Documento di Nadia Rosso su Introduzione Alla Civiltà Letteraria Greca. Il Pdf, di livello universitario e materia Letteratura, analizza opere come 'Medea' e 'Ippolito', esplorando ambientazione, personaggi e temi, con sezioni sulla razionalizzazione del mito e le Baccanti.
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Nascita = 485/484 a.C. (Salamina) Esordio = 455 a.C. (trilogia con Peliadi) Prima vittoria = 441 a.C. (+ altre 4, di cui una postuma) Culto di Apollo Zosterio Morte 406 a.C.
Datazione = 431 a.C.
Corinto
vv. 1-6 "Ah, se la nave Argo non avesse mai traversato veloce le cerulee Simplegadi verso la terra dei Colchi, né quel pino reciso fosse mai caduto nelle boscose valli del Pelio, né mai di remi avesse armato le mani dei nobili eroi, che per Pelia andarono in cerca del vello tutto d'oro" vv. 6-11 "La mia padrona, Medea, non avrebbe navigato verso i baluardi della terra di Iolco, scossa nel cuore dall'amore per Giasone, né avrebbe persuaso le figlie di Pelia ad uccidere il padre, né abiterebbe questa terra di Corinto con il marito ed i figli"
E ad v. 264 (Parmenisco) "Dato che i Corinzi non volevano essere governati da una donna straniera e da una maga, complottarono contro di lei e uccisero i suoi bambini, sette maschi e sette femmine ... i bambini, inseguiti, si rifugiarono nel tempio di Hera Akraia e si sedettero nel tempio. Ma anche così i Corinzi non li risparmiarono, ma li uccisero tutti sull'altare. La città fu afflitta da una pestilenza e molti morirono per la malattia. Quando cercarono un oracolo, il dio replicò che dovevano espiare la contaminazione dei figli di Medea. Da questa origine i Corinzi hanno l'uso, tutti gli anni, fino ai giorni nostri, di far passare l'anno nel temenos [spazio sacro] della dea a sette ragazzi e sette ragazze scelte tra le famiglie più importanti e di placare con sacrifici l'ira [menis, come l'ira di Achille] dei bambini e la furia [orghè] della dea che ebbe origine a motivo dei bambini stessi"
Page 1938: "il poeta non ha descritto una donna greca, ma una barbara. Benchè le sue emozioni siano naturali per tutte le donne che si trovino nella sua situazione in qualsiasi epoca, l'espressione di tali emozioni e la conclusione terribile a cui esse portano sono continuamente influenzate dalla origine straniera (di Medea) ... Dato che è una straniera, può uccidere i figli; dato che è una maga può fuggire in un carro magico. Impersona le qualità che gli ateniesi del quinto secolo credevano caratteristiche degli Orientali" vv. 166-167 "o padre, o città da cui lontano migrai dopo aver turpemente ucciso mio fratello"
vv. 190-201 "non sbaglieresti a dire stolti e per nulla sapienti gli uomini di un tempo, i quali per feste e banchetti e per i conviti trovarono canti, voci che la vita rallegrano. Ma nessuno trovò come far cessare con la Musa e con canti dai molteplici suoni gli odiosi affanni dei mortali a causa dei quali morti e tremende sciagure abbattono le case. Eppure, sarebbe un vantaggio che i 2mortali coi canti curassero questi mali. Ma dove vi sono lauti banchetti, perché inutilmente levano in alto la voce?"
(Dialogo Giasone/Medea = vv. 446 ss.)
vv. 410-431 "A ritroso si muovono le correnti dei sacri fiumi e giustizia e ogni cosa a rovescio si volge. Fraudolenti i consigli degli uomini ... Invero la fama muterà la mia vita sì che buona rinomanza essa abbia. Onore giunge ormai alla stirpe delle donne. Non più fama di suono infausto peserà sulle donne. E le Muse dei vati antichi cesseranno di cantare la mia perfidia. Non infatti al nostro spirito il canto divino della lira concesse Febo, guida di melodie: giacché a mia volta avrei fatto risuonare un inno contro la razza maschile. Il lungo volgere del tempo ha molte cose da dire sulla sorte nostra e degli uomini"
Euripide, Medea, a cura di V. Di Benedetto - E. Cerbo, Milano 1997.
