Introduzione alla psicologia delle emozioni, Università di Bologna

Documento dall'Università di Bologna su "Introduzione alla psicologia delle emozioni" di D'Urso e Trentin. Il Pdf esplora il linguaggio delle emozioni, le differenze tra affetti, sentimenti e umore, e il contributo di Ekman allo studio delle espressioni facciali, utile per studenti universitari di Psicologia.

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36 pagine

D'Urso, Trentin. Introduzione alla psicologia delle emozioni
(2017). Capitoli 1-5.
Psicologia generale II (Università di Bologna)
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emozioni e linguaggio
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1.Il linguaggio e le parole della psicologia
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Anteprima

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA DELLE EMOZIONI

CAPITOLO UNO= emozioni e linguaggio

Ciascuno sa cos'è per lui una certa emozione, ma non è detto che un'altra persona intenda esattamente la stessa cosa anche se usa la stessa parola.

Per quanto riguarda la specificità di una singola emozione bisogna chiedersi se esiste qualche elemento, fra quelli che accompagnano questa particolare condizione psichica, che possa essere ritenuto caratterizzante.

Per alcune emozioni è possibile individuare un nucleo significativo di componenti che ricorrono insieme con grande frequenza e questo insieme fa sì che noi le riconosciamo in noi stessi e negli altri.

Nessuna componente da sola è in grado si caratterizzare e di distinguere con certezza una emozione da un'altra > dobbiamo sempre ricorrere contemporaneamente ad una varietà di elementi (come il comportamento messo in atto, le sensazioni corporee, l'espressione del volto, il sentimento provato ecc) per dire di che emozione si tratta.

Definizione di emozione di Kleinginna > "l'emozione è un insieme complesso di interazioni fra fattori soggettivi ed oggettivi, mediati da sistemi neurali/ormonali, che può -A) suscitare esperienze affettive come senso di eccitazione, piacere e dispiacere; - B) generare processi cognitivi come effetti percettivi emozionalmente rilevanti, valutazioni cognitive e processi di etichettamento; - C) attivare adattamenti fisiologici diffusi di fronte a condizioni di eccitamento; - D) condurre a un comportamento che spesso è espressivo e diretto ad uno scopo e adattivo."

1.Il linguaggio e le parole della psicologia

Con "linguaggio delle emozioni" s'intende:

a) l'ampio lessico disponibile in tutti i linguaggi naturali per etichettare emozioni e stati affini. b) il linguaggio "tecnico", ossia la terminologia che gli psicologi utilizzano per determinare la classe delle emozioni e le sottoclassi comprese in essa.

Nella letteratura si trovano i termini affetti (affect), sentimenti, "sensazione di provare" (feeling), stato d'animo e umore (mood).

"Affetti" è un termine ampio e generico che varia per la qualità e intensità. Include le emozioni, in quanto tutte le emozioni sono "affettive" mentre non tutti gli stati d'animo sono emozioni.

Il termine emozione dovrebbe indicare stati affettivi intensi di breve durata, con una causa precisa, esterna o interna, un chiaro contenuto cognitivo e la funzione di ri-orientare l'attenzione. L'emozione è un processo che ha un inizio, una durata e una fase di attenuazione: è accompagnato da modificazioni fisiologiche, espressioni facciali e comportamenti abbastanza caratterizzanti per le diverse emozioni che hanno spesso una funzione adattiva rispetto alle richieste poste dalla situazione.

"Sentimento" e "umore" si riferiscono a stati affettivi di bassa intensità, durevoli e pervasivi, senza una causa immediatamente percepibile e con la capacità di influenzare eventi inizialmente neutri. I processi di pensiero non vengono interrotti come succede con l'insorgere dell'emozione, ma possono essere modificati dalla tonalità prevalentemente piacevole o spiacevole (tono edonico) di questi stati a cui si può attribuire la funzione di contesti positivi o negativi.

Secondo Isen la differenza tra emozione e stato d'animo consisterebbe nella minore specificità di quest'ultimo che non saprebbe equiparabile ne ad uno stato emotivo, né ad una emozione complessa > l'umore sarebbe una particolare variazione dell'intensità dei sentimenti.

Per altri studiosi alcuni stati d'animo corrispondono alle cosiddette emozioni fondamentali (felicità, rabbia, paura, tristezza, disgusto) e così alla rabbia corrisponde l'umore irritabile, alla paura uno stato di apprensione ecc. La differenza risiede nel fatto che l'umore è meno intenso e più durevole dell'emozione e non promuovo tendenze all'azione.

L'unica differenza che abbia acquistato corpo e che è abbastanza codificata nella pratica e nella terminologia è quella fra "umore" (mood) e tutti gli altri citati. Di recente si è sviluppato un settore di ricerca autonomo che si occupa dell'influenza che il mood ha sulla memoria, sulla categorizzazione, la presa di decisione e in generale, il giudizio sociale.

2.Studi e modelli sul linguaggio delle emozioni

I linguaggi naturali contengono una straordinaria varietà di termini che possono rientrare nella classe del "lessico affettivo", ma è evidente che si tratta di una classe disomogenea che raggruppa elementi che non possono essere messi sullo stesso piano. Infatti secondo alcuni studiosi i linguaggi naturali non sono una base accettabile per fare inferenze o ricavare regolarità che consentono di individuare con sicurezza le emozioni.

