La Notte Sovietica: L'arcipelago del Terrore Staliniano, Appunti universitari

Documento da Università su La Notte Sovietica: L'arcipelago del Terrore Staliniano. Il Pdf esplora il totalitarismo staliniano, confrontandolo con fascismo e nazismo, e analizza le politiche interne ed esterne dell'URSS, inclusi i piani quinquennali e la collettivizzazione, per la materia Storia.

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LA NOTTE SOVIETICA: L’ARCIPELAGO DEL TERRORE STALINIANO
Stalin e il totalitarismo: Paralleli con fascismo e nazismo
Alla morte di Lenin nel 1924 egli aveva stabilito che ci fossero due possibili successori alla guida del partito comunista:
1. Stalin
2. Lev Trockij
Quando Lenin muore, Stalin è il segretario generale del Partito comunista mentre Trockij è il comandante dell’armata rossa: sono quindi i
dirigenti di spicco dell’Unione Sovietica. Lenin era preoccupato che Stalin non fosse in grado di gestire tutto il potere che si stava accentrando nelle
sue mani ma nonostante ciò prende il potere in maniera totalitaria, ha creato un nuovo regime, uno dei più sanguinosi. Allo stesso tempo riesce a
portare la Russia ad avanzati livelli di industrializzazione: è stato un “faro” per i lavoratori di tutto il mondo, egli comprende che, attraverso la
selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato.
➔ Quando facciamo riferimento all’Unione Sovietica di Stalin si parla di regime totalitario come il fascismo nonostante si tratti di realtà
radicalmente differenti.
A esplicitare per prima in modo compiuto questo controverso paragone è stata la filosofa Hannah Arendt in un saggio del 1951 intitolato Le origini
del totalitarismo, che individua nei due sistemi politici ideologicamente contrapposti, quello staliniano e quello nazista- delle peculiari caratteristiche
comuni. Per la filosofa il fenomeno totalitario trascende le caratteristiche della semplice dittatura.
● Nel totalitarismo al culto di un leader carismatico si affianca la continua mobilitazione delle masse, alimentata da un'incessante
propaganda che riproduce l'ideologia rigida e dogmatica del partito unico al potere (non c’è spazio per un libero pensiero). Nonostante
non fosse un oratore, Stalin è riuscito a creare un alone di sacralità attorno alla sua figura proponendosi così come un leader carismatico.
● Il sistema totalitario si regge proprio sulla capacità di rendere perennemente attive le masse: questo accade indirizzando l'ostilità della
popolazione verso un nemico, reale o immaginario, interno o esterno allo Stato, che assume spesso anche i tratti del capro espiatorio
(nazismo=ebrei, fascismo=comunisti, Unione sovietica = kulaki, contadini benestanti) su cui far ricadere anche le eventuali e mai
ammissibili inefficienze del regime
● L'altro pilastro del totalitarismo è la pratica sistematica del terrore, non solo nei confronti degli oppositori, ma soprattutto verso quelli
che sono definiti "nemici oggettivi" del regime, ossia le categorie indesiderate secondo l'ideologia ufficiale. Nei totalitarismi inoltre è
presente una potente polizia segreta.
I nuovi quadri del partito
Stalin coglie il ruolo cruciale che sta guadagnando il partito e introduce così una novità che avrà ripercussioni rilevanti per il futuro del paese: egli
comprende che, attraverso la selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato. Occupandosi
della scelta e dislocazione dei più importanti funzionari politici dell'intero paese, Stalin si assicura un saldo controllo sul partito, che sarà composto
da elementi a lui fedeli, e sull'intero Stato, poiché sarà avallata ogni sua decisione politica.
➔ A favorire questa svolta nell'organizzazione del partito era stata la necessità di ampliarne la composizione. Alla morte di Lenin,con la
prima stabilità per l'Urss derivante dall'iniziale successo della Nep, il partito non è più quello di un tempo: non è più composto da un
ristretto nucleo di militanti rivoluzionari ma sceglie funzionari e sfrutta l’ingresso di giovani ambiziosi. Le nuove iscrizioni arrivano ai
vecchi bolscevichi formati in esilio e nelle prigioni dell’ Russia zarista: controllare questo flusso in ingresso è dunque indispensabile per
assicurarsi il predominio politico.
Il culto della personalità e l’ideologia dello stalinismo
Tra il gennaio e il febbraio del 1924 si tiene il II Congresso dei Soviet dell'Unione Sovietica. I lavori congressuali si aprono a soli cinque giorni
dalla morte di Lenin e in questa occasione Stalin pronuncia un discorso in memoria del leader appena defunto.
Per mantenere il consenso, Stalin ha però bisogno di cingere la propria figura e quella del suo predecessore a un consenso fanatico: è la "mistica