Composizione = soggiorno in Macedonia Messa in scena = postuma figlio o nipote di Euripide 405-400 a.C. Primo premio
Trasmissione
Tebe
vv. 1344 ss. "C. Dioniso, ti preghiamo, riconosciamo il nostro torto. D. Tardi avete imparato chi sono io: quando occorreva, lo ignoravate. C. Ce ne siamo resi conto. Ma la tua ostilità è eccessiva. D. Non lo è. Io sono un dio e da voi ho ricevuto oltraggio. C. Agli dèi non si addice omologarsi nell'ira ai mortali. D. Queste cose le ha stabilite Zeus e non da oggi. E io sono figlio di Zeus" Susanetti 2010 "Dioniso deve, dunque, dare "spettacolo" per provare che è un dio: deve mostrarsi e farsi vedere, con tutto un arsenale di miracoli, perché ogni esitazione cessi. La trama della tragedia è la recita che Dioniso intesse per produrre l'evidenza della sua natura e la legittimità delle sue pretese"
vv. 88 ss. "lui che una volta / colei che lo portava nel suo grembo / subì la stretta di doglie imperiose / al volar della folgore di Zeus / e fuori del suo ventre la madre lo spinse / e gli diè la vita ma 1sua vita dismise / per il colpo del fulmine / e nel talamo della puerpera / subito lo prese Zeus, il figlio di Crono, / e nascostolo nella coscia / lo fissa con auree spille, / occulto a Hera; e quando le Moire [divinità del destino] compirono il termine / lo generò, dio dalle corna di toro, / e con ghirlande di serpi lo incoronò: / onde di tal preda selvaggia le menadi / avvolgono le loro chiome"
vv. 274 ss. "due, o giovane, sono i principi di base nel mondo degli uomini. Anzitutto, la dea Demetra, cioè la terra, e tu per chiamarla usa pure l'uno o l'altro nome a tuo piacimento. È lei che provvede al nutrimento degli uomini, per ciò che attiene alle sostanze secche. E in antitesi ad essa, colui che viene dopo, il figlio di Sèmele, trovò l'umida bevanda che deriva dal grappolo e la introdusse tra gli uomini. E quando gli infelici mortali si riempiono di questo flusso che sgorga dalla vite, esso li affranca dal dolore, e dà loro il sonno, oblio dei mali che giorno dopo giorno sopraggiungono: altro rimedio non c'è alle loro pene. questo dio, che è tale, viene libato agli dèi, cosicché i beni che toccano agli uomini si devono a lui. E tu lo deridi perché è stato cucito nella coscia di Zeus? Ti spiegherò come questo non sia affatto problematico. Quando Zeus, dopo averlo sottratto al fuoco del fulmine, portò il neonato - in quanto era un dio - su nell'Olimpo, Hera voleva scacciarlo dal cielo. Ma Zeus escogitò il modo di contrastarla ... Staccò una parte dell'etere che fa cerchio intorno alla terra, e ne fece un ostaggio [hòmeron] che diede ad Hera, sottraendo così Dioniso all'ostilità della dea. A distanza di tempo gli uomini dicono che egli sia stato cucito nella coscia [meròs] di Zeus, in quanto hanno modificato il nome, componendo questo loro racconto: invece si trattava del fatto che ... era servito da ostaggio [hòmeros 'ostaggio']"
Donne invasate dell'Asia Patrimonio di credenze 'anti-intelletualismo'
Sparagmos Oreibasìa Isterismo religioso
Hypothesis Baccanti di Euripide "Dioniso, diventato dio, dal momento che Penteo non riconosceva i suoi riti, muovendo alla follia le sorelle della madre le indusse a fare a pezzi Penteo ... La vicenda mitica si trova in Eschilo nel Penteo"
Penteo Sèmele o Hydrophòroi Xantriai Dionysou trophoì
Edoni Bassaridi Neanìskoi Lykoùrgos
Euripide, Baccanti, a cura di V. Di Benedetto, Milano 2004. Euripide, Baccanti, a cura di D. Susanetti, Roma 2010.
