Documento dalla Sapienza - Università di Roma su Ottocento, lezioni di storia contemporanea. Il Pdf esplora l'età dei diritti e gli imperi europei, analizzando le trasformazioni politiche e sociali in Spagna, nell'Impero Ottomano e Russo, utile per lo studio universitario di Storia.
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studocu Ottocento, lezioni di storia contemporanea Storia contemporanea i (Sapienza - Università di Roma) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Anna Morenghi (annamorenghi@icloud.com)
Capitolo 1: L'età dei diritti. Il 26 agosto del 1789 i rappresentanti del popolo francese esposero la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, affermando che gli uomini nascono e rimangono liberi; ben 159 anni dopo i rappresentanti di 51 Stati si riunirono a San Francisco e firmarono la Carta delle Nazioni Unite, promessa dell'ONU, nato il 24 ottobre 1945; il 10 dicembre 17948 l'ONU approvò una Dichiarazione universale dei diritti umani, affermando che tra gli uomini non ci fosse distinzione in base alla razza, al sesso, alla lingua, alla religione, al colore, all'opinione politica, alla ricchezza, ecc. Nel 200 a Nizza è stata proclamata dall'Unione Europea la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, nella quale fu affermato che l'unione fosse fondata su valori universali di dignità umana, uguaglianza, solidarietà, libertà; ne seguì il diritto di ogni individuo alla vita e all'integrità della persona, dunque furono abolite pena di morte, manipolazioni eugenetiche, schiavitù, tortura, lavoro forzato. Venne affermato il diritto di cittadinanza, quello di voto e quello di petizione, la solidarietà e i principi generali di giustizia: le pene proporzionate ai reati e processi ben svolti per accertare colpevolezza o innocenza dell'imputato. Nel settembre del 200 si arrivò agli Obiettivi del millennio, che ribadì come valori fondamentali libertà, uguaglianza, solidarietà, tolleranza e la promozione della democrazia.
La Dichiarazione francese del 1789 prese spunto da quella americana del 1776, quest'ultima a sua volta da quella inglese del 1689 e dunque l'evoluzione dei diritti può dirsi strettamente collegata tra le epoche; la particolarità di questi documenti è che i principi non vengono presentati come concessi ma come dichiarati, dunque che gli esseri umani nascono con essi ed essi rimangono tali; è la dottrina del giusnaturalismo: è l'individuo il punto di partenza dei diritti, dell'uguaglianza e della libertà. Libertà è un termine che secondo Montesquieu ha ricevuto il maggior numero di significati attribuitigli, secondo Benjamin Constant la libertà degli antichi era quella che riguardava la possibilità di partecipare al potere politico, quella dei moderni di godere di alcuni beni fondamentali (libertà di pensiero, espressione, stampa, ecc.). Sieyes durante la Rivoluzione distinse tra cittadini attivi e passivi in base alla loro partecipazione alla vita dello Stato attraverso le tasse e solo i primi avevano diritto di partecipare alla vita politica dello Stato. L'individualismo assume importanza come rottura dei legami dato che nell'indipendenza del singolo risiede la sua capacità di decidere autonomamente; fondamentalmente potrebbe significare emancipazione politica, culturale, psicologica. L'individualismo che si impone dopo la Rivoluzione francese, dunque nell'Ottocento, è quello che dai diritti si estende anche alle emozioni e ai sentimenti, quello coltivato dall'uomo romantico che rifiutava l'antico ed esaltava l'eroe attraverso la sua malinconia.
A partire dall'Illuminismo l'azione politica fu sempre pervase da ideologie come queste; va rammentata anche quella di stato di diritto, cioè quello che faceva riferimento alla difesa dei singoli dall'abuso del potere; qualcosa di simile si era già visto nella Magna Charta del 1215, che vietava l'arresto arbitrario e affermava che solo dopo un giudizio un individuo sarebbe potuto essere privato della sua libertà; fu ribadito tanto nella Dichiarazione del 1789 che in quelle più vicine a noi, quelle del 1948 e del 2000.
