Freud: Psicologia delle masse, identificazione e ideale dell'Io

Documento sulla psicologia delle masse di Freud. Il Pdf esplora i concetti di identificazione e ideale dell'Io, fondamentali per comprendere il comportamento collettivo in Psicologia a livello universitario.

Mostra di più

16 pagine

Freud: psicologia delle masse
1. CARATTERISTICHE DELLA MASSA
Dopo Totem e Tabù, la seconda opera di Freud che estende le
teorie psicoanalitiche dalla comprensione delle dinamiche individuali
alla spiegazione di fenomeni sociali e gruppali è Psicologia delle masse
e analisi dell’Io, pubblicata nel 1921 in lingua tedesca
(Massenpsychologie und Ich-Analyse). Rispetto a Totem e Tabù, in
questo secondo contributo si entra più nel dettaglio nell’analisi dei
comportamenti collettivi e nella trattazione di tematiche riconducibili
all’ambito della psicologia sociale, che Freud rilegge utilizzando i
concetti psicoanalitici. Nell’introduzione della sua opera, egli stesso si
pronuncia a proposito del rapporto tra psicologia individuale e
psicologia sociale (o delle masse) come segue: la contrapposizione tra
psicologia individuale e psicologia sociale o delle masse,
contrapposizione che a prima vista può sembrarci molto importante,
perde, ad una considerazione più attenta, gran parte della sua
rigidità. La psicologia individuale verte sul singolo e mira a scoprire
attraverso quali modalità egli persegue il soddisfacimento dei propri
moti pulsionali; eppure solo raramente, in determinate condizioni
eccezionali, la psicologia individuale riesce a prescindere dalle
relazioni di tale singolo con altri individui […] la psicologia
individuale è al tempo stesso, fin dall’inizio, psicologia sociale” (Freud,
1921). Tuttavia, allo stesso tempo riconosce le peculiarità della
psicologia delle masse: La psicologia sociale considera quindi l’uomo
singolo in quanto membro di una stirpe, di un popolo, di una casta, di
un ceto sociale, di un’istituzione, o un quanto elemento di un
raggruppamento umano che ad un certo momento e in vista di un
determinato fine si è organizzato come massa” (Freud, 1921).
Nella sua riflessione sul comportamento delle masse, Freud
parte da dal contributo del sociologo Gustave Le Bon, il quale nella
sua opera del 1895 dal titolo Psicologia delle folle (Psychologie des
foules) avanza delle considerazioni sul funzionamento delle masse che
Freud utilizza come base per la sua trattazione. L’opinione principale
di Le Bon viene esposta nella sua opera come segue: Ciò che più ci
colpisce di una massa psicologica è che gli individui che la
compongono indipendentemente dal tipo di vita, dalle occupazioni,
dal temperamento o dall’intelligenza acquistano una sorta di anima
collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa
sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come
ciascuno di loro isolatamente sentirebbe, penserebbe e agirebbe.
Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto
negli individui costituenti la massa. La massa psicologica è una
creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme
per un istante, esattamente come le cellule di un corpo vivente
formano, riunendosi, un essere nuovo con caratteristiche ben diverse
da quelle che ciascuna di queste cellule possiede (Le Bon, 1895) .
Dunque, la tesi principale di Le Bon è quella secondo la quale
l’individuo all’interno della massa si comporta diversamente da come
farebbe preso isolatamente. E in particolare, egli sostiene che nella
folla si osserva un abbassamento del livello delle prestazioni
intellettuali e dell’autoconsapevolezza, un accrescimento incontrollato
del livello dell’emotività e del senso di responsabilità, una uniformità
dei comportamenti e abolizione dell’eterogeneità. In altre parole,
accade che istinti che normalmente nell’individuo sono controllati,
nella massa si manifestano in forma primitiva e incontrollata, ovvero
si ha un annullamento della personalità cosciente e un predominio

