Gruppo e relazione d'aiuto: dinamiche e formazione dei gruppi in Psicologia

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su Gruppo e relazione d'aiuto. Il Pdf, un insieme di appunti di Psicologia a livello universitario, esplora la natura dei gruppi, la loro formazione e le dinamiche relazionali, analizzando i principi generali e le concettualizzazioni di Lewin, Sherif e Tajfel.

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Gruppo e relazione d'aiuto
Metodi e tecniche di conduzione dei gruppi (Università Cattolica del Sacro Cuore)
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Gruppo e relazione d'aiuto
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Gruppo e relazione d’aiuto Del Rio, Luppi
1 - LA NATURA DEL GRUPPO
ELEMENTI PER UNA DEFINIZIONE DI “GRUPPO”
Olmsted (1959) da quanto osservato nell’esperimento di Hawtorne ne ha tratto dei “principi generali dell’organizzazione
dei gruppi primari”
Il continuo contatto reciproco produce modi di pensare e di fare, linguaggi e comportamenti condivisi che
portano a distinguere “noi” dagli “altri”.
Esistenza di un potente codice di gruppo capace di indurre la “lealtà di gruppo”.
Presenza di una variabilità nel modo di ciascuno di essere nel gruppo, si forma una struttura di ruoli (uno è il
pagliaccio, l’altro il dirigente, ecc).
Concettualizzazioni fondanti i modelli di Lewin, Sherif e Tajfel:
Þ Lewin: esistenza di gruppo come realtà di livello superiore a quello delle parti che lo compongono, con
caratteristiche proprie e una dinamica che deriva dallinterdipendenza delle sue parti costituenti.
Þ Sherif: dalla sua visione “architetturaledel gruppo emerge l’idea che esso risulta definibile come tale in base
alla presenza (riconoscibilità) di una struttura, ossia una gerarchia che individua le posizioni reciproche dei
membri e di un sistema di norme e valori che ne regola i comportamenti.
Þ Tajfel: un gruppo si costituisce ed agisce i suoi comportamenti sulla base di un processo di auto-
categorizzazione; quindi su un sentimento di appartenenza frutto di un’ attività cognitiva (io so di appartenere
al gruppo), valutativa (giudico positivamente o meno tale appartenenza) ed emozionale (conoscenza e giudizio
sono connotati affettivamente da sentimenti di segno diverso)
De Grada prova ad affrontare il problema della differenziazione del gruppo rispetto ad altri costrutti sociali e individua
una serie di caratteristiche-dimensioni criteriali o criteri di gruppalità, che con il loro grado di presenza/concomitanza
segnalano un gruppo tanto più vero e tanto più e meglio differenziabile da un non-gruppo quanto più esse risultano co-
presenti in grado elevato. Nei primi cinque criteri prevalgono processi di natura psicologica, negli ultimi tre processi di
natura sociologica, benchè entrambe le dimensioni sono ultimamente inscindibili:
La presenza di interazioni frequenti
L’esistenza di uno scopo comune in regime di interdipendenza
La presenza (o il prodursi) di bisogni comuni e pertanto un comune sentire rispetto alle motivazioni dei
partecipanti
La presenza di “una chiara consapevolezza di e degli altri componenti, nelle reciproche relazioni, come parti
di un tutto”
La percezione del gruppo, in ciascun componente, come “strumento” utile per la soddisfazione dei bisogni
Una struttura organizzativa orizzontale con presenza di compiti e ruoli
Una struttura gerarchica verticale con presenza di status differenziati
Un sistema valoriale/ideologico/normativo che regola le transazioni fra ruoli e status e ruoli
A conclusione della sua analisi, l’autore riporta a mo’ di sintesi le dieci caratteristiche indicate precedentemente da
Cartwright e Zander (1968), secondo le quali un gruppo è tanto più individuabile come tale, quanto più numerose e
intense esse appaiono nella situazione osservata.
1. Persone che interagiscono frequentemente fra loro
2. Persone che si definiscono come membri di uno stesso gruppo
3. Persone definite dagli altri come membri di uno stesso gruppo
4. Persone che condividono norme sugli argomenti di interesse comune
5. Persone unite da un sistema di ruoli interconnessi
6. Persone che si identificazione reciprocamente a seguito dell’assunzione di modelli e ideali simili.
7. Persone che trovano lo stesso contesto interattivo gratificante
8. Persone che perseguono scopi comuni
9. Persone che hanno una comune percezione della loro identità
10. Persone che tendono a porsi e ad agire in modo unitario nei riguardi dell’ambiente che le circonda
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Gruppo e relazione d'aiuto

