fenomenologia vi è chiamata a confrontarsi con le tendenze dominanti della
    filosofia coeva: il naturalismo e lo storicismo.

o Rapporto tra scienza e filosofia: appare a Husserl molto problematico. Ciò che gli preme
di mettere in evidenza è la pretesa, da sempre avanzata dalla filosofia, «di essere scienza
rigorosa e, precisamente, la scienza in grado di soddisfare le più elevate esigenze
teoretiche e di rendere possibile, in prospettiva etico-religiosa, una vita regolata da pure
norme razionali». Il discorso denuncia il pericolo rappresentato per la civiltà del venir
meno, nella pratica della scienza, oltre che della stessa filosofia, della esigenza della
scienza rigorosa.
o Contro il «pregiudizio del fatto»: la contestazione delle filosofia contemporanee del
naturalismo e dello storicismo origina dalla constatazione del loro illusorio credere di
attingere il massimo livello di concretezza nell'appoggiarsi, nella maniera più pura e
semplice, alle scienze positive, ove domina quello che Husserl definisce come il
«pregiudizio del fatto». Contro di esso, come contro ogni genere di pregiudizio, Husserl
organizza una resistenza di principio.
o Contro lo psicologismo: Husserl si pone contro la psicologia sperimentale assunta a
scienza di fondamento. Del resto, la psicologia viene assunta a base della nuova filosofia.
Per questo Husserl si rivolge al filosofo dello storicismo Dilthey, affermando come egli,
con il relativismo inseparabile dallo storicismo, fa scadere la filosofia al rango di

  • Weltanschauung: mera visione del mondo. Così alla filosofia resta estranea
    l'istanza della scienza rigorosa. È esposta la declinazione scettica.
    Husserl ha il bisogno teoretico, che è anche pratico e morale, di sentirsi sostenuto da certezze e validità
    capaci di durare e tali da assicurare chiarezza e stabilità. Pensare alla filosofia come fenomenologia, la
    fenomenologia come analisi della coscienza, la coscienza come l'ultimo oltre il quale non è possibile
    regredire, è il modo tecnico con cui Husserl tenta di arginare l'invadenza dello scetticismo, che gli
    appare come la malattia teoretica dell'epoca.
    Ma che cosa vuol dire, in definitiva, sollecitare la scienza all'incontro con la filosofia e reclamare, per la
    filosofia, la sua realizzazione come scienza rigorosa?
    La risposta viene data nel saggio, dove viene citata la proposizione del filosofo tedesco

+ Rudolf Lotze: «calcolare il corso del mondo non significa comprenderlo». La comprensione
è, per Husserl, « il comprendere filosofico che deve svelarci gli enigmi del mondo e della vita».
-> riconoscere che, nel mondo e nella vita, c'è qualcosa di enigmatico non vuol dire abdicare
al dovere di comprenderlo e nemmeno rinunciare alla ragione quale strumento di tale
comprensione.
Ecco che allora appare chiaro il
v Rapporto tra scienza e filosofia: Husserl vs Heidegger: in comune hanno:
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Rapporto tra scienza e filosofia: Husserl vs Heidegger

  • Husser/ lo basa sul presupposto della diversità tra il calcolare il corso del mondo e il
    comprenderlo e dell'assumere il comprendere come il comprendere gli enigmi del
    mondo e della vita.
    o Heidegger, pur senza rinvii a Husserl, istituisce il rapporto sul presupposto del dichiarato
    compimento della metafisica che si manifesta, da un lato, come impossessamento della
    terra da parte della scienza ridotta a calcolo e della tecnica che violenta la terra oltre le
    sue possibilità naturali, e dall'altro, con il rifiuto di andare, con il pensiero, all'essenza
    stessa della scienza e della tecnica, che, nella sua essenzialità enigmatica, si sottrae al
    mero calcolo.
    Come differenza hanno
    o
    Heidegger esclude che la organizzazione scientifica e tecnologica del mondo possa mai
    essere controllata «soltanto da uomini», perché il suo senso è «un senso che non l'uomo
    ha inventato e creato». La salvezza può essere data unicamente da un dio in vista del cui
    avvento all'uomo non tocca altro che restare in attesa.
    o Husserl, al contrario, dice che la crisi dell'esistenza europea ha solo due sbocchi
  1. «Il tramonto dell'Europa nell'estraneazione rispetto al senso razionale della propria
    vita, la caduta nell'ostilità allo spirito e nella barbarie».
  2. «La rinascita dell'Europa dallo spirito della filosofia, attraverso un eroismo della
    ragione capace di superare definitivamente il naturalismo. Il maggior pericolo
    dell'Europa è la stanchezza».
    a. Eroismo della ragione: «un'autocomprensione ultima dell'uomo in quanto
    responsabile del suo essere umano, in quanto uomo che esercita la scienza
    non soltanto astrattamente, nel suo senso usuale, bensì in un'apoditticità che
    realizza il suo essere concreto complessivo in un'apodittica libertà».
    La storiografia filosofica, tuttavia, è possibile e vive finché viva e sia possibile la filosofia.
    «Certo abbiamo bisogno anche della storia. Non però di perderci, come fa lo storico,
    nell'analisi delle connessioni in cui si sono sviluppate le grandi filosofie; piuttosto noi
    abbiamo bisogno di queste filosofie per sé stesse, dello stimolo che proviene dal loro proprio
    contenuto spirituale. Ma non diventeremo filosofi grazie alle filosofie. Rimanere ancorati alla
    sola dimensione storica, cercare di occuparsene in un'attività storico-critica, voler
    raggiungere la scienza filosofica in un'elaborazione eclettica o in un rinascimento
    anacronistico: sono questi soltanto tentativi senza speranza. Non dalle filosofie, ma dalle
    cose e dai problemi deve provenire l'impulso alla ricerca».
    Con ciò Husserl ha mostrato come, per la filosofia, anche la sua stessa storia possa essere un pregiudizio
    da rimuovere perché essa diventi scienza rigorosa.
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INTRODUZIONE