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Caratteristiche della massa

Dopo Totem e Tabù, la seconda opera di Freud che estende le teorie psicoanalitiche dalla comprensione delle dinamiche individuali alla spiegazione di fenomeni sociali e gruppali è Psicologia delle masse e analisi dell'Io, pubblicata nel 1921 in lingua tedesca (Massenpsychologie und Ich-Analyse). Rispetto a Totem e Tabù, in questo secondo contributo si entra più nel dettaglio nell'analisi dei comportamenti collettivi e nella trattazione di tematiche riconducibili all'ambito della psicologia sociale, che Freud rilegge utilizzando i concetti psicoanalitici. Nell'introduzione della sua opera, egli stesso si pronuncia a proposito del rapporto tra psicologia individuale e psicologia sociale (o delle masse) come segue: "la contrapposizione tra psicologia individuale e psicologia sociale o delle masse, contrapposizione che a prima vista può sembrarci molto importante, perde, ad una considerazione più attenta, gran parte della sua rigidità. La psicologia individuale verte sul singolo e mira a scoprire attraverso quali modalità egli persegue il soddisfacimento dei propri moti pulsionali; eppure solo raramente, in determinate condizioni eccezionali, la psicologia individuale riesce a prescindere dalle relazioni di tale singolo con altri individui [ ... ] la psicologia individuale è al tempo stesso, fin dall'inizio, psicologia sociale" (Freud, 1921). Tuttavia, allo stesso tempo riconosce le peculiarità della psicologia delle masse: "La psicologia sociale considera quindi l'uomo singolo in quanto membro di una stirpe, di un popolo, di una casta, di un ceto sociale, di un'istituzione, o un quanto elemento di un raggruppamento umano che ad un certo momento e in vista di un determinato fine si è organizzato come massa" (Freud, 1921).

Riflessione sul comportamento delle masse

Nella sua riflessione sul comportamento delle masse, Freud parte da dal contributo del sociologo Gustave Le Bon, il quale nella sua opera del 1895 dal titolo Psicologia delle folle (Psychologie des foules) avanza delle considerazioni sul funzionamento delle masse che Freud utilizza come base per la sua trattazione. L'opinione principale di Le Bon viene esposta nella sua opera come segue: "Ciò che più ci colpisce di una massa psicologica è che gli individui che la compongono - indipendentemente dal tipo di vita, dalle occupazioni, dal temperamento o dall'intelligenza - acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro - isolatamente - sentirebbe, penserebbe e agirebbe. Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto negli individui costituenti la massa. La massa psicologica è una creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme per un istante, esattamente come le cellule di un corpo vivente formano, riunendosi, un essere nuovo con caratteristiche ben diverse da quelle che ciascuna di queste cellule possiede" (Le Bon, 1895) . Dunque, la tesi principale di Le Bon è quella secondo la quale l'individuo all'interno della massa si comporta diversamente da come farebbe preso isolatamente. E in particolare, egli sostiene che nella folla si osserva un abbassamento del livello delle prestazioni intellettuali e dell'autoconsapevolezza, un accrescimento incontrollato del livello dell'emotività e del senso di responsabilità, una uniformità dei comportamenti e abolizione dell'eterogeneità. In altre parole, accade che istinti che normalmente nell'individuo sono controllati, nella massa si manifestano in forma primitiva e incontrollata, ovvero si ha un annullamento della personalità cosciente e un predominio dell'inconscio. Freud condivide questa visione della massa, come esprime nel seguente passaggio: "All'interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una modificazione spesso profonda della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa; è un risultato, questo, che può essere conseguito unicamente mediante l'annullamento delle inibizioni pulsionali peculiari ad ogni singolo individuo, e mediante la rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni" (Freud, 1921). Tuttavia, diversamente da Le Bon, Freud è interessato a spiegare le origini del comportamento delle masse attraverso i concetti psicoanalitici. Le Bon riconduce il cambiamento comportamentale dell'individuo nella massa ad una maggiore percezione di potenza (data dal numero elevato di individui), al contagio mentale (gli individui tendono ad uniformarsi) e alla suggestione (alla quale anche il contagio può essere ricondotto). L'aspetto della suggestione è quello sul quale Freud si sofferma maggiormente, riportando la descrizione che ne offre Le Bon, il quale fa un paragone tra il comportamento dell'individuo nella massa e il comportamento di una persona ipnotizzata, presentando la suggestione come un meccanismo che caratterizza entrambe le situazioni. La suggestione, secondo l'autore, è un processo psichico che conduce l'individuo ad agire secondo suggerimenti esterni, provenienti da personalità più forti della sua o da situazioni ambientali particolarmente cariche di tensione emotiva, senza che ci sia una costrizione manifesta da parte dell'altro.