Conseguenza dell'adozione di principi individualistici ed egualitari fu l'abolizione della schiavitù; negli Stati Uniti la tratta di schiavi venne abolita nel 1807 ma solo nel 1865, dopo la Guerra di Secessione, fu abolita la schiavitù vera e propria. Di conseguenza sarebbero dovute essere abolite anche le forme di dipendenza personale, il domino uomo su uomo e uomo su don,a dunque la prostituzione o la tratta di bambini, ecc. che sono però continuate; sono però molte le battaglie condotte per abolire queste pratiche. This document is available on studocu Scaricato da Anna Morenghi (annamorenghi@icloud.com)
Capitolo 2: Trasformare il mondo. L'Illuminismo settecentesco influenzò l'età contemporanea grazie alla vasta rete di circolazione delle informazioni e l'intensità degli scambi intellettuali grazie ai pamphlet, ai giornali, ai quotidiani, ai salotti, ai caffè e alle taverne; qui venivano diffusi principi come autonomia, laicità, verità, umanità, universalità, razionalità e libertà dall'oscurantismo, dal fanatismo e dalle autorità assolute ma tali principi vennero quasi travisati dai rivoluzionari che, pur volendo dare luogo a una trasformazione radicale, li intesero in modo piuttosto utopistico dato che era evidente che alla fine del 18 secolo gli uomini non godevano degli stessi diritti e, di conseguenza, non nascevano uguali.
La dichiarazione di guerra all'antico regime coinvolse tutte le istituzioni che questo comprendeva, anche la Chiesa e tutti i corpi intermedi che si frapponessero tra l'individuo e la nazione; Le Chapelier per esempio nel 1791 abolì le corporazioni di mestiere, nel 1792 venne istituito il divorzio per far sì che gli individui avessero decisioni sulla famiglia, non più concepita come dalla Chiesa. Inoltre se nel Seicento il processo storico aveva portato a identificare lo Stato come dominio degli individui, si pensi al Leviatano di Hobbes, tale concezione cambia già verso la fine del Settecento, quando appunto i rivoluzionari francesi stabilirono non la superiorità dello Stato stesso e del sovrano ma dei funzionari pubblici; a cambiare tale concezione la legge. Il pluralismo giuridico, ovvero l'applicazione della legge in base ai singoli casi e alle singole circostanze e in base a una certa equità, non era messo in atto,. Le pene applicate, come la morte anche per il furto, dovevano servire da deterrente e spaventare, per questo le esecuzioni erano pubbliche. L'attacco rivoluzionario al potere giudiziario fu violentissimo dato che con la vendita delle cariche ormai questo significava privilegi intollerabili per coloro che li stavano combattendo in nome di un'uguaglianza e dei diritti; l'abolizione della venalità delle cariche e il passaggio della giustizia sotto le leggi dello Stato portarono al monismo giuridico: il diritto esisteva solo all'interno dello Stato e solo da questo provenivano le costituzioni, gli statuti ed i codici legislativi. Il diritto civile venne basato sul contratto, sulla base delle relazioni sociali; a partire dalla Rivoluzione francese furono gli Stati a costituire l'individuo e a garantire la sua sicurezza e la sua integrità; era l'individuo ad essere il protagonista dallo Stato, dei mercati, della società e della pubblica opinione; per questo nel 1792 fu sancita la leva militare in massa, furono chiamati a votare, le tasse estese a tutti così come le stesse leggi e le stesse pene, furono introdotti i moderni censimenti per compilare le liste di leva e quelle elettorali, si diffusero i documenti di identificazione, ecc. Il processo comunque non fu immediato e spesso incontrò resistenza. Si pensi al caso del metro; il governo rivoluzionario per unificare i vari sistemi di misura inviò due astronomi per misurare la dimensione della Terra concependola come distanza tra Barcellona e Dunkerque; dalla sua diecimilionesima parte venne fuori il metro e pi le sue sottomisure ma solo nel 1840 divenne obbligatorio in Francia e, nonostante allora i calcoli fossero stati sbagliati, ancora oggi si cerca di rimanere fedeli alla misura calcolata più di due secoli fa.
Una rivoluzione importante è quella denominata rivoluzione industriale, svoltasi in Inghilterra tra il 1760 e il 1830 e che interessò il mercato e la società dal punto di vista economico. Se in Francia quasi contemporaneamente migliaia di persone morivano sotto la lama della ghigliottina, in Inghilterra erano la povertà, la malattia e il lavoro duro nelle miniere ad uccidere; comunque diverso fu lo svolgimento delle rivoluzione industriale, che non vide manifesti ideologici o eventi fondanti ma macchinari, fabbriche e ciminiere; in questo contesto si sviluppa il concetto di capitale e si delinea quello di capitalismo; entrambi saranno soggetti allo studio di Marx condotto ne Il capitale e da lui facenti derivare dal mercato. Mercato è una parola che ha accezioni diverse, può indicare il luogo fisico dove ci si incontra con i venditori e con altri compratori o la società intera; in una società di mercato tutti devono avere la possibilità di vendere e comprare e tutto fa capo a dei prezzi che, per questo, devono essere ragionabili. Fu questo che spinse i riformatori e gli studiosi della neonata economia politica tra Sette e Ottocento a rispondere al Scaricato da Anna Morenghi (annamorenghi@icloud.com)mercantilismo e all'intervento pubblico sull'economia; Adam Smith affermò che la libertà della domanda e dell'offerta agisce come una mano invisibile sul mercato e ne regola l'equilibrio e la distribuzione dei beni ; se i prezzi saranno liberi, risulteranno dal punto di incontro tra domanda ed offerta. L'economia dunque essendo fonte dell'equilibrio generale, lo sarà anche della razionalità umana: la scelta migliore sarà quella che meglio soddisfa i bisogni.
