L'azione didattico-educativa nei contesti socioculturali e assistenziali

Documento sull'azione didattico-educativa nei contesti socioculturali e assistenziali. Il Pdf analizza le fasi pro-attiva, attiva e post-attiva, il ruolo dell'educatore in classe e le dinamiche familiari, distinguendo tra azione didattica, educativa ed educativo-didattica, utile per studenti universitari di Psicologia.

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25 pagine

INTRODUZIONE
L’AZIONE DIDATTICO-EDUCATIVA NEI CONTESTI SOCIOCULTURALI E ASSISTENZIALI.
L’azione didattico-educativa è MEDIALE in quanto:
-Si colloca tra un soggetto (o gruppi di soggetti) in formazione e uno (o più) OGGETTI EDUCATIVI ;
-Muove dalle esperienze del soggetto per raggiungere un obiettivo e lo attraverso mediatori, ossia
comportamenti e risorse che sono adattate al soggetto affinché possa fare il proprio percorso di
apprendimento.
Gli oggetti educativi dovrebbero essere individuati e organizzati in modo da consentire al soggetto
in formazione di esprimere le proprie risorse personali, di rinnovarle, di integrarle..
L’azione didattico-educativa è mediale in quanto, facilita e sostiene il soggetto in formazione nel
“fare esperienza dell’esperienza”.
Nell’azione didattica ci possono essere operazioni di carattere:
- Pro-attivo
- Attivo
- Post-attivo
-Dimensione pro-attiva: assunzione da parte dell’educatore di posture pratico-operative,
relazionali e comunicative, di sforzi per trovare risorse, per prefigurare setting, situazioni ed
esperienze da proporre.
-Dimensione attiva: ciò che l’educatore fa concretamente nel vis-a-vis con l’educando, di solito
non si risolve secondo quanto previsto nella fase pro-attiva.
-Dimensione post-attiva: tutte le azioni che consentono all’educatore di mettere in prospettiva il
processo attivato, le scelte operate, l’intenzionalità, per ricavarne elementi utili al “rilancio”
continuo dell’azione o per l’avvio di successivi interventi.
QUESTO LIBRO SI CONCENTRA SULLA DIMENSIONE ATTIVA.
-Azione didattico-educativa
-Azione didattica: si focalizza sui contesti scolastici e sulla proposta di contenuti la cui valenza
culturale rinvia ai saperi disciplinari (a carattere cognitivo).
-Azione educativa: si riferisce alla sfera più ampia della formazione personale, considerata
secondo un’integralità di dimensioni di crescita che vanno oltre quelle cognitive o comunque,
connesse all’acquisizione del sapere.
-Azione educativo-didattica: qualsiasi azione educativa extrascolastica si configura sempre come
un “educare a “, come l’offerta di un contenuto che si è ritenuto da privilegiare perché rinvia a un
patrimonio di significati e di esperienze condiviso socialmente, a cui viene riconosciuto valore
formativo e possibilità di crescita dei soggetti, se opportunamente didattizzato.
1. L’EDUCATORE IN CLASSE. GLI INTERVENTI DI AFFIANCAMENTO INDIVIDUALIZZATO
1.1. L’EDUCATORE ALL’INTERNO DELLA SCUOLA
L'educatore può operare in classe nella conduzione di esperienze laboratoriali rivolte al gruppo,
(ad es. nell'ambito di progetti di educazione all'affettività, di sviluppo dell'intelligenza emotiva..).
Egli interviene come esperto che per un numero limitato di ore e per un breve periodo dell’anno,
conduce direttamente attività con gli alunni.
In altri casi, l'educatore può affiancare gli insegnanti per più ore la settimana, per tutta la durata
dell'anno scolastico o per l'intero ciclo, per seguire individualmente bambini con difficoltà e
disturbi di apprendimento o che mostrano problemi di comportamento e di carattere relazionale.
In TUTTI questi casi, l'interlocutore diretto della scuola non è l'educatore ma sono in genere, i
servizi socioeducativi.
Progetti di affiancamento educativo individualizzato: Le azioni di supporto individualizzato
possono essere richieste quando:
1) Ci sono alunni con una diagnosi funzionale che certifica una disabilità, quando la risorsa
dell'insegnante di sostegno risulta insufficiente a far fronte ai problemi di inserimento scolastico.
2) Ci sono alunni per i quali non sussistono le condizioni per una certificazione di disabilità, che
non possono quindi usufruire dell'intervento dell'insegnante di sostegno, ma che presentano
quadri di apprendimento e comportamentali di difficile gestione da parte degli insegnanti.
3) All'interno di classi in cui ci sono uno o più alunni con problemi di vario genere, già segnalati o in
carico al servizio sociale. Si tratta di minori provenienti da situazioni difficili, spesso vittime di
forme di maltrattamento più o meno grave, che hanno alle spalle storie di vita complesse. Alunni
che in classe tendono a mettere in atto comportamenti disturbanti, che sono segnali di disagio e
richieste di aiuto. Ragazzi che hanno difficoltà nel rapportarsi con gli altri, a situazioni nuove..
1.2 PROMUOVERE CONTESTI INCLUSIVI
L’educatore che opera nell’ambito di progetti di affiancamento educativo individualizzato ha una
posizione di mediazione tra l’alunno in difficoltà e il sistema-classe (insegnanti,pari).
Problemi di relazione hanno ricadute sull'apprendimento, così come problemi di apprendimento
finiscono per influenzare la qualità delle relazioni del soggetto con i coetanei e con gli insegnanti e
il suo comportamento in classe.
L'educatore in classe, per rispondere alle difficoltà di un bambino, non focalizza la sua attenzione
esclusivamente su di lui, ma allarga lo sguardo, per operare nella direzione del cambiamento del
sistema-classe e delle relazioni che lo caratterizzano. Partendo dalla lettura dei significati che vari
soggetti attribuiscono alle manifestazioni di disagio del singolo, può promuovere un processo che
mira ad aumentare le capacità del contesto di includere il minore.

