Documento del Prof. R. Bonadonna sull'iperglicemia subdiabetica. Il Pdf esplora la prevalenza, i fattori di rischio e i criteri diagnostici del prediabete, con un focus sulla disfunzione delle cellule beta e l'insulino-resistenza, fornendo raccomandazioni dietetiche dettagliate per la gestione della condizione in ambito universitario di Biologia.
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L'iperglicemia subdiabetica, o prediabete, è una condizione su cui è necessario intervenire per evitare la conversione a diabete di tipo 2.
Il professore precisa il significato delle abbreviazioni che saranno utilizzate nel corso della lezione:
Nel 2017 vi erano 65 milioni di persone con 60 diabete di tipo 2 in Europa, questo numero è in 50 crescita e nel 2045 è stato stimato che sarà di 40 80 milioni; in questo intervallo di tempo 30 20 aumenteranno anche le persone con 10 prediabete che passeranno da 40 a 50 milioni. Il 0 prediabete è una condizione medica importante poiché antecede l'entrata nel pool dei soggetti affetti da diabete.
Prevalence of diabetes mellitus in the 18-99 y/o age range in 2017 and in 2045 in Europe 100 90 80 70 Millions of people 2017 2045 Diabetes Prediabetes IDF Diabetes Atlas 2017
Nel prediabete si ha ridotta tolleranza al glucosio (IGT) e/o ridotto consumo di glucosio (IFG).
The DECODE Study. Age-related Prevalence of IFG, IGT and IFG+IGT 25 20 Prevalence (%) 15 O IFG DIGT 10 DIFG+IGT in - 30-39 40-49 50-59 60-69 70-79 80-89 ROB
La prevalenza di IFG aumenta fino alla sesta/settima decade di vita e poi cala, mentre la prevalenza di IGT aumenta all'aumentare dell'età in maniera esponenziale fino alla nona decade di vita. Inoltre, aumenta fino alla nona decade la prevalenza delle persone caratterizzate sia da IFG che da IGT (nella nona decade di vita, la prevalenza di prediabete è triplicata rispetto alla sesta decade).
Da questi dati si evince che il fattore età Age Decades ha un impatto molto importante sulla The DECODE Study Group; Diabetes Care 2004 condizione di prediabete e questo è dovuto al fatto che il patrimonio delle cellule beta raggiunge un plateau in gioventù e questo plateau decresce successivamente a partire dai 20-25 anni (come accade per il patrimonio neuronale).
Analizzando cosa accade in pazienti con IGT, IFG ed Hb glicata sopra la norma si osserva che: l'incidenza di diabete nelle persone con IFG è del 3%, con IGT è del 5% ed 1Stili di vita e benessere n°07 del 20/03/2024 (Prof. R. Bonadonna) Sbobinatori: Gaia Terreri, Francesca Vacca Controllore: Noemi Toffali è tra il 5-9% per le persone con entrambe le condizioni; invece, nelle persone con valori di Hb glicata tra 6 e 6.4% l'incidenza annua di diabete è del 3.6%.
Sarebbe dunque importante identificare precocemente queste coorti ad alto rischio, ad esempio attraverso la misurazione dell'emoglobina glicata che è molto più semplice di quella della ridotta tolleranza al glucosio poiché non deve essere svolta a digiuno.
IFG e IGT aumentano il rischio cardiovascolare, in quanto il rischio cardio-metabolico riguarda il metabolismo sia del glucosio che dei lipidi.
In realtà, anche un alterato metabolismo degli amminoacidi ramificati aumenta, secondo il professore, il rischio cardiovascolare. Tuttavia, la misurazione delle alterazioni di questa via metabolica risulta molto più difficile della misurazione dei dismetabolismi di glucidi e lipidi.
Il diabete e prediabete hanno grandissimi costi per la società, negli U.S.A il pre-diabete costa 44 miliardi annui e questa spesa è concentrata principalmente nelle fasce d'età più elevate.
Nel momento in cui si riscontra un'aumentata glicemia il problema alla base è a carico:
Nelle persone con diabete e pre-diabete si osserva una disfunzione delle cellule pancreatiche (conditio sine qua non) ed una mancata risposta all'insulina da parte del fegato per quanto riguarda l'inibizione del rilascio di glucosio (insulino-resistenza epatica).
(N.b .: la produzione di trigliceridi resta funzionante e per questo motivo le persone affette da diabete e pre-diabete hanno steatosi epatica).