Metodi e tecniche di conduzione dei gruppi (Università Cattolica del Sacro Cuore)

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La natura del gruppo

Elementi per una definizione di "gruppo"

Olmsted (1959) da quanto osservato nell'esperimento di Hawtorne ne ha tratto dei "principi generali dell'organizzazione dei gruppi primari”

  • Il continuo contatto reciproco produce modi di pensare e di fare, linguaggi e comportamenti condivisi che portano a distinguere "noi" dagli "altri".
  • Esistenza di un potente codice di gruppo capace di indurre la "lealtà di gruppo".
  • Presenza di una variabilità nel modo di ciascuno di essere nel gruppo, si forma una struttura di ruoli (uno è il pagliaccio, l'altro il dirigente, ecc).

Concettualizzazioni fondanti i modelli di Lewin, Sherif e Tajfel: => Lewin: esistenza di gruppo come realtà di livello superiore a quello delle parti che lo compongono, con caratteristiche proprie e una dinamica che deriva dall'interdipendenza delle sue parti costituenti. => Sherif: dalla sua visione "architetturale" del gruppo emerge l'idea che esso risulta definibile come tale in base alla presenza (riconoscibilità) di una struttura, ossia una gerarchia che individua le posizioni reciproche dei membri e di un sistema di norme e valori che ne regola i comportamenti. => Tajfel: un gruppo si costituisce ed agisce i suoi comportamenti sulla base di un "processo di auto- categorizzazione" ; quindi su un sentimento di appartenenza frutto di un' attività cognitiva (io so di appartenere al gruppo), valutativa (giudico positivamente o meno tale appartenenza) ed emozionale (conoscenza e giudizio sono connotati affettivamente da sentimenti di segno diverso) De Grada prova ad affrontare il problema della differenziazione del gruppo rispetto ad altri costrutti sociali e individua una serie di caratteristiche-dimensioni criteriali o criteri di gruppalità, che con il loro grado di presenza/concomitanza segnalano un gruppo tanto più vero e tanto più e meglio differenziabile da un non-gruppo quanto più esse risultano co- presenti in grado elevato. Nei primi cinque criteri prevalgono processi di natura psicologica, negli ultimi tre processi di natura sociologica, benchè entrambe le dimensioni sono ultimamente inscindibili:

  • La presenza di interazioni frequenti
  • L'esistenza di uno scopo comune in regime di interdipendenza
  • La presenza (o il prodursi) di bisogni comuni e pertanto un comune sentire rispetto alle motivazioni dei partecipanti
  • La presenza di "una chiara consapevolezza di sé e degli altri componenti, nelle reciproche relazioni, come parti di un tutto'
  • La percezione del gruppo, in ciascun componente, come "strumento" utile per la soddisfazione dei bisogni
  • Una struttura organizzativa orizzontale con presenza di compiti e ruoli
  • Una struttura gerarchica verticale con presenza di status differenziati
  • Un sistema valoriale/ideologico/normativo che regola le transazioni fra ruoli e status e ruoli

A conclusione della sua analisi, l'autore riporta a mo' di sintesi le dieci caratteristiche indicate precedentemente da Cartwright e Zander (1968), secondo le quali un gruppo è tanto più individuabile come tale, quanto più numerose e intense esse appaiono nella situazione osservata.

  1. Persone che interagiscono frequentemente fra loro
  2. Persone che si definiscono come membri di uno stesso gruppo
  3. Persone definite dagli altri come membri di uno stesso gruppo
  4. Persone che condividono norme sugli argomenti di interesse comune
  5. Persone unite da un sistema di ruoli interconnessi
  6. Persone che si identificazione reciprocamente a seguito dell'assunzione di modelli e ideali simili.
  7. Persone che trovano lo stesso contesto interattivo gratificante
  8. Persone che perseguono scopi comuni
  9. Persone che hanno una comune percezione della loro identità
  10. Persone che tendono a porsi e ad agire in modo unitario nei riguardi dell'ambiente che le circonda

