Riassunto del libro "Persone con Disabilità e Costituzione" dell'Università Roma Tre

Documento dall'Università degli Studi Roma Tre su "Riassunto del libro Persone con Disabilità e Costituzione". Il Pdf, di Diritto e livello universitario, esplora i principi costituzionali e le strategie europee per l'inclusione sociale, analizzando l'evoluzione delle definizioni di disabilità e il ruolo della giurisprudenza.

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Riassunto del libro " persone con
Disabilità e Costituzione"
Diritto
Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3)
20 pag.
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PERSONE CON DISABILITA’ E COSTITUZIONE
CAPITOLO 1
Le moderne democrazie pluralistiche sono volte a realizzare una sintesi tra eguaglianza e libertà,
che vengono così a svolgere una funzione complementare, come testimonia la forma di stato
tratteggiata dalla Costituzione Italiana, nel cui ambito l’impianto dei diritti costituzionali passa
attraverso il filtro dell’eguaglianza, in quanto poggia sui principi personalista, pluralista e
soprattutto solidarista espressi nell’art 2, nonché sull’innovativo principio dell’eguaglianza
sostanziale accolto dal 2 comma dell’art 3, nel cui sintagma sono compendiati quei principi- valori
della pari dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana, che rappresentano un risultato
sul piano giuridico del riconoscimento e della garanzia dei diritti, su un presupposto : quello della
pari dignità sociale. Ecco allora che anche il riconoscimento e la garanzia dei diritti dei disabili trova
un saldo fondamento proprio in quel parametro espansivo offerto dalla Costituzione e
rappresentato dalla pienezza dello sviluppo della persona. E’ in questa prospettiva che i principi-
valori della pari dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana manifestano la loro
esplicazione-realizzazione nel senso di porre il problema della esclusione sociale di molti individui
come negazione in fatto di tutti i diritti loro riconosciuti. Ad assumere una posizione di rilievo è
quel principio di DIGNITA’ UMANA che si può dire consista nel rendere doveroso che tutti gli
uomini siano trattati come è ritenuto doveroso che sia trattato l’uomo in quanto tale.
La dignità è inoltre collegata con i cardini sui quali viene edificato il Welfare state, del quale diviene
uno dei motori principali, come confermato anche dalla giurisprudenza costituzionale, che a più
riprese ha riconosciuto la dignità della persona come valore fondamentale tutelato nel quadro di
quel principio solidaristico che costituisce uno dei principi fondativi del patto costituzionale. In tale
ottica è evidente la stretta connessione tra il principio di dignità umana e i soggetti deboli, dal
momento che un tale principio trova la sua ragion d’essere proprio nelle esigenze di tutela di quei
soggetti.
I problemi di carattere definitorio della nozione di disabilità si devono anche all’evoluzione delle
denominazioni in uso nel linguaggio corrente che inizialmente hanno fatto riferimento al deficit da
cui la persona è colpita, assumendolo a caratteristica identificante la stessa in via esclusiva ( sordo,
cieco) per passare poi ad una qualificazione più generale ed unitaria fondata sulla situazione di
svantaggio che colpisce la persona ( handicappato). Al fine di pervenire ad un’appagante
definizione che meglio identifichi le persone con disabilità, si può muovere partendo dalle
definizioni contenute nel primo sistema di Classificazione internazionale delle menomazioni, delle
disabilità e degli handicap ( sigla ICIDH) pubblicato nel 1980 dall’Organizzazione mondiale della
sanità la cui catena sequenziale traeva origine da una malattia che lascia una menomazione la quale
comporta una disabilità che si traduce infine in un handicap, ossia la condizione di svantaggio
conseguente ad una menomazione o ad una disabili che in un soggetto limita o impedisce il
compimento di una funzione che è ritenuta normale per tale soggetto in relazione all’età, sesso e
fattori sociali. In altre parole la DISABILITA’ è l’oggettivizzazione della menomazione, mentre
l’handicap rappresenta la socializzazione di una disabilità ed in quanto tale riflette le conseguenze
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Riassunto del libro "Persone con Disabilità e Costituzione"

Diritto Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3) 20 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-persone-con-disabilita-e-costituzione/7701940/ Downloaded by: vincenzo-meli-1 (meliv5511@gmail.com)PERSONE CON DISABILITA' E COSTITUZIONE

