Documento da Università su Storia dei Processi Educativi – Prof. Nicola Trebisacce. Il Pdf, un approfondimento di Storia per l'Università, analizza il Novecento come "secolo del fanciullo", i movimenti socio-politici e figure chiave come Giacomo Racioppi e Pasquale Villari.
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STORIA DEI PROCESSI EDUCATIVI - PROF. NICOLA TREBISACCE
LEZIONE DEL 06/11/2024
IL NOVECENTO: IL SECOLO DEL FANCIULLO
Franco Cambi definisce il Novecento come un secolo segnato da conflitti e drammaticità, ma al tempo
stesso profondamente innovatore. È proprio in questo periodo, infatti, che si avviano importanti
trasformazioni, spinte dalle scoperte scientifiche e dai progressi tecnologici. Questi cambiamenti si
riflettono in modo evidente nell'economia, nella società e nella cultura. Sul piano economico, Cambi
sottolinea come il ventesimo secolo sia caratterizzato da un rinnovamento del capitalismo.
Il capitalismo è un sistema socio-economico caratterizzato dalla netta separazione tra chi detiene i mezzi
di produzione, ossia gli industriali o imprenditori, e la classe dei lavoratori, che mette a disposizione la
propria forza lavoro in cambio di un salario. In questo modello, la proprietà privata dei mezzi di
produzione, la libera iniziativa e la ricerca del profitto rappresentano elementi fondamentali. Il
capitalismo si fonda inoltre sulla competizione tra imprese e sulla regolazione dei rapporti economici
principalmente attraverso il mercato.
Secondo Cambi, il rinnovamento del capitalismo si realizza attraverso il passaggio dalla centralità
dell'industria al predominio del settore terziario e dei servizi, che costituiscono le basi del capitalismo
contemporaneo, fortemente orientato alle nuove tecnologie.
A partire dai profondi cambiamenti avvenuti in campo economico, Cambi sottolinea come siano emerse
nuove contrapposizioni e tensioni tra gli Stati. Proprio per questo motivo egli definisce il Novecento un
secolo drammatico e conflittuale, segnato dalle due grandi guerre mondiali. Queste contrapposizioni non
sono solo il risultato di dinamiche internazionali, ma anche della nascita dei partiti politici: infatti,
dall'inizio del Novecento assistiamo alla formazione di nuovi schieramenti politici e all'affermarsi di una
netta opposizione tra democrazie e sistemi totalitari. È proprio in questo periodo, infatti, che prendono
forma i totalitarismi, fenomeni tipici del Novecento.
QUALI SONO I MOVIMENTI, LE IDEOLOGIE, GLI ORIENTAMENTI CHE NASCONO E
CHE POI PORTANO A QUESTO SCONTRO?
I movimenti, le ideologie e gli orientamenti che portano allo scontro sociale nascono da diverse visioni
della società e del potere. Il socialismo, innanzitutto, è molto più di un semplice movimento politico:
rappresenta un'ideologia fondata sul desiderio di costruire una società più giusta e solidale. Al centro di
questa visione c'è l'idea di superare la proprietà privata dei mezzi di produzione per garantire pari
opportunità e diritti a tutti. Il socialismo mira a eliminare le disuguaglianze tra le classi sociali,
promuovendo un equilibrio economico e giuridico che permetta a ogni individuo di vivere con dignità e
libertà.
Da questa base nasce il comunismo, una visione più radicale che punta all'abolizione totale della proprietà
privata e alla creazione di una società senza classi. Il comunismo prevede una rivoluzione che trasferisca
il potere al proletariato, realizzando così un cambiamento profondo nella struttura sociale. Tuttavia, a
inizio Novecento, in particolare nella Russia stalinista, questa ideologia sfociò in regimi totalitari
caratterizzati da un controllo autoritario e repressione sistematica.
Il sistema totalitario, in generale, rappresenta una scorciatoia per affrontare i problemi sociali attraverso
il controllo assoluto e la repressione. Anche il Fascismo di Mussolini, nato da un'idea inizialmente positiva
Patrizia Mazzaferro | Storia dei processi educativi | programma post esonero(ricordiamo che Mussolini era un socialista), degenerò rapidamente in un regime autoritario e oppressivo,
confermando come queste ideologie possano trasformarsi in strumenti di dominio e conflitto.
Nel corso dell'età contemporanea, e ancor più nel Novecento, accanto alla nascita dei sistemi totalitari, la
democrazia si è affermata come fondamento della vita collettiva. Questo ha avuto un impatto significativo
anche sull'educazione e sulla pedagogia, che hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel promuovere
la partecipazione sociale e politica. Di conseguenza, sono emerse nuove teorie pedagogiche che hanno
trasformato radicalmente il ruolo dell'educazione.
Una delle teorie pedagogiche più significative del Novecento è l'idealismo gentiliano, una corrente
culturale fondata sulle idee, il cui principale esponente è Giovanni Gentile. Gentile interpreta la
pedagogia come una disciplina filosofica, definendola la "scienza dello spirito", una sorta di filosofia
minore o branca della filosofia stessa. Egli critica le pedagogie scientifiche perché ritiene che riducano
l'educazione a un mero processo tecnico, trascurando la sua profonda dimensione filosofica e spirituale.
Per Gentile, la pedagogia deve recuperare la sua identità filosofica, ponendosi come guida nella
formazione integrale dell'individuo attraverso la riflessione e l'azione consapevole.