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Classificare i gruppi

Lucia Venini (1998) indica la discriminante che caratterizza il gruppo faccia-a-faccia (piccolo/ristretto): L'esistenza di un rapporto di interazione, quindi la possibilità di tutti i membri, di entrare in contato diretto di esercitare azioni reciproche e scambievoli, nonché di essere psicologicamente presenti gli uni agli altri (non in situazioni interpersonali), ma in situazioni di gruppo, come facenti parte di un "evento" che si colloca in una sua specifica dimensione che è per l'appunto la dimensione di gruppo. In base al criterio della numerosità, De Grada (1999) afferma che mentre nell'area dei gruppi estesi (realtà che vanno dalle società globali alle organizzazioni sociali) prevale una gruppalità di tipo sociologico, nei piccoli gruppo è invece quella di tipo psicologico che prevale. La grande varietà di realtà sociali da idea delle difficoltà che accompagnano la costruzione di una classificazione dei gruppi. Alcuni autori che hanno provato a classificare i gruppi: => Anzieu e Martin (1986): individuano una convergenza multidisciplinare su cinque categorie di agglomerati umani:

  1. La folla - presenza contemporanea di un grande numero di persone senza che avessero precedentemente deciso di riunirsi
  2. La banda - persone che si percepiscono come simili e che si aggregano per il pacere di stare insieme
  3. Il raggruppamento - tra i 10 e i 100 elementi - i membri hanno obiettivi condivisi e si ritrovno on una certa frequenza
  4. Il gruppo primario (o piccolo gruppo) - numero ristretto di membri, obiettivi comuni, intensa affettività, interdipendenza, differenziazione dei ruoli e presenza di un sistema normativo
  5. Il gruppo secondario (o organizzazione) - sistema complesso, corrisponde a ciò che comunemente viene definita "organizzazione" o "associazione"
  6. A questi cinque gli autori aggiungono un "caso particolare", denominato "gruppo allargato"

=> Bolocan, Parisi et al. (1988): i gruppi vengono differenziati per origine (spontanei o organizzati); obiettivi (auto o eterocentrati); tipo di interrelazione e dimensione (primari o secondari); durata (temporanei o duraturi); composizione (omogenei o eterogenei); rapporto con l'organizzazione (formali o informali). Sono tutte suddivisioni che assumono rilevanza e modi d'uso diversi anche a seconda dei contesti. => Speltini e Palmonari (1998): in letteratura sull'adolescenza rilevano la distinzione tra gruppi formali (gruppo si costruisce in ambito associativo, secondo le norme e finalità del caso) e gruppi informali - denominati anche spontanei o naturali (il fattore coesivo non è un obiettivo specifico, ma è l'intesa relazionale) => Spaltro (1967): classificazione in base all'impiego del gruppo, in cui sono indicati tra gli altri, i gruppi di discussione (per i partecipanti lo scopo è identico, la motivazione diversa: i partecipanti discutono lo stesso argomento partendo da punti di vista e da convinzioni differenti) e i gruppi di counseling (finalizzati alla chiarificazione dei problemi personali dei partecipanti, centrati sullo scambio di informazioni) La classificazione più importante a livello di rilevanza storica è quella derivabile dalla nozione di gruppo primario, in cui i gruppi vengono distinti nelle due categorie di gruppi primari e secondari, a seconda degli scopi su cui si fonda la ragion di essere nel gruppo, della qualità degli scambi relazionali e dalle sue dimensioni. De Garda, ne sintetizza così le caratteristiche: -> Nel gruppo primario (tipicamente famiglia o gruppo di amici) viene evidenziata l'appartenenza fondata sull'identificazione e sul legame affettivo. La storia e la personalità di ciascuno sono quindi presenti nella rete relazionale che il gruppo costruisce, nelle strategie di soddisfazione dei bisogni, negli esiti di queste ultime. Gruppo appare come luogo degli affetti. ® Nel gruppo secondario (tipicamente un'organizzazione o un'équipe) esistono obiettivi da aggiungere etero o autodefiniti e compiti da svolgere in ordine al loro raggiungimento, tutti gli elementi caratteristici del gruppo di orientano in tal senso. Anche le specificità personologiche hanno spazio tanto quanto sono riconducibili al ruolo per il compito. Gruppo appare come il luogo dell'agire razionale Come anche De Grada stesso sottolinea, però, la distinzione tra gruppi primari e secondari in modo netto descrive solo casi limite/puri, idealtipi che nella realtà non esistono. Per esempio, anche nei gruppi primari è possibile individuare elementi di secondarietà e viceversa. Nel caso dei gruppi secondari è infatti inimmaginabile che un gruppo di compito che on contenga scambi affettivi di qualsiasi genere, anzi, è proprio la capacità di un gruppo di compito di gestire la sua "primarietà" che è determinante rispetto al suo equilibrio, all'esecuzione del compito o al soddisfacimento dei bisogni dei suoi membri.