CAPITOLO 1

Le moderne democrazie pluralistiche sono volte a realizzare una sintesi tra eguaglianza e libertà, che vengono così a svolgere una funzione complementare, come testimonia la forma di stato tratteggiata dalla Costituzione Italiana, nel cui ambito l'impianto dei diritti costituzionali passa attraverso il filtro dell'eguaglianza, in quanto poggia sui principi personalista, pluralista e soprattutto solidarista espressi nell'art 2, nonché sull'innovativo principio dell'eguaglianza sostanziale accolto dal 2 comma dell'art 3, nel cui sintagma sono compendiati quei principi- valori della pari dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana, che rappresentano un risultato sul piano giuridico del riconoscimento e della garanzia dei diritti, su un presupposto : quello della pari dignità sociale. Ecco allora che anche il riconoscimento e la garanzia dei diritti dei disabili trova un saldo fondamento proprio in quel parametro espansivo offerto dalla Costituzione e rappresentato dalla pienezza dello sviluppo della persona. E' in questa prospettiva che i principi- valori della pari dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana manifestano la loro esplicazione-realizzazione nel senso di porre il problema della esclusione sociale di molti individui come negazione in fatto di tutti i diritti loro riconosciuti. Ad assumere una posizione di rilievo è quel principio di DIGNITA' UMANA che si può dire consista nel rendere doveroso che tutti gli uomini siano trattati come è ritenuto doveroso che sia trattato l'uomo in quanto tale. La dignità è inoltre collegata con i cardini sui quali viene edificato il Welfare state, del quale diviene uno dei motori principali, come confermato anche dalla giurisprudenza costituzionale, che a più riprese ha riconosciuto la dignità della persona come valore fondamentale tutelato nel quadro di quel principio solidaristico che costituisce uno dei principi fondativi del patto costituzionale. In tale ottica è evidente la stretta connessione tra il principio di dignità umana e i soggetti deboli, dal momento che un tale principio trova la sua ragion d'essere proprio nelle esigenze di tutela di quei soggetti.

I problemi di carattere definitorio della nozione di disabilità si devono anche all'evoluzione delle denominazioni in uso nel linguaggio corrente che inizialmente hanno fatto riferimento al deficit da cui la persona è colpita, assumendolo a caratteristica identificante la stessa in via esclusiva ( sordo, cieco) per passare poi ad una qualificazione più generale ed unitaria fondata sulla situazione di svantaggio che colpisce la persona ( handicappato). Al fine di pervenire ad un'appagante definizione che meglio identifichi le persone con disabilità, si può muovere partendo dalle definizioni contenute nel primo sistema di " Classificazione internazionale delle menomazioni, delle disabilità e degli handicap ( sigla ICIDH) pubblicato nel 1980 dall'Organizzazione mondiale della sanità la cui catena sequenziale traeva origine da una malattia che lascia una menomazione la quale comporta una disabilità che si traduce infine in un handicap, ossia la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o ad una disabilità che in un soggetto limita o impedisce il compimento di una funzione che è ritenuta normale per tale soggetto in relazione all'età, sesso e fattori sociali. In altre parole la DISABILITA' è l'oggettivizzazione della menomazione, mentre l'handicap rappresenta la socializzazione di una disabilità ed in quanto tale riflette le conseguenze 1 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-persone-con-disabilita-e-costituzione/7701940/ Downloaded by: vincenzo-meli-1 (meliv5511@gmail.com)culturali, sociali, economiche e ambientali dell'individuo che ne derivano, ponendolo in posizione di svantaggio nei confronti dei suoi simili considerati sulla base delle convenzioni sociali. L'importanza della definizione proposta dall'OMS andava rinvenuta nel riconoscimento del fatto che l'handicap rappresenta l'aspetto sociale della menomazione o della disabilità, ovvero un fenomeno sociale e culturale che trae origine da fattori ambientali e sociali ed è il risultato dell'impatto fra disabilità e società. Tuttavia le critiche mosse a tale modello di disabilità definito consequenziale hanno condotto nel 2001 l'OMS all'adozione di un nuovo sistema classificatorio della salute e degli stati di salute ad essa correlati " CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE DEL FUNZIONAMENTO DELLA DISABILITA' E DELLA SALUTE" ( sigla ICF) che rappresenta una rivoluzione nell'approccio alla disabilità, come dimostrano i tre principi posti alla base dell'icf : universalismo, approccio integrato, modello interattivo e multidimensionale della disabilità. All'esito di questo processo il termine handicap, all'esito di questo processo, viene bandito e sostituito con quello di " persona che sperimenta difficoltà nella vita sociale" spostando l'accento dalla causa all'impatto ed intervenendo sul contesto sociale. Ciò significa ripartire dalla centralità della persona umana rivalutando la disabilità non tanto come una mancanza quanto come una dimensione della diversità umana, nella consapevolezza che il cuore del problema non sta nella condizione della disabilità in quanto tale ma nei contesti culturali in cui essa emerge, e quindi la soluzione ai problemi dei disabili non è tanto fondata sull'assistenza medica, ma sulla rimozione degli ostacoli che impediscono al disabile una piena partecipazione alla vita sociale. Con il nuovo sistema classificatorio adottato dall'OMS per la prima volta si introduce un approccio integrato al problema che risulta condizionato dal contesto ambientale. Proprio questa considerazione degli aspetti contestuali della persona consente la correlazione tra stato di salute e ambientale che è all'origine della nuova definizione di disabilità formulata dall'OMS intesa oggi come una condizione di salute in un ambiente sfavorevole, condizione che ognuno può sperimentare durante la propria vita dal momento che ogni persona in qualunque momento della sua vita può trovarsi in condizioni di salute che in un ambiente sfavorevole diventano disabilità. Occorre segnalare la legge 30 marzo 1971 n.118 che faceva riferimento all' invalidità come al diritto di percepire un beneficio economico in conseguenza di un danno biologico, indipendentemente da qualsiasi valutazione complessiva sull'autosufficienza del soggetto disabile, la quale costituisce invece un elemento centrale della legge 5 febbraio 1992 n.104 in cui la disabilità esprime l'incapacità del soggetto di espletare autonomamente le attività fondamentali della vita quotidiana. Pertanto è evidente come all'importante sforzo definitorio e classificatorio a livello internazionale si accompagni anche in Italia un processo di evoluzione normativa che prima si muove in coerenza con la prima classificazione dell'OMS a cui appare riconducibile la definizione all'art 3 della legge 104 del 1992 " legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate secondo cui " E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica psichica o sensoriale che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. La prospettiva muta allineandosi alla nuova classificazione ICFR adottata nel 2001 dall'OMS, con l'entrata in vigore delle nuove "norme per il diritto al lavoro dei disabili" di cui alla legge 12 marzo 2 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-persone-con-disabilita-e-costituzione/7701940/ Downloaded by: vincenzo-meli-1 (meliv5511@gmail.com)1999 n. 68 che ha sostituito la disciplina delle assunzioni obbligatorie ( L. 2 aprile 1968 n.482) espressione di una cultura dell'handicap ispirata a mero assistenzialismo che introduceva un sistema burocratico di carattere impositivo la cui unica preoccupazione era soltanto quella di imporre alle aziende l'obbligo di assunzione del lavoratore disabile avviato a prescindere dalle sue residue capacità lavorative. Con l'avvento della legge n. 68 del 1999 sul diritto al lavoro dei disabili è la stessa denominazione come disabili è la stessa denominazione come disabili dei soggetti protetti l'elemento più evidente di un approccio al fenomeno in totale discontinuità rispetto al passato. Il termine adoperato "disabile" a differenza di inabile è evocativo non di una "non abilità" ma di una capacità residua che non viene negata ma riconosciuta come esistente e meritevole di valorizzazione e di impiego nell'organizzazione del lavoro. Al fine di tutelare l'interesse sociale alla promozione dell'inserimento dell'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, il legislatore supera la logica di tipo compensativo per attribuire al disabile quel lavoro confacente che costituisce mezzo di realizzazione della garanzia di promozione sociale. E' evidente che l'approvazione della legge istitutiva dell'amministratore di sostegno rappresenta un momento importante di un processo diretto a salvaguardare la dignità di tutti quei soggetti disabili che sono privi, in tutto o in parte, dell'autonomia nel compimento degli atti quotidiani della vita.