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Anteprima

INTRODUZIONE

L'azione didattico-educativa nei contesti socioculturali e assistenziali

L'azione didattico-educativa è MEDIALE in quanto: -Si colloca tra un soggetto (o gruppi di soggetti) in formazione e uno (o più) OGGETTI EDUCATIVI ; -Muove dalle esperienze del soggetto per raggiungere un obiettivo e lo attraverso mediatori, ossia comportamenti e risorse che sono adattate al soggetto affinché possa fare il proprio percorso di apprendimento. Gli oggetti educativi dovrebbero essere individuati e organizzati in modo da consentire al soggetto in formazione di esprimere le proprie risorse personali, di rinnovarle, di integrarle .. L'azione didattico-educativa è mediale in quanto, facilita e sostiene il soggetto in formazione nel "fare esperienza dell'esperienza". Nell'azione didattica ci possono essere operazioni di carattere:

  • Pro-attivo
  • Attivo
  • Post-attivo

-Dimensione pro-attiva: assunzione da parte dell'educatore di posture pratico-operative, relazionali e comunicative, di sforzi per trovare risorse, per prefigurare setting, situazioni ed esperienze da proporre. -Dimensione attiva: ciò che l'educatore fa concretamente nel vis-a-vis con l'educando, di solito non si risolve secondo quanto previsto nella fase pro-attiva. -Dimensione post-attiva: tutte le azioni che consentono all'educatore di mettere in prospettiva il processo attivato, le scelte operate, l'intenzionelità, per ricavarne elementi utili al "rilancio" continuo dell'azione o per l'avvio di successivi interventi. QUESTO LIBRO SI CONCENTRA SULLA DIMENSIONE ATTIVA.

Azione didattico-educativa e sue distinzioni

-Azione didattico-educativa -Azione didattica: si focalizza sui contesti scolastici e sulla proposta di contenuti la cui valenza culturale rinvia ai saperi disciplinari (a carattere cognitivo). -Azione educativa: si riferisce alla sfera più ampia della formazione personale, considerata secondo un'integralità di dimensioni di crescita che vanno oltre quelle cognitive o comunque, connesse all'acquisizione del sapere. -Azione educativo-didattica: qualsiasi azione educativa extrascolastica si configura sempre come un "educare a ", come l'offerta di un contenuto che si è ritenuto da privilegiare perché rinvia a un patrimonio di significati e di esperienze condiviso socialmente, a cui viene riconosciuto valore formativo e possibilità di crescita dei soggetti, se opportunamente didattizzato.