Datazione = 428 a.C. Primo premio
v. 73 "Ti porto, signora, questa corona di fiori, raccolti in un prato puro" Hypothesis Ippolito portatore di corona "questo è il secondo Ippolito, chiamato anche portatore di corona. È chiaro che è stato scritto per secondo: infatti ciò che c'era di sconveniente e meritevole di censura è stato corretto in questo dramma. Il dramma è tra i migliori" Ippolito velato fr. 428 "io ho come maestro di coraggio e sfrontatezza Eros, capace di fornire risorse anche nelle situazioni senza uscita, lui che è il dio più difficile a combattersi" Ippolito velato fr. 430 "Infatti coloro che sfuggono eccessivamente ad Afrodite sono malati così come quelli che eccessivamente la cercano"
Trezene
Teseo Regina delle Amazzoni Arianna Fedra Ippolito Trezene
Aristofane, Rane vv. 1042 ss. 1"Io, per Zeus non ho messo in scena delle Fedre prostitute né delle Stenebee, e nessuno può dire che io abbia mai messo in scena una donna innamorata"
vv. 141 ss. "Sei posseduta, cara, da Pan o da Ecate o dai superbi Coribanti o dalla Madre montana?"
v. 372 "sventurata figlia di Creta" figlia di Pasifae e sorella di Arianna
Genesi 39 "Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie, lo acquistò" "Ora Giuseppe era bello di forma e avvenente di aspetto. ... la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: "Unisciti a me!". Ma egli rifiutò" "Ora un giorno egli entrò in casa per fare un lavoro mentre non c'era nessuno dei domestici. Essa lo afferrò per la veste, dicendo "Unisciti a me!". Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì"
vv. 373-387 "Donne di Trezene, che abitate quest'ultimo avamposto del Peloponneso, già tante volte e invano, nel lungo tempo notturno, ho meditato cui come si corrompe la vita degli uomini. Non credo che gli uomini si trovino a soffrire a causa della loro ragione. No. Molti di loro possiedono la saggezza, ma bisogna tenere presente che sappiamo e conosciamo sì il bene, ma non lo compiamo, chi per inerzia, chi preferendo alla virtù qualche piacere, e molti sono i piaceri della vita, le lunghe chiacchiere, il tempo libero (un male seducente) e perfino il ritegno [aidòs = vergogna], che è di due tipi: uno buono, l'altro risulta di peso alla casa: se si sapessero distinguere chiaramente le circostanze non dovrebbero neppure chiamarsi alla stessa maniera"
Socrate = Identificazione di virtù e conoscenza Risposta anti-socratica = 'fare il male pur conoscendo il bene' Medea vv. 1078-1080 "capisco quali mali dovrò sostenere, ma più forte dei miei propositi è la passione, la quale è per gli uomini causa dei più grandi mali"
Esiodo, Opere vv. 315-319 "Distogli dai beni degli altri l'animo sconsiderato e rivolgiti al lavoro, pensa ai mezzi per vivere, così come io ti consiglio. Non è una buona vergogna [aidòs] quella che accompagna l'uomo indigente, la vergogna che gli uomini molto danneggia o aiuta; alla miseria si aggiunge vergogna, alla fortuna l'audacia" Civiltà della vergogna e della colpa (Dodds, I greci e l'irrazionale)
Rifiuto del culto di Afrodite Misoginia