Il ruolo della libido

Tuttavia, Freud giudica il concetto vago e, come vedremo più avanti, valuta diversamente il ruolo della coercizione. Egli, dunque, preferisce fornire una spiegazione che prenda in considerazione un altro più importante fattore: la libido, ovvero l'energia delle pulsioni che riguardano tutto ciò che può essere definito come amore. Innanzi tutto, la libido appare intuitivamente un aspetto fondamentale per tenere unita la massa: "A quale forza potremmo attribuire meglio questa funzione se non a Eros, che tiene unite tutte le cose del mondo?" (Freud, 1921). In secondo luogo, è innegabile che "se nelle masse il singolo rinuncia al proprio peculiare modo d'essere e si lascia suggestionare dagli altri, ciò avviene, ci sembra, perché vi è in lui un bisogno di stare in armonia con gli altri anziché contrapporsi a essi; e forse tutto sommato egli si comporta così per 'amor loro' " (Freud, 1921).

La distinzione tra massa e gruppo

Il secondo autore che viene preso in considerazione da Freud è McDougall, che nella sua opera pubblicata appena un anno prima, The Group Mind (1920), opera una distinzione che anche Freud ritiene necessaria: quella tra la "massa" (crowd) ed il "gruppo" (group). Il gruppo, contrariamente alla massa, è composto da persone che si incontrano in maniera ripetuta e deliberata, ha una propria cultura condivisa, è caratterizzata dall'identificazione dei membri che lo compongono (e dalla differenziazione dagli altri gruppi), è dotato di una struttura interna nella quale ognuno ha ruoli diversi e i suoi membri lavorano per obiettivi comuni. In riferimento al gruppo McDougall parla di una "mente collettiva", definita come "un sistema organizzato di forze mentali dotate di uno scopo; e, nel senso così definito, ogni società umana altamente organizzata si può propriamente dire che possieda una mente collettiva. Questo perché leazioni collettive che costituiscono la storia di ciascuna società di questo genere sono condizionate da una organizzazione che può essere descritta solo in termini di mente, e che tuttavia non è compresa all'interno della mente di nessun individuo; la società è piuttosto costituita dal sistema di relazioni che si ottengono fra le menti individuali che la compongono" (McDougall, 1920). E poi ancora specifica " la partecipazione alla vita di gruppo degrada l'individuo, rende i suoi processi mentali simili a quelli della folla, la cui brutalità, inconsistenza, e irragionevole impulsività sono state il tema di molti autori: tuttavia solo con la partecipazione alla vita di gruppo l'uomo può diventare completamente umano, soltanto così può sollevarsi al di sopra del livello del selvaggio [ ... ] L'organizzazione del gruppo controlla queste tendenze degradanti; i migliori tipi di organizzazione rendono la vita di gruppo la grande influenza nobilitante grazie all'aiuto della quale l'uomo può sollevarsi un poco al di sopra degli animali e può anche aspirare ed avere qualcosa in comune con gli angeli" (McDougall, 1920). In questo modo, McDougall riconosce come l'organizzazione dei gruppi possa essere un modo per regolare positivamente il comportamento delle collettività. Anche Freud condivide questo punto di vista.

Identificazione e ideale dell'Io

Ciò che distingue qualitativamente il lavoro di Freud da quello degli studiosi che menziona nella sua opera è l'interesse per i meccanismi e i processi psicodinamici che sono alla base del cambiamento del comportamento individuale all'interno di una massa. Fermo restando che l'aspetto libidico è quello che lega gli individui all'interno delle masse, vediamo che possono essere identificati diversi tipi di legami.

Legame emotivo e identificazione

Una prima forma di legame emotivo con l'altro è quella che si fonda sull'identificazione. Prima, anche nel senso che compare precocemente nello sviluppo del bambino. A questo proposito Freud dice: "Il maschietto manifesta un interesse particolare per il proprio padre, vorrebbe divenire ed essere come lui, sostituirlo in tutto e per tutto. Diciamolo tranquillamente: egli assume il padre come proprio ideale." (Freud, 1921) (un meccanismo simile si può rintracciare nell'identificazione della bambina con la madre, ma oggi queste ripartizioni nette sono discutibili). Le modalità in cui funziona l'identificazione sono da ricercarsi nella fase dello sviluppo psicosessuale caratterizzata dal complesso edipico. In questa fase del suo sviluppo, accanto all'identificazione con il con il proprio padre, nel bambino iniziano ad attivarsi un pulsioni sessuali rivolte madre, quindi accade che ad un certo punto il bambino comincia a sentire anche un aspetto di competizione con il padre per avere la madre: "Il piccolo nota che il padre gli sbarra la via che conduce alla madre; la sua identificazione con il padre assume ora una colorazione ostile e finisce per coincidere con il desiderio di sostituirsi al padre anche

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.