del marxismo-leninismo": il pensiero di Lenin, a sua volta ispirato a quello di Marx, viene trasformato in una sorta di religione laica di Stato da
rispettare integralmente e avvolta da un'aura sacrale. La dottrina marxista viene semplificata in modo che fosse compresa da un maggior numero di
individui possibili (simile a Goebbels).
➔ Ne è degna rappresentazione il cadavere del defunto leader che è imbalsamato ed esposto al Cremlino (Mosca).
Stalin, che si fa custode della dottrina leninista e assume il compito di interpretarla e farla rispettare, si propone come il vero erede di Lenin
alimentando un vero e proprio “culto della personalità”.
➔ Stalin non è il suo vero nome, è uno pseudonimo: tale soprannome significa “uomo d’acciaio”, un uomo che trasmette forza e stabilità.
Lo scontro tra leader: Stalin e Trockij
La contrapposizione tra Stalin e Trockij avviene su due piani intrecciati: quello della prospettiva internazionale e della politica economica.
1. Trockij riteneva che solo la diffusione degli ideali rivoluzionari in tutto il mondo avrebbe permesso la realizzazione del programma politico
ed economico comunista. Parlava di rivoluzione permanente: non era possibile procedere verso il socialismo in Urss senza far crollare il
capitalismo nel resto del mondo. Difendere l'Urss senza estendere la rivoluzione significava compromettere le stesse conquiste
rivoluzionarie.
2. Proprio per questa ragione Trockij era stato critico con Lenin riguardo alla Nep, che apriva al capitalismo e alla concentrazione del potere
nelle mani del partito piuttosto che degli operai, ostacolando l'affermazione del socialismo. Egli riteneva che la Nuova politica economica,
che puntava sullo sviluppo dell'agricoltura attraverso scelte che potessero favorire il sorgere di una "borghesia rurale", dovesse essere
superata per procedere all'industrializzazione massiccia del paese secondo un programma socialista. Queste considerazioni avevano
condotto Trockij a diventare il riferimento dell'opposizione di sinistra all'interno del partito.
3. Stalin, invece, è convinto che sia possibile procedere verso il socialismo in un solo paese e che per farlo sia necessario accettare
inizialmente la Nep e i compromessi che essa comporta.
Per far passare la sua linea politica, Stalin deve però isolare Trockij e può farlo solo se si allea con altri componenti dell'organo politico del partito:
Stalin sta accumulando sempre più potere mentre i suoi oppositori sono sempre più deboli. Con Stalin c’è speranza che si verifichi un contagio
rivoluzionario e in questo periodo il candidato più papabile per un tentativo rivoluzionario è la Cina.
Il fallimento della Rivoluzione comunista in Cina
Dopo la caduta dell'Impero nel 1912, con la proclamazione della Repubblica, la Cina si è frammentata in tanti potentati governati dai cosiddetti
"signori della guerra", ricchi e potenti individui, in genere ex funzionari imperiali, che controllano determinate zone con l'ausilio di un seguito
armato. L'alleanza tra comunisti e nazionalisti cinesi all'interno del Fronte unito risponde a una disposizione del Comintern. È proprio
Stalin a dettare la strategia che diventa la linea d'azione della Terza Internazionale:
➔ in Europa e nei paesi sviluppati i comunisti devono essere assolutamente indipendenti da qualunque altro partito, perché fascisti,
liberali e socialisti riformisti sono tutti egualmente al servizio della borghesia capitalista;
➔ nei paesi colonizzati e in via di sviluppo i comunisti devono stringere alleanze tattiche con i partiti che rappresentano le borghesie
nazionali, con il fine comune di cacciare i colonizzatori e gli imperialisti occidentali.
Svanita la possibilità di una rivoluzione immediata in Europa, si sperava in questo modo di garantirsi alleati tra i paesi colonizzati o semi-coloniali. È
questo il caso della Cina, dove gli interessi economici degli inglesi, ma anche di altri paesi europei, e soprattutto del Giappone, sono ancora forti.
● È caratteristica un'alleanza con i nazionalisti guidati da Chiang Kai-shek, nazionalista che disprezza il comunismo. Stalin è convinto che
sarebbe riuscito a portare la situazione a suo vantaggio e perciò, per il momento, mantiene l’alleanza.
La sconfitta dei comunisti cinesi e l’inizio della guerra civile
Accade l'esatto contrario di quanto aveva previsto Stalin: é Chiang Kai-shek a sbarazzarsi, per il momento, dei comunisti cinesi.
➔ Nel 1927 gli operai e i lavoratori portuali di Shanghai si impadroniscono della città, sottraendola al contrario del locale signore della
guerra, in attesa che arrivi l’esercito dei Kuomintang. A Shanghai vi è però una grande concentrazione di compagnie commerciali
