La Teoria dell'Autodeterminazione: caratteristiche e applicazioni

Pdf dall'Università degli Studi di Padova sulla Teoria dell'Autodeterminazione. Il Materiale esplora le origini della SDT, il continuum motivazionale, i bisogni psicologici primari e gli strumenti di misurazione, con un focus sulle applicazioni nel contesto lavorativo per la materia Psicologia a livello universitario.

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27 pagine

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
Dipartimento di Psicologia
dello Sviluppo e della Socializzazione,
Dipartimento di Psicologia Generale
Corso di Laurea in Scienze Psicologiche dello Sviluppo,
della Personalità e delle Relazioni Interpersonali
Elaborato finale
La Teoria dell’Autodeterminazione.
Caratteristiche ed applicazioni.
Self-Determination Theory.
Characteristics and applications.
Relatrice
Prof.ssa Angelica Moè
Laureando: Daniele Cornacchione
Matricola: 2012393
Anno Accademico 2022/2023
INDICE
pag.
Premessa 2
Capitolo 1:
- Le origini della SDT 3
- Il continuum motivazionale 4
- I bisogni psicologici primari 7
- Strumenti di misurazione 10
Capitolo 2:
- Applicazioni nel contesto lavorativo 11
- Meaningful work ed etica lavorativa 14
- Motivazione e Leadership 16
- Vantaggi del Playful work Design 17
Conclusioni
- Limiti degli studi 19
- Sviluppi futuri 20
- Applicazioni 22
Bibliografia 23
1

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Anteprima

Premessa

Nella società moderna, il contesto lavorativo riveste un ruolo di primaria importanza, influenzando significativamente la vita di milioni di individui in tutto il mondo. I concetti di motivazione e autodeterminazione emergono come pilastri fondamentali all'interno di questo panorama, delineando il modo in cui le persone si rapportano al proprio lavoro, perseguono i propri obiettivi e soprattutto cosa ricevono in cambio dei propri sforzi.

In un contesto ideale, il legame tra il lavoro e il lavoratore dovrebbe manifestarsi come un costruttivo rapporto di "dare e ricevere", in cui il compenso economico rappresenta solamente una delle molteplici dimensioni da considerare. Questo rapporto dovrebbe garantire un canale attraverso il quale il lavoratore sia in grado di soddisfare i propri bisogni psicologici e di autorealizzarsi. Talvolta si vengono però a creare situazioni in cui ciò non avviene e il lavoratore viene investito da ansia e insoddisfazione. In un quadro di questo tipo, la teoria dell'Autodeterminazione si propone come un approccio teorico prezioso in grado di aiutare a comprendere i meccanismi alla base dell'interazione uomo-lavoro, nonché di proporre interventi mirati a migliorare il benessere dei lavoratori.

CAPITOLO 1

Le origini della Self-determination theory

La Self-determination theory (SDT; Ryan & Deci, 2000) è una macro teoria sul comportamento umano che fonda le sue radici nell'idea che gli uomini abbiano un'inclinazione verso la crescita psicologica, l'integrazione e il benessere. Essa è suddivisa in 6 mini-teorie: la Teoria dell'Organismo Attivo (Cognitive Evaluation Theory, CET), la Teoria dei Bisogni Psicologici Primari (Basic Psychological Needs Theory, BPNT), la Teoria degli Stili Motivazionali (Organismic Integration Theory, OIT), la Teoria dell'Attuazione Intenzionale (Casuality Orientations Theory, COT), la Teoria delle Convinzioni di Autoefficacia e di Aspettativa di Successo (Goal Contents Theory; GCT) e la Teoria dell'Interazionismo Sociale (Relationship Motivation Theory, RMT).

Negli ultimi decenni la teoria dell'Autodeterminazione è diventata uno dei framework teorici più studiati e conosciuti grazie alla sua validità pratica e alla sua versatilità in molteplici contesti. La SDT ha riscosso successo in molte branche della psicologia moderna, dalla psicologia sociale alle neuroscienze cognitive. Inizialmente intesa esclusivamente come teoria motivazionale, oggi la Self-determination theory ingloba concetti appartenenti a più domini della psicologia, come lo sviluppo della personalità ed il benessere psicosociale. Questo aspetto si oppone alla recente tendenza di creare modelli unidimensionali che si soffermano su fenomeni e costrutti specifici tramite l'utilizzo di un linguaggio ad hoc, che si pone come ostacolo per "il dialogo tra le varie teorie" e che, spesso, rischia di "sminuire" i principi generalizzabili sottesi al comportamento umano.

