Manuale di Pedagogia Generale: educazione, dimensioni e tipologie

Documento di Pedagogia Generale sull'educazione, analizzandone etimologia, dimensioni e tipologie. Il Pdf approfondisce l'educazione in ospedale e domiciliare, descrivendo il ruolo dell'insegnante in questi contesti universitari, con un focus antropologico sull'essere umano come fine in sé.

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53 Pages

MANUALE PEDAGOGIA GENERALE
Capitolo 1
Educare: fra teoria e prassi
1.1 la parola educazione: un’estranea familiarità
sembra essere superfluo chiedere cosa significhi il termine educazione, ma è importante
riconoscere la polisemia del concetto di educazione e ciò evidenzia due considerazioni
importanti
1-spesso dietro a ciò che diamo per scontato si nascondono molte difficoltà
2-la questione educativa non è solo un problema da risolvere
Per capire realmente il significato di educazione bisogna abbandonare tutte le certezze
iniziali e avere uno sguardo piu’ attento [Agostino Ippona: “che cos’è il tempo?” se nessuno
me lo chiede io lo so se volessi spiegarlo non lo so]
tutti sappiamo che cos’è l’educazione perché la sentiamo ma se dovessimo dare una
spiegazione saremmo in difficoltà→ estranea familiarità: trovare le parole corrette per
descrivere il suo significato
1.2 i nuclei di significato: dall’etimologia al processo di crescita
Dal latino:
- educo(edere): nutrire, allevare --- azione che porta a fare crescere
Azione che mira a portare dentro dall’esterno
- educo(ex-ducere): trarre fuori, far uscire --- porta a portare fuori
Ciò che risiede dentro il soggetto(potenzialità) attraverso l’intervento educativo possono
uscire
Es- tradizione filosofica: la madre di Socrate= levatrice (ex-ducere), il padre scultore (edere).
OGNI EDUCATORE INCORAGGIA A TIRARE FUORI LE PROPRI POTENZIALITÀ (padre)
ED ESSERE ATTENTO ALLE SUE NECESSITÀ (madre)
Da entrambe le derivazioni etimologiche si deduce che l’educazione ha a che fare con:
- il cambiamento, l’individuo che si trasforma in una realtà che essa stessa muta (la
soggettività non viene data in partenza ma si crea grazie all'esperienza di vita che
l’individuo compie);
- costituisce una necessità vitale: avverte la necessità di attribuire significati alla
propria esperienza e l’educazione diventa il processo che incoraggia i soggetti a
ricercare i significati della propria esistenza.
E’ un processo dinamico: continuo scambio tra la persona e i contesti di vita, solo grazie al
confronto con la realtà si diventa quello che si è. In questo processo è essenziale capire che
esistono due dimensioni:” momento sociale” e “momento personale” che devono essere
connessi tra di loro.
L’educazione è un processo:
- personale: ogni persona personalmente costruisce la propria identità e da significato
alla propria esperienza ;
- relazionale: ogni processo avviene in relazione con altri perché dove non c’è
relazione non c’è educazione;
- socioculturale:i processi educativi avvengono in particolari cornici che alimentano la
costruzione di un’identità
1.2.1 Una questione antropologica: l’essere umano come fine in
L’essere umano è in continuo cambiamento, in ogni epoca ci si è interrogati su cosa
significhi educare e su quali siano le modalità piu’ opportune per farlo. Ogni epoca, quindi,
ha la propria educazione (dalla paideia greca, al gentleman di locke fino ad oggi intesa come
soggetto competente).
Ciò che accomuna tutte queste proposte è la domanda: ogni tipo di educazione nasce una
riflessione su chi sia l’essere umano. Prendere una posizione antropologica è fondamentale
perché le diverse idee dell’essere umano implicano differenti proposte pedagogiche e
didattiche.
Leducazione è un processo che non è mai neutrale : qualsiasi intervento educativo è
influenzato dall’epoca e dal contesto in cui si realizza.
La proposta pedagogica si fa portavoce di una specifica peculiarità: è importante avere un
punto di vista capace di analizzare e integrare le diverse posizioni mettendo sempre al
centro l’essere umano. La visione pedagogica permette di coltivare una visione unitaria
della persona per permettere di sostenere la crescita dell’altro evitando ogni approccio
riduzionistico. Per l'insegnante è essenziale ricordare che nel bambino non esiste solo una
componente cognitiva ma è presente una componente globale che non può essere
dimenticata.
1.3 educare: quando e dove?
L’educazione varia in base al contesto storico ed è importante contestualizzare e collocare i
processi educativi all’interno della cornice storica-culturale nella quale si lavora (oggi:
globalizzazione, disuguaglianze, migrazione ).
Questi processi coinvolgono tutta l’esistenza dell’essere umano: life-long-Learning
continuità temporale dei processi formativi.
1.3.1: educazione formale, non formale e informale
Se è vero che ci si educa per tutta la vita, è altrettanto vero che ogni spazio e ogni contesto
di vita può essere potenzialmente educativo: life-wide-Learning.
L’educazione è ubiquitaria: può esprimersi in molti modi e in spazi differenti, Loris Malaguzzi
definisce lo spazio come terzo educatore.
L’educazione è:
- intenzionale: mira a un obiettivo e vede consapevolezza da parte di chi educa,
anche se non c’è garanzia di successo l’azione educativa non è causale;
- progettuale: gli educatori prestabiliscono le tappe del percorso, che possono essere
modificate.
Entrambe le cose sono importanti, in questo modo l’educatore non si limita a replicare ciò
che è sempre stato fatto.
quindi
Educazione formale: mira a un cambiamento (certificato attraverso certificazioni) con
elevato grado di intenzionalità e progettualità, essa si svolge all’interno di confini istituzionali
(scuola) e si concentra sull’aspetto cognitivo dei soggetti e alle soft skill (competenze non