europee e Chiang Kai-shek non può perdere l'appoggio internazionale, dando a vedere che la sua Rivoluzione nazionalista si sta
trasformando in un'appendice del bolscevismo sovietico. Il leader dei Kuomintang fa così entrare in città le milizie dei signori della guerra
e gli appartenenti alle triadi che hanno carta bianca per sbarazzarsi dei comunisti e dei loro simpatizzanti.
➔ A Mosca Stalin stesso è in difficoltà: la sconfitta dei comunisti cinesi porta le opposizioni a contestare la linea politica voluta dal
capo sovietico.
Il comunismo cinese è per il momento sconfitto e non si riprenderà più tra la classe operaia delle grandi città; modificherà profondamente
la sua natura radicandosi nelle zone rurali della Cina profonda, dove un comunista sta riorganizzando il partito. Si chiama Mao Zedong e, dalle
campagne, si mette alla guida dei comunisti nella guerra civile che è ormai in corso contro il Kuomintang.
La “lunga marcia” di Mao Zedong
I nazionalisti di Chiang Kai-shek proveranno a eliminare i comunisti cinesi con ben cinque campagne militari di annientamento tra 1930 e 1934.
Con un' inattesa mossa strategica Mao Zedong romperà l'ultimo assedio e farà dirigere il suo esercito popolare verso nord in quella che passerà
alla storia come la "lunga marcia" (un cammino faticosissimo durato oltre un anno e lungo quasi 12.000 chilometri).
● Nonostante le numerose perdite rappresenterà un’occasione di propaganda per i comunisti cinesi. Gli ideali rivoluzionari faranno breccia
nella popolazione di aree rurali ancora molto arretrate e in cui vigono rigide gerarchie sociali fondate sulla grande proprietà terriera: il
futuro del comunismo in Cina non potrà fare a meno del sostegno delle masse contadine.
L’industrializzazione: i piani quinquennali
Stalin, intanto, ha l'assoluta necessità di nascondere i suoi insuccessi internazionali: pensa che sia meglio tornare a ribadire l'idea che la
patria del socialismo è solo l'Urss, riportando l'attenzione su quanto accade in politica interna. Grazie all'alleanza con l'ala destra del partito Stalin è
riuscito a far votare al Comitato centrale, nel 1925, l'espulsione di Trockij: ai vecchi bolscevichi succedono giovani ambiziosi cresciuti sotto l'ala
protettiva di Stalin.
➔ Trotsky viene esiliato, si sposta momentaneamente in Kazakistan per poi essere espulso dall’unione sovietica. Inizia a girare l'europa e
poi il Messico fino al 1940, quando in uno dei momenti peggiori dell’Unione sovietica, Stalin fa trovare Trotsky da un sicario che in un
primo momento si mostra un sostenitore ma che in realtà tenta di ucciderlo. Trotsky si è difeso, è riuscito a disarmare il sicario ma il
giorno dopo è morto.
Dopo aver cacciato Trotsky, dunque, Stalin può fare sue le proposte dell’avversario e decide, tra le altre cose, di porre fine alla NEP e partire con
nuove opere di collettivizzazione e industrializzazione dell’URSS, sostenute precedentemente da Trotsky.
- Ciò che Stalin propone sono dunque i piani quinquennali: piani economici programmati su cinque anni nei quali si ritrova una fortissima
influenza dello statale. Lo stato che decide ciò che deve essere prodotto, gli obiettivi e programma tutta la produzione ad un unico fine:
quello di rendere grande la Russia con l’obiettivo di mostrare al mondo che il comunismo funziona nonostante tutte le difficoltà.
Collettivizzazione
La Russia inizia ad avere la necessità di investire nell’industria e, per farlo, ritrova le risorse economiche nella tassazione del lavoro agricolo,
sequestrando il cibo in più prodotto nelle fattorie.
- Nell’inverno tra il 1927 e il 1928, per ragioni diverse, i contadini sovietici consegnano allo Stato quote di raccolto inferiori a quelle
programmate. Per Stalin è l’occasione di trovare un nemico pubblico da additare: a causare la crisi sono stati Kulaki, contadini
benestanti che avevano beneficiato della NEP. Si crea una sorta di odio collettivo per queste figure, talvolta punite ingiustamente, che
iniziano a costituire un nemico comune contro cui combattere l’odio della popolazione. Questa è la manovra di Stalin: scagliare l’odio
contro i Kulaki per difendersi.
Inizia così a perquisire le abitazioni di questi contadini, sequestrare i loro raccolti deportandoli in campi di lavoro chiamati Gulag in cui erano
detenuti tutti gli oppositori politici. La differenza con i campi di concentramento era che nei Gulag l’obiettivo non era l’epurazione razziale, ma il
punto in comune era l’opportunità per il governo di avere forza lavoro gratuito. Anche in questo caso le persone erano ignare delle crudeltà che
stavano avvenendo in questi luoghi.
Le fattorie collettive
