RELAZIONE EDUCATIVA
I modi della cura educativa
Nascere è essere chiamati alla cura della vita; cosa essenziale per la vita umana. Tutti gli esseri umani
hanno necessità di ricevere cura, poiché da soli non si è in grado di soddisfare tutte le esigenze della vita. La
cura è la fabbrica dell'essere. Noi siamo i gesti di cura ricevuti, mancati e diventiamo quello che siamo in
relazione a ciò di cui abbiamo cura.
Heidegger > la cura come "occuparsi e preoccuparsi di " e come "premura e devozione". La prima è
l'irrevocabilità del compito dell'essere umano di doversi sempre preoccupare di qualcosa conseguente al
fatto che l'esserci è sempre esposto al nulla. La seconda riguarda il dare compimento al proprio divenire
possibile.
Ma la domanda è: " IN COSA CONSISTE UNA GIUSTA CURA?"
È quella che risponde ai bisogni vitali; procura e protegge; coltiva e conserva. È quella che si assume la
responsabilità di ogni unità e dell'insieme.
Poiché la giusta cura è una pratica è importante definirne i modi di essere:
- Ricettività: essere capaci di cura significa essere capaci di passività, quella che consiste nel lasciare
che l'altro ti interpelli a partire da sé. Consente di fare spazio all'altro, e il primo passo per farlo è
mostrare attenzione sensibile per il suo esserci. La ricettività si esprime nella capacità di attenzione
e ascolto ( aiuta ad elaborare la propria esperienza).
Mayeroff > conoscenza dell'altro come componente fondamentale della cura. Questo è un lavoro
mai terminato, poiché l'essere e l'esserci di una persona e in costante cambiamento.
Serve perciò quella che Nussbaum definisce "attenzione morale" (sensibile), attenta a ogni più
piccolo particolare, possibile se si sa mettere da parte il proprio sé e lasciare spazio all'altro.
- Responsività: significa rispondere in modo adeguato e pronto agli appelli dell'altro. Si manifesta
quando si agisce prontamente per mettere in atto tutte le condizioni necessarie al suo benessere e
alla fioritura del suo essere, sentire la cosa come necessaria.
Heidegger > cura = diligio; attenzione incondizionata del bene dell'altro. La definisce come cura
"autentica".
L'educatore che sa avere giusta cura è quello che non si sostituisce mai all'altro e sollecita a
pensare che cosa significa aver cura di sé. Dà all'altro il tempo di essere (saper attendere).
- Impegno cognitivo: la pratica di cura è azione complessa perché richiede un pensare continuo. Il
pensare della cura è un pensare sensibile, attento all'essere dell'altro, che si tiene concentrato sulla
situazione vissuta da quella persona in quell'istante. L'impegno cognitivo richiesto dalla pratica
della cura non richiede solo il pensare a ciò che accade, ma anche il riflettere sull'agire in modo da
poterlo migliorare.
- Presenzialità affettiva: la tonalità emotiva definisce la qualità del nostro esserci. Si può dire che si è
capaci di attivare una buona azione educativa quando si sa nutrire la relazione di cura di sentimenti
sani, vitali:
- Fiducia: sentimento che tiene l'anima aperta alla vita. svolge una funzione liberante perché
evita che si creino situazioni di "morbida dipendenza" in chi ha cura.
- Saper accettare: sentirsi accettati dà sicurezza e la sicurezza è un bisogno essenziale.
- Sentimento vitale: fa della vita un tempo vivo. Fa trovare a chi ha cura soluzioni inedite alla
problematica dell'esperienza di cura; spinge alla ricerca di nuove forme di esistenza.
- Tenerezza: capacità di andare incontro all'altro sapendo ammorbidire le nostre durezze
cognitive e rigidità emotive. È il sentimento essenziale per la costruzione di spazi relazionali
capaci di accogliere l'altro nella sua alterità
- Empatia: capacità di sentire la realtà dell'altro. Quando si è capaci di empatia accade che
l'esperienza di altri, quindi ciò che non abbiamo vissuto e che non vivremo mai, diventi
elemento della nostra esperienza. Qui entra in gioco l'ascolto partecipe
- Competenza tecnica: non si può attuare la pratica della cura senza esplicare una competenza di
tipo tecnico. Si parlava di PHILOTECNICA; la passione per la competenza tecnica è condizione
essenziale a un buon esercizio della cura, che però non deve sovradeterminare il ruolo delle
tecniche nella concezione della "giusta cura".
Ogni relazione di cura richiede le sue specifiche tecniche.
Presentati i modi di cura, si tratta di capire cosa fare per realizzare queste condizioni.
È necessario ricordare che il primo strumento dell'azione di cura siamo noi stessi, perché molta parte del
divenire dell'altro lo diviene per contatto con il nostro divenire.
Per riuscire a trovare delle indicazioni a una teoria della formazione coerente con il paradigma della cura è
tornare in quel pensiero dell'antichità dove il concetto della cura è maturato in senso di "pratiche spirituali"
Categorizzazione delle possibili pratiche spirituali
- Tecniche di concentrazione della mente > tenere la mente concentrata sulle questioni
considerevoli da pensare
- Tecniche di alleggerimento > togliere via dalla mente ciò che ingombra, ciò che non è
essenziale
- Tecniche di sottrazione > trovare il tempo del pensare quiete
- Tecniche di distensione > esercitarsi e depotenziare la forza perturbante di certi pensieri,
quelli che mettono a soqquadro l'anima impedendo di viver serenamente
- Tecniche di rammemorazione > portare alla presenza della coscienza vissuti passati per
comprenderli
Per dare corpo a questi principi vengono descritte le posture cognitive da coltivare:
- PRESTARE ATTENZIONE. Per conoscere se stessi e trasformarsi è necessario avere presente i propri
vissuti. Significa sapersi concentrare sul presente, e ciò implica un effetto etico (perché tenere lo
sguardo su ciò che ci accade nel mentre del suo accadere libera sia nel rimanere vincolati al passato
sia da inutili fughe nel futuro); e epistemologico (perché l'attenzione sul presente fluire della mente
è la condizione per acquisire una conoscenza profonda dei suoi dinamismi).