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Capitolo 1

Educare: fra teoria e prassi

1.1 la parola educazione: un'estranea familiarità

sembra essere superfluo chiedere cosa significhi il termine educazione, ma è importante riconoscere la polisemia del concetto di educazione e ciò evidenzia due considerazioni importanti

  1. spesso dietro a ciò che diamo per scontato si nascondono molte difficoltà
  2. la questione educativa non è solo un problema da risolvere

Per capire realmente il significato di educazione bisogna abbandonare tutte le certezze iniziali e avere uno sguardo piu' attento [Agostino Ippona: "che cos'è il tempo?" se nessuno me lo chiede io lo so se volessi spiegarlo non lo so] tutti sappiamo che cos'è l'educazione perché la sentiamo ma se dovessimo dare una spiegazione saremmo in difficoltà-> estranea familiarità: trovare le parole corrette per descrivere il suo significato

1.2 i nuclei di significato: dall'etimologia al processo di crescita

Dal latino:

  • educo(edere): nutrire, allevare --- azione che porta a fare crescere Azione che mira a portare dentro dall'esterno
  • educo(ex-ducere): trarre fuori, far uscire --- porta a portare fuori Ciò che risiede dentro il soggetto(potenzialità) attraverso l'intervento educativo possono uscire

Es- tradizione filosofica: la madre di Socrate= levatrice (ex-ducere), il padre scultore (edere). OGNI EDUCATORE INCORAGGIA A TIRARE FUORI LE PROPRI POTENZIALITÀ (padre) ED ESSERE ATTENTO ALLE SUE NECESSITÀ (madre) Da entrambe le derivazioni etimologiche si deduce che l'educazione ha a che fare con:

  • il cambiamento, l'individuo che si trasforma in una realtà che essa stessa muta (la soggettività non viene data in partenza ma si crea grazie all'esperienza di vita che l'individuo compie);
  • costituisce una necessità vitale: avverte la necessità di attribuire significati alla propria esperienza e l'educazione diventa il processo che incoraggia i soggetti a ricercare i significati della propria esistenza.