● Fattorie collettive = realtà in cui le persone collaborano e le quote pattuite vengono consegnate allo stato.
● Aziende statali = realtà in cui i contadini vengono remunerati a seconda della paga prevista appena sufficiente al loro sostentamento.
La condizione delle campagne peggiora in quanto la collettivizzazione forzata è qualcosa che mette in difficoltà. Avvengono così molte resistenze
popolari e le persone che ne fanno parte vengono deportate e poi uccise.
Lo stacanovismo
Nel 1844, Karl Marx denunciava l'alienazione del lavoratore, condizione in cui l'individuo si espropria della propria essenza attraverso il lavoro
salariato, diventando una mera appendice del processo produttivo. Marx sperava in un futuro in cui l'uomo fosse liberato da questa alienazione, con
un lavoro che fosse espressione della sua creatività e realizzazione.
➢ Tuttavia, novant'anni dopo, sotto il regime di Stalin, questa visione fu completamente distorta causando un ribaltamento della prospettiva
marxista sul lavoro: il governo sovietico abbandonò le idee originali di Marx, promuovendo modelli che esaltino il sacrificio lavorativo,
come nel caso di Aleksej Stachanov (= stakanovismo) che riuscì a trovare metodi per cui facendo lavorare la sua squadra di minatori;
riusciva ad estrarre quattro volte la quantità di carbone che riuscivano ad ottenere gli altri minatori. Questo esempio divenne simbolo di un
nuovo culto del lavoro, fondato sull’emulazione socialista, che incoraggiava il lavoro estenuante, anche gratuito, per il progresso del
socialismo.
L'idea di "eroi del lavoro" si diffuse, premiando chi si sacrificava al massimo per la collettività, trasformando il lavoro in una continua sfida
competitiva, in aperto contrasto con l'auspicio di Marx di liberare l'uomo da un sistema di sfruttamento.
Operaie ribelli
Vi sono tentativi di opposizione alla torsione incredibile che i principi di giustizia sociale: nelle fabbriche i lavoratori mostrano insofferenza verso
un sistema che ha trasformato i sindacati in organi di pianificazione al servizio dello Stato, ha portato a 60 le ore di lavoro settimanale e ha
introdotto il razionamento dei viveri. Gli agenti della Gpu (agenti segreti) intanto osservano e annotano meticolosamente le manifestazioni di
inquietudine.
● Non avevo da mangiare, da bere e da vestire: lavoravano e basta.
● Il costo dell'industrializzazione lo stanno pagando soprattutto le lavoratrici, per le quali sono previste razioni alimentari inferiori rispetto a
quelle già scarse degli operai maschi (15000 lavoratrici si scontrano con la polizia, alla fine riescono ad ottenere il pari razionamento).
● Tutto era basato sulla menzogna: si ha un rimpianto dello zarismo in quanto quanto avevano tutto ciò di cui avevano bisogno. Ora invece
rubavano ai contadini, distruggono chiese e mettevano persone in prigione.
● Viene promosso l’ateismo, ci sono pubbliche derisioni della fede, la chiesa era un nemico da eliminare senza pietà, i preti venivano
messi nei Gulag (persecuzione), non si può essere liberamente credenti.
I Gulag e i “dannati del regime”
Nei Gulag vi è il lavoro forzato di milioni di individui che costituiscono l'universo concentrazionario del regime. I campi di detenzione per gli
oppositori svolgevano una funzione essenzialmente punitiva, sono trasformati in efficienti cellule di produzione economica.
● Si tratta di un sistema ramificato, fatto di campi principali e campi secondari, situati nelle aree più impervie dell'Urss, come le regioni
dell'estremo nord, a ridosso del Circolo polare artico, o quelle della Siberia o dell'Asia centrale. Questo insieme di "isole" di terrore e
sofferenza sarà in seguito definito " Arcipelago Gulag”.
● Il popolo dei Gulag è costituito da tutti gli indesiderabili, cioè quelle categorie di «nemici oggettivi», che a ondate diventano il capro
espiatorio contro cui accanirsi : «il regime divorava ogni semestre una nuova categoria di vittime. Finiti i trockisti, ci si era attaccati ai
kulaki; poi ai tecnici; poi agli ex borghesi, commercianti e ufficiali; poi ai preti e ai credenti; poi all'opposizione di destra...».
Questi "dannati dal regime", data la necessità di manodopera , sono convertiti a forza in costruttori del socialismo: costruiscono città, fabbriche,
ferrovie, canali in regioni inospitali.
Il successo dei piani quinquennali
Anche grazie al lavoro forzato i piani quinquennali sono portati a compimento: il primo va dal 1928 al 1932, il secondo va dal 1933 al 1937.
● L'Unione Sovietica si distingue per la capacità di incrementare le proprie forze produttive. Intere province sono trasformate in distretti
minerari o in aree di estrazione petrolifera e sorgono gigantesche centrali elettriche.