Durante gli anni '70 e '80 del secolo scorso buona parte delle teorie motivazionali era di stampo comportamentale e approfondiva in che modo i fattori esterni al soggetto potessero influenzarne e modularne l'agire. Le teorizzazioni di Deci e Ryan possono, quindi, essere intese come una vera e propria rivoluzione copernicana che riporta al centro del discorso sulla motivazione il sé come agente attivo e la capacità del soggetto di autodeterminarsi. Secondo la SDT, infatti, durante lo sviluppo la funzione primaria del sé è quella di assimilare, regolare e coordinare gli input provenienti sia dall'esterno (ambiente socio-culturale) che dall'interno (pulsioni ed emozioni).

Sebbene questo aspetto di centralità del sé non sia in alcun modo un aspetto originale della teoria (in quanto è stato ereditato da altri modelli organismici), risulta particolarmente evidente considerando il concetto di interiorizzazione, uno dei punti cardine e di differenziazione dai precedenti approcci motivazionali.

Il quadro teorico della SDT è tuttora in continua evoluzione. L'idea originaria di concettualizzare un modello "brick by brick" resta ancora ben evidente nei numerosi studi più recenti che, senza andare a snaturare il quadro portante, aggiungono sempre più "mattoni" utili per la comprensione del comportamento umano.

La SDT può contare su delle fondamenta empiriche molto solide grazie al grande numero di ricerche, meta-analisi e revisioni sistematiche svolte sul tema nel corso degli anni (Cerasoli, Nicklin, & Ford, 2014; Deci, Koestner, & Ryan, 1999; Slemp, Kern, Patrick, & Ryan, 2018).

Questa "stabilità" non deve però essere intesa in maniera rigida e dogmatica. Nel corso degli anni la teoria è stata più volte rivisitata e perfezionata per rimanere coerente con le evidenze empiriche emerse dagli studi. I vari teoremi sono stati formulati abbracciando gli ideali popperiani di falsificabilità e di testabilità. Questo ha creato uno spazio di ricerca molto dinamico dove la conoscenza non viene mai intesa in maniera certa, ma sempre in continuo sviluppo.

Inoltre, risulta importante aggiungere come nella sua evoluzione la SDT sia sempre rimasta ancorata alle sue fondamenta filosofiche in particolare con la corrente fenomenologica, aspetto che non deve stupire visto il background accademico del dr. Richard Ryan.

Il continuum motivazionale

Con il termine autodeterminazione Deci e Ryan indicano la possibilità dell'individuo di direzionare il proprio agire in linea con le proprie predisposizioni, interessi e valori. La SDT suggerisce che il benessere e le performance degli individui siano strettamente collegate al tipo di motivazione degli stessi. Una delle grandi novità della SDT, infatti, è proprio quella di interessarsi al costrutto motivazionale non da un punto di vista quantitativo, bensì da un punto di vista qualitativo.

In una prima fase embrionale della teoria E. Deci fece un'importante distinzione tra quella da lui definita "motivazione autonoma" (riconducibile al costrutto già in precedenza esplorato di motivazione intrinseca) e "motivazione regolata" (o motivazione estrinseca). La motivazione autonoma descrive l'agire del soggetto in una condizione in cui esso percepisce un pieno senso di libertà e scelta. A prescindere dall'attività in questione, nel momento in cui il soggetto è interessato, stimolato e reputa godibile quello che sta facendo, egli sarà autonomamente/intrinsecamente motivato. Questo tipo di motivazione è comparabile al costrutto di esperienza di flusso, che sta ad indicare "uno stato in cui la persona si trova completamente assorta in un'attività per il suo proprio piacere e diletto, durante il quale il tempo vola e le azioni, i pensieri e i movimenti si succedono uno dopo l'altro, senza sosta" (Mihaly Csikszentmihalyi, 1975).