E' un processo dinamico: continuo scambio tra la persona e i contesti di vita, solo grazie al confronto con la realtà si diventa quello che si è. In questo processo è essenziale capire che esistono due dimensioni:" momento sociale" e "momento personale" che devono essere connessi tra di loro. L'educazione è un processo:

  • personale: ogni persona personalmente costruisce la propria identità e da significato alla propria esperienza ;
  • relazionale: ogni processo avviene in relazione con altri perché dove non c'è relazione non c'è educazione;
  • socioculturale:i processi educativi avvengono in particolari cornici che alimentano la costruzione di un'identità

1.2.1 Una questione antropologica: l'essere umano come fine in sé

L'essere umano è in continuo cambiamento, in ogni epoca ci si è interrogati su cosa significhi educare e su quali siano le modalità piu' opportune per farlo. Ogni epoca, quindi, ha la propria educazione (dalla paideia greca, al gentleman di locke fino ad oggi intesa come soggetto competente). Ciò che accomuna tutte queste proposte è la domanda: ogni tipo di educazione nasce una riflessione su chi sia l'essere umano. Prendere una posizione antropologica è fondamentale perché le diverse idee dell'essere umano implicano differenti proposte pedagogiche e didattiche. L'educazione è un processo che non è mai neutrale : qualsiasi intervento educativo è influenzato dall'epoca e dal contesto in cui si realizza. La proposta pedagogica si fa portavoce di una specifica peculiarità: è importante avere un punto di vista capace di analizzare e integrare le diverse posizioni mettendo sempre al centro l'essere umano. La visione pedagogica permette di coltivare una visione unitaria della persona per permettere di sostenere la crescita dell'altro evitando ogni approccio riduzionistico. Per l'insegnante è essenziale ricordare che nel bambino non esiste solo una componente cognitiva ma è presente una componente globale che non può essere dimenticata.

1.3 educare: quando e dove?

L'educazione varia in base al contesto storico ed è importante contestualizzare e collocare i processi educativi all'interno della cornice storica-culturale nella quale si lavora (oggi: globalizzazione, disuguaglianze, migrazione ). Questi processi coinvolgono tutta l'esistenza dell'essere umano: life-long-Learning-> continuità temporale dei processi formativi.

1.3.1: educazione formale, non formale e informale

Se è vero che ci si educa per tutta la vita, è altrettanto vero che ogni spazio e ogni contesto di vita può essere potenzialmente educativo: life-wide-Learning. L'educazione è ubiquitaria: può esprimersi in molti modi e in spazi differenti, Loris Malaguzzi definisce lo spazio come terzo educatore. L'educazione è:

  • intenzionale: mira a un obiettivo e vede consapevolezza da parte di chi educa, anche se non c'è garanzia di successo l'azione educativa non è causale;
  • progettuale: gli educatori prestabiliscono le tappe del percorso, che possono essere modificate.

Entrambe le cose sono importanti, in questo modo l'educatore non si limita a replicare ciò che è sempre stato fatto. quindi Educazione formale: mira a un cambiamento (certificato attraverso certificazioni) con elevato grado di intenzionalità e progettualità, essa si svolge all'interno di confini istituzionali (scuola) e si concentra sull'aspetto cognitivo dei soggetti e alle soft skill (competenze noncognitive e trasversali come il lavoro di squadra). Le figure di riferimento sono gli insegnati, educatori e formatori. Educazione non formale: caratterizzata da intenzionalità e progettualità nell'ambito del terzo settore (associazioni sportive) che hanno come riferimento educatori professionali o volontari pur non avendo una formazione specifica sono implicati nei processi educativi. Educazione informale: situazioni che fanno parte della vita di ognuno che non sono progettate ma costituite da occasioni educative per il soggetto-> è la vita stessa che educa. L'educazione è un processo diffuso che spesso non può essere contenuto in semplici esperienze specifiche però i processi intenzionali rimangono importanti per aiutare gli individui ad "imparare ad imparare", diventando consapevoli delle proposte che la realtà offre

1.4 L'educazione in ogni educatore

John Dewey, padre della rivoluzione puerocentrica, afferma che la realtà si trova nella mente degli individui, per questo ci invita ad insegnare guardando nella nostra mente perché la nostra idea di educazione influenza le nostre cornici di significato attraverso le quali diamo senso alla realtà. Riassunto:

  • Estranea familiarità: nel dare una definizione di educazione si incontrano parecchie difficoltà.
  • Questione antropologica : l'azione educativa parte da una domanda antropologica su che cos'è l'essere umano e dalle diverse idee di uomo nascono diverse proposte educative.
  • Tensione dialettica e relazionale irriducibile tra l'adattamento al contesto e l'individualizzazione dei soggetti attraverso la valorizzazione delle potenzialità di ciascuno.
  • Contesti: siamo costantemente inseriti in spazi temporali, questo da un lato è un vincolo, dall'altro una preziosa risorsa.
  • Processo diffuso: l'educazione avviene in molti luoghi e contesti lungo l'arco della vita, ma è importante poter contare anche su azioni intenzionali per mettere in ordine tutte le occasioni.