1. L'EDUCATORE IN CLASSE. GLI INTERVENTI DI AFFIANCAMENTO INDIVIDUALIZZATO

1.1. L'EDUCATORE ALL'INTERNO DELLA SCUOLA

L'educatore può operare in classe nella conduzione di esperienze laboratoriali rivolte al gruppo, (ad es. nell'ambito di progetti di educazione all'affettività, di sviluppo dell'intelligenza emotiva .. ). Egli interviene come esperto che per un numero limitato di ore e per un breve periodo dell'anno, conduce direttamente attività con gli alunni. In altri casi, l'educatore può affiancare gli insegnanti per più ore la settimana, per tutta la durata dell'anno scolastico o per l'intero ciclo, per seguire individualmente bambini con difficoltà e disturbi di apprendimento o che mostrano problemi di comportamento e di carattere relazionale. In TUTTI questi casi, l'interlocutore diretto della scuola non è l'educatore ma sono in genere, i servizi socioeducativi. Progetti di affiancamento educativo individualizzato: Le azioni di supporto individualizzato possono essere richieste quando:

  1. Ci sono alunni con una diagnosi funzionale che certifica una disabilità, quando la risorsa dell'insegnante di sostegno risulta insufficiente a far fronte ai problemi di inserimento scolastico.
  2. Ci sono alunni per i quali non sussistono le condizioni per una certificazione di disabilità, che non possono quindi usufruire dell'intervento dell'insegnante di sostegno, ma che presentano quadri di apprendimento e comportamentali di difficile gestione da parte degli insegnanti.
  3. All'interno di classi in cui ci sono uno o più alunni con problemi di vario genere, già segnalati o in carico al servizio sociale. Si tratta di minori provenienti da situazioni difficili, spesso vittime di forme di maltrattamento più o meno grave, che hanno alle spalle storie di vita complesse. Alunni che in classe tendono a mettere in atto comportamenti disturbanti, che sono segnali di disagio e richieste di aiuto. Ragazzi che hanno difficoltà nel rapportarsi con gli altri, a situazioni nuove ..

1.2 PROMUOVERE CONTESTI INCLUSIVI

L'educatore che opera nell'ambito di progetti di affiancamento educativo individualizzato ha una posizione di mediazione tra l'alunno in difficoltà e il sistema-classe (insegnanti,pari). Problemi di relazione hanno ricadute sull'apprendimento, così come problemi di apprendimento finiscono per influenzare la qualità delle relazioni del soggetto con i coetanei e con gli insegnanti e il suo comportamento in classe. L'educatore in classe, per rispondere alle difficoltà di un bambino, non focalizza la sua attenzione esclusivamente su di lui, ma allarga lo sguardo, per operare nella direzione del cambiamento del sistema-classe e delle relazioni che lo caratterizzano. Partendo dalla lettura dei significati che vari soggetti attribuiscono alle manifestazioni di disagio del singolo, può promuovere un processo che mira ad aumentare le capacità del contesto di includere il minore.

1.3 CONDIVIDERE IL MANDATO FORMATIVO

Le aspettative dei docenti sono spesso distanti dal contemplare un'azione dell'educatore che veda come destinatari, oltre al minore in difficoltà, anche il resto del gruppo classe e sé stessi. Quando il problema è connesso con l'apprendimento, all'educatore viene richiesto di essere un esperto di didattica e di bisogni educativi speciali, una sorta di insegnante di sostegno in più, ciò è causato soprattutto dall'aumento dei bambini certificati e dalla riduzione degli insegnanti di sostegno. Quando il problema manifestato da un bambino è invece comportamentale, all'educatore viene richiesto di trasformarsi in una specie di guardiano, che si assuma il compito di contenere il ragazzo nei momenti in cui mette in atto i suoi comportamenti più disturbanti, oppure che ricopra il ruolo di "magico riabilitatore", capace di guarire l'alunno e di insegnarli, come ci si deve comportare in classe. Gli insegnanti si aspettano dall'educatore, che si occupi direttamente del minore e del suo disagio: che l'educatore stia da solo con il ragazzo, in un'altra stanza, per svolgere con lui attività didattiche e ritengono la sua presenza inutile quando il bambino è assente o superflua nelle ore in cui è presente l'insegnante di sostegno. E' fondamentale però sottolineare che l'educatore non è un'insegnante di sostegno, non è un controllore. L'educatore è una figura con un mandato formativo che deve essere condiviso con la scuola. Bisogna partire dalle richieste della scuola, ossia dai bisogni individuati per poter costruire insieme ai docenti una strategia di azione che possa essere coerente con il ruolo dell'educatore, ma allo stesso tempo, comprensibile e accettabile per il docente. L'educatore agisce sul singolo, ma con una prospettiva allargata al gruppo classe, il suo ruolo può essere determinante per fare luce su alcune dinamiche che possono sfuggire al singolo docente.