- FARE SILENZIO INTERIORE. La quiete dell'anima è uno stato di riposo che consente alla mente di
esprimere il massimo di vitalità.
Stein > "diventare un vaso vuoto". Il vuoto non va inteso come eliminare dalla mente ogni suo
contenuto, ma tacitare tutto ciò che è inessenziale e produce solo inutile rumore.
- CONCEDERSI TEMPO. La direzione essenziale del processo di autoformazione consiste nel cercare
quel sapere dell'esistere che aiuta a dare senso al proprio esserci, ad abitare con sensatezza il
mondo con gli altri. (tutto ciò chiede tempo). Non si può allora non avvertire la necessità di
garantirsi il "sabato dell'anima" > momento del riposo in cui la mente svolge un'altra attività,
quella che si sottrae dall'indaffaratezza e si sottomette al principio della ricerca di senso.
- TOGLIERE VIA. Il dare forma buona alla propria vita si attualizza attraverso azioni non solo
costruttive, ma anche decostruttive. Due infatti sono le differenti tipologie di azioni spirituali:
cercare orizzonti che aiutino a vedere il cammino dell'esistere e togliere via ciò che non aiuta a
trovare la strada. Ciò che comporta il togliere è la "PURIFICAZIONE INTERIORE". Il togliere inteso
come un agire su di se per ridurre il carico di una certa immaginazione che impedisce di stare nel
reale e di tenere l'attenzione concentrata su ciò che accade veramente.
- CERCARE L'ESSENZIALE. Alleggerire la mente di quanto la appesantisce è pratica spirituale da
intendere non solo nel senso di raschiare via contenuti inessenziali, ma anche di prendere le
distanze dal pensare comune che ci tengono vincolati a un sapere non vivo.
- COLTIVARE L'ENERGIA VITALE. L'autocomprensione è quel comportamento nel quale si osserva ciò
che accade in sé. L'impegni implica la disponibilità di un'adeguata energia vitale, un'energia
positiva che indica il grado di benessere interiore. Senza energia vitale il pensare e il sentire sono
capaci solo di un tendere debole, quello che non ha l'energia necessaria per aprire l'esperienza
all'ulteriore. Ad esercitare una forza in questo ambito sono gli atti affettivi.
- SCRIVERE IL PENSARE. Per intensificare la forza delle pratiche spirituali è utile accompagnare il
lavoro interiore con la scrittura, perché consente di avere disponibili allo sguardo le linee di
orientamento essenziali, condizione necessaria per farle diventare elemento strutturale della vita
della mente. SCRITTURA = ESERCIZIO SPIRITUALE.
La dimensione del sostegno in educazione
Il sostegno è indispensabile in tutti quei contesti e quelle situazioni in cui esistono rischi di crollo, di caduta,
di deviazione e in cui sono richieste forze aggiuntive e integrative a sostenere uno sforzo o a mantenere
una struttura fragile. Sono azioni o interventi che vanno appunto a sostenere un singolo appartenente ad
una specifica categoria.
La logica del sostegno è quindi una logica che poco ha a che fare con una progettualità educativa e con
un'ideazione pedagogica; non ci si muove, infatti, nella direzione della crescita, ma si insiste, invece, a
saturare ogni possibile margine di disorientamento/fallimento.
Nel contesto educativo l'idea è che gli alunni a cui vengono indirizzate le azioni di sostegno, in assenza di
esse, non sarebbero in condizione di rispondere alle richieste scolastiche. Ciò significa che in assenza degli
insegnanti di sostegno questi alunni non trarrebbero nessun vantaggio della partecipazione alle attività
scolastiche. Questa idea intercetta da un lato una rappresentazione della disabilità come inadeguata e
fragile, dall'altro le ansia di genitori e famiglie.
Questa visione si iscrive all'interno di un paradigma di tipo integrativo che Oliver ha analizzato, sostenendo
che esistono due modi di intendere l'integrazione delle persone in condizione di disabilità nei contesti
educativi e sociali. Questo paradigma è sostanzialmente statico e non prevede nessun processo di crescita e
nessun mutamento, sia da parte dell'istituzione scolastica che dell'alunno stesso.
A partire dalla metà degli anni Novanta il paradigma del sostegno è stato messo profondamente in
discussione. È stata progressivamente sganciata da un pattern relazionale duale ed estesa all'interno del
sistema classe nella sua interezza; il che ha evocato una serie di trasformazioni che non si sono tuttavia
pienamente realizzate
Booth e Ainscow elaborano un Index dedicato a rilevare i livelli di inclusività delle istituzioni scolastiche in
cui, la dimensione del sostegno è del tutto assente. Gli autori, infatti, si muovono in una logica capovolta:
invece che mettere in primo piano azioni e interventi di sostegno a chi ne necessita, si mettono in luce
azioni e interventi orientati alla rimozione di ostacoli all'apprendimento e alla partecipazione.