Ciò che avviò la rivoluzione industriale fu applicazione di una serie di piccoli miglioramenti e invenzioni apportate da artigiani e piccoli produttori all'industria tessile, come mezzi per accelerare la filatura; la diffusione delle macchine e il loro impiego richiedevano sempre più ferro ed energia motrice, ovvero il carbon coke, prodotto del carbone fossile. A favorire ciò, la ricchezza del sottosuolo inglese di combustibili minerali. La macchina di James Watt inoltre permetteva di prosciugare i pozzi per scavarli più in profondità; grande incremento ebbe anche il sistema dei trasporti per facilitare e velocizzare lo spostamento delle merci; Weber sostenne che tutto ciò seguì all'etica dei puritani, per i quali l'esercizio di una professione fosse sinonimo di impegno di fronte a Dio e il risparmio e l'accumulazione fossero da esso benedetti; anche se non fu il protestantesimo la causa ufficiale della Rivoluzione industriale, ebbe un ruolo fondamentale. La necessità dell'innovazione fu però sentita anche dalla gentry (la piccola nobiltà di campagna) e dai ceti mercantili; si seguirono le teorie di Smith e di Bentham per le quali perseguendo l'interesse particolare si sarebbe fatto quello collettivo. La rivoluzione però toccò anche il settore agricolo, con bonifiche, dissodamenti, recinzioni di terre comuni e sistemi di rotazione delle colture più avanzati, e quello delle manifatture. Ma comunque il ceto dei contadini si estinse gradualmente; questi si trasferirono nelle città e spesso diventavano lavoratori salariati, operai nelle fabbriche dove fornivano manodopera a basso costo, in condizioni quasi di sfruttamento tanto degli uomini quanto di donne e bambini; si creò così una classe di operai che prese il nome di proletariato, la cui ricchezza cioè erano solo le braccia dei figli da impiegare per lavorare; in tenera età, questi erano impiegati soprattutto come spazzacamini o becchini. All'incremento di produzione seguì un incremento della popolazione e il calo della mortalità.
La battaglia dei fisiocratici come Smith e Ricardo venne puntata soprattutto sul laissez faire, sul lasciare agire da sé le forze del mercato e la mano invisibile, dunque sull'eliminare il dirigismo statale dalla vita dell'economia e favorire il free trade, la libera circolazione delle merci senza il pagamento di tasse varie e dazi; è il cosiddetto liberismo, che in Inghilterra ebbe successo a partire dal 1846, dopo l'abolizione delle corn laws, che proteggevano con dazi di imitazione la produzione nazionale di cereali; a difesa delle tariffe però erano schierati tanto i conservatori, come Benjamin Disraeli, quanto i grandi proprietari terrieri. Nonostante il laissez faire abbia ispirato i governi dell'ottocento, nel complesso incontrò sempre diverse obiezioni. Bisogna comunque dire che a favorire l'espansione economica ed industriale della Gran Bretagna, Paese relativamente piccolo, hanno contribuito il suo dominio sui mari e delle sue banche sul sistema finanziario mondiale e quella sorta di colonialismo interno esercitato grazie all'Acts of Union che aveva legato l'Inghilterra alla Scozia, al Galles e all'Irlanda; fu solo nel 1801 che i territori si fusero ufficialmente e che venne adottata la famosa bandiera data dall'intersecazione delle tre croci di san Giorgio (inglese), san Patrizio (Irlanda) e sant'Andrea (Scozia); per quanto riguarda le merci coloniali, queste potevano viaggiare solo su navi britanniche e questo fu uno dei fatti che scatenò l'ira delle colonie. La maggior parte dei prodotti inglesi veniva lavorata nella madrepatria ma esportata, soprattutto il cotone, dalle piantagioni delle colonie come materia prima. L'influenza della Gran Bretagna, e poi anche della Francia, sulle colonie e poi sul commercio portò cambiamenti profondi anche nell'economia di altri Paesi, come in India. This document is available on studocu Scaricato da Anna Morenghi (annamorenghi@icloud.com)