Ekman è scettico sulla possibilità di riuscire a differenziare le emozioni a partire dal linguaggio, anche se molte distinzioni sono già espresse in esso, sia pure in modo approssimativo.

Esempi sono: paura (emozione), apprensività (stato d'animo), timoroso (tratto del carattere), stato ansioso (disordine affettivo).

Secondo Ekman, però, queste distinzioni riflettono tradizioni culturali e regole sociali e pertanto sono eterogenee e legate al contesto in cui si è evoluto il linguaggio.

Seguendo le regole di Ekman operiamo le seguenti distinzioni:

  • Emozione di riflesso: Il riflesso (startle reaction) si produce in risposta ad un evento esterno, in genere di elevata intensità. Ha un tempo di latenza brevissimo, cioè segue immediatamente l'evento che lo ha provocato. Produce anche espressioni facciali, modificazioni fisiologiche e attività motorie tipiche. La sorpresa è l'emozione più vicina al riflesso, ma ne differisce perché è basata sulla novità dello stimolo e sulla violazione delle aspettative della persona, ed è quindi fondata su elementi di tipo cognitivo che non hanno alcun ruolo sul riflesso.
  • Emozione e tratti del carattere: I tratti del carattere sono tradizionalmente considerati delle modalità piuttosto stabili del comportamento e dei processi cognitivi id un individuo. La loro manifestazione non è legata alla presenza di particolari eventi esterni ma dipende da un'interazione complessa fra disposizioni temperamentali ed esperienza. I tratti non hanno manifestazioni facciali e motorie e sono accompagnati da vissuti caratteristici che l'individuo considera più appartenenti al sé che dovuti alle circostanze. Inoltre i tratti non sono adattivi, cioè tendono a manifestarsi in modo automatico e ripetitivo, mentre l'emozione trae origine da una necessità dell'organismo di adeguarsi a nuove richieste dell'ambiente.
  • Emozioni e stati psicopatologici: Gli stati psicopatologici sono spesso definiti come disturbi dell'emotività. Quando si parla di persone che presentano reazioni emotive esageratamente frequenti e più intense della media, o che al contrario sono anaffettivi in situazioni che normalmente generano delle reazioni emotive. Le emozioni che si presentano come componenti essenziali di una sindrome psicopatologica fanno parte di quel quadro clinico e sono descritte e spiegate adeguatamente solo in relazione alla specifica situazione di ogni paziente.

Plutichik nella sua teoria psicoevoluzionistica mostra come le emozioni siano invece ricollegabili a tutta una serie di domini concettuali collocati nell'ambito della normalità (inferenze cognitive) e della patologica (difese dell'lo). I nomi delle mozioni sono collocate nella classe del lessico soggettivo ed è da questo che vengono fatti derivare gli altri linguaggi. I coping, ossia le modalità con cui si fronteggiano le situazioni emotive e stressanti, sono considerati i derivanti consci delle difese inconsce dell'lo per cui la regressione viene fatta corrispondere alla ricerca d'aiuto, la negoziazione al minimizzare ecc.

La posizione più diffusa fra gli studiosi delle emozioni è quella secondo cui è possibile inferire le proprietà delle emozioni a partire dall'analisi delle etichette linguistiche che le designano. Davitz ritiene che il significato delle emozioni derivi dalla nostra esperienza quotidiana, il che comporta una grande variabilità inter-individuale che può essere superata trovando le "comunanze di significato" fra le descrizioni verbali degli stati emotivi. Ciò ha permesso all'autore di indentificare le 4 dimensioni principali del significato delle parole emotive:

a) L'attivazione b) La relazione con l'ambiente c) Il tono edonico dello stato emotivo (piacevolezza / spiacevolezza) d) Il senso di adeguatezza del soggetto nei confronti con l'ambiente

Un interessante approccio alla comprensione delle emozioni attraverso il linguaggio è stato compiuto da Kovecses. Egli sostiene che lo studio di ogni singola emozione debba contenere non solo la conoscenza proposizionale circa l'emozione in oggetto, ma soprattutto ciò che costituisce la parte più profonda dell'esperienza emotiva che nasce ed è nutrita dal linguaggio che usiamo quando parliamo di emozioni. Secondo l'autore questo scopo può essere raggiunto attraverso la raccolta e l'analisi delle varie espressioni linguistiche connesse con ogni emozione: metafore, metonimie, espressioni idiomatiche ecc. (esempio: "scoppio di rabbia", "soffocava dalla rabbia").

Fra le molte ricerche condotte sul lessico delle emozioni citiamo Nowlis. Egli ha compiuto numerosi studi registrando le risposte emotive dei soggetti a stimolazioni indotte da farmaci come anfetamine e barbiturici, oppure reazioni a film, comunicazioni di mass media ecc. Lo strumento è il MACL, una lista di etichette verbali indicanti emozioni, di numero variabile da 100 a 200 elementi a seconda degli

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