1.4.1 Pedagogia implicita e pedagogia popolare

Tutti parliamo di educazione perché ne abbiamo fatto esperienza, tutti siamo stati educati nella nostra vita. Le nostre idee di educazione nascono dall'esperienza che abbiamo vissuto, sono il frutto di quella che possiamo chiamare pedagogia implicita, è una forma di pedagogia spontanea prodotta dalla nostra esperienza, è un sapere che il più delle volte è irriflesso: convinzioni date per vere e accettate in modo acritico. Si tratta di una pedagogia inconsapevole, quindi rischia di trasformarsi facilmente in un automatismo-> convinzioni che non permettono di avere uno sguardo flessibile Jerome Bruner definisce questa forma di sapere come pedagogia popolare cioè una conoscenza ingenua che spesso è molto radicata, non è per forza sbagliata ma deve essere occasione di riflessione autocritica. Non dobbiamo accontentarci degli strumenti messi a disposizione della nostra pedagogia e integrare le nostre interpretazioni.

APPROFONDIMENTO 1.1

1.5 oltre l'educazione vissuta

Per diventare professionisti dell'educazione non basta partire da se stessi e dalla propria esperienza, occorre assumere un atteggiamento scientifico: utilizzare metodi sistematici di ricerca, che consentono una migliore comprensione e un controllo più intelligente e meno confuso della situazioni educative-> la pedagogia non si limita a mostrare come sono le cose, ma cerca di rispondere alle domande sul "perché agire" e "come agire". Le conclusioni derivanti dalle ricerche scientifiche non sono regole ma vanno adattate in base all'esperienza concreta.

1.5.1 Una razionalità pratica

L'educatore che assume un atteggiamento pedagogico-scientifico accetta di trovarsi sempre alle prese con una porzione di sapere, ma anche con una porzione in cui riconosce il proprio non sapere, accogliendo questa incertezza come possibilità per continuare a ricercare. La pedagogia è una scienza pratica che educa all'esercizio della razionalità pratica: atteggiamento nè esclusivamente di tipo conoscitivo-contemplativo, nè un'attenzione solo strategico-metodologica.

1.6 Dalla pedagogia alle scienze dell'educazione

Def. La pedagogia è quella scienza che racchiude le conoscenze intorno all'educazione e che si occupa della gestione dell'azione educativa: essa riflette in modo organico, critico e razionale sui processi rivolti alla crescita, all'istruzione e alla formazione dei soggetti. Questa parola nel corso della storia si è ripresentata monte volte con accezioni diverse, ad esempio nell'antica Grecia l'educazione era vista come occasione di emancipazione, il pedagogo era lo schiavo colto che provvedeva al fanciullo, accompagnandolo-guidandolo. In quello stesso periodo nascono le riflessioni sulla paideia-> educazione come processo di preparazione pratica ma anche spirituale. Fino alla fine del 16 secolo la pedagogia è sempre stata strettamente collegata alla dimensione filosofica, letteraria, politica e teologica, solo da quel momento la pedagogia inizia ad essere intesa come sapere autonomo. Nel periodo compreso tra la Riforma protestante e la Controriforma cattolica, nelle mutate condizioni storico-sociali che segnarono lo sviluppo della scuola popolare, della crescente importanza attribuita all'alfabetizzazione e alla scolarizzazione, la pedagogia inizia ad essere intesa come scienza del metodo. In questo contesto culturale sorsero le prime scuole per la formazione degli insegnanti. Figure che contribuirono a un ulteriore passo in avanti per la costituzione della pedagogia come sapere autonomo:

  • Comenio-> propose un metodo formativo capace di rispettare quelli che oggi chiameremmo i tempi di sviluppo e le capacità dei singoli soggetti.
  • Rousseau con l'Emilio esplicitava la necessità di una teoria pedagogica autonoma, capace di divincolarsi dai legami che la tradizione culturale aveva imposto fino ad allora.
  • Herbart (considerato il primo pedagogista moderno) -> propose il primo tentativo di pedagogia come scienze autonoma, pratica e applicata.
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