1.4 STABILIRE ALLEANZE EDUCATIVE

Bisogna partire da una richiesta di collaborazione per costruire regole condivise di cooperazione e per stabilire alleanze educative. L'educatore quindi, accetta anche di stare fuori dalla classe, di relazionarsi individualmente con il minore, di impegnarsi in prima persona nel trattare il problema del bambino, ma lo fa suggerendo, condividendo con gli insegnanti strategie di intervento rivolte al minore e al gruppo, aiutando a intravedere nuove strade comunicative e cooperative all'interno dell'equipe docente. Ciò però, può provocare resistenze, da parte dei bambini può verificarsi disorientamento nel trovarsi di fronte un nuovo insegnante. Negli insegnanti, le principali resistenze possono essere legate al dover modificare prefigurazioni e aspettative rispetto al possibile ruolo dell'educatore in classe. Muoversi secondo una logica collaborativa, comporta per l'educatore tenere in considerazione la possibilità che si verifichino dinamiche oppositive ed essere comunque disposto a ridefinire costantemente il proprio lavoro.

1.5 CO-COSTRUIRE IL SENSO DELL'INTERVENTO

L'educatore per avviare l'intervento, deve tener conto della richiesta degli insegnanti che è utile x:

  • Comprendere la posizione assunta dai componenti del sistema-classe ;
  • Consentire di ricontrattare, l'orizzonte di senso del proprio intervento ; L'educatore nella costruzione dell'intervento, interpreta e traduce il proprio mandato alla luce della situazione, allo scopo di agire all'interno di un comune orizzonte di senso. Si focalizza sul singolo e sul gruppo classe, grazie ad una ricontrattazione con le insegnanti.

1.6 STARE IN CLASSE

L'educatore per gli alunni è un estraneo, una figura anomala, quindi nei primi tempi deve:

  • Trovare il proprio posto in classe, ad esempio vicino la cattedra, in fondo all'aula, fuori dall'aula .. L'educatore interagisce con tutti gli alunni, ma in particolare con coloro che mostrano disagio.
  • Contiene il bambino che in classe si agita
  • Lo riprende e lo conduce all'esecuzione di un esercizio che si attarda a svolgere
  • Valorizza sia il linguaggio verbale sia quello del corpo (postura,tono di voce .. )
  • Può contattare i genitori degli alunni in difficoltà ..

1.7 NODI CRITICI

L'ingresso a scuola può essere per l'educatore professionale ricco di difficoltà, ad esempio:

  • Può essere percepito come una figura intrusiva rispetto ai problemi della vita in classe ;
  • Può rimanere coinvolto nei giochi relazionali del sistema-scuola o in quelli del rapporto tra scuola e servizi territoriali ;
  • Difficoltà legate alla costruzione di un setting educativo che non è definito da coordinate spazio-temporali specifiche.

2 L'EDUCATORE IN STRADA. L'INTERVENTO CON I GRUPPI INFORMALI DI ADOLESCENTI

2.1 UNO SCENARIO COMPLESSO

Si riferisce a servizi e progetti educativi che hanno un mandato preventivo-promozionale rivolgendosi a gruppi informali, spontanei, naturali, di adolescenti. Si tratta di esperienze che sono iniziate in Italia a partire dagli anni 80. La denominazione "educativa di strada" indica la specificità di esperienze nelle quali risulta dichiarata la presenza di figure educative professionali. L'educativa di strada è un servizio che si propone di migliorare la qualità dell'aggregazione spontanea dei gruppi di adolescenti presenti in un determinato territorio, rilevandone bisogni, interessi e richieste e allestendo percorsi finalizzati a promuovere lo sviluppo delle abilità sociali dei ragazzi. Offre una rete di supporto agli adolescenti, fornendo opportunità di ascolto e di eventuale accompagnamento ai servizi del territorio in grado di trattare un bisogno specifico: dall'orientamento formativo e lavorativo a questioni relative alla salute e alla sessualità, a problemi inerenti le relazioni intrafamiliari.

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