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Kurt Lewin e la dinamica di gruppo

La vita di Lewin attraversa tre fasi, le quali caratterizzeranno anche la sua visione della psicologia dei gruppi: 1º) "Sperimentalistica classica": dopo essere rimasto insoddisfatto dalla visione della prima psicologia sperimentale di Wundt e aver frequentato in contemporanea i corsi di Wertheimer, Lewin decide di aderire al modello della Gestalt, i cui presupposti si ritroveranno poi nell'idea di un "campo" come sistema in equilibrio - fino al 1930. 2º) Studi sulla personalità: modello di campo viene utilizzato per formulare ipotesi sul funzionamento della psiche individuale; il modo di presentarsi della situazione di un soggetto, per Lewin "il campo a un momento dato", è rappresentato dall'autore come un costrutto topologico che consente di eseguire misurazioni e calcoli statistici. - dal 1930 al 1938 3º) Ricerche in ambito sociale: l'essere stato un ebreo profugo influenza tutto il coso della sua vita, influenzando la sua idea per cui la ricerca scientifica dovesse efficacemente collegarsi con i bisogni e i problemi presenti nella società. Questa sua idea si riflette a livello metodologico, con la messa a punto dell'action-research.

La Field Theory

Lewin (1942): "Ciò che è importante nella teoria di campo è il procedimento analitico. Invece di raccogliere questo o quell'elemento isolato entro una situazione, la cui importanza non può essere valutata senza considerare la situazione nella sua totalità, la teoria di campo trova vantaggioso, di norma prendere le mosse da una caratterizzazione della situazione nel suo complesso. Dopo questa prima approssimazione, i vari aspetti e le varie parti della situazione vengono sottoposti a un'analisi più specifica e dettagliata." Gli eventi del campo, quindi, hanno come unica spiegazione plausibile quella che deriva dalla proprietà del campo stesso, nel qui ed ora (così com'è nel momento in cui l'evento si verifica). Rappresentazione topologica del modello (considera le connessioni tra gli oggetti presenti nella situazione considerata) > lo spazio psicologico racchiude lo spazio personale e I spazio psicologico. Tra lo spazio psicologico e quello personale c'è un confine che delimita il perimetro, all'interno del quale si trova lo spazio personale => Spazio di vita: insieme dello spazio personale e dello spazio psicologico => Ambiente psicologico (A) => Margine esterno: rappresenta il confine tra P ed A => Spazio personale (P) Fig. 1 - Lo spazio di vita Confine dello spazio personale 9 Ambiente psicologico (A) Spazio personale (P) Lo spazio personale, a sua volta è diviso in regioni, ognuna delle quali rappresenta una posizione (componente psicologica del campo, ovvero un'attività in atto in quel momento). A loro volta le regioni possono comprendere sottoregioni (sempre riferite ad aspetti attinenti quella certa componente). Le regioni e le sottoregioni sono marcate a loro volta da confini (frontiere o barriere). Fig. 2 - Le regioni del campo B Pr uff C Va So Mc Lewin ipotizza che la persona e il suo ambiente si trovino in uno stato di equilibrio. Quando esso è turbato da un bisogno (stimolo interno o esterno), si determina uno stato di tensione, che innesca un movimento del campo alla ricerca di un nuovo equilibrio). Tale movimento corrisponde allo spostamento (locomozione) delle frontiere, ovvero un variare reciproco di posizioni e dimensioni dele regioni. Il presupposto è dunque l'esistenza di un bisogno che configura il campo come un sistema in tensione. Dinamica di campo: continuo ripetersi della sequenza equilibrio -> stimolo -> tensione -> spostamento -> equilibrio. Ogni regione del campo è presente con una certa valenza, ovvero esprime una serie di forze aventi valore positivo o negativo rispetto alle altre regioni e quindi un potere attrattivo o repulsivo. La forza risultante dall'azione reciproca del sistema di forze costituisce la locomozione (spostamento dei confini dele regioni ella direzione dello scarico della tensione e del soddisfacimento del bisogno). Fig. 3 - Le regioni e la dinamica del campo Frontiera del campo. Regione B uff PF C Direzione, forza, valenza go Va So MG Frontiera della regione

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