In contrasto, la motivazione regolata caratterizza i comportamenti messi in atto a partire da pressioni esterne al soggetto, ricompense e punizioni. In questa condizione il soggetto non è spinto ad agire dalla propria volontà bensì da fattori esterni che possono essere percepiti come più o meno oppressivi a seconda delle varie situazioni. Come dimostrato da diversi studi sull'argomento, la mancanza di autodeterminazione percepita in questa condizione può scatenare una serie di sensazioni e di emozioni negative come: frustrazione, senso di impotenza, rabbia, tristezza e abbassamento dell'autostima. Sebbene sia importante sottolineare come tali risposte emotive dipendano anche da differenze individuali, per una disciplina come la psicologia risulta fondamentale capire quali siano i meccanismi alla base di tali manifestazioni per intervenire in ottica preventiva e di promozione del benessere.

Con il passare degli anni, in seguito agli studi di Ryan del 1985, il concetto di motivazione viene approfondito ulteriormente. La semplice differenziazione tra motivazione autonoma e controllata lasciò il posto ad un'analisi più dettagliata mirata a differenziare ulteriormente le forme di motivazione. Secondo questa nuova concezione le differenti forme di motivazione possono essere disposte su un continuum in base al grado di introiezione. Nell'estremo sinistro del continuum troviamo l'assenza di motivazione, anche chiamata demotivazione; che entra in gioco nel momento in cui il soggetto considera un'attività irrilevante o si considera incapace di raggiungere un determinato obiettivo (D'Alessio et al., 2007). In seguito vi è la motivazione estrinseca suddivisa in quattro sub-categorie: regolazione esterna, regolazione introiettata, regolazione per identificazione e regolazione integrata. La regolazione esterna è prevalentemente caratterizzata dalla presenza di rinforzi e punizioni provenienti dall'ambiente esterno. Il soggetto di per sé non metterebbe in atto il comportamento se non per ottenere un vantaggio secondario o perché spinto da forze coercitive e seduttive. In questa condizione non c'è alcun legame tra la volontà e il comportamento messo in atto, per questo il senso di autodeterminazione è estremamente ridotto.

Con l'espressione regolazione introiettata si indica, invece, la condizione in cui la persona si sente motivata da premi o punizioni autoimposti. Il comportamento è dovuto alla sensazione di "dover fare qualcosa" per evitare sensazioni angoscianti come ad esempio sensi di colpa ed ansia. Allo stesso tempo questa condizione può essere associata a sensazioni di fierezza e di soddisfazione per aver messo in atto un comportamento in linea con degli ideali morali socialmente riconosciuti.

Proseguendo lungo il continuum, sempre nella sezione riguardante la motivazione estrinseca, troviamo la regolazione per identificazione. In questo assetto motivazionale viene data importanza all'attività da svolgere in quanto percepita come specifica del gruppo di appartenenza. Sebbene non si faccia riferimento alla dimensione del self, a partire da questo punto del continuum si può capire quanto le questioni identitarie possano essere rilevanti per l'orientamento del comportamento umano. In questa condizione troviamo un locus of control relativamente interno che aumenta notevolmente il senso di autodeterminazione percepito. La regolazione integrata, invece, fa riferimento ad un quadro in cui l'attività svolta viene percepita come espressione di sé, dei propri valori e credenze. Come dimostrato dallo studio di Pelletier, Fortier, Vallerand, e Briere del 2001, in condizioni di questo tipo vi è un forte senso di controllo sulle proprie scelte che va ad impattare sulla persistenza del comportamento nel tempo.

All'estremo del continuum troviamo la motivazione propriamente intrinseca. II concetto di motivazione intrinseca fa riferimento all'interesse, alla curiosità e al coinvolgimento genuino in un'attività o un comportamento per il semplice piacere di farlo. La differenza sostanziale tra motivazione estrinseca integrata e motivazione intrinseca risiede nell'origine e nella natura delle ragioni sottese alla messa in atto del comportamento. La motivazione estrinseca integrata implica un allineamento tra obiettivi esterni e valori interni, mentre la motivazione intrinseca è guidata dalla genuina gioia e interesse nell'attività stessa. La prima, quindi, ha a che fare con aspetti legati ai valori e alla moralità, mentre la seconda è definita a partire dalle predisposizioni e dagli interessi personali. Il motivo per cui la regolazione integrata è definita come sub-categoria della motivazione estrinseca è dovuto all'origine sociale dei valori morali.

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