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Stalin e il totalitarismo: Paralleli con fascismo e nazismo

Alla morte di Lenin nel 1924 egli aveva stabilito che ci fossero due possibili successori alla guida del partito comunista:

  1. Stalin
  2. Lev Trockij

Quando Lenin muore, Stalin è il segretario generale del Partito comunista mentre Trockij è il comandante dell'armata rossa: sono quindi i dirigenti di spicco dell'Unione Sovietica. Lenin era preoccupato che Stalin non fosse in grado di gestire tutto il potere che si stava accentrando nelle sue mani ma nonostante ciò prende il potere in maniera totalitaria, ha creato un nuovo regime, uno dei più sanguinosi. Allo stesso tempo riesce a portare la Russia ad avanzati livelli di industrializzazione: è stato un "faro" per i lavoratori di tutto il mondo, egli comprende che, attraverso la selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato.

➔ Quando facciamo riferimento all'Unione Sovietica di Stalin si parla di regime totalitario come il fascismo nonostante si tratti di realtà radicalmente differenti. A esplicitare per prima in modo compiuto questo controverso paragone è stata la filosofa Hannah Arendt in un saggio del 1951 intitolato Le origini del totalitarismo, che individua nei due sistemi politici ideologicamente contrapposti, quello staliniano e quello nazista- delle peculiari caratteristiche comuni. Per la filosofa il fenomeno totalitario trascende le caratteristiche della semplice dittatura.

  • Nel totalitarismo al culto di un leader carismatico si affianca la continua mobilitazione delle masse, alimentata da un'incessante propaganda che riproduce l'ideologia rigida e dogmatica del partito unico al potere (non c'è spazio per un libero pensiero). Nonostante non fosse un oratore, Stalin è riuscito a creare un alone di sacralità attorno alla sua figura proponendosi così come un leader carismatico.
  • Il sistema totalitario si regge proprio sulla capacità di rendere perennemente attive le masse: questo accade indirizzando l'ostilità della popolazione verso un nemico, reale o immaginario, interno o esterno allo Stato, che assume spesso anche i tratti del capro espiatorio (nazismo=ebrei, fascismo=comunisti, Unione sovietica = kulaki, contadini benestanti) su cui far ricadere anche le eventuali e mai ammissibili inefficienze del regime
  • L'altro pilastro del totalitarismo è la pratica sistematica del terrore, non solo nei confronti degli oppositori, ma soprattutto verso quelli che sono definiti "nemici oggettivi" del regime, ossia le categorie indesiderate secondo l'ideologia ufficiale. Nei totalitarismi inoltre è presente una potente polizia segreta.

I nuovi quadri del partito

Stalin coglie il ruolo cruciale che sta guadagnando il partito e introduce così una novità che avrà ripercussioni rilevanti per il futuro del paese: egli comprende che, attraverso la selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato. Occupandosi della scelta e dislocazione dei più importanti funzionari politici dell'intero paese, Stalin si assicura un saldo controllo sul partito, che sarà composto da elementi a lui fedeli, e sull'intero Stato, poiché sarà avallata ogni sua decisione politica.

➔ A favorire questa svolta nell'organizzazione del partito era stata la necessità di ampliarne la composizione. Alla morte di Lenin,con la prima stabilità per l'Urss derivante dall'iniziale successo della Nep, il partito non è più quello di un tempo: non è più composto da un ristretto nucleo di militanti rivoluzionari ma sceglie funzionari e sfrutta l'ingresso di giovani ambiziosi. Le nuove iscrizioni arrivano ai vecchi bolscevichi formati in esilio e nelle prigioni dell' Russia zarista: controllare questo flusso in ingresso è dunque indispensabile per assicurarsi il predominio politico.

Il culto della personalità e l'ideologia dello stalinismo

Tra il gennaio e il febbraio del 1924 si tiene il II Congresso dei Soviet dell'Unione Sovietica. I lavori congressuali si aprono a soli cinque giorni dalla morte di Lenin e in questa occasione Stalin pronuncia un discorso in memoria del leader appena defunto.

Per mantenere il consenso, Stalin ha però bisogno di cingere la propria figura e quella del suo predecessore a un consenso fanatico: è la "mistica del marxismo-leninismo": il pensiero di Lenin, a sua volta ispirato a quello di Marx, viene trasformato in una sorta di religione laica di Stato da rispettare integralmente e avvolta da un'aura sacrale. La dottrina marxista viene semplificata in modo che fosse compresa da un maggior numero di individui possibili (simile a Goebbels).

