Teoria dell'educazione: metafore, sviluppo e fini pedagogici

Documento universitario sulla Teoria dell'educazione, che analizza il concetto di educazione attraverso metafore e ne distingue lo sviluppo dai fini. Il Pdf esplora le metafore dell'ostetrica, della pianta, del vaso e dell'argilla, discutendo la relazione tra fini e metodi pedagogici e l'importanza di un approccio critico alle mode pedagogiche in Filosofia.

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51 pagine

TEORIA DELL’EDUCAZIONE
DI DAMIANO FELINI
CAPITOLO I – METAFORE DELL’EDUCARE
1.1 METAFORA DELL’OSTETRICA
L’idea di paragonare l’opera dell’educatore a quella dell’ostetrica risale a un dialogo di Platone ( = morì ad
Atene nel 347 a.C. ) nel Teeteto.!
Nel dialogo Platone immagina che l’anziano filosofo Socrate, che era realmente figlio di una levatrice, stia
discutendo con un suo allievo Teeteto sulla vera natura della conoscenza. Il maestro cerca di far ragionare il
giovane affinché sia lui stesso ad arrivare a capire ciò di cui stanno parlando , anche se Teeteto fa fatica e
per questo motivo è dubbioso sulla sua capacità di ragionare, così decide di non esserne in grado.
A questo punto Socrate interrompe il confronto e prova a spiegare all’allievo il suo modo di far lezione,
ovvero quello di educare ( = infatti il maestro dice di non avere alcuna verità da insegnare ma di poter
soltanto aiutare gli allievi a scoprire da soli il loro sapere ).!
Nel parto viene al mondo un qualcosa di vivo, che però esisteva già prima all’interno dell’utero della madre;
l’ostetrica quindi non crea né trasmette nulla ma semplicemente aiuta a far venire fuori un essere che era già
dentro e che da solo non sarebbe uscito con facilità.
L’educazione non avviene quindi attraverso la trasmissione o la creazione di un sapere, ma attraverso il
tirare fuori cose che sono già dentro.!
Nel caso di Socrate gli strumenti di questo “tirare fuori” sono quelli dell’ironia, dell’insinuare il dubbio, della
domanda finalizzata a far riflettere.
Alla base c’è l’idea che dentro ciascuno di noi è già riposto un qualcosa di prezioso che, per crescere,
dobbiamo solo far emergere e maturare.!
Per Platone era possibile perché l’anima dell’uomo aveva contemplato in origine l’essenza più vera delle
cose ( = le idee ), prima di essere precipitato dentro il corpo di carne; l’oggetto di quella contemplazione è
stato poi dimenticato e l’opera del maestro barra ostetrico deve riportare alla memoria quella conoscenza.
1.2 METAFORA DELLA PIANTA
Questa metafora può essere vista in due modi:
Lasciare che venga fuori = il giardiniere pianta un seme e lascia che la pianta cresca: non è lui a farla
crescere. Il seme ha già dentro di sé il suo progetto di crescita, va solo lasciato sviluppare e ciò che spetta
all’agricoltore al massimo è il predisporre un ambiente circostante affinché ci siano tutte le condizioni ottimali
per il suo sviluppo.
Raddrizzare = il giardiniere in questo caso ha pensato di intervenire dall’esterno e di “correggere” la pianta,
modificandone la direzione e imporre su di essa un proprio progetto di sviluppo, poiché egli ritiene che la
pianta debba venire su dritta.
L’immagine dell’albero da raddrizzare il simbolo degli ortopedici, ossia di prevenire e curare le informazioni
dell’apparato muscolo-scheletrico.!
Ma raddrizzare una pianta potrebbe somigliare anche a raddrizzare certi adolescenti ossia quelli che stanno
venendo su male.
1.3 METAFORA DEL VASO
Il recipiente è capace solo di ricevere ( = recepire in latino ) e non è in grado di interagire con chi lo sta
riempendo per digli cosa desidera ricevere per essere riempito. Un liquido quindi, messo in un certo
recipiente, prende la forma di quel recipiente, mentre se viene travasato prende la forma dell’altro recipiente.!
Il recipiente a una certa capacità di modificare quello che gli viene messo dentro, ma esiste anche una
relazione tra il recipiente stesso e ciò che viene versato.
1.4 METAFORA DELL’ARGILLA
1
Nella parola formazione è contenuta la parola “forma”.!
L’argilla viene impastata con un po’ di acqua così che le mani possono renderla sempre più liscia; essa
prende quindi forma, si comincia intravedere una sagoma ed è l’artigiano che sa che cosa vuole creare.!
L’artigiano plasma quella materia in quanto l’argilla si lascia lavorare grazie alla “manipolazione”. Il gesto
dell’artigiano ricorda il gesto del creatore, ossia il gesto di dare vita e dare forma.!
In conclusione:
-
L’educazione ricorda diversi momenti che l’educatore può compiere nei confronti dell’educando
-
Educare è un gesto complesso che presenta molte facce.
-
Le metafore che sembrano contraddittori mostrano aspetti diversi dell’educazione.
-
L’idea di educazione connessa ad altre idee importanti
-
In campo educativo si usano forme diverse di pensiero
CAPITOLO II – “EDUCAZIONE” E I SUOI FALSI SINONIMI
2.1 SVILUPPO
Il concetto di sviluppo ci fa osservare come l’essere umano non rimanga sempre uguale nel corso della sua
vita; infatti lo sviluppo personale è quello che riguarda ciascun singolo soggetto da quando è nella sua fase
embrionale in avanti.!
Sviluppo” significa porre l’attenzione su un processo naturale e inevitabile. L’educazione è un qualcosa che
nella vita di un soggetto potrebbe esserci o non esserci; Lo sviluppo, invece, è un processo che non può non
avvenire e che nessuno può fermare perché c’è una sequenza biologica di crescita che l’organismo mette in
atto da sé stesso, senza possibilità di interruzione. Sviluppo ed educazione evidenziano una precisa
differenza:
-
Inevitabilità dello sviluppo che è per certi aspetti legata alla natura biologica della crescita umana
-
L’occasionalità dell’educazione che dipende da eventi storici che possono avvenire o no !
Questa distinzione può essere correlata al tema del rapporto tra natura ( = tutto il patrimonio genetico, di
conseguenza innato, che ognuno di noi possiede dalla nascita ) !
e cultura ( = tutto il patrimonio di influenze che ci vengono dall’esterno, quindi dal gruppo sociale in cui
siamo inseriti, infatti esso ci fornisce il linguaggio, lo stile di vita... ) nello sviluppo dell’uomo, che negli anni
ha aperto un dibattito tra nativisti ed empiristi: !
Nativisti = sono il patrimonio congenito, le attitudini personali e le inclinazioni naturali ad avere la
principale influenza del processo di crescita di ciascuno —> Empiristi = l’uomo è una sostanza malleabile
ed è il contesto ambientale a provocare le direzioni dell’evoluzione futura !
Lo sviluppo è quindi un gioco di influenze congiunte di natura e cultura.
Le due posizioni determinano precise conseguenze sul piano teorico:
1) "Rispetto al grado di libertà o autodeterminazione di ciascun soggetto ( = se siamo
determinati dal nostro patrimonio genetico, non siamo gli artefici di noi stessi )
2) Rispetto al potere dell’educazione cioè alla sua maggiore o minore capacità di
produrre degli effetti sull’educando
3) Rispetto alle caratteristiche dato che secondo i nativisti la formazione
consisterebbe nel diventare ciò che si è; mentre secondo gli empiristi la grandezza
dell’uomo verrebbe dal suo portarsi al livello dello sviluppo civile più avanzato
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Metafore dell'Educare