INCLUSIONE SOCIALE DELLE PERSONE CON DISABILITA'

L'evoluzione normativa a tutela della disabilità si inserisce a pieno titolo in quel più ampio processo culturale in atto, ma prima ancora a livello internazionale su sollecitazione proprio dell'OMS, volto ad assegnare al binomio cittadino disabile- servizi alla persona una centralità tale da conferire un rinnovato slancio alle politiche sociali a sostegno delle persone disabili. Verso la fine degli anni Sessanta si assiste anche in Italia all'avvio di quel processo di inserimento delle persone disabili essenzialmente nella scuola ma non solo, grazie al progressivo superamento della logica dell'istituzione totale a partire dallo smantellamento anche fisico di spazi e luoghi che ha consentito ai disabili di fuoriuscire da quello stato di emarginazione in cui erano stato sino ad allora relegati in ragione della loro diversità. Tuttavia il superamento del processo di inserimento si ha soltanto agli inizi degli anni Settanta, allorchè si inizia a parlare non più di inserimento ma di integrazione delle persone con disabilità, il che comportava l'abbandono delle classi speciali e l'adeguamento nelle classi normali in modo che gli alunni disabili riuscissero a superare l'handicap con la coeducazione con i compagni non disabili. Tutto questo non è avvenuto, dal momento che il concetto stesso di integrazione evoca l'idea di un soggetto in situazione di debolezza che cerca di inserirsi in un ambiente adattandosi ad esso. In altre parole, l'integrazione è inizialmente avvenuta a senso unico, facendo adattare gli esclusi nel sistema senza ottenere la modifica del sistema stesso. Ecco perché oggi si preferisce far riferimento al concetto di inclusione sociale delle persone disabili, la quale si persegue soltanto modificando l'ambiente e il contesto sociale in cui il soggetto vive. L'inclusione è proprio quella pratica relazionale che riconosce e rispetta il diritto ad essere se stessi e il diritto ad esprimere la propria diversità in ogni contesto, nella consapevolezza che l'inclusione riguarda tutti 3 Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-persone-con-disabilita-e-costituzione/7701940/ Downloaded by: vincenzo-meli-1 (meliv5511@gmail.com)

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