➔ Ne è degna rappresentazione il cadavere del defunto leader che è imbalsamato ed esposto al Cremlino (Mosca). Stalin, che si fa custode della dottrina leninista e assume il compito di interpretarla e farla rispettare, si propone come il vero erede di Lenin alimentando un vero e proprio "culto della personalità".

> Stalin non è il suo vero nome, è uno pseudonimo: tale soprannome significa "uomo d'acciaio", un uomo che trasmette forza e stabilità.

Lo scontro tra leader: Stalin e Trockij

La contrapposizione tra Stalin e Trockij avviene su due piani intrecciati: quello della prospettiva internazionale e della politica economica.

  1. Trockij riteneva che solo la diffusione degli ideali rivoluzionari in tutto il mondo avrebbe permesso la realizzazione del programma politico ed economico comunista. Parlava di rivoluzione permanente: non era possibile procedere verso il socialismo in Urss senza far crollare il capitalismo nel resto del mondo. Difendere l'Urss senza estendere la rivoluzione significava compromettere le stesse conquiste rivoluzionarie.
  2. Proprio per questa ragione Trockij era stato critico con Lenin riguardo alla Nep, che apriva al capitalismo e alla concentrazione del potere nelle mani del partito piuttosto che degli operai, ostacolando l'affermazione del socialismo. Egli riteneva che la Nuova politica economica, che puntava sullo sviluppo dell'agricoltura attraverso scelte che potessero favorire il sorgere di una "borghesia rurale", dovesse essere superata per procedere all'industrializzazione massiccia del paese secondo un programma socialista. Queste considerazioni avevano condotto Trockij a diventare il riferimento dell'opposizione di sinistra all'interno del partito.
  3. Stalin, invece, è convinto che sia possibile procedere verso il socialismo in un solo paese e che per farlo sia necessario accettare inizialmente la Nep e i compromessi che essa comporta.

Per far passare la sua linea politica, Stalin deve però isolare Trockij e può farlo solo se si allea con altri componenti dell'organo politico del partito: Stalin sta accumulando sempre più potere mentre i suoi oppositori sono sempre più deboli. Con Stalin c'è speranza che si verifichi un contagio rivoluzionario e in questo periodo il candidato più papabile per un tentativo rivoluzionario è la Cina.

Il fallimento della Rivoluzione comunista in Cina

Dopo la caduta dell'Impero nel 1912, con la proclamazione della Repubblica, la Cina si è frammentata in tanti potentati governati dai cosiddetti "signori della guerra", ricchi e potenti individui, in genere ex funzionari imperiali, che controllano determinate zone con l'ausilio di un seguito armato. L'alleanza tra comunisti e nazionalisti cinesi all'interno del Fronte unito risponde a una disposizione del Comintern. È proprio Stalin a dettare la strategia che diventa la linea d'azione della Terza Internazionale:

> in Europa e nei paesi sviluppati i comunisti devono essere assolutamente indipendenti da qualunque altro partito, perché fascisti, liberali e socialisti riformisti sono tutti egualmente al servizio della borghesia capitalista;

➔ nei paesi colonizzati e in via di sviluppo i comunisti devono stringere alleanze tattiche con i partiti che rappresentano le borghesie nazionali, con il fine comune di cacciare i colonizzatori e gli imperialisti occidentali.

Svanita la possibilità di una rivoluzione immediata in Europa, si sperava in questo modo di garantirsi alleati tra i paesi colonizzati o semi-coloniali. È questo il caso della Cina, dove gli interessi economici degli inglesi, ma anche di altri paesi europei, e soprattutto del Giappone, sono ancora forti.

  • È caratteristica un'alleanza con i nazionalisti guidati da Chiang Kai-shek, nazionalista che disprezza il comunismo. Stalin è convinto che sarebbe riuscito a portare la situazione a suo vantaggio e perciò, per il momento, mantiene l'alleanza.

La sconfitta dei comunisti cinesi e l'inizio della guerra civile

Accade l'esatto contrario di quanto aveva previsto Stalin: é Chiang Kai-shek a sbarazzarsi, per il momento, dei comunisti cinesi.

➔ Nel 1927 gli operai e i lavoratori portuali di Shanghai si impadroniscono della città, sottraendola al contrario del locale signore della guerra, in attesa che arrivi l'esercito dei Kuomintang. A Shanghai vi è però una grande concentrazione di compagnie commerciali europee e Chiang Kai-shek non può perdere l'appoggio internazionale, dando a vedere che la sua Rivoluzione nazionalista si sta trasformando in un'appendice del bolscevismo sovietico. Il leader dei Kuomintang fa così entrare in città le milizie dei signori della guerra e gli appartenenti alle triadi che hanno carta bianca per sbarazzarsi dei comunisti e dei loro simpatizzanti.➔ A Mosca Stalin stesso e in difficoltà: la sconfitta dei comunisti cinesi porta le opposizioni a contestare la linea politica voluta dal capo sovietico.