Metafora dell'Ostetrica

L'idea di paragonare l'opera dell'educatore a quella dell'ostetrica risale a un dialogo di Platone ( = morì ad Atene nel 347 a.C. ) nel Teeteto. Nel dialogo Platone immagina che l'anziano filosofo Socrate, che era realmente figlio di una levatrice, stia discutendo con un suo allievo Teeteto sulla vera natura della conoscenza. Il maestro cerca di far ragionare il giovane affinché sia lui stesso ad arrivare a capire ciò di cui stanno parlando , anche se Teeteto fa fatica e per questo motivo è dubbioso sulla sua capacità di ragionare, così decide di non esserne in grado. A questo punto Socrate interrompe il confronto e prova a spiegare all'allievo il suo modo di far lezione, ovvero quello di educare ( = infatti il maestro dice di non avere alcuna verità da insegnare ma di poter soltanto aiutare gli allievi a scoprire da soli il loro sapere ). Nel parto viene al mondo un qualcosa di vivo, che però esisteva già prima all'interno dell'utero della madre; l'ostetrica quindi non crea ne trasmette nulla ma semplicemente aiuta a far venire fuori un essere che era già dentro e che da solo non sarebbe uscito con facilità. L'educazione non avviene quindi attraverso la trasmissione o la creazione di un sapere, ma attraverso il tirare fuori cose che sono già dentro. Nel caso di Socrate gli strumenti di questo "tirare fuori" sono quelli dell'ironia, dell'insinuare il dubbio, della domanda finalizzata a far riflettere. Alla base c'è l'idea che dentro ciascuno di noi è già riposto un qualcosa di prezioso che, per crescere, dobbiamo solo far emergere e maturare. Per Platone era possibile perché l'anima dell'uomo aveva contemplato in origine l'essenza più vera delle cose ( = le idee ), prima di essere precipitato dentro il corpo di carne; l'oggetto di quella contemplazione è stato poi dimenticato e l'opera del maestro barra ostetrico deve riportare alla memoria quella conoscenza.