Nel corso del Novecento si afferma anche il marxismo, una pedagogia che pone al centro le categorie del
lavoro, sviluppando un'ideologia profondamente orientata agli aspetti sociali e politici. Questa visione
considera il lavoro non solo come un'attività economica, ma come elemento fondamentale per comprendere
e trasformare la società.
Un altro importante movimento pedagogico del Novecento è l'attivismo, che rappresenta un modello
significativo, duraturo e ricco di innovazioni. Tra i suoi principali esponenti si annoverano le sorelle
Agazzi, Maria Montessori e John Dewey con il suo pragmatismo, tutti protagonisti di un approccio
educativo che valorizza l'esperienza attiva e il coinvolgimento diretto dell'allievo nel processo di
apprendimento.
Il rinnovamento della scuola nel Novecento si concretizza soprattutto attraverso le scuole nuove, che
introducono innovazioni come l'inserimento dei laboratori didattici. Di conseguenza, la scuola non
cambia soltanto negli aspetti organizzativi, ma soprattutto negli ideali culturali e formativi, grazie
all'influenza dell'attivismo pedagogico e delle nuove metodologie educative.
Analizzando il contesto economico, sociale e soprattutto culturale, possiamo affermare che il Novecento è
stato un secolo in cui si è riaffermata con forza la centralità del fanciullo, dell'educazione e del ruolo
fondamentale dell'educatore nella formazione delle nuove generazioni.
Cambi osserva che, nonostante i progressi compiuti nel corso dell'età contemporanea a partire da J.J.
Rousseau nell'Ottocento, all'inizio del Novecento la metodologia educativa più diffusa era ancora quella
froebeliana. Tuttavia, sia le sorelle Agazzi sia Maria Montessori criticarono questa metodologia,
evidenziando come si fosse perso l'elemento fondamentale alla base del metodo di Froebel: la creatività.
In altre parole, pur essendo predominante, la metodologia froebeliana aveva smarrito quel suo aspetto
essenziale che valorizzava l'espressione libera e creativa del bambino.
Quindi il Novecento si apre all'insegna di queste critiche.
Patrizia Mazzaferro | Storia dei processi educativi | programma post esoneroROSA E CAROLINA AGAZZI
Rosa e Carolina Agazzi (1866-1951/1870-1945)
Rosa e Carolina Agazzi vissero tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima
metà del Novecento, operando in un periodo di profondi cambiamenti culturali e
pedagogici. Il loro lavoro si colloca tra le idee positiviste della seconda metà
dell'Ottocento e le tensioni con l'idealismo gentiliano e la scuola tradizionale che
caratterizzarono la prima metà del Novecento. Il modello pedagogico delle sorelle
Agazzi si basava sul naturale sviluppo del bambino, favorito da un ambiente
sereno e da una continuità armoniosa tra famiglia e scuola. È importante
ricordare che nel 1895 le sorelle Agazzi fondarono a Mompiano (Brescia) il primo
asilo, che in seguito sarà chiamato: scuola materna, dove al centro c'è il "fare"
del bambino, il bambino è un soggetto attivo.
La finalità dell'asilo fondato dalle sorelle Agazzi era quella di promuovere un miglioramento fisico e
morale dei bambini appartenenti alle classi contadine, una popolazione che storicamente aveva avuto
scarse opportunità di istruzione e alfabetizzazione. L'obiettivo principale era creare una continuità
educativa tra famiglia e scuola, offrendo ai bambini un ambiente favorevole alla crescita e
all'apprendimento.
Le sorelle Agazzi maturarono questa idea dopo aver lavorato in diversi asili della provincia di Brescia,
strutture basate sul modello froebeliano. Proprio dall'esperienza diretta nacque la loro critica, espressa
durante il primo Congresso italiano di pedagogia del 1898. In quell'occasione, confrontarono i risultati
degli asili tradizionali, spesso improvvisati e sovraffollati, con quelli ottenuti nel loro asilo di Mompiano,
elaborando così il loro metodo educativo.
Le Agazzi non rifiutavano il metodo froebeliano, ma proponevano di reinterpretarlo e migliorarlo. In
particolare, criticavano l'uso esclusivo del materiale didattico di Fröbel (i doni), considerato troppo
artificiale e strutturato, e sostenevano la necessità di materiali più vicini alla realtà e all'esperienza
quotidiana dei bambini: le cianfrusaglie.
Utilizzavano il termine "cianfrusaglie" per indicare oggetti di uso quotidiano, semplici e spesso di poco
valore, che i bambini potevano trovare facilmente nell'ambiente che li circondava. Si trattava di materiali
come bottoni, fili, pezzetti di stoffa, tappi, scatole, legnetti, sassolini, conchiglie e altri piccoli oggetti di
recupero.
Per le Agazzi, queste "cianfrusaglie" avevano un grande valore educativo perché:
Collegavano la scuola alla vita quotidiana: l'uso delle "cianfrusaglie" creava un ponte tra la
realtà familiare e quella scolastica.
Con questi oggetti crearono il "museo delle cianfrusaglie" che aveva lo scopo di stimolare la curiosità,
la creatività e l'apprendimento sensoriale dei bambini. Attraverso il confronto e la classificazione di questi
materiali, i bambini potevano esplorare somiglianze, differenze e proprietà degli oggetti, sviluppando
capacità di osservazione.
Patrizia Mazzaferro | Storia dei processi educativi | programma post esonero