Il comunismo cinese è per il momento sconfitto e non si riprenderà più tra la classe operaia delle grandi città; modifichera profondamente la sua natura radicandosi nelle zone rurali della Cina profonda, dove un comunista sta riorganizzando il partito. Si chiama Mao Zedong e, dalle campagne, si mette alla guida dei comunisti nella guerra civile che è ormai in corso contro il Kuomintang.

La "lunga marcia" di Mao Zedong

I nazionalisti di Chiang Kai-shek proveranno a eliminare i comunisti cinesi con ben cinque campagne militari di annientamento tra 1930 e 1934. Con un' inattesa mossa strategica Mao Zedong romperà l'ultimo assedio e farà dirigere il suo esercito popolare verso nord in quella che passerà alla storia come la "lunga marcia" (un cammino faticosissimo durato oltre un anno e lungo quasi 12.000 chilometri).

  • Nonostante le numerose perdite rappresenterà un'occasione di propaganda per i comunisti cinesi. Gli ideali rivoluzionari faranno breccia nella popolazione di aree rurali ancora molto arretrate e in cui vigono rigide gerarchie sociali fondate sulla grande proprietà terriera: il futuro del comunismo in Cina non potrà fare a meno del sostegno delle masse contadine.

L'industrializzazione: i piani quinquennali

Stalin, intanto, ha l'assoluta necessità di nascondere i suoi insuccessi internazionali: pensa che sia meglio tornare a ribadire l'idea che la patria del socialismo è solo l'Urss, riportando l'attenzione su quanto accade in politica interna. Grazie all'alleanza con l'ala destra del partito Stalin è riuscito a far votare al Comitato centrale, nel 1925, l'espulsione di Trockij: ai vecchi bolscevichi succedono giovani ambiziosi cresciuti sotto l'ala protettiva di Stalin.

➔ Trotsky viene esiliato, si sposta momentaneamente in Kazakistan per poi essere espulso dall'unione sovietica. Inizia a girare l'europa e poi il Messico fino al 1940, quando in uno dei momenti peggiori dell'Unione sovietica, Stalin fa trovare Trotsky da un sicario che in un primo momento si mostra un sostenitore ma che in realtà tenta di ucciderlo. Trotsky si è difeso, è riuscito a disarmare il sicario ma il giorno dopo è morto.

Dopo aver cacciato Trotsky, dunque, Stalin può fare sue le proposte dell'avversario e decide, tra le altre cose, di porre fine alla NEP e partire con nuove opere di collettivizzazione e industrializzazione dell'URSS, sostenute precedentemente da Trotsky.

  • Ciò che Stalin propone sono dunque i piani quinquennali: piani economici programmati su cinque anni nei quali si ritrova una fortissima influenza dello statale. Lo stato che decide ciò che deve essere prodotto, gli obiettivi e programma tutta la produzione ad un unico fine: quello di rendere grande la Russia con l'obiettivo di mostrare al mondo che il comunismo funziona nonostante tutte le difficoltà.

Collettivizzazione

La Russia inizia ad avere la necessità di investire nell'industria e, per farlo, ritrova le risorse economiche nella tassazione del lavoro agricolo, sequestrando il cibo in più prodotto nelle fattorie.

  • Nell'inverno tra il 1927 e il 1928, per ragioni diverse, i contadini sovietici consegnano allo Stato quote di raccolto inferiori a quelle programmate. Per Stalin è l'occasione di trovare un nemico pubblico da additare: a causare la crisi sono stati Kulaki, contadini benestanti che avevano beneficiato della NEP. Si crea una sorta di odio collettivo per queste figure, talvolta punite ingiustamente, che iniziano a costituire un nemico comune contro cui combattere l'odio della popolazione. Questa è la manovra di Stalin: scagliare l'odio contro i Kulaki per difendersi.

Inizia così a perquisire le abitazioni di questi contadini, sequestrare i loro raccolti deportandoli in campi di lavoro chiamati Gulag in cui erano detenuti tutti gli oppositori politici. La differenza con i campi di concentramento era che nei Gulag l'obiettivo non era l'epurazione razziale, ma il punto in comune era l'opportunità per il governo di avere forza lavoro gratuito. Anche in questo caso le persone erano ignare delle crudeltà che stavano avvenendo in questi luoghi.

Le fattorie collettive

  • Fattorie collettive = realtà in cui le persone collaborano e le quote pattuite vengono consegnate allo stato.
  • Aziende statali = realtà in cui i contadini vengono remunerati a seconda della paga prevista appena sufficiente al loro sostentamento.