In nessuna epoca del suo sviluppo la filosofia è stata in grado di soddisfare la pretesa di essere scienza
rigorosa; neppure nell'epoca moderna. Certo, l'ethos dominante della filosofia moderna consiste
proprio in questo, che essa, invece di abbandonarsi ingenuamente all'impulso filosofico, intende
costituirsi come scienza rigorosa mediante la riflessione critica, attraverso ricerche sempre più
approfondite sul metodo. Ma l'unico frutto maturo di questi sforzi fu la fondazione e la progressiva
autonomia delle scienze rigorose della natura e dello spirito, nonché delle nuove discipline
matematiche.
Dunque la filosofia, nella sua intenzione storica la più elevata e rigorosa di tutte le scienze, essa, che
rappresenta l'aspirazione imperitura dell'umanità alla conoscenza pura ed assoluta è
V La filosofia è incapace di darsi la forma di vera scienza: l'apprendimento scientifico non è mai
l'accettazione passiva di una materia estranea allo spirito, esso poggia sempre sulla spontaneità,
su di una riproduzione interiore delle evidenze razionali ottenute da spiriti creatori, secondo
principi e conseguenze. La filosofia non si può imparare (come disse Kant) poiché non vi sono
tali evidenze oggettivamente comprese e fondate.
La filosofia non è una scienza imperfetta, ma non è ancora una scienza: tutte le scienze sono
imperfette, persino le tanto ammirate scienze esatte.

o Da un lato sono incomplete a causa dell'orizzonte infinito di problemi aperti che non
daranno mai pace all'impulso conoscitivo;
o Dall'altro esse presentano numerose lacune nel loro contenuto dottrinale già formato,
rivelando qua e là residui di oscurità o imperfezioni nell'ordine sistematico delle
dimostrazioni e delle teorie.
Di genere diverso dalle imperfezioni di tutte le scienze è
o Imperfezione della filosofia: essa non dispone semplicemente di un sistema dottrinale
incompleto e imperfetto nei particolari, bensì ne è del tutto priva. Ogni cosa è qui messa
in discussione, ogni presa di posizione è materia di convinzioni individuali, di
interpretazioni di scuola, di punti di vista. Per il momento non vi è alcuna speranza di
ritagliare qua e là con le forbici della critica un frammento di dottrina filosofica.
Queste pagine intendono dare testimonianza di una significativa svolta della filosofia e preparare il
terreno al futuro "sistema" della filosofia. Infatti, evidenziando con decisione la non scientificità di tutta
la filosofia precedente, si solleva subito la questione se la filosofia voglia ancora in futuro mantenere lo
scopo di essere scienza rigorosa, se essa possa e debba volerlo.
Che cosa dovrà significare la vera svolta? Un "sistema" filosofico in senso tradizionale, quasi una
Minerva, che nasca perfetta e armata dalla testa di un genio creatore per venire conservata nelle
epoche successive accanto ad altre Minerve simili nel silenzioso museo della storia? Oppure un
sistema filosofico che incominci veramente dal basso su fondamenta indubitabili e si innalzi come
ogni buona costruzione?
Le svolte decisive per il progresso della filosofia sono quelle in cui la pretesa delle filosofie precedenti
di essere scienza rigorosa crolla sotto la critica del loro presunto procedere scientifico ed è la volontà
consapevole di riformare radicalmente la filosofia nel senso della scienza rigorosa a guidare i lavori.
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