Basic pathophysiologic alterations in people with IFG, IGT or IFG+IGT Glucose Setpoint Hepatic Insulin Resistance Peripheral Insulin Resistance Beta Cell Dysfunction IFG + - + IGT + + + IFG + IGT + + ++ Multiple References
I pazienti con IFG non hanno ancora insulino-resistenza periferica, a differenza invece di quelli con IGT che hanno già sviluppato questa disfunzione (ciò causa una ridotta captazione di glucosio da parte del 2Stili di vita e benessere n°07 del 20/03/2024 (Prof. R. Bonadonna) Sbobinatori: Gaia Terreri, Francesca Vacca Controllore: Noemi Toffali tessuto muscolare).
Quindi in IGT sono già presenti tutte e tre le caratteristiche fisiopatologiche di base del diabete.
Si tratta di uno studio volto a dettagliare ulteriormente le coorti a maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2.
Questo studio ha seguito dal 1990 uno stesso gruppo di persone ed ha individuato come indicatori di rischio per lo sviluppo del diabete:
The Bruneck Study. Independent predictors of type 2 diabetes over 5 years. (Included Covariates; gender, age, alcohol, smoking, physical activity, FH of diabetes, blood pressure, dyslipidemia, uric acid, HOMA-IR, Sluiter's Index) The Bruneck Study. Independent predictors of type 2 diabetes over 10 years. (Included Covariates; gender, age, alcohol, smoking, physical activity, FH of diabetes, blood pressure, dyslipidemia, uric acid) Variable Biological Component O.R. P Variable Biological Component O.R. P IFG (y/n) Glucose Setpoint 6.2 < 0.001 IFG (y/n) Glucose 6.2 < 0.001 Setpoint BMI (per 1 SD) Adiposity 1.6 0.004 IGT (y/n) Glucose 3.6 0.009 Setpoint HOMA-IR (per 1 SD) Insulin Resistance 1.9 0.004 BMI (per 1 SD) Adiposity 1.8 0.01 Sluiter's Index (per 1 SD) Beta Cell Function 0.6 0.001 Bonora E. et al .; Diabetes 2004 Bonora E. et al .; Diabetes 2004
Tuttavia, il livello di insulino-resistenza e di disfunzione delle cellule beta può essere studiato solo in studi epidemiologici ma IGT, IFG e BMI possono essere misurati anche a livello ambulatoriale permettendo in maniera più semplice di individuare i pazienti a rischio di sviluppo di dmt2 a distanza di cinque anni. Resta, tuttavia, necessario dimostrare che IFG, IGT, BMI e disfunzione beta cellulare non sono solo indicatori di rischio ma anche fattori di rischio.
La dieta mediterranea è stata definita così da ricercatori americani negli anni '40-50 a seguito di una collaborazione con il policlinico Federico II di Napoli che fece loro scoprire la bassa prevalenza di infarti rispetto all'America. Si comprese così il ruolo di ipertensione e ipercolesterolemia negli accidenti cardiovascolari. Essi formularono l'ipotesi che l'alimentazione dei tempi a Napoli, in Grecia e in Spagna potesse essere protettiva dal punto di vista cardiovascolare. Negli anni successivi tuttavia la dieta mediterranea scomparì poco a poco con l'importazione in questi luoghi di uno stile alimentare molto più simile a quello americano.
3Stili di vita e benessere n°07 del 20/03/2024 (Prof. R. Bonadonna) Controllore: Noemi Toffali Sbobinatori: Gaia Terreri, Francesca Vacca
Uno studio del 2008 osservò 13'380 studenti universitari spagnoli senza diabete con un follow-up di 5 anni. Questi soggetti presentavano un buon BMI (in media 23,5) e a essi venne assegnato uno score crescente a seconda di quanto mangiassero realmente secondo una dieta mediterranea. I soli soggetti ad avere un alto score furono 1500.
Lo studio evidenziò che questa piccola porzione di studenti che consumava realmente dieta mediterranea aveva una ridotta incidenza di diabete a parità di calorie consumate.
In generale, si tratta di seguire la dieta mediterranea e introdurre l'abitudine all'attività fisica moderata di almeno 30 minuti al giorno.
Con questi interventi sullo stile di vita 11 trials della durata di 4 anni hanno dimostrato che si è dimezzato il rischio di diabete nelle persone con prediabete, resta tuttavia incognita la possibilità di ridurre l'incidenza di rischio cardiovascolare poiché, per studiare questa componente, servirebbe un follow up di circa 15 anni.
In Spagna, dopo aver composto lo studio epidemiologico, è stato messo a punto anche uno studio di intervento, il PREDIMED, uno studio controllato e randomizzato. Gli autori hanno randomizzato circa 7.500 persone (senza diagnosi di prediabete), dividendoli in tre gruppi:
Le supplementazioni di olio EVO e di frutta secca venivano fornite direttamente ai partecipanti allo studio.
Vengono esclusi i partecipanti affetti da diabete.
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