La condizione delle campagne peggiora in quanto la collettivizzazione forzata è qualcosa che mette in difficoltà. Avvengono così molte resistenze popolari e le persone che ne fanno parte vengono deportate e poi uccise.

Lo stacanovismo

Nel 1844, Karl Marx denunciava l'alienazione del lavoratore, condizione in cui l'individuo si espropria della propria essenza attraverso il lavoro salariato, diventando una mera appendice del processo produttivo. Marx sperava in un futuro in cui l'uomo fosse liberato da questa alienazione, con un lavoro che fosse espressione della sua creatività e realizzazione.

➢ Tuttavia, novant'anni dopo, sotto il regime di Stalin, questa visione fu completamente distorto causando un ribaltamento della prospettiva marxista sul lavoro: il governo sovietico abbandonò le idee originali di Marx, promuovendo modelli che esaltino il sacrificio lavorativo, come nel caso di Aleksej Stachanov (= stakanovismo) che riuscì a trovare metodi per cui facendo lavorare la sua squadra di minatori; riusciva ad estrarre quattro volte la quantità di carbone che riuscivano ad ottenere gli altri minatori. Questo esempio divenne simbolo di un nuovo culto del lavoro, fondato sull'emulazione socialista, che incoraggiava il lavoro estenuante, anche gratuito, per il progresso del socialismo.

L'idea di "eroi del lavoro" si diffuse, premiando chi si sacrificava al massimo per la collettività, trasformando il lavoro in una continua sfida competitiva, in aperto contrasto con l'auspicio di Marx di liberare l'uomo da un sistema di sfruttamento.

Operaie ribelli

Vi sono tentativi di opposizione alla torsione incredibile che i principi di giustizia sociale: nelle fabbriche i lavoratori mostrano insofferenza verso un sistema che ha trasformato i sindacati in organi di pianificazione al servizio dello Stato, ha portato a 60 le ore di lavoro settimanale e ha introdotto il razionamento dei viveri. Gli agenti della Gpu (agenti segreti) intanto osservano e annotano meticolosamente le manifestazioni di inquietudine.

  • Non avevo da mangiare, da bere e da vestire: lavoravano e basta. .
  • Il costo dell'industrializzazione lo stanno pagando soprattutto le lavoratrici, per le quali sono previste razioni alimentari inferiori rispetto a quelle già scarse degli operai maschi (15000 lavoratrici si scontrano con la polizia, alla fine riescono ad ottenere il pari razionamento).
  • Tutto era basato sulla menzogna: si ha un rimpianto dello zarismo in quanto quanto avevano tutto ciò di cui avevano bisogno. Ora invece rubavano ai contadini, distruggono chiese e mettevano persone in prigione.
  • · Viene promosso l'ateismo, ci sono pubbliche derisioni della fede, la chiesa era un nemico da eliminare senza pietà, i preti venivano messi nei Gulag (persecuzione), non si può essere liberamente credenti.

I Gulag e i "dannati del regime"

Nei Gulag vi è il lavoro forzato di milioni di individui che costituiscono l'universo concentrazionario del regime. I campi di detenzione per gli oppositori svolgevano una funzione essenzialmente punitiva, sono trasformati in efficienti cellule di produzione economica.

  • Si tratta di un sistema ramificato, fatto di campi principali e campi secondari, situati nelle aree più impervie dell'Urss, come le regioni dell'estremo nord, a ridosso del Circolo polare artico, o quelle della Siberia o dell'Asia centrale. Questo insieme di "isole" di terrore e sofferenza sarà in seguito definito " Arcipelago Gulag".
  • Il popolo dei Gulag è costituito da tutti gli indesiderabili, cioè quelle categorie di «nemici oggettivi», che a ondate diventano il capro espiatorio contro cui accanirsi : «il regime divorava ogni semestre una nuova categoria di vittime. Finiti i trockisti, ci si era attaccati ai kulaki; poi ai tecnici; poi agli ex borghesi, commercianti e ufficiali; poi ai preti e ai credenti; poi all'opposizione di destra ... ».

Questi "dannati dal regime", data la necessità di manodopera , sono convertiti a forza in costruttori del socialismo: costruiscono città, fabbriche, ferrovie, canali in regioni inospitali.

Il successo dei piani quinquennali

Anche grazie al lavoro forzato i piani quinquennali sono portati a compimento: il primo va dal 1928 al 1932, il secondo va dal 1933 al 1937.

  • L'Unione Sovietica si distingue per la capacità di incrementare le proprie forze produttive. Intere province sono trasformate in distretti minerari o in aree di estrazione petrolifera e sorgono gigantesche centrali elettriche.

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