Metafora della Pianta

Questa metafora può essere vista in due modi:

  • Lasciare che venga fuori = il giardiniere pianta un seme e lascia che la pianta cresca: non è lui a farla crescere. Il seme ha già dentro di sé il suo progetto di crescita, va solo lasciato sviluppare e ciò che spetta all'agricoltore al massimo è il predisporre un ambiente circostante affinché ci siano tutte le condizioni ottimali per il suo sviluppo.
  • Raddrizzare = il giardiniere in questo caso ha pensato di intervenire dall'esterno e di "correggere" la pianta, modificandone la direzione e imporre su di essa un proprio progetto di sviluppo, poiché egli ritiene che la pianta debba venire su dritta.

L'immagine dell'albero da raddrizzare il simbolo degli ortopedici, ossia di prevenire e curare le informazioni dell'apparato muscolo-scheletrico. Ma raddrizzare una pianta potrebbe somigliare anche a raddrizzare certi adolescenti ossia quelli che stanno venendo su male.

Metafora del Vaso

Il recipiente è capace solo di ricevere ( = recepire in latino ) e non è in grado di interagire con chi lo sta riempiendo per digli cosa desidera ricevere per essere riempito. Un liquido quindi, messo in un certo recipiente, prende la forma di quel recipiente, mentre se viene travasato prende la forma dell'altro recipiente. Il recipiente a una certa capacità di modificare quello che gli viene messo dentro, ma esiste anche una relazione tra il recipiente stesso e ciò che viene versato.

Metafora dell'Argilla

1Nella parola formazione è contenuta la parola "forma". L'argilla viene impastata con un po' di acqua così che le mani possono renderla sempre più liscia; essa prende quindi forma, si comincia intravedere una sagoma ed è l'artigiano che sa che cosa vuole creare. L'artigiano plasma quella materia in quanto l'argilla si lascia lavorare grazie alla "manipolazione". Il gesto dell'artigiano ricorda il gesto del creatore, ossia il gesto di dare vita e dare forma. In conclusione:

  • L'educazione ricorda diversi momenti che l'educatore può compiere nei confronti dell'educando
  • Educare è un gesto complesso che presenta molte facce.
  • Le metafore che sembrano contraddittori mostrano aspetti diversi dell'educazione.
  • L'idea di educazione connessa ad altre idee importanti
  • In campo educativo si usano forme diverse di pensiero

"Educazione" e i suoi Falsi Sinonimi

Sviluppo

Il concetto di sviluppo ci fa osservare come l'essere umano non rimanga sempre uguale nel corso della sua vita; infatti lo sviluppo personale è quello che riguarda ciascun singolo soggetto da quando è nella sua fase embrionale in avanti. "Sviluppo" significa porre l'attenzione su un processo naturale e inevitabile. L'educazione è un qualcosa che nella vita di un soggetto potrebbe esserci o non esserci; Lo sviluppo, invece, è un processo che non può non avvenire e che nessuno può fermare perché c'è una sequenza biologica di crescita che l'organismo mette in atto da sé stesso, senza possibilità di interruzione. Sviluppo ed educazione evidenziano una precisa differenza:

  • Inevitabilità dello sviluppo che è per certi aspetti legata alla natura biologica della crescita umana
  • L'occasionalità dell'educazione che dipende da eventi storici che possono avvenire o no

Questa distinzione può essere correlata al tema del rapporto tra natura ( = tutto il patrimonio genetico, di conseguenza innato, che ognuno di noi possiede dalla nascita ) e cultura ( = tutto il patrimonio di influenze che ci vengono dall'esterno, quindi dal gruppo sociale in cui siamo inseriti, infatti esso ci fornisce il linguaggio, lo stile di vita ... ) nello sviluppo dell'uomo, che negli anni ha aperto un dibattito tra nativisti ed empiristi: Nativisti = sono il patrimonio congenito, le attitudini personali e le inclinazioni naturali ad avere la principale influenza del processo di crescita di ciascuno -> Empiristi = l'uomo è una sostanza malleabile ed è il contesto ambientale a provocare le direzioni dell'evoluzione futura Lo sviluppo è quindi un gioco di influenze congiunte di natura e cultura. Le due posizioni determinano precise conseguenze sul piano teorico:

  1. Rispetto al grado di libertà o autodeterminazione di ciascun soggetto ( = se siamo determinati dal nostro patrimonio genetico, non siamo gli artefici di noi stessi )
  2. Rispetto al potere dell'educazione cioè alla sua maggiore o minore capacità di produrre degli effetti sull'educando
  3. Rispetto alle caratteristiche dato che secondo i nativisti la formazione consisterebbe nel diventare ciò che si è; mentre secondo gli empiristi la grandezza dell'uomo verrebbe dal suo portarsi al livello dello sviluppo civile più avanzato

2Nessuno al giorno d'oggi direbbe che lo sviluppo di un soggetto umano dipende solo dal suo patrimonio genetico oppure solo dalle influenze sociali che gli vengono; possono essere magari equilibri un po' diversi tra i diversi studiosi, tra le diverse teorie, ma chiunque dirà che c'è un'influenza congiunta di tutte e due queste cose. Nel corso del 900, il dibattito natura-cultura è stato arricchito da nuovi argomenti, come l'antropologia culturale, l'etologia, le diverse scuole della psicologia e le neuroscienze; è così venuta a cadere la rigida opposizione tra una natura è una cultura che sembravano non poter interagire. Gli studi sullo sviluppo umano hanno messo in luce la dimensione culturale, ossia che il processo di crescita viene concepito non come un semplice susseguirsi di fasi che si succedono l'una all'altra in maniera automatica con il procedere dell'età, bensì come un processo che varia a seconda delle interazioni sociali con i coetanei e che cambia a seconda di quelle che la mentalità del gruppo di appartenenza reputa essere le capacità necessarie a certi soggetti. I pedagogisti riconoscono che lo sviluppo di un soggetto umano è influenzato da numerosi fattori che interagiscono tra di loro in un gioco diverso da individuo a individuo:

  • Fattori ereditari e le capacità soggettive o influenza del contesto socio culturale
  • esperienze fatte
  • interventi educativi a cui è esposto

L'essere umano per sua costituzione biologica è un essere che continuamente si sviluppa; il cucciolo di uomo è come se venisse al mondo troppo presto ( = senza il supporto dell'adulto il bimbo muore ) a differenza di un cucciolo di antilope che dopo pochi minuti dalla nascita è già capace di correre, infatti l'uomo è definito un animale a prole inetta ( = inetto significa inadatto a vivere e ad affrontare la società ). L'uomo è considerato un "animal educandum" cioè "uomo che deve essere necessariamente educato". La storia dei "bambini selvaggi", ossia bambini che misteriosamente sono riusciti a crescere senza altri uomini attorno, dimostra che senza rapporti sociali e validi stimoli culturali un bambino cresce come menomato in molte delle capacità tipicamente umane. Pedagogia riconosce non solo che l'essere umano e sviluppo, ma anche che si caratterizza per la sua educabilità. Per secoli si è ritenuto che l'educazione fosse qualcosa di specifico delle prime fasi dell'esistenza umana, che poi una volta divenuto adulto l'individuo si fosse "completato" e andasse verso il suo declino. Oggi sappiamo che il cambiamento evolutivo interessa ogni momento del nostro esistere e che lo sviluppo non finisce mai. Dagli anni 60 del Novecento si è affermata l'espressione "educazione permanente" o "life long education" cioè un'educazione per tutto il corso della vita da realizzarsi con finalità e metodi che variano a seconda dell'età. La vita umana si distende, giorno dopo giorno, lungo una linea evolutiva continua nella quale è difficile riconoscere dei salti; se ci si pone di una maggiore distanza si possono riconoscere nelle diverse età dei caratteri prevalenti che le contraddistinguono:

  • Prenatale
  • Infanzia ( 0 - 6 anni ) -> prima infanzia e seconda
  • Fanciullezza ( 6 - 12 anni )
  • Pre-adolescenza ( 11 - 14 anni )
  • Adolescenza ( 14 - 20 anni )
  • Giovinezza ( 20 - 30 anni )
  • Età adulta ( 30-65/70 anni )
  • Età anziana ( 70- morte ) -> nella prima fase l'anziano è pienamente autosufficiente e capace di essere un soggetto attivo e operativo; mentre nella seconda fase l'anziano e malato o incapace di badare a sé stesso.

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